
Pensiero spirituale sulla lunga trasformazione dell’uomo interiore
Cari amici, per non lasciare che il nostro Cristianesimo sia come una verniciata esteriore, dobbiamo costruire in noi l’immagine di Cristo.
Il cammino di santità è un lungo cammino di trasformazione interiore che riguarda tutta la vita. Se non lo comprendiamo, non comprendiamo l’essenza del Cristianesimo, ovvero fare dell’uomo vecchio – simile al vecchio Adamo – un uomo nuovo ad immagine di Cristo. È un lavoro di trasformazione interiore che richiede grande perseveranza e pazienza ma soprattutto, richiede la grazia dello Spirito Santo. Da una parte abbiamo l’opera della grazia dello Spirito Santo che santifica e dell’altra l’adesione della nostra buona volontà a questa trasformazione. Questo è il cammino della fede verso la vita eterna.
La nostra vita terrena è un tempo di prova. Nel momento del giudizio finale dovremo essere a immagine di Cristo; è questo l’obiettivo che ci dobbiamo porre nel progetto della nostra vita. Quello che conta è trasformare noi stessi a immagine di Cristo vivo, che richiede un lavorio interiore molto difficile, molto duro, molto lungo e che dura tutta la vita.
Se non facciamo questa fatica della conversione e della purificazione rischiamo di meritarci quello che Gesù ha detto degli scribi e dei farisei: “sepolcri imbiancati”. All’esterno sembrano persone per bene ma all’interno sono pieni di marciume che è il peccato e le sue proliferazioni del male radicate in noi. Se questo lavoro di purificazione – che richiede sudore di sangue – non viene fatto, rischiamo di diventare cristiani di facciata, dentro i quali regna il male.
L’obiettivo di fondo è essere immagine di Cristo stesso, la sua Santa umanità, la Sua santità, i Suoi pensieri, parole e opere. La tematica spirituale – a questo riguardo – ha parlato molto di imitazione di Cristo, ma San Paolo parla di trasformazione interiore che viene fatta con la potenza della grazia e con la buona volontà.
Questo lavorio interiore deve abbracciare tutto il nostro essere, il nostro modo di pensare, la nostra intelligenza, il nostro cervello. A dimostrazione che siamo molto mondani e poco cristiani, in pochi decenni abbiamo perso una prospettiva, un modo di pensare e di concepire la vita che viene dal Vangelo, cioè cristiano. Abbiamo introiettato un modo di pensare pagano, cioè una visione della vita che è rinchiusa nell’immanenza, protesa verso il raggiungimento dei beni materiali, che ha escluso il soprannaturale e l’eternità.
Grazie alla fede e a tutto ciò che ci rivela riguardo a noi stessi, al senso della vita, alle regole morali e alla prospettiva del nostro cammino, possiamo assimilare la visione cristiana della vita, del mondo e della Storia. Dobbiamo pensare come Cristo, concepire la vita come fa Lui e impostare la vita secondo il Suo insegnamento. Per fare questo, ci vuole un’assidua applicazione alla fede, alle sue Verità, alla visione cristiana della vita che dobbiamo approfondire, assimilare e far diventare luce dei nostri occhi.
Il Cristianesimo è la religione della resurrezione dei morti e della vita eterna. È la prospettiva più importante, alla quale persino i cristiani difficilmente pensano. Anzi, esiste una visione della pseudoscienza evoluzionista, secondo la quale la vita è legata alla sorte della materia che si evolve e si autodistrugge. Ci siamo lasciati catturare da questo pensiero pagano, immanentista e nichilista. Alla domanda “Chi è l’uomo” viene risposto “Un pugno di polvere”, ovvero la massima degradazione di noi stessi.
Attraverso lo studio della Parola di Dio e delle verità della fede cristiana, dobbiamo acquisire un modo di pensare cristiano. Come dice San Paolo, bisogna sempre più estirpare i desideri della carne dal nostro cuore, poiché sono tutti proiettati verso l’effimero, l’iniquità e il peccato.
Queste proiezioni dei desideri del cuore – in gran parte – sono i sette vizi capitali con le loro proliferazioni. Il lavoro di purificazione del cuore consiste proprio nello sradicare la superbia, l’avarizia, la lussuria e tutti i vizi. Questa è una operazione dolorosa senza la quale non possiamo definirci cristiani. Dobbiamo far sì che dentro il nostro cuore il bene prevalga insieme all’umiltà e non la superbia, al distacco dalle cose materiali e non l’avarizia, al perdono e non la violenza. È una lotta continua.
Ci rendiamo conto di essere sulla via del Cristianesimo vissuto nel momento in cui pensiamo cristianamente. I due centri propulsori dell’essere umano – la mente e il cuore – devono essere cristianizzati.
Questa trasformazione deve interessare tutto il nostro essere, soprattutto il nostro linguaggio. La parola esprime il pensiero e i sentimenti che sono dentro al nostro cuore. Quindi avere un linguaggio cristiano e non mondano è molto importante. Dobbiamo usare parole senza scurrilità, cattiverie, bestemmie e scelleratezze.
Vigiliamo sul linguaggio, sul cuore e sulla mente in modo da avere i sentimenti e le parole di Cristo. È fondamentale che sia un linguaggio cristiano, sincero, pulito, caritatevole, che si auto domina facendo silenzio quando ce n’è bisogno e che testimoni quando è necessario. La trasformazione interiore deve avvenire per tutti i nostri sensi, come gli occhi che devono essere puliti e luminosi, non grifagni, pronti a odiare, ad appropriarsi, a rubare o a dominare.
Il nostro comportamento deve essere espressione della santità che abbiamo fatto crescere in noi, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre azioni. In tutto ciò che facciamo deve esserci l’impronta di Cristo.
Questo è un lavorio che dura tutta la vita. Al termine, saremo già pronti per essere rivestiti della santità di Cristo nella sua totalità e nel suo splendore. Se la trasformazione interiore è iniziata, nel momento della nostra morte verrà completata. Saremo immagini vive di Gesù Cristo, la nostra fonte di felicità e di grazia.
Il cammino cristiano deve essere il programma di santità della nostra giornata. Sforziamoci di avere pensieri, parole, linguaggi, atteggiamenti interiori, sentimenti, comportamenti cristiani. Senza questa fatica interiore rischiamo di essere sepolcri imbiancati e non veri testimoni. L’esame di coscienza ci aiuta a capire se siamo cristiani nel profondo del nostro essere e se la grazia dello Spirito Santo è entrata in noi. Se questo progetto di santificazione non è portato avanti ci purificheremo in purgatorio. Che Dio ci preservi dalla vittoria del male in noi, che ci porterebbe alla perdizione eterna.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”