Pensiero spirituale sul monito della Madonna: “Figlioli, siete ancora lontani” (25 maggio 2024)

Cari amici, l’espressione «Figlioli, siete ancora lontani» (25 maggio 2024) non deve essere ignorata, perché è una fotografia fatta dall’alto, cioè dalla Madonna che vede e scruta i cuori. Maria è preoccupata per la nostra situazione spirituale e per la salvezza eterna delle nostre anime che dipendono dalla risposta alla chiamata che danno i suoi Apostoli. Gli Apostoli del Suo amore sono lo strumento attraverso il quale la Gospa sta preparando la grande battaglia, per aiutare il mondo a liberarsi dal maligno, cioè da questa presa dell’odio e della guerra che il diavolo soffia ogni giorno. Vuole liberarci e farci entrare in una fase della Storia dove ci sia la pace con Dio, che è un dono che si effonde nei cuori e crea la pace fra gli uomini.

Questa espressione della Regina della pace vuol dire che siamo ancora lontani da quegli obiettivi che si propone. Lei vuole che i suoi Apostoli – come tante volte ci invita a fare – siano quegli strumenti attraverso i quali la speranza cristiana arrivi a quelli che non la conoscono. La speranza cristiana è la salvezza che viene da Gesù Cristo. Viene da questo dono che ci ha fatto Cristo in questo tempo particolare, che è il tempo di Maria e la sua presenza. Fin da Fatima, la Regina della pace, aveva preannunciato che alla fine di queste turbolenze del mondo contemporaneo – con due guerre mondiali, la scristianizzazione e le sofferenze immani dovute al peccato – Lei ci avrebbe portato a una vita nuova, che viene da Dio, è un Suo dono e ha bisogno dei suoi Apostoli per questo.

Quando la Madonna dice «Siete ancora lontani», si rivolge proprio a noi suoi Apostoli. Questo ci deve scuotere e spronare sulla via della santità e della speranza, in modo tale che il mondo abbia la pace in abbondanza. Questo passaggio, in questo momento, è ancora lontano da quello che Maria si propone, è ancora immerso nella mondanità, nelle preoccupazioni di questo mondo. Non è pronto a questo passaggio storico, non è pronto al momento di Dio, o forse non ha tenuto accesa la fiamma della chiamata che pian piano è diventato un lucino fulminante fino a spegnersi.

È quello che è successo agli Apostoli prima della Passione. Gesù li ha preparati per tre anni al compimento della sua missione, che era appunto la Sua morte redentrice. Hanno condiviso la vita con Gesù giorno e notte, le sue fatiche apostoliche e le sue persecuzioni. Nonostante ciò, quando c’è stato il piccolo trionfo della Domenica delle Palme, si sono fatti trascinare nella prospettiva della mondanità. Alla vigilia della Passione, litigavano per decidere chi fosse più grande nel regno del Messia, che loro già prospettavano su una base temporale e di messianismo terreno. Così sono arrivati al momento della Passione impreparati, sono fuggiti, caduti. Giuda il traditore è stato quel cuore duro che non si è convertito. Pietro nella sua debolezza e nel suo entusiasmo che non avrebbe mai tradito Gesù, non ha potuto evitare che non si verificasse la profezia del gallo. C’è stato solo San Giovanni con la Madonna presente nel venerdì mattina fino al compimento della Passione, con la morte e la sepoltura di Cristo. Mentre gli altri Apostoli erano fuggiti e nascosti, forse nel Cenacolo o in altre parti. Sappiamo che erano caduti in una crisi spirituale notevole. Anche quando le donne sono andate ad annunciare che il sepolcro era vuoto, non c’era il cadavere e che un angelo ha detto che era risorto, gli Apostoli facevano fatica a credere. Ci sono stati anche dei discepoli che non hanno creduto né dopo aver visto Gesù che è apparso a loro né nel momento dell’Ascensione.

Questo ci fa pensare molto. Quando si entra nell’ambito della fede, come è quella del Signore Risorto, quelli che credono non vedono un fantasma, ma Gesù vero. Quelli che non credono e dubitano, non lo vedono. Quando era vivo e faceva miracoli, ci credevano, dopo la sua Resurrezione molti hanno smesso di credere perché si entrava nel soprannaturale.

Così avviene anche oggi. La Regina della pace è qui da più di quarant’anni ormai, con apparizioni quotidiane che ci hanno accompagnato, rafforzato, fortificato spiritualmente, in questa grande battaglia per conservare la fede e per testimoniarla. Siamo arrivati alla soglia del tempo dei Segreti, che in realtà sono già cominciati, perché satana è al massimo della sua attività. La Gospa vede le truppe che sono come Annibale agli ozi di Capua, cioè impreparate. Lo dimostrano i Messaggi che negli ultimi tempi Maria ci porta, come il 25 marzo 2023 quando non ha ringraziato per aver risosto alla chiamata ma ha manifestato la sua sofferenza per la nostra situazione: «Cari figli! Questo tempo sia per voi il tempo della preghiera». Successivamente nei Messaggi ha sempre manifestato questa sua preoccupazione fino a parlare della zizzania: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024). La Madonna si riferisce a quelle persone sulle quali contava e che si sono perse. Non conta quanti rispondono, ma quanti perseverano.

Ora la Regina della pace dice che siamo ancora lontani. Vuol dire che non siamo ancora pronti, come il 25 luglio 2019: «Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà, ma se siete miei, vincerete». Questa è una constatazione che non deve deprimerci o scoraggiarci, perché la Madonna ci invita a convertirci e a intraprendere il cammino di santità. Siamo ancora nel tempo di grazia in cui possiamo riprendere il cammino, rialzarci. Se abbiamo sbagliato strada possiamo cambiarla, se vaghiamo senza meta dobbiamo ritrovare la bussola che ci porta alla via di salvezza. Questa bussola è la preghiera.

C’è una preoccupazione crescente da parte della Gospa che riguarda proprio quelli che Lei ha chiamato e che vorrebbe all’altezza della situazione ma non lo sono. Dobbiamo darci da fare per esserlo. Dobbiamo scuoterci dal sonno stanco delle nostre anime, dobbiamo intensificare la preghiera, il fervore, la pratica della vita cristiana in modo tale da essere luce, testimonianza e pace, ovunque ci troviamo.

Guardiamo al cuore di Cristo che fiammeggia di amore, ma incoronato di spine per le offese, l’indifferenza, le tiepidezze, le ingiurie che ricevere quotidianamente e cerca anime presso le quali trovare ristoro. Anime che lo amino con generosità, con slancio, senza do ut des, un amore spassionato per Cristo. È la fonte eterna di felicità su questa Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”