Pensiero spirituale sull’umiltà di essere figli

Cari amici, una delle menzogne del nostro tempo è quella che nega l’esistenza di Dio e che siamo figli di nessuno. Siamo figli del caos e del caso, per cui si danno affermazioni qualunquistiche ritenendole scientifiche. In tal modo, ci si trova nella vita senza un’origine, un destino e senza una causa che spiega la nostra esistenza, che dia il senso alla nostra vita. Non è molto piacevole sentirsi dire che nessuno ci ha voluto, che siamo prodotti dal caso e finiremo nel nulla. Questo catechismo è il diavolo, che si veste di scienza.

Invece, dobbiamo cercare la retta filosofia che dice che ogni effetto deve avere una causa proporzionata. Perciò, un effetto come l’uomo deve avere una spiegazione della sua esistenza. È l’essere più evoluto dal punto di vista della materia ma anche il più attrezzato dal punto di vista spirituale, con l’intelligenza, la volontà e tutte le risorse spirituali. I nostri genitori hanno voluto un figlio o una figlia, ma non noi. Quindi c’è qualcuno che ha voluto la nostra precisa identità, il nostro preciso “io”, quello che noi siamo, ovvero soggetti unici e irripetibili, mai assimilabili a un altro.

Fare una riflessione su questa realtà esistenziale che siamo, ci aiuta a uscire fuori dal buio nel quale è rinchiusa la nostra esistenza quando non abbiamo la grazia della fede. È la grazia della fede, infatti, che ci illumina su chi ci ha creato, su chi ci ha voluto, su quale strada ci sta facendo camminare, qual è il destino ultimo della vita. Chi non ha la grazia della fede ed è imbevuto del catechismo del diavolo – la falsa scienza – dal punto di vista esistenziale, si trova senza una spiegazione di se stesso, senza una luce che illumini il suo futuro e il suo essere, che porta a chiedersi “E io chi sono?” come Leopardi.

Incominciamo a fare alcune riflessioni che ci aiutano a fare luce nel buio nel quale ci troviamo quando abbandoniamo Dio. Pensiamo innanzitutto alla nostra esistenza come un dono, che non abbiamo voluto, perché nessuno ha deciso di esistere. C’è qualcuno che al nostro posto ha deciso la nostra esistenza, alcuni si arrabbiano per questo. I nostri genitori volevano un figlio, ma non volevano proprio noi; quindi, qualcuno ha voluto che esistessimo proprio noi. Questo ci pone in una situazione di dipendenza, non siamo figli di nessuno, ma di qualcuno. È ragionevole perché dal caos indistinto dalla materia, non esce nulla se non c’è una Provvidenza, un’intelligenza che guida, che finalizza, che plasma e che dà tutte le capacità per affrontare l’esistenza. Ci capita di divinizzare la natura, ma essa stessa è una Creazione voluta. Non è causa di se stessa, ma causata. Quindi, la ragione ci porta a dire che c’è una causa prima intelligente dato che tutta la realtà nella quale viviamo è ordinata e finalizzata.

Questi sono presupposti elementari di ragionamento umano che possono fare anche i ragazzi, se ci fossero degli insegnanti con un minimo di formazione filosofica. Si può insegnare uno dei principi fondamentali della riflessione filosofica: non c’è nessun effetto che non abbia una causa proporzionata. Non si può dire che l’uomo è prodotto dalla materia, perché egli non è solo materia ma anche spirito, anima, intelletto, libera volontà. Quindi, la materia è una causa che può spiegare il suo corpo, ma non l’identità profonda dell’uomo, che è un mistero a se stesso.

Questi semplici ragionamenti portano qualcuno a maledire chi l’ha creato – perché è stanco della vita, e la odia – ma per la maggioranza delle persone è una benedizione sapere che qualcuno ci ha voluto, ci ha tratto dal nulla all’essere e ci ha fatto esistere, con tutti i doni che abbiamo. Gli animali non hanno l’intelligenza intellettuale – cioè quella che va al di là delle cose materiali –, la libera volontà, la legge morale insita nel cuore, la coscienza, la consapevolezza, l’auto trascendenza, non trascendono a se stessi ma si risolvono nella materia.

Quindi, quando una persona entra in questa dimensione ecco che cade la presunzione dell’uomo moderno che non vuole Dio. L’uomo vuole essere libero, indipendente, vuole gestirsi a modo proprio senza dover rispondere a nessuno, una rivendicazione di libertà assoluta che però è basata sulla falsità. La nostra esistenza non è stata creata da noi, non siamo causa di noi stessi come lo è Dio. Bisogna partire da questo presupposto che è indiscutibile anche a livello della retta ragione. Esistiamo perché qualcuno ci ha voluto. Non ci apparteniamo totalmente, ma siamo legati a chi ci ha tratti dal nulla all’essere e dà sostegno nell’essere, senza il quale cadremmo nel nulla.

È fondamentale percepire se stessi come dipendenti, come creature, come un dono fatto a se stessi. Da questa consapevolezza di essere dono, nasce la gratitudine, la dipendenza, l’obbedienza e man mano che Dio ci illumina nasce il rapporto filiale con il Padre. Si concepisce se stessi non come esseri indipendenti che non devono ringraziare nessuno e che danno il senso della propria vita a se stessi. Tutto il nostro essere è legato a chi ci ha creato e ci fa esistere, chi ci conduce al fine per il quale siamo stati creati, che è la felicità, la gioia di un incontro tra il figlio e il Padre, l’abbraccio con il Padre. Solo così il desiderio di indipendenza, di realizzarsi nella vita lo si ottiene. Non dobbiamo fare rivendicazioni che non ci appartengono, altrimenti saremmo come i due greci, Dedalo e Icaro, che volevano andare a volare verso il sole con le ali di cera, per poi stramazzare al suolo. Accettiamo la nostra dipendenza di figli, la libertà subordinata, l’offrire la vita a chi ce l’ha data, metterla al suo servizio.

Tutto questo realizza i desideri più profondi del nostro cuore che sono la felicità, la gioia, l’eternità, l’incontro. Questo è la via della vita, quella contraria è un disastro e lo vediamo nel nostro tempo. La rivendicazione della nostra vita in modo autonomo porta ad uccidere chi impedisce di esserlo fino in fondo – come i membri della propria famiglia – o abrogando tutto ciò che limita se stessi. Questa è la strada che il mondo moderno percorre, sia pure cercando di evitare l’anarchia. Ma la realtà è che non è possibile, perché una volta che si prende la via della disobbedienza e della ribellione a Dio si va verso l’abisso, questa strada porta alla rovina.

La strada della rivendicazione di se stessi – negando Dio – porta alla rovina. È come se il tralcio si staccasse dalla vite e diventa secco, diventa buono solo per essere bruciato. Così è la nostra vita, la vita dell’uomo moderno che va verso la perdizione. La Madonna – a questo proposito – ha dato delle espressioni fortissime: « L’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022). Ha deciso per la morte perché ha deciso di essere senza Dio, ha deciso di troncare la dipendenza, di negare la figliolanza che viene da Dio, di negare il fine ultimo della vita che porta a Dio. Attaccati a Dio – che è la vera vite – daremo buoni frutti, staccati da Lui saremo tralci secchi. Siamo noi a decidere la strada da percorrere.

Per uscire da questo inganno satanico ci vuole umiltà, solo con essa si batte satana. L’umiltà di dipendere, di ringraziare, di concepire se stessi come un dono, di mettersi al servizio del Regno di Dio porta alla gioia, alla pace, alla laboriosità, a una vita che dà frutti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”