
DOMENICA TREDICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Questo giorno benedetto col quale si compie la settimana ci rivela che la nostra vita non finisce nel tempo, ma è un cammino verso l’eternità.
Infatti la Domenica è il giorno cristiano per eccellenza, nel quale Cristo è risorto, vincitore del male e della morte e che si dona a noi nel Sacramento dell’Eucaristia.
Oggi il vangelo ci ricorda un miracolo straordinario di Gesù, che ridona vita a una bambina di 12 anni, figlia del capo della Sinagoga, di nome Giairo.
Innanzi tutto ci colpisce la fede di questo uomo che crede in Gesù e lo accompagna a casa a sua anche quando gli riferiscono che sua figlia è morta.
Per concedere i miracoli, anche i più grandi come la resurrezione di una persona, Gesù chiede la fede in Lui. Perciò dice al capo della Sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede”.
Imprimiamo nella nostra mente questa raccomandazione di Gesù, perché ci sarà molto utile in tutte quelle situazioni della vita in cui tutto sembra perduto. Se ci rivolgiamo a Lui con fede, Gesù può fare qualsiasi cosa.
Ci sono tuttavia anche quelli che non credono e sono le persone che sono accorse per il lutto e che deridono Gesù perché afferma che la fanciulla non è morta, ma dorme.
Gesù non ama fare spettacolo con i suoi miracoli, perciò caccia via tutti ed entra col padre e la madre e con i suoi tre apostoli, Pietro Giacomo e Giovanni, dove era la bambina.
La prende per mano e le dice: “Talità kum”, espressione aramaica che significa: “Fanciulla alzati”. E subito la fanciulla si alzò e camminava. Gesù dice ai genitori di darle da mangiare, come riprova che i fantasmi non mangiano.
Questi sono i miracoli della fede. Gesù in questo modo ha anche preparato suoi apostoli a credere nella sua resurrezione. Chiediamoci, alla luce di questo brano di vangelo, a che punto è la nostra fede in Lui, in questi tempo di dubbi, di negazioni e di derisioni.
Vostro padre Livio
Forma breve (Mc 5, 21-24.35b-43):
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-24.35b-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore