
Pensiero spirituale sull’aridità di spirito che è una prova salutare
Cari amici, un tema di vita spirituale che affiora in molti è l’aridità di spirito. È quella mancanza di fervore e di entusiasmo che c’è nella vita spirituale. Questo ci porta a pensare – dato che non c’è il sentimento di amore reciproco con Dio, non sentire la sua presenza e accompagnamento – di essere caduti in un regresso del cammino spirituale. Siamo allarmati dal fatto di non sentire più la gioia nella preghiera, l’attrattiva nei momenti insieme a Dio. Ci si autoaccusa di essere indegni, di essere puniti, perché lontani dal Signore. Questo è un momento nella vita spirituale che molte persone vivono e che molti confondono con la depressione, che invece è un fenomeno di carattere psicologico.
L’aridità, la mancanza di sentimento, è analizzata dai maestri della vita spirituale della mistica, come San Giovanni della Croce, Santa Teresa D’Avila, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa del Bambin Gesù. Questa situazione deve essere messa a fuoco, perché è obiettivamente molto più positiva di quel che crediamo. Non sapendola interpretare, però, ci deprime e ci fa sentire più lontani da Dio di quello che in realtà siamo.
Santa Caterina da Siena ha un bellissimo racconto al riguardo. Lei aveva costruito una cella interiore, su invito di Gesù. Ha avuto una fase nella sua vita che è durata alcuni mesi, nella quale si è sentita tutt’altro che vicina a Cristo. Anzi, è stata assediata dal maligno, da pensieri depressivi e osceni, per cui non sapeva come uscirne fuori ed era angosciata da questa situazione. Dopo alcuni mesi, tutto è passato, ha ritrovato nuovamente quell’intima unione con Gesù che aveva prima.
Abituata com’era a parlare affettuosamente con Gesù gli chiese dove fosse stato tutto quel tempo, e Gesù le rispose che era sempre stato al centro del suo cuore. Questa è una risposta molto illuminante, perché dice la realtà per com’era. Credeva di essere lontana, indebolita e trascinata da pensieri e sentimenti anche depressivi, di diffidenza. Ma il Signore è sempre stato nel suo cuore.
Dobbiamo chiederci per quale motivo Dio fa sì che ci siano nella nostra vita spirituale dei momenti di grande sentimento. Sentiamo di amarlo, la Sua pace, la Sua gioia, la Sua presenza e nel medesimo tempo ci sentiamo amati, ci tiene per mano, ci accompagna. In alcuni momenti però Dio toglie tutto e si entra in una cella oscura nella quale non si vede nulla. San Giovanni della Croce – fratello spirituale di Santa Teresa D’Avila – parla della “notte dello spirito”, cioè una situazione di buio, nel quale non si sente più Dio, ci si sente lontani e con il peso del peccato e del male, condannati ad essere respinti da Dio. Alcuni autori cercano tracce di questa situazione interiore anche in alcune espressioni di Gesù durante la Passione, come quando sulla Croce disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Era un Salmo che Gesù ha recitato con espressioni che accennano a quel buio totale nell’animo umano di se stesso.
I mistici ci insegnano che sono momenti in cui Dio ci spoglia di noi stessi; quindi, secondo la mistica, il passaggio dal sentimento a una situazione esistenziale di aridità, di sconforto, è un passaggio purificativo, perciò positivo. Dio ci purifica dalla golosità spirituale. Significa che molte volte vogliamo avere il sentimento della Divina presenza, sentire che Dio ci vuole bene, come dei bambini che vogliono le carezze spirituali. Però, i dottori della Chiesa spiegano che quando amiamo Dio, in realtà più che amare Dio in sé sopra ogni cosa, amiamo i doni che Egli ci dà. Come i bambini che amano i parenti perché fanno regali, un amore interessato. Questa immagine dell’infanzia sta a indicare una fase della vita spirituale che deve essere superata. Non si può amare Dio per i doni che fa, ma bisogna amare Lui stesso, che è un amore più purificato.
Caterina da Siena insiste molto su questo concetto, cioè che dobbiamo arrivare ad un amore che è scevro da qualsiasi golosità spirituale. Si ama Dio anche se non si sente, non si vede, non dice nulla, con il silenzio più totale, il buio più totale. Questa è quella fase della vita spirituale che porta all’unione mistica, cioè che porta ad amare Dio sopra ogni cosa a prescindere dai suoi doni.
Questa è una grande lezione sulla vita spirituale che dobbiamo apprendere.
Ci sono stati dei Santi che hanno avuto una “notte del spirito” talmente forte, crudele e lunga che evidentemente Dio voleva portarli a un grado di santità eccelso. Ma quelle sono eccezioni, come Madre Teresa di Calcutta. Una donna sempre sorridente ma che – eccetto qualche piccolo frammento di luce e di gioia sparso qua e là – in molti altri momenti non ha mai sentito Dio, come se avesse vissuto in una situazione di ateismo esistenziale. Queste sono realtà che vanno lette con la sapienza dei dottori della Chiesa, per capire che Dio ha un governo molto personalizzato delle anime. Egli coltiva le anime come si coltiva un vaso di fiori. Ogni vaso è un fiore che coltiva personalmente, con tutte le attenzioni che richiede. Le anime le giostra il Signore stesso per mezzo dello Spirito Santo che è un fuoco purificatore e le può portare ad altezze inimmaginabili.
Questo passa attraverso notti e stagioni di buio totale. Ci si chiede per quale motivo il Signore usi questa pedagogia. La risposta è: perché il nostro amore è condizionato dai doni di Dio. Le dolcezze dello Spirito, Dio le toglie cosicché impariamo ad amarlo al di là di ogni cosa. D’altra parte, Dio ci ama anche quando noi non lo amiamo, quando siamo nel peccato, quando gli voltiamo le spalle. In quel momento Dio soffre. Padre Raniero Cantalamessa ha spiegato in una predica, fatta durante una celebrazione liturgica papale, che c’è una sofferenza di Dio ed è il Suo amore non corrisposto. Dio ci fa partecipi di questa Sua sofferenza: amare le anime che sono nel peccato e non rispondono alla grazia, in modo da entrare anche noi nell’esperienza di questo silenzio, in cui non sentiamo l’amore di Dio, sentiamo la Sua lontananza, nella quale dobbiamo resistere dicendo “ti amo sopra ogni cosa”, pregando con ogni sforzo del cuore anche se non lo sentiamo, facendo la sua Santa Volontà.
Questo non è un itinerario di massa, ma è Dio che sceglie le anime, le modella, si accontenta della loro semplicità, della loro umiltà e delle loro opere buone. Altre anime le porta a cammini molto elevati di purificazione, cammini molto rischiosi dal punto di vista spirituale perché si può insinuare il demonio. Maria Valtorta l’ha descritto molto bene nel Sabato Santo di Maria, dopo la Deposizione. Il diavolo assale con i suoi dubbi la Vergine. Satana si inserisce in questi momenti di buio con i suoi simili per negare Dio e la visione della fede. È per questo che dobbiamo avere ben presente che sono momenti di purificazione, nei quali il Signore è più che mai presente, anche se non lo sentiamo.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”