QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Che il Signore  ricolmi di gioia i nostri cuori in questo giorno benedetto nel quale è risorto glorioso, vincitore del male e della morte, e ha aperto a noi la via della felicità e dell’immortalità nel suo Regno di amore e di pace.

Per quanto sia tribolata la settimana, il Signore ci ha donato la Domenica  per incontralo nella sua Chiesa, per illuminarci con la sua Parola e per nutrici del pane di vita eterna.

La Chiesa è la Casa di Dio, fatta di pietre vive, è il popolo nuovo nel quale ci ha chiamato a fare parte, è il gregge del quale Egli è il buon Pastore, è l’ovile santo dove protegge le sue pecorelle.

Il vangelo di oggi ci descrive Gesù nei primi tempi del suo apostolato, quando si reca a Nazareth, la città nella quale aveva vissuto con Maria e Giuseppe e alcuni della sua parentela.

Come era solito fare, prende la Parola nella Sinagoga e spiega la Scrittura con una tale sapienza da lasciar stupiti tutti, indicando se stesso come Colui che adempie le profezie riguardo al Messia.

La gente dallo stupore passa al clamore, non potendo immaginare che uno di loro, un figlio di un falegname potesse rivendicare per se stesso una dignità così elevata.

Non si limitano alla contestazione ma, considerandolo un bestemmiatore, lo trascina su un’altura lì vicina per gettarlo giù e ucciderlo.

Questo delitto alla fine si compirà e ci si chiede che cosa potesse suscitare scandalo in una persona come Gesù, mite e umile di cuore e ricolma di sapienza e di bontà.

Ciò che scandalizzava allora è lo stesso che scandalizza oggi, e cioè che Gesù manifestava in se stesso, nella sua persona, nelle sue parole e nei suoi gesti, una autorità divina.

All’uomo carnale e peccatore questo è intollerabile e non si esce da questo rifiuto se non con l’umiltà della fede. Questo è il motivo per cui la fede è così rara e così ostacolata.

Questo brano di vangelo ci mette in questione e ci invita a chiederci chi è per noi Gesù Cristo. Siamo disposti anche noi a pronunciare la professione di fede di Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente?

Questa è la nostra fede, la luce che illumina il mondo e vince le tenebre. Alimentiamola con la preghiera e diamo testimonianza a questa generazione che non si comporta diversamente degli abitanti d Nazareth.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
 
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
 
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Castel Gandolfo
Domenica, 8 luglio 2012

 Cari fratelli e sorelle!

Vorrei soffermarmi brevemente sul brano del Vangelo di questa domenica, un testo da cui è tratto il celebre detto «Nemo propheta in patria», cioè nessun profeta è bene accetto tra la sua gente, che lo ha visto crescere (cfr Mc 6,4). In effetti, dopo che Gesù, a circa trent’anni, aveva lasciato Nazareth e già da un po’ di tempo era andato predicando e operando guarigioni altrove, ritornò una volta al suo paese e si mise ad insegnare nella sinagoga. I suoi concittadini «rimanevano stupiti» per la sua sapienza e, conoscendolo come il «figlio di Maria», il «falegname» vissuto in mezzo a loro, invece di accoglierlo con fede si scandalizzavano di Lui (cfr Mc 6,2-3). Questo fatto è comprensibile, perché la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi.

A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth «nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì» (Mc 6,5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell’amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell’uomo nella reciprocità. Scrive Origene: «Allo stesso modo che per i corpi esiste un’attrazione naturale da parte di alcuni verso altri, come del magnete verso il ferro … così tale fede esercita un’attrazione sulla potenza divina» (Commento al Vangelo di Matteo 10, 19).

Dunque, sembra che Gesù si faccia – come si dice – una ragione della cattiva accoglienza che incontra a Nazareth. Invece, alla fine del racconto, troviamo un’osservazione che dice proprio il contrario. Scrive l’Evangelista che Gesù «si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,6). Allo stupore dei concittadini, che si scandalizzano, corrisponde la meraviglia di Gesù. Anche Lui, in un certo senso, si scandalizza!

 Malgrado sappia che nessun profeta è bene accetto in patria, tuttavia la chiusura del cuore della sua gente rimane per Lui oscura, impenetrabile: come è possibile che non riconoscano la luce della Verità? Perché non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità? In effetti, l’uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente. E mentre noi cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell’universo: tutto l’amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d’uomo.

Colei che ha compreso veramente questa realtà è la Vergine Maria, beata perché ha creduto (cfr Lc 1,45). Maria non si è scandalizzata di suo Figlio: la sua meraviglia per Lui è piena di fede, piena d’amore e di gioia, nel vederlo così umano e insieme così divino. Impariamo quindi da lei, nostra Madre nella fede, a riconoscere nell’umanità di Cristo la perfetta rivelazione di Dio