
di Giancarla Ghisi – Corriere della Sera – 1 Luglio 2024
Antonia Salzano, madre del giovanissimo beato: «Era un bimbo grazioso, non bellissimo, eppure la gente era attratta. E’ sempre stato in anticipo su tutti. I gemelli? Devoti, ma voglio che abbiano una vita normale. È stato seppellito a Biella, poi l’abbiamo portato ad Assisi: il suo corpo era intatto, l’ho vestito come un ragazzo dei nostri tempi»
C’è attesa per il grande giorno. Quello in cui Carlo Acutis diventerà Santo. Un ragazzo pieno di vitalità morto a 15 anni, il 12 ottobre del 2006, in meno di una settimana per leucemia fulminante. «Forse verrà fissata a ottobre o addirittura nel 2025. La conferma della data l’avremo presto. Il Papa prossimamente convocherà un Concistoro ordinario pubblico nel quale fisserà la cerimonia della canonizzazione», racconta Antonia Salzano, la mamma. Sarà il primo Santo dei millennial e della Rete. Carlo, nato a Londra, è cresciuto a Milano in una famiglia della buona borghesia senza particolari attenzioni verso la religione. Il suo percorso religioso è iniziato quando era ancora un bimbo. A lui, ad oggi, sono riconosciuti diversi miracoli.
Signora Salzano quando ha capito che su0 figlio aveva un dono?
«Già da piccolo aveva atteggiamenti particolari. È sempre stato in anticipo rispetto ai suoi amichetti, ai cugini e anche i miei due figli gemelli. A tre mesi disse la prima parola e ci stupì molto. A cinque mesi già parlava. All’inizio eravamo sorpresi. Io fino ad allora ero stata poche volte in chiesa: solo quando ho ricevuto il battesimo, la cresima e quando mi sono sposata. Mio marito qualche volta in più, la sua era una famiglia cattolica, a volte la domenica accompagnava i genitori a messa. Non eravamo contrari alla fede c’eravamo abituati a farne a meno».
Oltre a lei suo marito si è accorto di qualcosa?
«I primi anni abitavamo a Londra. Quando è nato Carlo ho lasciato il mio lavoro nell’editoria per stare vicino a mio figlio. Mio marito era impegnato nell’azienda di assicurazioni di famiglia e nonostante avesse con lui un ottimo rapporto non viveva la quotidianità. Quando nei fine settimana stavano del tempo insieme era sempre più la consapevole che fosse un bambino speciale».
Anche nei comportamenti quotidiani?
«Sì. Quando siamo ritornati in Italia, a Milano, aveva una sua vita impegnata fra gli amici, lo studio, lo sport, un’attività di catechista, l’aiuto ai senzatetto e poi Dio. Era piccolo, facevamo delle passeggiate e voleva sempre fermarsi in chiesa. E diventava difficile farlo uscire. La sua meta era sempre il tabernacolo, che considerava casa di Gesù. Diceva: “Non serve andare a Gerusalemme, lui è qui in quel tabernacolo. I soldi del viaggio teniamoli per aiutare i poveri”». La madre di Carlo Acutis, Antonia Salzano
Immagino che ponesse domande.
«Sì, anche molto profonde. Io ero ignorante, non sapevo cosa dire, mi metteva in imbarazzo. Avevo un certo addormentamento spirituale. Non conoscevo nemmeno la differenza tra Vangelo e Bibbia. Ignoravo molte delle verità di fede. Mi sono avvicinata alla religione con la morte improvvisa di mio padre. Conoscevo una signora che abitava nella mia zona, mi aveva parlato di un sacerdote illuminato, padre Ilio Carrai il “Padre Pio di Bologna”. Quando mi ricevette mi disse: “Suo figlio è speciale, con un’importante missione per la Chiesa. E mi consigliò di studiare teologia. Da lì è iniziato il mio cammino verso la conversione».
Ha un ricordo particolare di Carlo
«Beh…Tanti. Lui aveva carattere forte, sapeva quello che voleva. Prima della Comunione ha scritto: “Essere sempre unito a Gesù è il mio programma di vita”. In quel momento ha cominciato a connettersi con il Cielo. Era un informatico, un mago del computer con cui faceva filmati e giornalini. Ricordo un altro episodio, a sei anni Carlo scrisse una letterina al nostro collaboratore domestico molto attento alla moda, spendeva tutto comprando oggetti superflui: “Gesù, fa che Rajesh sia meno vanitoso”. E poi con estrema leggerezza e humor gli diceva: “Rajesh, tu invecchierai mentre io resterò giovane per sempre. Oggi lui è un divulgatore religioso, si è convertito».
La gente attorno a lui cosa diceva?
«È sempre stato una specie di calamita. Da piccolo era un bimbo grazioso, non di quelli bellissimi, eppure se andavo al supermercato la gente veniva attratta da lui. Si pensa che i mistici siano veggenti o possiedano le stigmate. Mentre ho capito che Carlo è un vero mistico e ha una profonda e costante unione con Dio».
Quindi suo figlio non aveva paura della morte?
«No, l’ha affrontata con il sorriso consolando chi stava vicino. A noi ha detto prima di entrare in ospedale: “Da qui non uscirò vivo”. Né io né mio marito potevamo crederci, fino a tre giorni prima era andato a scuola. E mentre veniva curato, mentre tutto il personale medico si stupiva per il suo sorriso davanti a un dolore fisico atroce causato dalla leucemia, rispondeva: “Offro le mie sofferenze per la Chiesa, il Papa e per non fare il purgatorio ma andare dritto in paradiso”. Era figlio unico, penso che con certi suoi atteggiamenti mi volesse preparare».
Ad esempio?
«Qualche giorno dopo la sua morte una notte mi sono svegliata di soprassalto. Ho acceso il suo computer e mi sono trovata sul desk un filmato fatto qualche mese prima in cui sorridendo diceva: “Quando arriverò a pesare 70 chili lascerò questa terra”».
Un addio annunciato?
«C’erano tanti piccoli segni che allora non ho voluto cogliere. Ad esempio l’ultimo dell’anno alla tradizionale pesca dei santi di San Silvestro. È una tradizione di famiglia per trovare il protettore o la protettrice dell’anno, lui di solito lui estraeva Gesù o la Madonna. L’anno della sua morte pescò Alessandro Sauli e tutti a chiederci cosa potesse significare. Quando entrò in ospedale, proprio davanti vidi una chiesa, era intitolata a questo Santo. E l’11 ottobre in cui venne considerata la morte cerebrale di Carlo è lo stesso giorno in cui morì il suo Santo dell’anno».
Come vivono i suoi figli la presenza di questo fratello importante?
«Con serenità. Io li lascio liberi perché devono fare la loro strada. Hanno 13 anni, sono devoti, guardano e pensano al fratello che non hanno conosciuto con estrema naturalezza. Fanno una vita normale come tutti i ragazzi. Soprattutto sono un regalo di Carlo. Non pensavo di potere avere ancora figli a 44 anni. Carlo prima di andarsene mi disse: “Ti manderò tanti segni”. In sogno mi annunciò: “Presto sarai mamma. E dopo un mese sono rimasta incinta».
Il libro
La copertina del libro il Segreto di mio figlio scritto da Antonia Salzano Acutis
Cosa le ha lasciato Carlo?
«Tanto lavoro. Lui animava una serie di progetti di evangelizzazione che continuano. Invitava a seguire la propria strada, senza uniformarsi: “Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie”. Diciamo che sono la sua segretaria qui, in terra. Ormai è conosciuto nel mondo. Arrivano manifestazioni di conversione, miracoli. Poi, ci sono le sue mostre sui miracoli eucaristici avvenuti nei secoli (www.miracolieucaristici.org) da lui interpretati che viaggiano dagli Stati Uniti alla Cina. Carlo è un illuminatore, aiuta risvegliare le coscienza anestetizzate».
Un capitolo importante riguarda i miracoli: è sorpresa?
«Sono sempre stata preparata da Carlo, dalle sue parole e dai sui atteggiamenti, dagli appunti religiosi che ha lasciato. Il primo miracolo è stato durante il suo funerale, una signora malata di tumore pronta per fare la chemioterapia è guarita. Quello riconosciuto dal Papa per la canonizzazione riguarda una ragazza del Costa Rica di 23 anni che studiava a Firenze. Due anni fa cadde dalla bicicletta battendo la testa. Venne operata ma il trauma cranico era molto grave, le condizioni disperate. Per i medici c’è poco da fare. La madre, Liliana, è andata ad Assisi, ha pregato sulla tomba di Carlo e lasciato una lettera. Quando è tornata la ragazza ha ripreso a respirare autonomamente. Ora sta per laurearsi».
Oggi, come vivono Carlo suoi amici?
«Sono quasi tutti ingegneri. C’è chi fa volontariato, chi segue il sito internet, sono rimasti vicini a lui».
Nella storia, dopo Assunta mamma di Santa Maria Goretti, e i genitori della Beata Chiara Luce Badano, la famiglia Acutis potrà vivere questo momento.
«Un momento importante, per me, mio marito e i ragazzi ma soprattutto per Carlo che ha saputo trasmetterci la fede e far avvicinare alla fede tante persone».
Perché ha scelto Assisi come capitolo finale della sua vita?
«Era devoto a San Francesco. Qui abbiamo una casa e ci veniva sempre volentieri. Inizialmente la sua salma era nella cappella di famiglia vicino a Biella ma lui aveva lasciato detto: “Voglio essere sepolto ad Assisi”. Non appena c’è stata la possibilità l’abbiamo trasportato nel cimitero umbro. Quando è diventato beato, le sue spoglie sono state traslate al Santuario della Spogliazione. Il suo corpo si era mantenuto intatto, questo mi ha permesso di vestirlo, l’ho voluto vestire come un ragazzo dei nostri tempi».