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In questo tempo di Pasqua, c’è stato un evento importante. Il patriarcato di Mosca ha dichiarato la guerra santa, a nome di tutte le Chiese ortodosse che ne fanno parte.
Questo è un tema su cui inciampano molti cattolici che credono nelle guerre sante, ma non esistono. La Chiesa non ha mai sposato le guerre sante, hanno difeso la fede quando l’Islam ha tentato di imporsi in Europa. Sono state guerre di difesa delle proprie case, contrade, città, nazioni e ovviamente, anche della propria fede. La Madonna ha assistito in questa difesa l’Europa dagli attacchi dell’Islam. Quello è stato un estremo tentativo della difesa della fede dall’impero turco.
Ora siamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso. Deturpa radicalmente la fede cristiana che viene identificata con una Chiesa e una fede di carattere etnico, con obiettivi mondani. Di seguito, riporto un articolo di Avvenire, in cui tutta la Chiesa ortodossa in una dichiarazione – che comprende tutti i vescovi sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca – sacralizza il progetto imperiale di Putin come se fosse religioso, come se fosse un progetto di Dio.
Cento missili in una notte contro obiettivi civili in Ucraina per la «guerra santa» di Putin. Mentre la Polonia fa decollare i suoi caccia per proteggere lo spazio aereo e gli Eurofighter italiani hanno effettuato una doppia intercettazione di aerei russi nel Mar Baltico facendo salire la tensione e alimentando nuovi timori.
Gli attacchi russi hanno colpito centrali termiche e idroelettriche, preceduti dalla benedizione del patriarca Kirill che ha presieduto il “Concilio mondiale del popolo russo”. Da un punto di vista «spirituale e morale, l’operazione militare speciale – si legge nel documento conclusivo – è una guerra santa». L’atto conciliare è titolato “Presente e futuro del mondo russo”, ed è stato approvato il 27 marzo nella Sala dei Sinodi ecclesiastici della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. A pochi giorni dall’attentato rivendicato dall’Isis-K, gli ecclesiastici ortodossi sostengono che il popolo russo «difende armi in pugno la propria vita, la libertà, la statualità, l’identità civile, religiosa, nazionale e culturale, nonché il diritto di vivere sulla propria terra entro i confini dello Stato russo unito».
Questa identità fra popolo russo e religione cristiana è insostenibile.
E per «Stato russo unito» si intende anche l’Ucraina: «Dopo il completamento dell’Operazione militare speciale, tutto il territorio dell’Ucraina contemporanea dovrà entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia». Lo scopo, sempre sottinteso e mai ufficialmente dichiarato neanche dal Cremlino, adesso è espresso senza sotterfugi lessicali: «La possibilità di esistenza su questo territorio di un regime politico ostile alla Russia e al suo popolo, così come di un regime politico governato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa». Kiev, dunque, deve «entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia», ma non gli è permesso da Mosca di avvicinarsi all’Unione Europea e meno che mai alla Nato. Le parole del concilio non solo giustificano, ma incentivano le forze armate a fare di più proprio nel momento in cui l’Ucraina appare a rischio di una caduta del fronte orientale.
Questo è un passaggio che è stato ignorato non soltanto dalla stampa Occidentale ma obliterato dai siti cattolici con simpatie russe.
Siamo di fronte, prima di tutto, ad una identificazione della Chiesa con un’etnia e uno Stato, rispettivamente il popolo russo e la “santa Russia”. La Chiesa cattolica non potrà mai essere identificata con un gruppo etnico. Nemmeno i musulmani hanno identificato l’Islam con l’etnia araba, benché sostengano che Dio parla arabo.
La Chiesa viene identificata con un’etnia e uno Stato, che viene presentato come fosse una divinità: “santa Russia”. È una falsificazione del Vangelo. Gesù stesso ha detto a Pietro di riporre la spada nel fodero e ha detto a Pilato “Il mio Regno non è di questo mondo”, rifiutando ogni messianismo terreno. Perciò con queste affermazioni, come “santa Russia”, ci sono delle deviazioni radicali e pericolose dal Cristianesimo.
Questa era anche la deviazione a cui sono stati sottoposti gli Apostoli. Si sono fatti deviare, credendo ad un messianismo terreno, quando hanno visto che Gesù era proclamato Messia, nonostante quanto avesse detto Gesù sulla sua Passione e la Sua morte. Non hanno voluto capire e così con queste idee si sono sgretolati, sono fuggiti. Così succederà anche a questa costruzione assurda di una Chiesa che si fonda sulla potenza umana. La fede inizierà a sgretolare.
In questo documento, la Chiesa – come è successo durante il tempo della crisi ariana – non è spinta dall’imperatore che fa pressione per trascinarla nell’eresia. In questo caso, è essa stessa ad essere il centro propulsore di un imperialismo religioso armato. La Chiesa afferma che l’Ucraina va conquistata, va distrutta, va eliminata, non deve più esistere, deve essere parte della Russia. La Chiesa non si sta difendendo da un attacco, ma è il cuore propulsore di un impero religioso armato. È una guerra santa dove la Chiesa è l’anima di questo progetto.
Un progetto di questo tipo – come dice Beata Aiello e molti altri mistici – potrebbe avere come obiettivo finale proprio l’occupazione di Roma e la Cattedra di Pietro. Dietro c’è questa presunzione che la Russia ha il compito di salvare l’Occidente dall’eresia, dal paganesimo, come è stato riferito da Dugin. La Russia dovrà occupare e distruggere l’Occidente nella sua forma di Stato, di civiltà, così come Roma ha fatto con Cartagine, spargendo perfino il sale. L’ideologo di Putin ha parlato proprio in questi termini: l’Occidente va conquistato e va imposta la forma di Cristianismo russo-ortodosso se vuole essere salvato.
Il progetto non è solo quello di conquistare l’Ucraina, ma riprendersi tutti i Paesi che aveva prima e arrivare almeno ad un protettorato sui Paesi principali. Se al nord il primo “boccone” è l’Ucraina, a sud sarà l’Italia. La Russia che ha conquistato il patriarcato, estorcendolo a Costantinopoli non è escluso che voglia impadronirsi del pontificato in modo tale che Mosca diventi la “prima Roma”. C’è un’imposizione del progetto russo-ortodosso, con la forza armata, su tutta l’Europa. Vediamo una corruzione del Cristianesimo e del Vangelo, per cui diventa una forma di jihadismo.
Vedo un certo entusiasmo su alcuni siti cattolici per le conquiste che la Russia sta facendo, l’aspettano come se fosse la “liberatrice”.
Lo scopo, sempre sottinteso e mai ufficialmente dichiarato neanche dal Cremlino, adesso è espresso senza sotterfugi lessicali: «La possibilità di esistenza su questo territorio di un regime politico ostile alla Russia e al suo popolo, così come di un regime politico governato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa». Kiev, dunque, deve «entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia», ma non gli è permesso da Mosca di avvicinarsi all’Unione Europea e meno che mai alla Nato. Le parole del concilio non solo giustificano, ma incentivano le forze armate a fare di più proprio nel momento in cui l’Ucraina appare a rischio di una caduta del fronte orientale.
Questa è chiaramente una Chiesa armata. Una “Chiesa” che ha già distrutto se stessa. Il popolo russo ha identificato fede e impero fin dalle origini della Moscova. Si sono autoproclamati possessori del potere imperiale e papale. Ora vanno avanti per costruire il loro progetto, che è un imperialismo etnico e militare.
Procediamo nel nome del Signore, con la forza della fede, con la certezza che la Madonna è qui per la sua Chiesa. Lei la salverà con le armi della luce che sono la fede, il Santo Rosario, l’Eucarestia e la fedeltà al Papa. Queste sono le armi che abbiamo a disposizione. Con la preghiera incessante otterremo più di qualsiasi altra forma di propaganda di carattere ideologico e politico. Con la preghiera umile, fervorosa, quotidiana, con il Rosario in mano otterremo la vittoria di Cristo, della Vergine Maria e con essi nella Chiesa cattolica, che attraverso la persecuzione conserverà la fede e arriverà vittoriosa fino alla fine.
Padre Livio