Pensiero Spirituale sulla Misericordia divina che illumina il peccato

Cari amici, nel messaggio del 25 dicembre 2019 la Regina della pace ha detto che le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale. La malattia dell’anima è il peccato e a seconda della gravità del peccato l’anima è più o meno malata e può anche morire.

È necessario soffermarsi e comprendere che cos’è il peccato perché oggi se ne è perso il senso e non si è più in grado di giudicare e distinguere il bene dal male. Attraverso la Legge divina, che è inscritta nel nostro cuore e che è stata elevata con il Comandamento della carità che include tutto l’ordine morale, possiamo giudicare ciò che è bene e ciò che è male.

Ciò che è conforme alla Legge divina della carità è bene, ciò che è difforme è male. Staccandoci da Dio e dalla sua Legge manchiamo dei termini di giudizio su ciò che è bene e ciò che è male, abbiamo anche perso il senso del peccato, non sappiamo più che cosa ci porta alla corruzione dell’anima, che cosa ci rende cattivi e ci fa perdere eternamente. Non abbiamo più nemmeno la consapevolezza, la grazia e la luce di riconoscerci peccatori; siamo accecati e non vediamo più il male che commettiamo.

La grazia dello Spirito Santo ha il compito di convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio; lo Spirito Santo ha il compito di illuminare la mente degli uomini, toccare i loro cuori affinché si rendano conto del male che hanno, capiscano che il male fa male e il peccato rende schiavi e infelici, porta alla perdizione eterna. È un dovere della Chiesa, allora, cooperare con lo Spirito Santo per fare in modo che la gente si renda conto di ciò che è male, si penta dei peccati commessi, chieda perdono davanti a Dio accostandosi al Sacramento della Penitenza.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica dei punti specifici in cui il peccato è accostato alla Divina Misericordia. Nasciamo in una situazione di peccato ma non ne siamo consapevoli ed è la grazia di Dio che illumina, che ci fa comprendere quando commettiamo il peccato, ci porta al pentimento e alla richiesta del perdono di Dio.

Questi punti del Catechismo della Chiesa Cattolica (dal 1846 al 1848) aiutano a riprendere coscienza del peccato nella sua gravità, ma visto nella luce della Divina Misericordia. Dio ci mostra il peccato, ma nel medesimo tempo ci mostra la Sua Divina Misericordia. Gesù, facendosi Uomo, ha convinto il mondo di peccato e noi sappiamo qual è la sua intransigenza a riguardo del male. Ad esempio, l’adulterio è un grave peccato e Gesù ha detto: «Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,27-28). Attraverso questo esempio comprendiamo come Gesù abbia voluto riportare la Legge divina al suo splendore originario, alla sua esigenza totale di santità per cui sul Matrimonio ha detto: «Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque, l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Mc 10,6-9).

Nella sua predicazione Gesù ha sempre proposto una Legge di santità. Non si può dire che Gesù abbia edulcorato l’esigenza di santità di Dio, tutt’altro: «Chi, dunque, trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,17-20). C’è, allora, questo aspetto preponderante nella predicazione e che riguarda la lotta al peccato e la massima Misericordia nei confronti dei peccatori. Gesù avrebbe perdonato anche Giuda se, anziché impiccarsi, fosse andato a pentirsi nel Cenacolo come aveva fatto Pietro.

Il peccato è un veleno che fa male, che porta alla morte, è un distacco da Dio, è un’incrinatura nel nostro rapporto con Dio. Il peccato deve essere combattuto e non giustificato. Il peccato deve essere riconosciuto, “diagnosticato” e curato in maniera appropriata. Il peccato debilita, distrugge la nostra vita e ci porta sulla via della perdizione eterna. Gesù ci illumina e ci fa capire qual è la medicina che guarisce. La Chiesa chiarisce che la Misericordia di Dio illumina il peccato; Dio, nella sua infinita Misericordia, dona la grazia della consapevolezza dello stato della nostra anima, risveglia la coscienza, la fa rimordere anche se è stata silenziata. La grazia di Dio crea quella santa inquietudine per cui non siamo tranquilli finché il veleno è dentro di noi e quindi ci chiama all’esigenza di purificarci.

La Misericordia di Dio sveglia in noi il senso del peccato, ci sottrae all’accecamento, ci spinge alla decisione del Sacramento della Confessione nel quale si chiede perdono a Dio e alla decisione di una vita nuova, cioè alla decisione di non peccare più.

Ecco, allora, quello che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla Misericordia e il peccato:

1846 Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. L’angelo lo annunzia a Giuseppe: «Tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). La stessa cosa si può dire dell’Eucaristia, sacramento della redenzione: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28).

1847 «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi». L’accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa» (1 Gv 1,8-9).

1848 Come afferma san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20). La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci “la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rm 5,21). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato:       
“La conversione richiede la convinzione del peccato, contiene in sé il giudizio interiore della coscienza, e questo, essendo una verifica dell’azione dello Spirito di verità nell’intimo dell’uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo inizio dell’elargizione della grazia e dell’amore: “Ricevete lo Spirito Santo”. Così in questo “convincere quanto al peccato” scopriamo una duplice elargizione: il dono della verità della coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito di verità è il Consolatore». 

La situazione esistenziale della società moderna è molto vicina alla perdizione eterna. Non c’è più il senso del peccato, non c’è più il pentimento del male commesso e si è perso l’accostamento al Sacramento della Confessione. Chi, invece, coopera alla grazia dello Spirito Santo, guarda alla sua anima, fa un esame di coscienza, si pente e si confessa, si apre alla vita nuova. La grazia è all’inizio di questo cammino perché il peccatore, accecato, non si rende conto del male commesso.

Dio dona a tutti la grazia del risveglio della coscienza, sta a ciascuno di noi accoglierla e corrisponderle. Più corrispondiamo a questa grazia, più essa diventa forte e si impadronisce del nostro cuore. Chi non corrisponde, invece, lascia libero spazio al maligno per insinuarsi e appropriarsi di quell’anima. Giuda ha compiuto solamente il primo passo della conversione perché, dopo essere andato in tribunale a restituire le monete riconoscendo che Gesù era un uomo giusto, non si è recato nel Cenacolo a chiedere perdono.

È importante, allora, cooperare alla grazia della conversione fino ad arrivare alla decisione risoluta di passare dalla parte di Dio e di essere seguaci di Gesù Cristo. Per poter iniziare il cammino di conversione è fondamentale riconoscersi peccatori, prendere coscienza dello stato della propria anima e della propria condizione di creatura che necessita del suo Creatore.

La prima grazia dello Spirito Santo è il riconoscersi peccatori grazie alla coscienza che rimorde e ci fa comprendere il peccato commesso; la seconda grazia è l’assoluzione dal peccato che è la fede nel Sangue che Cristo ha versato per la nostra salvezza.

La grazia cresce man mano che si avanza sul cammino della conversione. Lo Spirito di Verità, che ha risvegliato la coscienza e ha donato il perdono, dona la grazia della consolazione e della gioia che si sperimenta dopo una umile e sincera Confessione. Lo Spirito Consolatore ci dona la gioia di essere perdonati.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”