Editoriale di Padre Livio

(Trascrizione del video corrispondente)

L’Aldilà è un argomento fondamentale perché riguarda il fine stesso della nostra vita. L’insegnamento sulla fede ha un grandissimo valore esistenziale anche perché noi vorremmo sapere dove sono i nostri cari e che cosa capiterà a noi quando moriremo. Su questo argomento è chiaro che l’umanità ha sempre vagato nelle tenebre e continuerà a farlo; l’unica luce che abbiamo, a riguardo, è la rivelazione delle Sacre Scritture. Gesù Cristo ci ha svelato l’esistenza del Paradiso, che è la mèta per la quale Dio ci ha creati e ci ha redenti; del purgatorio, per quelli che non sono pronti per il Paradiso e hanno bisogno di un tempo limitato di purificazione; dell’inferno eterno, per quelli che sono morti nel rifiuto di Dio, del suo amore e della sua Misericordia. All’inferno sono già stati condannati tutti gli angeli ribelli e vanno tutti gli uomini che non accolgono la salvezza che viene dalla Croce.

Non ci sono altre Verità di fede se non quelle che Dio ci ha rivelato e che la Chiesa insegna da duemila anni. Si tratta di Verità di fede solennemente proclamate nei Concili, sono dogmi di fede e quindi i cristiani che non li accolgono, rifiutarli, rimuoverli commettono un grandissimo peccato contro la fede del quale pentirsi e di cui confessarsi. È importante, allora, soffermarsi a leggere e meditare ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna a riguardo. Vi riporto i paragrafi specifici, seguono i miei personali relativi commenti.

Il cielo

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1020

Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l’ultima volta, le parole di perdono dell’assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l’ha segnato, per l’ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole: «Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. […] Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. […] Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno».

La preghiera che la Chiesa recita per i moribondi quando porta l’Eucarestia sottoforma di viatico è bellissima. Questa pratica è importantissima ed è un obbligo morale, oltre che un atto di grande amore.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1021

La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre.

Il tempo della vita è il tempo della grande scelta fra Cristo e il rifiuto di Cristo.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1022

Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».

Nel momento in cui l’anima si stacca dal corpo, proprio in quell’istante c’è il giudizio di Dio. Dopo la morte non c’è un tempo in cui l’uomo può pentirsi, il giudizio di Dio per quell’anima è immediato. Nel momento stesso in cui una persona muore viene giudicata subito e quindi o passerà attraverso una purificazione in purgatorio, o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo che è l’abbraccio con Cristo, o ancora si dannerà immediatamente per l’eternità. È sicuramente un giudizio di Dio, ma è anche un autogiudizio: l’anima stessa si rende conto di essere lei stessa consapevole del rifiuto di Dio, muore in questo rifiuto e quindi rimane eternamente senza Dio. Tutto questo avviene esattamente un istante dopo la morte stessa. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” (Giovanni della Croce).

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1023

Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12): «Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo […] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, […] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale — e questo dopo l’ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo — sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita i testi biblici. Il Paradiso è questa intima unione con Cristo, nel cuore stesso della Santissima Trinità, siamo figli nel Figlio e con Cristo contempliamo il volto del Padre per tutta l’eternità. Il Paradiso è anche una comunione con la Vergine Maria e tutti gli angeli e i santi del Cielo, è la Gerusalemme celeste.  In Paradiso le anime vedono e sono partecipi dell’essenza divina, cioè della Santissima Trinità. Nel testo conciliare citato al n. 1023, il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che tutti coloro che sono stati battezzati e non hanno necessità di purificarsi perché non hanno macchia alcuna, immediatamente dopo la morte vanno in Paradiso. Alla resurrezione dei corpi, poi, le anime gloriose riavranno i corpi gloriosi. La vita eterna consiste nel contemplare direttamente la Santissima Trinità in una visione intuitiva faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura; in Dio noi conosciamo Dio, entriamo nella comunione d’amore della Santissima Trinità. In Dio le anime entrano nella conoscenza e nell’amore che Dio dona che sono proporzionati alla perfezione di ogni anima.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1024

Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo». Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

Anche la Regina della pace più volte ha utilizzato proprio la parola “Cielo” per indicare il Paradiso. Nel Nuovo Testamento il termine “Paradiso” compare una sola volta, quando Gesù si rivolge al buon ladrone: «In verità ti dico: oggi con me sarai in Paradiso» (Lc 23,43); solitamente viene usato il termine “cielo”. Il cielo è questa vita perfetta di comunione e di amore con la Santissima Trinità che è fonte di uno stato di felicità completo, supremo, eterno. Non c’è una gioia più grande.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1025

Vivere in cielo è «essere con Cristo». Gli eletti vivono «in lui», ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: «Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno».

Noi partecipiamo alla vita della Santissima Trinità unendoci alla Santa umanità di Cristo, con cui ci uniamo alla divinità. Contempliamo il Padre nella comunione dello Spirito Santo. Viviamo in Cristo, siamo i tralci uniti alla vite ma non si dissolve la nostra identità, viene conservata la nostra originalità che è indicata proprio nel nostro nome. In Dio noi non perdiamo la nostra identità, siamo creature distinte da Dio; non siamo Dio, conserviamo la nostra identità e siamo intimamente partecipi della gloria della Santissima Trinità.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1026

Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha «aperto» il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

Il Cielo non è uno spazio in cui le anime vagano come se fossero in un’autonomia distinta dagli altri, che permette di essere lontane dalle altre. In Cielo siamo una cosa con Cristo e con Cristo siamo una sola cosa con tutti gli altri; c’è una comunione di amore che associa tutte le anime a Cristo e associa alla comunione d’amore della Santissima Trinità. In Paradiso siamo uniti in Cristo e resi partecipi della comunione eterna d’amore delle tre persone divine.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1027

Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).

Non possiamo immaginare in che cosa consiste e che cosa significa vedere Dio faccia a faccia, essere partecipi della comunione di amore eterno della Santissima Trinità. Per aiutarci a comprendere, la Sacra Scrittura descrive la condizione esistenziale della anime del Paradiso utilizzando delle metafore, delle immagini.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1028

A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa «la visione beatifica»: «Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, […] godere nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta».

In Paradiso c’è un’elevazione dell’anima particolare perché possa vedere Dio faccia a faccia. La visione beatifica è una grazia particolare con cui l’anima viene abilitata in Cristo a contemplare Dio così come Egli è e partecipare del suo amore. Ci vuole una grazia speciale che è quella che rende possibile la visione beatifica, è un’elevazione particolare. L’anima umana è stata creata in vista di questa elevazione e capace di Dio; la grazia, poi, la eleva, la unisce a Cristo per entrare nel mistero di Dio Santissima Trinità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta dei testi dei Padri della Chiesa per descrivere che cosa significa essere ammessi alla gloria del Paradiso, alla gloria della vita eterna.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1029

Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui «regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5).

Siamo portati a pensare che i beati si disinteressino di noi; i beati vedono in Dio tutto ciò che si compie su questa Terra e quindi intercedono con Cristo e con Maria, pregano per noi, ci ottengono grazie. In Paradiso le anime cooperano con la volontà di Dio; i nostri cari, allora, possono intercedere per noi, pregare per noi e anche dal Cielo sono attivi per realizzare in Regno di Dio nell’intera Creazione. Le anime del Paradiso partecipano senza fine alla regalità di Cristo; questo stato di perfezione e di gioia assolute è eterno.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ben descrive, anche con immagini, quella che è la gioia perfetta delle anime del Paradiso e di cui anche noi possiamo godere a piccole gocce nella vita quotidiana, pregando e supplicando Dio di farcela assaporare nel nostro cuore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica fa del suo meglio anche per elevarci a contemplare quella situazione che è il fine della nostra vita e che è quel destino di gloria per il quale Dio ci ha creati.

Il purgatorio

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1030

Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

In Cielo non possiamo entrare con le scorie del male e del peccato, con le imperfezioni. Sono le anime stesse che, nel momento in cui compaiono davanti alla gloria di Cristo, sentono il bisogno della purificazione e la desiderano. Gli stessi dannati che muoiono nell’incredulità e nell’odio verso Cristo vogliono andare all’inferno, che è il luogo dell’odio eterno. Le anime purificate, già nel momento della morte, iniziano a sentire questa attrazione che sarà poi per loro la gloria eterna del Paradiso; sono già in quell’intima unione con Dio che le porta da una situazione della fede sulla Terra alla visione faccia a faccia con il Padre Celeste.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1031

La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore: «Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti, colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro». Il purgatorio è altra cosa rispetto al castigo dei dannati che è senza speranza. Le pene del purgatorio, per quanto possano essere gravi, hanno speranza, non sono eterne.

Il fuoco purificatore deve essere inteso dal punto di vista spirituale. I peccati veniali con cui si muore possono essere purificati nell’Aldilà, prima di entrare in Paradiso.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1032

Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: «Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere».

I fedeli possono offrire per le anime del purgatorio celebrazioni eucaristiche, preghiere, opere buone, penitenze e indulgenze. Per i defunti che sono in purgatorio queste sono forme di grande carità. A riguardo, c’è molta sensibilità da parte dei credenti che non mancano di commemorare e pregare per le anime dei loro cari. Anche la Regina della pace, sovente nel mese di novembre, ha ricordato la necessità della preghiera per i fedeli defunti. Ovviamente, la Santa Messa è l’aiuto più importante che possiamo dare ai nostri cari defunti; possiamo poi offrire varie preghiere, le elemosine, le indulgenze, le opere di penitenza e di carità a favore dei defunti. A Medjugorje la Madonna ha detto: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (2 novembre 1983). Da questo possiamo dedurre che si tratta di una possibilità reale il fatto che anche i nostri cari sono in purgatorio, noi possiamo alleviare le loro pene, accorciarle, abbreviarle. Possiamo aiutarli con le Sante Messe, con le opere di carità, con le elemosine, con le indulgenze, con tutto quello che rientra in atti d’amore da parte nostra che possiamo applicare a loro. Loro stessi, però, possono pregare per noi, ottenerci delle grazie e quindi c’è questo scambio di amore fra le anime del purgatorio e noi fedeli sulla Terra. Noi possiamo aiutare loro e loro possono aiutare noi.

L’inferno è una realtà umanamente difficile da accettare. Cristo stesso però ce ne ha rivelato l’esistenza. È una realtà definita dai Concili. Ne deriva che negare questa Verità di fede è un peccato grave contro la fede, deve essere confessato e riparato quando necessario. Nelle apparizioni mariane la Madonna ha iniziato a usare il linguaggio della Chiesa, non dice che Dio manda all’inferno ma che sono gli uomini che scelgono questa condizione per l’eternità. L’odio verso Dio, non accettare di essere creature di un Creatore, volersi mettere al posto di Dio, portano a scegliere l’allontanamento eterno da Dio. Giustamente, allora, il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di autopunizione, in questo senso e che potremmo ridefinire autoesclusione per comprenderla meglio.

L’inferno

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1033

Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».

Mancando di amore verso il prossimo e verso Dio, saremo separati da Lui. Morire in peccato mortale senza pentimento significa scegliere di stare separati da Dio eternamente. Dio conferma la nostra scelta, rispetta fino in fondo la nostra libertà. L’inferno è una nostra scelta quando non vogliamo Dio, lo odiamo, vogliamo metterci al suo posto, vogliamo la libertà assoluta, crediamo di essere noi la causa della nostra esistenza, non vogliamo nessuna dipendenza, non accogliamo l’amore di Dio e rifiutiamo la sua Misericordia. Le anime che vanno all’inferno sono condannate eternamente per una loro libera scelta. L’inferno è una delle tematiche più presenti nel Vangelo, così come è presente il diavolo. Gesù Cristo ci ha rivelato questa possibilità tremenda della nostra libertà in rapporto a Dio.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1034

Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41).

Nel momento della resurrezione dei morti la anime che sono all’inferno avranno i loro corpi a immagine della dannazione. Chi non crede alle parole di Gesù e non le accoglie, non entra nella dinamica della salvezza perché rifiuta l’adesione della fede alla Divina rivelazione. Dobbiamo fare molta attenzione a non fare del qualunquismo a questo riguardo perché nel momento della morte, nell’istante stesso che segue, la nostra anima viene immediatamente giudicata da Dio e mandata in Paradiso, in purgatorio o all’inferno. Quell’istante successivo alla morte in cui veniamo immediatamente giudicati deve essere meditato, per arrivare la momento finale con almeno una fessura dalla quale possa entrare la luce di Dio.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1035

La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno».  La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

Si vive una sola volta. Chi si perde, si perde eternamente; chi si salva, si salva eternamente. Non ascoltiamo i pressapochisti, i superficiali, i venditori di notizie false, di menzogne.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1036

Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti».

Anche la Regina della pace ha detto che sono relativamente poche le anime che vanno direttamente in Paradiso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita la raccomandazione di un Padre della Chiesa: «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti». È importante prendere sul serio la Parola di Dio.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1037

Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti».

Dio non decide a priori le anime che vanno in Paradiso e quelle che vanno all’inferno. L’inferno è una libera scelta, è l’avversione volontaria a Dio, è un peccato mortale in cui si persiste fino alla fine. Dio vuole che le anime si convertano e si salvino tutte. Dio ci ha creati per il Paradiso.

Il giudizio finale

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1038

La risurrezione di tutti i morti, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà «l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell’uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,28-29). Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli […]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. […] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46).

Quando Cristo verrà nella gloria risorgeranno i morti, ci sarà il giudizio finale che non è un nuovo giudizio ma è il giudizio dei popoli, delle genti; chi è in Paradiso rimarrà in Paradiso, chi è all’inferno rimarrà all’inferno, le anime del purgatorio andranno in Paradiso. Ci sarà una separazione per cui i giusti verranno confermati nella vita eterna, gli empi andranno al supplizio eterno che si sono scelti. Siamo nel panorama della fine del mondo.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1039

Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: «Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3) […] egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me».

Durante il giudizio finale la verità verrà messa a nudo e sapremo tutto di tutti; il male compiuto, se confessato dopo il pentimento, viene cancellato, è come se non esistesse più. Vedremo in modo evidente i motivi per cui certe anime sono dannate e altre salvate.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1040

Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.

Tutto ci sarà chiaro. In Cielo, contemplando il Padre, comprenderemo tutto. Nessuno avrà scampo, il giudizio di Dio trionfa su tutte le ingiustizie e il suo amore è più forte di tutto, anche della morte.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1041

Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini «il momento favorevole, il giorno della salvezza» (2 Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del regno di Dio. Annunzia la «beata speranza» (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale «verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto» (2 Ts 1,10).

Questo panorama è straordinario, è grandioso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega mirabilmente le Verità di fede e ci aiuta a comprenderle per evitare che esse vengano travisate o modellate a piacimento di chi vuole negarle o offuscarle. Non seguiamo le false soluzioni del senso della vita che molte volte deviano e portano a forme di disperazione perché non sono aperte alla speranza.

La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1042

Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato: Allora la Chiesa «avrà il suo compimento […] nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo».

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1043

Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l’umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: «i nuovi cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1044

In questo nuovo universo, la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli «tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4).

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1045

Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è «come sacramento». Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la «Città santa» di Dio (Ap 21,2), «la Sposa dell’Agnello» (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1046

Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio […] e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione […]. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,19-23).

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1047

Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, «affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti», partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1048

«Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini».

Questo capitolo del Catechismo della Chiesa Cattolica è un capolavoro. È quanto Dio ci ha rivelato, è quanto noi siamo chiamati a credere. Entriamo nella dimensione della fede. Tutta la Verità rivelata ci viene insegnata dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Non bisogna seguire i falsi profeti, i falsi dottori, i falsi comunicatori. Bisogna stare alla larga dalle chiacchiere di questo mondo. Gesù ha detto: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35). Teniamo gli occhi rivolti al cielo, camminiamo con lo sguardo alto dove ci attende la beata speranza, preghiamo per i nostri cari e per tutti quelli che sono nelle tenebre del male ma cercano la salvezza.