di Gian Guido Vecchi – Corriere ella sera – 10 Maggio 2024

Nel giorno dell’Ascensione, Francesco indica ufficialmente l’inizio e la fine del Giubileo 2025:  la Porta Santa  di San Pietro si aprirà 24 dicembre di quest’anno e sarà chiusa il 6 gennaio 2026. L’attenzione all’attualità

Città del Vaticano – «Ora è giunto il tempo di un nuovo Giubileonel quale spalancare ancora la Porta Santa per offrire l’esperienza viva dell’amore di Dio, che suscita nel cuore la speranza certa della salvezza in Cristo». Il tono è solenne, come si conviene ad una Bolla di indizione firmata dal Papa e letta in San Pietro il giorno dell’Ascensione. Ma il testo nel quale Francesco indica ufficialmente l’inizio e la fine del Giubileo 2025 – la Porta Santa della basilica di San Pietro si aprirà 24 dicembre di quest’anno e sarà chiusa il 6 gennaio 2026 – ripercorre i problemi del presente, come un invito a rintracciare «segni di speranza» nel tempo presente, nonostante tutto. La pace in un mondo «ancora una volta immerso nella tragedia della guerra», l’entusiasmo per la vita e la necessità di una «alleanza sociale» che sia «inclusiva e non ideologica» contro la «perdita del desiderio di trasmettere la vita» e il relativo «calo della natalità»

«Aprire la Porta Santa in carcere»

E ancora l’attenzione alle situazioni di disagio, dai giovani agli anziani, dai malati ai migranti, a cominciare dai detenuti: «Per offrire un segno concreto di vicinanza, io stesso desidero aprire una Porta Santa in un carcere», annuncia. Il Papa richiama il Levitico e le radici bibliche del Giubileo, «dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti», e come tradizione chiede ai governi del mondo «forme di amnistia o di condono della pena», percorsi di «reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi» e «condizioni dignitose per chi è recluso, rispetto dei diritti umani e soprattutto l’abolizione della pena di morte, provvedimento contrario alla fede cristiana e che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento».

La storia dei Giubilei 

L’ultima volta, alle 17,13 del 29 novembre 2015, il Papa aprì battenti della Porta Santa e diede inizio al Giubileo della Misericordia a Bangui, nella capitale della Repubblica centrafricana in guerra civile, non era mai accaduto fuori Roma. Il precedente Giubileo «ordinario» fu quello di Giovanni Paolo II nel 2000. Certo le cose sono cambiate, dall’inizio. Il primo Giubileo fu indetto il 22 febbraio 1300 da Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani. Dante Alighieri lo detestava, con ottime ragioni, e ne annunciò l’arrivo all’Inferno tra i simoniaci della terza bolgia, canto XIX, con Niccolò III infilato a testa in giù in una buca che crede stia arrivando il successore e si stupisce, «Se’ tu già costì ritto, / se’ tu già costì ritto, Bonifazio?»; nel Paradiso, canto XXVII, fa dire a San Pietro che quell’occupante abusivo del trono papale ha ridotto il Vaticano, dov’è sepolto il Pescatore di Galilea, a una fogna sanguinosa e puzzolente: «Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio, / il luogo mio, il luogo mio, che vaca / ne la presenza del Figliuol di Dio, / fatt’ha del cimitero mio cloaca / del sangue e de la puzza…». Eppure, nonostante tutto, pare che anche Dante abbia voluto partecipare: quando nel XVIII dell’Inferno descrive la congestione di Malebolge, la paragona alla marea di pellegrini che attraversava in due flussi opposti ponte Sant’Angelo «l’anno del giubileo», una descrizione così vivida da far pensare a un testimone oculare. Anche stavolta, del resto, si attendono folle: la previsione è che a Roma arrivino oltre trenta milioni di pellegrini.

Guerra e pace

Il primo pensiero di Francesco è la pace nel mondo «che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra», scrive: «Immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza. Cosa manca ancora a questi popoli che già non abbiano subito? Com’è possibile che il loro grido disperato di aiuto non spinga i responsabili delle Nazioni a voler porre fine ai troppi conflitti regionali, consapevoli delle conseguenze che ne possono derivare a livello mondiale? È troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte?». L’esigenza della pace «interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti», prosegue: «Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura».

Natalità 

Il motto del Giubileo 2025 è «Pellegrini di speranza». E «guardare al futuro con speranza equivale anche ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere», scrive il pontefice. «Purtroppo, dobbiamo constatare con tristezza che in tante situazioni tale prospettiva viene a mancare. La prima conseguenza è la perdita del desiderio di trasmettere la vita». E così, «a causa dei ritmi di vita frenetici, dei timori riguardo al futuro, della mancanza di garanzie lavorative e tutele sociali adeguate, di modelli sociali in cui a dettare l’agenda è la ricerca del profitto anziché la cura delle relazioni, si assiste in vari Paesi a un preoccupante calo della natalità». Ma «l’apertura alla vita con una maternità e paternità responsabile è il progetto che il Creatore ha inscritto nel cuore e nel corpo degli uomini e delle donne, una missione che il Signore affida agli sposi e al loro amore». Per Francesco, quindi, «è urgente che, oltre all’impegno legislativo degli Stati, non venga a mancare il sostegno convinto delle comunità credenti e dell’intera comunità civile in tutte le sue componenti, perché il desiderio dei giovani di generare nuovi figli e figlie, come frutto della fecondità del loro amore, dà futuro ad ogni società ed è questione di speranza: dipende dalla speranza e genera speranza». Venerdì mattina Francesco parteciperà agli Stati generali della natalità  e già nella bolla avverte che non bisogna farne una questione ideologica: «La comunità cristiana non può essere seconda a nessuno nel sostenere la necessità di un’alleanza sociale per la speranza, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo». Del resto «tutti, in realtà, hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere», l’essere umano non può accontentarsi «di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali», perché «ciò rinchiude nell’individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti».

Condonare i debiti

Nella bolla di Francesco, oltre all’appello in favore di detenuti, c’è un altro appello ripetuto, perché sempre inascoltato, in vista dell’anno Giubilare: «Un invito accorato desidero è destinato alle nazioni più benestanti, perché riconoscano la gravità di tante decisioni prese e stabiliscano di condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli». È una questione di giustizia, spiega Francesco, prima che di magnanimità «C’è un vero debito ecologico, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi». Del resto la Bibbia insegna che la terra appartiene a Dio e noi tutti vi abitiamo come «forestieri e ospiti», fa notare Bergoglio. Il Giubileo ricorda che «i beni della Terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti». Per questo «è necessario che quanti possiedono ricchezze si facciano generosi, riconoscendo il volto dei fratelli nel bisogno», scrive: «Penso in particolare a coloro che mancano di acqua e di cibo: la fame è una piaga scandalosa nel corpo della nostra umanità e invita tutti a un sussulto di coscienza». Il Papa rinnova il suo appello «affinché con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri».

Le date

«Stabilisco che la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano sia aperta il 24 dicembre del presente anno 2024, dando così inizio al Giubileo Ordinario. La domenica successiva, 29 dicembre 2024, aprirò la Porta Santa della mia cattedrale di San Giovanni in Laterano, che il 9 novembre di quest’anno celebrerà i 1700 anni della dedicazione», si legge nella Bolla di Francesco. «A seguire, il primo gennaio 2025, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, verrà aperta la Porta Santa della Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Infine, domenica 5 gennaio sarà aperta la Porta Santa della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Queste ultime tre Porte Sante saranno chiuse entro domenica 28 dicembre dello stesso anno». Inoltre, «stabilisco che domenica 29 dicembre 2024, in tutte le cattedrali e concattedrali, i vescovi diocesani celebrino la santa Eucaristia come solenne apertura dell’Anno giubilare, secondo il rituale che verrà predisposto per l’occasione». Il Giubileo ordinario «terminerà con la chiusura della Porta Santa della Basilica papale di San Pietro in Vaticano il 6 gennaio 2026, Epifania del Signore».