Pensiero spirituale su Gesù Cristo «Nostro Dio» (Messaggio del 25 aprile 2024)

Cari amici, l’espressione «Nostro Dio» nel Messaggio del 25 aprile 2024 della Regina della pace è nuova: «Voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani d’amore tese per tutti coloro che sono nelle tenebre e cercano la luce del nostro Dio». Maria non ha mai utilizzato questa espressione, nonostante sia nella Liturgia: “Per il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che è Dio”. In tutti i Messaggi della Madonna ci sono riferimenti biblici, dell’Antico e Nuovo Testamento. Tutte le Sue parole sono intessute della Sacra Scrittura.

C’è da chiedersi perché la Gospa abbia usato questa espressione: «Nostro Dio». La maggioranza degli uomini sono nelle tenebre e cercano la luce del nostro Dio, tranne coloro che sono nella luce della fede, che è una rivelazione soprannaturale. Con la capacità della ragione si può arrivare ad alcune verità, se non altro di ordine naturale come l’esistenza di Dio. Con la mente umana si può arrivare, attraverso le opere di Dio, al Creatore e si possono definire alcune delle Sue perfezioni. Vediamo che in alcuni testi della filosofia, di altre religioni o prima del Cristianesimo ci sono frammenti di luce in questo senso.

Al di fuori di chi ha la fede cristiana – che è una rivelazione divina– tutti sono nelle tenebre. Molti professano altre religioni o delle filosofie, ma è nel DNA umano la ricerca di Dio. Questa è una realtà che Maria ha sottolineato in molte occasioni. Per esempio, nel Messaggio del 25 settembre 2022 disse: «Siate gioiosi cercatori di Dio». Quindi, la Madonna invita tutti coloro che hanno la grazia della fede di essere luce per per portarli al nostro Dio, al Nostro Signore Gesù Cristo.

Il nostro Dio è Gesù Cristo, anche la Madonna molte volte nei Messaggi, quando parla di Dio parla di Suo Figlio che l’ha mandata, delle tre persone distinte, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La persona centrale che ci conduce al Padre è proprio il Figlio pe mezzo dello Spirito.

Anche noi dobbiamo usare questo linguaggio. Con l’espressione “Credere in Dio” non definiamo questo Dio come fa la preghiera del Credo: “Io credo in Dio, Padre Onnipotente […] Gesù Cristo […] Spirito Santo […]”. Quando diciamo “Credo in Dio” non esprimiamo il cuore stesso del Cristianesimo.

Nel Cristianesimo l’esistenza di Dio è indiscutibile, si è rivelato attraverso suo Figlio sulla Terra. Professando la nostra fede in Gesù Cristo, crediamo nel vero Dio che è Santissima Trinità, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, a cui abbiamo accesso attraverso di Lui. Non dobbiamo limitarci a dire “Credo in Dio” ma dobbiamo dire “Credo che Gesù Cristo è Figlio di Dio, è la Via, la Verità e la Vita”, usare tutte quelle definizioni che Gesù ha dato di se stesso. Il Nuovo Testamento è ricco di nuove espressioni – specialmente il Vangelo di San Giovanni – con il quale Gesù ha definito se stesso nella sua uguaglianza con il Padre, nella sua missione di rivelare il Padre.

L’apostolo Filippo disse a Gesù: «Signore, mostraci il Padre». Gesù gli rispose: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». Avere questa determinazione, superare le riserve e le vergogne che si possono avere, dire “Credo che Gesù Cristo è il Signore, è il Figlio di Dio, è il Redentore del mondo”. Si può adorare anche più concretamente inginocchiandosi e adorandolo quando si tratta della Sua presenza reale nell’Eucarestia. Prestare la propria adorazione al nostro Dio, che si è fatto uomo, che ci ha redento, che è morto in Croce, che l’Eucarestia ci presenta, con il pane consacrato e il corpo donato e con il vino consacrato e il sangue versato.

La nostra fede in Dio non deve essere generica, , ma dobbiamo specificarla in chiave cristologica. Tutti e quattro i Vangeli ci portano a questa professione di fede, perché è necessaria per testimoniare la nostra identità cristiana. La divinità di Cristo oggi viene oscurata, a volte anche all’interno della Chiesa. Benedetto XVI ha detto che si viene sgretolando la base stessa del Cristianesimo, che è a professione di fede della divinità di Gesù Cristo.

Non dobbiamo limitarci a dire alle persone che Dio esiste, il nostro itinerario deve portare a Gesù Cristo, dritti verso di Lui, altrimenti rimane qualcosa di vago. È solo Gesù Cristo che dimostra chi è Dio, ci manifesta Dio nel suo infinito amore che si fa uomo, la Sua umiltà, le caratteristiche del Dio cristiano, che è il Dio della pace e dell’amore.

È molto significativo il fatto che – in questo tempo della presenza di Maria a Medjugorje –in tutti i Suoi Messaggi raramente usa le parole “Gesù” o “Signore”, ma dice «Mio Figlio». Con questo termine la Madonna rivela il mistero dell’Incarnazione, che è quello centrale del Cristianesimo: il Verbo si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo: Et homo factus est. Questa espressione «Mio Figlio» è ricchissima perché ci indica chi è il nostro Dio. Nella nostra professione di fede possiamo dire che crediamo in Dio, che è Gesù, il Figlio di Dio, eternamente generato dal Padre ed è il Figlio di Maria che si è incarnato nel Suo grembo per opera dello Spirito Santo. In questo modo, la fede in Gesù Cristo diventa la fede nella Santissima Trinità.

Dobbiamo essere molto decisi nella nostra professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Una delle ragioni della scristianizzazione – che diventa sempre più aggressiva – è proprio la riduzione di Gesù a uomo, un filantropo. Quindi, la riduzione della Chiesa non a opera divina ma opera umana, di conseguenza, il declassamento del Cristianesimo da religione divina a religione umanitaria. Con questo il diavolo ci ha afferrato nella sua tenebra di negazione di morte. Per questo dobbiamo professare con forza la nostra fede, ogni volta che facciamo il segno della Croce, che professiamo il mistero della Santissima Trinità, nell’Incarnazione, nella Passione, morte e Risurrezione di Cristo che sono il cuore della nostra fede.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”