
DOMENICA 21.MA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari amici,
oggi il Vangelo ci presenta la reazione alla straordinaria rivelazione che Gesù ha fatto del Pane vivo che è disceso dal Cielo che dà la vita eterna a chi se ne nutre. Questo pane è Gesù stesso, la sua carne e il suo sangue: “Come i può credere ad affermazioni del genere” si chiede la folla.
O il cuore si apre alla fede allora è possibile comprendere il dono di Dio, o diversamente si resta nei limiti della natura umana decaduta e ci si arrocca nel rifiuto.
Questo in realtà riguarda il cuore stesso della fede cattolica, che è divinità di Gesù Cristo. O ci si apre alla grazia o si resta rinchiusi in una oscurità senza vie di uscita.
Ma come si fa ad aver la grazia della fede? Il Padre celeste desidera che tutti credano nel Figlio che egli ha inviato per la nostra salvezza e considera il cuore di ognuno per trovare degli spiragli per entrarvi.
Questo dipende da noi, dal nostro atteggiamento interiore. Come il seminatore considera lo stato del terreno prima di gettare il seme, così anche il Padre celeste dona la sua grazia a seconda delle condizioni interiori.
Se noi siamo persone che, seguendo la luce dell’intelligenza e la voce della coscienza, ci orientiamo verso la verità e nella nostra vita cerchiamo sinceramente Dio, non vi è dubbio il dono della fede sincera non tarda ad arrivare.
Al contrario, se siamo persone che si sono arroccate su se stesse, preferendo la superbia all’umiltà, il vizio alla virtù, Dio trattiene la sua grazia, perché il cuore la rifiuterebbe e noi peggioreremmo ulteriormente la nostra condizione spirituale.
Infatti molti dei discepoli che avevano seguito Gesù si scandalizzano e lo abbandonano, perché il loro interesse è di carattere materiale e quindi sono incapaci di elevarsi nell’abito soprannaturale. C’è un cecità e una sordità di carattere spirituale che rende le anime incapaci di vedere e di capire le cose di Dio.
Tuttavia, il cuore di Pietro, semplice e onesto, è un terreno sul quale la grazia del padre è fiorita e da Lui vengono le parole ferme e chiare della fede: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio”.
L’atteggiamento interiore di Pietro deve essere anche il nostro. Professiamo il nostro essere cristiani con fermezza e semplicità, accogliamo Cristo nella nostra vita senza riserve e facciamo dell’Eucaristia il nostro appuntamento irrinunciabile ogni Domenica, il giorno del Signore.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore