
SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
Cari amici, la Solennità del Corpus Domini è giustamente fra la più sentite dal popolo cristiano, perché il Sacramento dell’Eucarestia ci dona Cristo vivo nella sua totalità di Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Infatti, come osserva San Tommaso d’Acquino, Cristo è realmente presente in Cielo e nelle Specie eucaristiche.
La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia tocca profondamente il cuore, perché ci fa comprendere l’immensità del suo amore, che lo ha spinto a stare con noi, nell’umiltà del pane e del vino consacrati, fino alla fine dei secoli.
Gesù non ha voluto lasciarci, ma ha ascoltato l’invocazione dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi Signore”. Ha fatto alla Chiesa pellegrina sulla terra il dono inestimabile della sua presenza reale, donandoci se stesso, come pane di vita, nelle difficoltà del nostro cammino.
Gesù non ci ha lasciato soli, ma si è messo nelle nostre mani donandoci il dono del Sacerdozio, grazie al quale possiamo rivivere con Lui, nella santa Messa, il Sacrificio della Redenzione.
La presenza di Gesù eucaristico è il dono più grande che la Chiesa ha ricevuto, perché la fortifica e la rende indistruttibile nonostante attacchi delle potenze del male e protegge la terra e tutti i suoi abitanti dalle follie del caos infernale.
Gesù realmente presente nella Santa Eucaristia è il Cielo sulla terra, è il nutrimento che vivifica, è la forza invincibile, è la certezza della vita eterna.
Andare alla Santa Messa nel giorno del Signore è come mettere un piede in paradiso, perché Colui che è in Cielo è anche realmente presente nel tabernacolo.
Svegliamoci dunque dal sonno stanco delle nostre anime e facciamo dell’Eucaristia il centro focale della nostra vita. Non esiste altra fonte inesauribile di grazia e di gioia alla quale il cuore umano possa attingere.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 14,12-16.22-26
Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 26 giugno 2011
Cari fratelli e sorelle!
Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe. E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.
In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47). Da che cosa derivava tutto questo? Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione. Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: “Sine Dominico non possumus” – senza il “Dominicum”, cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.
Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito “Donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente “eucaristica”, aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità.