Pensiero Spirituale sul peccato che è un’offesa a Dio

Cari amici, le definizioni di peccato sono molte ma quella vera ci è data dalla Divina Rivelazione, è necessaria la Parola di Dio ed è nella luce di Gesù Cristo, che è il Verbo incarnato e che irradia santità e verità, che comprendiamo veramente cos’è il peccato.

Nella Passione e nella Croce si manifesta la profondità e la vastità del peccato che Cristo ha sconfitto per noi. Solamente la luce della fede ci mostra che il peccato è il più grande male che possa esistere e dal quale da soli non possiamo guarire. La Chiesa ci ha perpetuato nel tempo gli insegnamenti di Cristo che svelano le profondità del male che è in noi e ci ha dato la speranza attraverso il dono dello Spirito Santo e il combattimento spirituale di rinnovare noi stessi. Il peccato spirituale porta alla morte spirituale; difatti i peccati gravi vengono chiamati anche peccati mortali.

Il peccato veniale è il malessere dell’anima, è una debolezza che poi diventa una malattia grave che fa morire l’anima stessa, è una morte spirituale vera e propria dalla quale possiamo risorgere per grazia di Dio. Se, per causa nostra, non dovessimo pentirci dei peccati gravi il Catechismo della Cattolica dice che basta un solo peccato mortale nel quale ci siamo fossilizzati e del quale non ci siamo pentiti, per restare nella condizione di morte spirituale, nella perdizione eterna.

Oggi viviamo in un clima in cui si nega l’esistenza di Dio dal punti di vista razionale e soprattutto l’umanità ha rinnegato la fede e la Croce, ignora la Parola di Dio. Non siamo in grado di capire la gravità del peccato, le sue radici distruttive dell’esistenza umana. Il peccato non viene riconosciuto nella sua gravità, viene negato e sminuito dalla società moderna. È una grazia poter vedere il male che ci distrugge e nel medesimo tempo comprendere come la potenza dell’amore di Dio può guarirci dal peccato.

In un certo senso potremmo dire che comprendiamo la gravità del peccato guardando la potenza della medicina che Dio ci ha dato per guarire da queste malattie dell’anima, cioè la grazia dello Spirito Santo e l’amore di Dio. Dopo la Resurrezione Gesù è apparso agli Apostoli nel Cenacolo e soffiando su di loro ha detto: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti» (Gv 20, 22-23). È la potenza della grazia che rimette i peccati, li annienta, li sradica e fa nascere una vita nuova, fa risorgere le anime spiritualmente morte.

Pensando che solamente l’amore di Dio può guarirci dal peccato ne comprendiamo la gravità. Senza questo sguardo di fede non ci rendiamo conto del male che abbiamo dentro e che in maniera silente ci distrugge, intacca la nostra anima fino a farla morire.

Il peccato ci rende schiavi, immagine di satana, deturpa la nostra anima. Il peccato ci imbruttisce spiritualmente, ci rende cattivi, menzogneri e omicidi proprio come il diavolo. Se il maligno prende possesso del nostro cuore noi diventiamo sua immagine, riflettiamo le sue caratteristiche. Il peccato è un terreno scivoloso che fa e sprofondare nell’abisso del male che non ha fine. Il peccato è come le sabbie mobili, se non se ne esce per tempo si viene risucchiati. Il diavolo non lascia scampo finché non si impossessa totalmente di un’anima, lui ci vuole tutti peccatori.

Il male è come un serpe che stritola con le sue spire e, infine, divora in un sol boccone. Non giochiamo con il male ma combattiamolo, estirpiamolo e con umiltà chiediamo la grazia a Dio perché ce ne liberi, supplichiamolo. La lotta contro il male è personale, è continua e diventa poi anche corale di una generazione, di una fase storica come quella che stiamo vivendo.

Il peccato è una potenza di male che divora e che possiamo comprendere nella luce di Dio. Il male è una potenza che ci schiavizza, ci divora, ci distrugge. È il contrario dell’amore di Dio che ci illumina, ci guida e ci salva.

Con la luce dell’intelligenza possiamo dimostrare che Dio esiste e allo stesso modo siamo in grado di scoprire la Legge morale che Dio ha scritto nel nostro cuore e che possiamo cogliere attraverso la voce della coscienza. Il peccato è innanzitutto una realtà che viene percepita dalla luce dell’intelligenza, viene denunciata dalla voce della coscienza e può essere combattuta dalla libertà che Dio ci ha donato. Anche quelli che non hanno la grazia della fede possono capire il male, possono lottare contro di esso e quindi nel loro ambito, che non è ancora quello della Divina Rivelazione, possono preparare il terreno alla grazia.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce in tre punti il peccato.
1849 Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È stato definito «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna».

1850 Il peccato è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato, pertanto, è «amore di sé fino al disprezzo di Dio». Per tale orgogliosa esaltazione di sé, il peccato è diametralmente opposto all’obbedienza di Gesù, che realizza la salvezza.

1851 È proprio nella passione, in cui la misericordia di Cristo lo vincerà, che il peccato manifesta in sommo grado la sua violenza e la sua molteplicità: incredulità, odio omicida, rifiuto e scherno da parte dei capi e del popolo, vigliaccheria di Pilato e crudeltà dei soldati, tradimento di Giuda tanto pesante per Gesù, rinnegamento di Pietro, abbandono dei discepoli. Tuttavia, proprio nell’ora delle tenebre e del principe di questo mondo, il sacrificio di Cristo diventa segretamente la sorgente dalla quale sgorgherà inesauribilmente il perdono dei nostri peccati.

Siamo eternamente schiavi del maligno e dei suoi. Avendo questa generazione rifiutato la fede e la Croce, rischia di soccombere schiava del maligno, se la Misericordia di Dio non fosse sempre presente nella Chiesa, nell’Eucarestia e nella Madre di Dio che è qui a chiamare la conversione. Possiamo liberarci dal male prima che le tenebre cerchino di passare all’incasso; dopo aver distrutto la fede e la Croce satana cerca di mietere le anime e farle proprie. La Vergine Maria è qui a chiamarci alla conversione, al pentimento, alla salvezza.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”