Pensiero spirituale sulla grazia del risveglio della coscienza

Cari amici, il risveglio della coscienza è una grazia completamente gratuita. Si tratta dell’uomo peccatore che si è indurito nel male, è riuscito a soffocare, a tacitare e rimuovere la voce della coscienza. Quindi, questo strumento meraviglioso – attraverso il quale la voce di Dio arriva all’anima – è bloccato. È necessaria una grazia speciale – la grazia della conversione – perché la coscienza si risvegli. Una volta deciso di ascoltarla, si cambia vita. Il risveglio della coscienza l’abbiamo sperimentata tutti. Anche molti dei nostri ascoltatori sono tornati alla vita cristiana dopo momenti di sbandamento.

Il cammino di conversione si inizia attraverso il rimorso della coscienza. Questa voce di Dio – che in un certo senso è anche una tortura perché non dà mai tregua – si fa sentire sempre di più finché non si decide di fare il passo decisivo. Nella letteratura italiana abbiamo la grazia di avere dei riferimenti sul risveglio della coscienza; un esempio lo possiamo riscontrare nel personaggio dell’Innominato di Manzoni. Egli ha passato notti torturato dalla coscienza che si era risvegliata in lui e finalmente decide di andare dal cardinal Federico Borromeo per fare la sua confessione.

La coscienza è una grande grazia perché chi è nello stato di accecamento, non vede e non sente più. Lo stato di una coscienza muta o soffocata (l’espressione più ricorrente nella lingua italiana è “essere senza coscienza”) significa non avere più la percezione di ciò che è bene e ciò che è male.

Lo stato di indurimento è peggio, perché indica un atteggiamento di rancore verso questa voce, con la volontà di sopprimerla, di estirparla. Quando si è in questa situazione, si è in uno stato di massimo pericolo per quanto riguarda la salvezza eterna della propria anima.

Come ci spiega la teologia, chi è in questo stato non riesce ad uscirne fuori senza una grazia speciale: che è la grazia della conversione. In genere, viene data da Dio perché ci sono anime che pregano per conversione di coloro che sono lontani, che non conoscono l’amore di Dio, che fanno il male. La Madonna a Kibeho ha usato l’espressione: “ribelli” per descrivere i peccatori. È un’espressione molto forte perché indica la parentela di chi pecca con gli angeli ribelli che non accettano la sottomissione a Dio, la Sua volontà e la Sua voce.

Il tema del risveglio della coscienza ci interessa moltissimo perché è una grazia che viene da Dio. La motivazione di questo dono è sempre la Passione di Cristo, che ha patito per i nostri peccati e di tutti gli uomini di tutti i tempi. Al Suo cuore trafitto aggiungiamo l’intercessione della Beata Vergine Maria corredentrice, che ha cooperato all’opera della Redenzione e che ottiene grazie di conversione. Lo vediamo nei primi tempi della predicazione: Pietro alla sua prima predica di Pentecoste ha ottenuto la conversione di 5000 persone, un numero molto più elevato rispetto a Gesù a Gerusalemme. È successo perché Pietro ha predicato dopo che il Sangue di Cristo ha ottenuto l’effusione dello Spirito Santo. La grazia della Croce viene data a chi è accecato dal male nel peccato.

È molto importante sottolineare che – come ci ricordano le Apparizioni mariane a Lourdes, Medjugorje, Fatima – bisogna pregare per i peccatori perché sono in uno stato di morte e non potranno mai risvegliarsi da soli senza una grazia speciale. La fonte di questa grazia è, certamente, la Passione di Cristo, l’intercessione di Cristo e di sua Madre presso il Padre ed è anche il frutto delle nostre preghiere. Le nostre preghiere sono fondamentali tanto che la Regina della pace ha chiesto e supplicato anime particolari di pregare per quelli che non hanno mai conosciuto l’amore di Dio. Questa è una chiamata alla corresponsabilità nostra nell’opera della Redenzione. Con la nostra cooperazione, la nostra preghiera e i nostri sacrifici si possono salvare numerose anime. La Madonna – che ha chiesto persino ai bambini di Fatima questi fioretti – ha ringraziato per quanto abbiamo offerto per le sue intenzioni.

Il risveglio della coscienza non è ancora la conversione. Non è nemmeno il primo passo della conversione, perché il peccatore non ha fatto nulla. Possiamo dire che è la grazia senza la quale non inizia la conversione. La descrizione del Manzoni è perfetta su questo punto di vista, l’Innominato si tortura tutta la notte nel rimorso della coscienza; invece di andare al palazzo del cardinal Federico, sarebbe potuto tornare nel suo castello. La decisione di andare al palazzo del cardinale è il primo passo della conversione.

Abbiamo due figure bibliche che ci dimostrano e ci illuminano a fondo su questa grazia del risveglio della coscienza che è il presupposto al cammino di conversione ma non è ancora la conversione. Queste due figure sono Giuda e Pietro. Pietro ha manifestato in diverse occasioni – nella sequela di Cristo – di avere la grazia dello Spirito Santo. Come quando a Cesarea di Filippo ha riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente oppure come descritto nel Vangelo di Giovanni: dopo che Gesù disse: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna», molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù, infatti, sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Pietro era una persona molto sensibile ai richiami della grazia dello Spirito Santo. Ha avuto un momento di smarrimento perciò nella paura, nella confusione, nella delusione, davanti all’accusa di un inserviente, cade dicendo di non aver mai conosciuto Gesù Cristo. Ma con uno sguardo del Signore, la coscienza di Pietro si risveglia e decide di andare nel Cenacolo, nel posto giusto. Difatti, il giorno di Pasqua, le donne vanno nel Cenacolo a dire a Pietro e Giovanni che il Signore è risorto.

L’altra figura biblica è Giuda. Egli ha la grazia del risveglio della coscienza, San Matteo disse che si convertì. La parola “Conversione” in questo caso significa che ebbe la grazia del risveglio della coscienza, un elemento della conversione divino ma non una decisione umana. Ebbe la grazia e fece un primo passo. Bisogna sottolineare che Giuda – pur non avendo fatto il passo della fede come l’ha fatto Pietro, che è andato nel Cenacolo – ebbe un risveglio che l’ha indotto a fare un passo encomiabile e significativo ma che non era ancora nell’ordine soprannaturale. È andato a restituire le monete nel tempio, dicendo che aveva tradito un uomo giusto non il Figlio di Dio, rimanendo nell’ambito di una moralità alla quale la sua coscienza – liberata dal soffocamento – si mostrava sensibile. Giuda ha poi deciso di andare a impiccarsi, questo è stato il passo sbagliato e che probabilmente l’ha perso eternamente. Non ha creduto in Gesù, Figlio di Dio, non ha creduto che potesse perdonarlo, non è andato a chiedere perdono e si è ucciso.

Questa è un’analisi che ci permette di capire quando comincia la conversione da parte nostra. La conversione inizia con il risveglio della coscienza, una grazia divina data gratuitamente. Ma il vero primo passo è quando si decide di tornare a Dio, di affidarsi a Lui, di mettersi di fronte a Lui e chiedere la sua divina Misericordia; come ha fatto l’Innominato con la decisione di andare da colui che amministra la divina Misericordia, nel suo caso, il cardinale Borromeo.

La conversione inizia con il risveglio della coscienza che è un intervento divino, ma da parte nostra incomincia quando – avendo ascoltato la coscienza che rimorde – decidiamo di cambiare vita a partire da una Santa Confessione. Da quel momento riceviamo la ricompensa, la pace e la gioia dell’anima che si è riconciliata con Dio. C’è più festa in Cielo per un peccatore che si converte, che per cento giusti che continuano il loro cammino.

Sono sicuro che con gli eventi che ci sono oggi – da una parte il male che avanza e dall’altra la mancanza di vie di uscita – fanno sì che molti si domandino se veramente Dio esista. Non bisogna fermarsi, bisogna fare il passo. Decidere di tornare a Dio – come ha invitato più volte la Madonna – significa mettersi davanti a Cristo Crocifisso, chiedere il perdono dei peccati, dopodiché si rientra nella Chiesa, sulla barca della salvezza, attraverso il Sacramento della Confessione.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”