
Pensiero spirituale sull’uomo nel Paradiso terrestre
Cari amici, l’ideologia del male – il nuovo totalitarismo – presenta l’uomo nella dimensione animale negando la spiritualità, la trascendenza, il riferimento a Dio, la legge morale. In questo modo, diventa uno strumento del dominio dell’uomo sull’uomo, portando alla costruzione in Terra del paradiso infernale e non terrestre.
Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, con un’anima spirituale immortale e un corpo animato ed elevato da essa. Pur avendo una dimensione terrestre, in un certo senso, il corpo dell’uomo è la sintesi dell’universo. Con la sua anima spirituale e immortale è l’unico essere della Creazione visibile che è in grado di rivolgersi a Dio e di parlare con lui.
Dio ha creato l’uomo in grande dignità per poterlo elevare in grazia, alla sua amicizia e farlo partecipe della sua vita intima. Questo è un passaggio molto importante perché abbiamo una concezione di Adamo “peccatore”. Infatti, dopo il peccato originale, egli ha aperto la nostra Storia di sofferenza e di morte qui sulla Terra. In realtà l’Adamo – come Dio l’ha creato – fu elevato in grazia e posto con Eva nel Paradiso terrestre.
Nel Paradiso celeste si contempla Dio direttamente, si è in uno stato di grazia permanente, si partecipa alla visione eterna di Dio. Il Paradiso terrestre è ovviamente diverso, ma è sempre una situazione esistenziale di grande santità, nella quale Adamo ed Eva hanno avuto la grazia della Divina amicizia, a cui è stato aggiunto il dono dell’immortalità, dell’assenza del dolore, della perfetta armonia fra anima e corpo. Tutti doni che non conosciamo ma a cui aspiriamo, specialmente quello dell’immortalità.
È proprio la presenza della morte che ha fatto nascere le religioni umane. Le religioni degli egizi o degli etruschi, ad esempio, erano improntate su un tentativo umano di superare la morte. La morte è un fatto apparentemente naturale perché abbiamo un corpo corruttibile. Ma il dono dell’immortalità ha lasciato delle tracce in noi, per cui ora anche nel campo dell’anticristianesimo – come il transumanesimo – si cerca di costruire un’immortalità tecnica come proprietà della materia. Siamo traumatizzati dalla morte – soprattutto quando si tratta di persone care, di tragedie o di giovani – è difficile affrontarla e accettarla. Dio ci ha fatto il dono dell’immortalità nel Paradiso terrestre, della grazia e della sua amicizia. Il Paradiso terrestre non è solo un luogo benedetto nel quale però si è intrufolato il serpente, ma indica una condizione umana, è l’uomo stesso che godeva di doni straordinari. Con il peccato originale e la caduta di Adamo, tutti questi doni sono andati persi, ma sono stati donati nuovamente dalla grazia di Cristo.
Questa realtà meravigliosa della vita paradisiaca dei nostri progenitori è una condizione umana che abbiamo perso ma che per grazia di Cristo possiamo riacquistare. Attraverso la grazia della fede, l’osservanza dei Comandamenti e la crescita nel cammino di santità per essere immagine di Cristo possiamo tornare alla condizione umana paradisiaca. Se diveniamo a immagine di Cristo, riusciamo già su questa Terra ad avere una condizione esistenziale di santità e grazia, addirittura superiore a quella dei nostri progenitori. Perché quello che Adamo aveva perso, il nuovo Adamo – che è Cristo – lo ha ridato in sovrabbondanza.
IV. L’uomo nel paradiso
374 Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo.
Quello che Adamo ha perduto, Cristo l’ha ridonato in sovrabbondanza. In Cristo abbiamo una condizione esistenziale superiore a quella di Adamo prima della caduta nel peccato originale.
375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato di santità e di giustizia originali. La grazia della santità originale era una partecipazione alla vita divina.
Giustizia significa conformità alla volontà di Dio. La grazia della santità era una partecipazione all’amore Trinitario che si scambiano le tre Persone Divine. Era una partecipazione alla vita intima di Dio e al Suo amore. La grazia è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori.
376 Tutte le dimensioni della vita dell’uomo erano potenziate dall’irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell’intimità divina, l’uomo non avrebbe dovuto né morire, né soffrire. L’armonia interiore della persona umana, l’armonia tra l’uomo e la donna, infine l’armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta «giustizia originale».
C’era un’intima unione con Dio, una pace, un’armonia dentro l’uomo, fra la sua anima e il suo corpo. Tutte queste armonie si sono rotte con il peccato, per cui ci ritroviamo divisi in noi stessi: c’è tensione fra l’uomo e la donna, fra l’uomo e le forze della natura. Questo stato di giustizia originale è stato insidiato e ferito dal demonio.
377 Il «dominio» del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all’uomo, si realizzava innanzi tutto nell’uomo stesso come padronanza di sé. L’uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell’affermazione di sé contro gli imperativi della ragione.
Nel Paradiso terrestre non c’era disordine, non c’era la potenza del male in noi, il peccato originale. La ferita del peccato originale viene cancellato con il Battesimo, ma non le sue conseguenze; perciò, sentiamo bollire dentro di noi la triplice concupiscenza. Sono i sette vizi capitali che si esprimono nella ricerca dei piaceri dei sensi, la cupidigia dei beni terreni e nell’affermazione di sé contro gli imperativi della ragione e della coscienza.
378 Il segno della familiarità dell’uomo con Dio è il fatto che Dio lo colloca nel giardino, dove egli vive «per coltivarlo e custodirlo» (Gn 2,15): il lavoro non è una fatica penosa, ma la collaborazione dell’uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile.
379 Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tutta l’armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto per l’uomo.
Da situazione esistenziale di grazia – nel quale Dio ci ha creati ed elevati – tutto questo è andato perduto. Ma il Signore nella sua infinita misericordia e bontà aveva già preannunciato in Cristo, l’inimicizia fra la donna e il serpente antico, anticipando il fatto che il figlio della donna avrebbe schiacciato la testa.
Ciò che Adamo ha perduto, noi abbiamo la possibilità di riacquistarlo in Cristo mediante la fede e il cammino di santità. Coloro che seguono questa strada rivivono una condizione di vita, qui sulla Terra, superiore – per quanto riguarda l’intima unione con Dio per mezzo di Cristo – di quella di Adamo.
Per completare la spiegazione della concezione dell’uomo nella vita cristiana, bisognerebbe approfondire il peccato originale. Benedetto XVI diceva che il peccato originale è un capitolo fondamentale della fede cattolica, senza il quale non si comprenderebbe la Redenzione, la Croce e il riscatto della nostra condizione esistenziale di peccato e di morte che ci è data da Cristo.
In questo modo possiamo comprendere come la Redenzione di Cristo – cioè la salvezza dell’uomo dal peccato, dalla schiavitù del demonio, dalla morte – sia un dono di grazia incommensurabile, che abbiamo messo da parte. La Madonna ha detto che la nostra generazione ha rifiutato la fede nella Croce perché crede di salvarsi con gli alambicchi della scienza e della tecnica.
Dio ci salvi da certe “salvezze” umane. Sia benvenuta la salvezza di Cristo.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”