Pensiero spirituale sulla gravità del peccato: peccato mortale e peccato veniale

Cari amici, i peccati e la loro gravità – davanti a Dio e al prossimo – non sono uguali. I peccati veniali non offendono la carità, non estinguono l’amore di Dio e non rompono il nostro rapporto con Cristo. Siamo dei tralci poco fruttuosi e un po’ appassiti, ma non separati, ancora legati alla linfa della vite che è Cristo.

I peccati mortali, come dice la parola stessa, danno la morte dell’anima. Come disse la Madonna in un Messaggio di Natale: «Vi porto mio Figlio Gesù perché vi benedica e vi riveli il Suo amore che viene dai cieli. Il vostro cuore brama la pace che diminuisce sempre più sulla terra. Per questo gli uomini sono lontani da Dio, le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale» (25 dicembre 2019). La morte spirituale non è un annientamento ma una perversione.

Anche i peccati mortali non sono tutti della medesima gravità. C’è una componente nei peccati gravi che è triplice e classica, che San Giovanni Paolo II ha voluto nel Catechismo della Chiesa cattolica. I peccati mortali sono tali a tre condizioni: la prima condizione è che la materia deve essere grave; la seconda è la piena avvertenza che sia un peccato mortale, cioè essere consapevoli della sua gravità; la terza è il deliberato consenso, cioè la decisione, il voler fare il peccato.

La materia grave è più facile da valutare , ma solo Dio può giudicare appieno la piena avvertenza e il deliberato consenso. Ci sono anche tanti condizionamenti da tenere in considerazione per arrivare a una valutazione secondo giustizia. Se una persona compie un peccato con piena avvertenza e il deliberato consenso e con l’aggravante della premeditazione, tale perversità la rende sempre più simile al maligno.

I peccati hanno duplice effetto verso chi viene commesso e in chi lo fa. Infatti il male non solo fa male agli altri ma anche a se stessi. Ecco i punti più importante del Catechismo sulla gravità dei peccati.

La gravità del peccato: peccato mortale e veniale

1854 È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L’esperienza degli uomini la convalida.

1855 Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l’uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

«Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc. […] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali».

1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: «È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso».

Nei punti successivi, il Catechismo della Chiesa cattolica, illustra queste tre condizioni.

1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

Ad esempio, la gravità di un furto dipende anche da chi si deruba e così via. La materia grave è valutata dalla scienza morale, una parte della teologia che è necessaria in modo particolare per i sacerdoti che confessano.

1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

L’ignoranza con la quale inganniamo noi stessi cercando di assolverci, la durezza del cuore che è l’indurimento, la coscienza soffocata, sono tutti elementi che aggravano la brutalità del peccato.

1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti, la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

Preghiamo volentieri per i peccatori, non sostituiamoci a Dio nel giudicarli, ma aiutiamo a convertirli.

I punti del Catechismo della Chiesa cattolica sul peccato terminano con un accenno ai peccati contro Spirito Santo. Molto importante perché sono peccati per il quale non c’è perdono.

1864 «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata» (Mt 12,31). La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna.

Non consentite a voi stessi, ingannandovi, di precipitare nella rovina eterna, di cui Gesù stesso parla. La Misericordia di Dio è immensa, ma chi rifiuta deliberatamente il perdono di Dio può essere portato all’impenitenza e alla rovina finale ed eterna. Preghiamo affinché non cadiamo in questo accecamento e per coloro che sono già accecati e stanno correndo nell’abisso.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”