Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

28. Gesù  è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai

L’intima unione con Dio nella conoscenza e nell’amore è il fine ultimo della vita. Gesù è la via che ti conduce, la verità che ti illumina, la vita che ti sostiene. La tua conversione è incominciata con un incontro con Lui. In quei momenti indimenticabili anche tu, come S. Paolo, ti sei sentito “afferrato da Cristo”. Ora ti sei messo sulle sue tracce, seguendolo lungo il sentiero erto e stretto della santità. Non cedere allo smarrimento se, dopo le lacrime di gioia della tua rinascita, incominci di nuovo a sentire il peso della carne e l’aridità del cuore.

Rientrando nella cornice della vita quotidiana, la forte esperienza che hai vissuto tende s sbiadire, mentre i problemi e le preoccupazioni  riaffiorano prepotenti. In qualche momento ti verrebbe voglia di dire::  “Gesù, dove sei?”. Ma lui ti risponderebbe. “Non temere, sono qui vicino a te”. Caro amico, d’ora in poi il tuo cammino procederà sempre con Gesù accanto. Lui è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai. Potrai sempre contare sul suo amore pieno di sollecitudine.

Non perdere mai la fiducia nella sua presenza e nella sua onnipotenza. La tua situazione è come quella degli apostoli, dopo le apparizioni del Risorto. Ti farà bene meditare su questo singolare brano di vangelo, come ti da capire quanto Gesù ci accompagni nella vita di ogni giorno (cfr  Gv 21, 1- 19).

Siamo nei giorni successivi al grande evento della resurrezione di Gesù, che ha segnato una svolta radicale nella storia umana. Eppure tutto in apparenza sembra procedere come prima. Gesù risorto è assente dall’orizzonte sensibile, mentre le ansie e le preoccupazioni incombono, come sempre, sulla vita quotidiana degli apostoli. Pietro prende l’iniziativa di andare a pescare. Il problema del vivere bussa alla porta come quello, non meno impellente, di dare un senso alla vita. Gli altri apostoli lo seguono, ma, nota il vangelo, in quella notte non presero nulla.

Nel cammino di fede non sono poche le notti in cui si fatica invano e si ritorna a riva delusi. Gesù sembra scomparso dall’orizzonte della nostra vita e, alla luce che rischiarava il nostro cammino dandoci sicurezza e pace, è subentrata una tenebra profonda. Gesù sembra averti abbandonato e la tua fiducia in lui è messa a dura prova. Sì, Dio prova la nostra fede e vaglia il nostro cuore. Ritienila una grazia. E’ nell’assenza apparente di Dio che brilla la perla preziosa della fedeltà.

Immagina la notte degli apostoli trascorsa in una fatica vana e senza risultati. Si saranno chiesti perché mai Gesù  non si facesse avanti. Si saranno ricordati di quella pesca miracolosa all’inizio della vita pubblica, quando Gesù li aveva chiamati a divenire pescatori di uomini. Forse avranno anche invocato l’aiuto del Maestro, nella speranza di un suo intervento. Invece nulla. Tutto tace e, quando l’alba sorge, tornano a riva con le mani vuote e nel più assoluto silenzio di Dio. Sono momenti di grande difficoltà, quando sei nell’impotenza di capire, di orientarti e di decidere. Ti sembra di essere una foglia sbattuta qua e là dal vento, in questo universo muto e impenetrabile. Forse sei tentato di abbandonare la grande avventura del vangelo, per vivere in una quotidianità senza slanci e senza rischi.

Caro amico, se Dio tace, sappi che però è sempre presente. Quando hai superato la prova della fede, ecco che ti  attende premuroso sulla riva, pronto a rinfrancarti  e a mettersi di nuovo al tuo fianco. Gesù ha bisogno della tua umiltà per compiere le sue opere. La tentazione di essere noi che facciamo è sempre molto forte e pericolosa. Certo, riconosciamo con le parole di non essere all’altezza, però nel nostro intimo ci riteniamo indispensabili.

Sappi, caro amico, che, quando Gesù nel vangelo ci dice che siamo “servi inutili”, vuol dire che altre persone possono fare  meglio di noi e che è stata una grazia non meritata la chiamata a una vita nuova. Per noi è difficile riconoscere la nostra pochezza, ecco perché Gesù ci lascia pescare da soli tutta la notte, affinché tocchiamo con mano le nostre reali capacità. Ma una volta che abbiamo ben appreso la lezione, ecco che egli rende feconda la nostra vita al di là di ogni  aspettativa e senza nostro merito.

Quando ci siamo totalmente abbandonati a Gesù, gettando sulla sua parola la rete della nostra vita, facciamo subito l’esperienza della potenza della sua amicizia e del suo amore. Nelle mani di Gesù, come diceva Madre Teresa, noi siamo delle matite con cui egli può scrivere le cose più belle. Nelle sue mani noi siamo strumenti con i quali può realizzare le imprese più rischiose e conseguire i risultati più impensati.

Ciò che colpisce nel vangelo di oggi non è tanto la pesca miracolosa che il Risorto concede agli apostoli avviliti, quanto alcune delicatezze della sua tenerissima amicizia. Mentre gli apostoli tornano a riva stanchi, affamati e infreddoliti, ecco che Gesù fa trovare loro il fuoco acceso. Fermati a considerare questa sfumatura. Se Dio provvede ad accenderti il fuoco per ristorarti dalla fatiche quotidiane, perché mai dovresti avere paura nei momenti difficili, quando non vedi più la sua presenza? Nell’angosciosa assenza di Dio ricordati dei momenti in cui il Salvatore, nel tuo cuore, ti accendeva il fuoco e si scaldava con te, nel tepore di una sicura amicizia.

Gesù non si accontenta di accendere un fuoco di brace, ma prepara anche del cibo caldo. C’è qualcosa di materno nella sollecitudine del Risorto per noi. Forse ora comprendi meglio perché, pur morente in croce, abbia compiuto il gesto straordinario di donarci Maria come madre. Solo l’amore materno di un Dio può arrivare a queste delicatezze. Il tuo Redentore ti sfama nelle fatiche, negli impegni e nelle prove della vita. Ti è a fianco come una madre, come una sposa e come un amico.

Se non hai questa certezza, non  riuscirai a perseverare e sarai tentato di voltarti indietro. Nei momenti di buio, di inutilità o di burrasca ricorda tutte le volte che Gesù ti era vicino, riscaldandoti e confortandoti col suo amore. Ora ti sembra lontano e forse pensi che ti abbia abbandonato. Sappi aspettare, Dio  è fedele e si mostrerà ancora al tuo povero cuore in attesa.

Verrà un tempo, dice Gesù a Pietro, quando un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Che cosa vuol dire? Vuol dire, caro amico, che nella vita viene per tutti il momento dell’apparente impotenza. A volte la malattia, spesso è la vecchiaia e sempre è la morte. Anche allora siamo più che mai  nelle mani di Dio. Anzi è proprio allora che il Maestro, se tu ti abbandoni veramente a lui, renderà più ricca di grazia la tua vita. Non temere il futuro con i suoi pericoli e le sue minacce. Non temere per il tempo che passa e le tue forze che declinano.

Non temere per la tua apparente inutilità. Non avere paura per le tue infermità e per la tua debolezza. E’ in esse che meglio si manifestano la forza e l’amore di Dio. Più ti avvicini alla meta e più ne pregusti la gioia.