Pensiero spirituale sull’umiliazione di Gesù nella Passione

Cari amici, abbiamo accolto l’invito della Madonna di percorrere la via della Croce uniti a Gesù: «In modo speciale, figlioli, pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

Soffermiamoci a meditare sull’umiliazione di Gesù nella sua Passione. Non parliamo di umiltà ma di umiliazione. Essere umili nel momento in cui siamo umiliati non è facile, ma alla scuola del Maestro possiamo imparare molto. Come Gesù dopo l’umiliazione è stato innalzato con la Resurrezione, così lo saremo anche noi.

Già San Paolo nella sua lettera agli Efesini aveva sottolineato l’umiltà del Figlio di Dio che si è abbassato fino a farsi uomo. Non ancora contento di questo abbassamento si è umiliato fino alla morte in Croce. Perciò Dio lo ha esaltato e il Suo nome è sopra ogni altro.

Vorrei sottolineare l’abbassamento al quale Gesù ha condotto se stesso. Il Verbo di Dio, attraverso la natura umana di Gesù, ha toccato abissi di umiliazione che soltanto la sapienza di Dio potrebbe rivelarci e farci capire. Ci fa stupire e commuovere per tanta umiltà.

Per capire l’umiliazione di Gesù dobbiamo guardare come si è manifestato nei tre anni della Sua vita pubblica. Si è presentato come una persona umile e semplice, Figlio del falegname. Poi, all’esordio della Sua vita pubblica la gente ha incominciato a chiamarlo Maestro, “Rabbi”, perché parlava con una sapienza che stupiva. Ciò che ha attratto e stupito le folle sono alcuni tratti della vita, della figura e della persona di Gesù che superano infinitamente tutti i personaggi della Storia Sacra, da Abramo a Mosè ai profeti. Ha manifestato la Sua grande sapienza – che vediamo anche nei Vangeli – poi la sua grande Santità, la Sua bontà, la Sua compassione, la Sua fedeltà al Padre e il Suo amore per il prossimo.

Questi abissi di Santità li hanno visti soprattutto gli Apostoli, che hanno condiviso con Lui la sua vita terrena e pubblica, giorno e notte. Hanno visto la Sua preghiera, la Sua pazienza e tutte quelle virtù che noi uomini raramente riusciamo a rappresentare. La Sua sapienza è quella che si è manifestata per prima, poi la Sua umiltà e successivamente la Sua potenza di miracolo nello scacciare i demoni, i miracoli sulla natura e i miracoli di guarigione. Tutto questo era una serie di elementi che hanno portato gli Apostoli ad avere fede in Lui come Figlio di Dio. È noto il momento in cui Gesù interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Il profeta, Giovanni il Battista redivivo». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa è la statura di Gesù che appariva ai suoi intimi. Ma si presentava così anche alla folla che, comunque, si rendeva conto che nessun personaggio dell’Antico Testamento si è mai manifestato in questo modo. Tanto che lo paragonavano al più grande tra i profeti come Elia e come i grandissimi della Storia Sacra.

Quello che colpisce è come la classe dirigente del tempo – i sommi sacerdoti – non credendo in Lui, l’ha ritenuto un bestemmiatore perché indicava se stesso come Figlio di Dio. Anche la folla aizzata da loro ha incominciato ad aggredire Gesù volendolo lapidare. Allora Egli chiese «Per quale motivo mi volete lapidare? Forse per i miracoli che compio?» e la folla rispose: «Non per i miracoli che compi ma perché essendo uomo ti sei fatto Figlio di Dio». Il capovolgimento della Passione che stupisce è proprio che un personaggio così straordinario, anche agli occhi dell’opinione pubblica, improvvisamente venga trattato come un delinquente. Questo lo vediamo nella Passione, dove l’hanno voluto umiliare in tutti i modi, hanno voluto distruggerlo come figura, hanno voluto cancellare dalla Terra il ricordo di questo personaggio.

Lo vediamo in tanti passi della Passione, prima di tutto, quando lo vanno a prendere nel Getsemani, con spade e bastoni, legandolo come si fa con un delinquente. Gesù dice chiaramente che ha sempre insegnato liberamente nel tempio e ora lo vanno a prendere di notte come se fosse un ladro.

Subito dopo, vi è un’altra umiliazione pubblica di un “processo farsa”. Chiamano i testimoni, litigano fra di loro e non c’è nessuna testimonianza che regga. Allora, lo provocano chiedendo se fosse il Figlio del Benedetto, come Gesù si era manifestato attribuendo a se stesso l’espressione “Prima che Abramo fosse, Io Sono”. Dopo questa affermazione hanno subito iniziato a picchiarlo, hanno stracciato le vesti e lo hanno condannato a morte. Un processo rapido, una caricatura tipica di chi si crede al posto di Dio.

Proseguendo con la Passione, la Sua umiliazione ha toccato aspetti incredibili. Pilato volendolo liberare – perché non riscontrava in Lui quelle accuse che erano state portate – pensa di chiudere il processo facendolo flagellare. È qualcosa di terribile nel quale Gesù è stato ridotto ad un verme. Dopo la flagellazione è stato preso in giro dalla soldataglia, che ne ha fatto una caricatura di burla. Gli hanno messo una corona di spine in testa, indicando la regalità, e una canna in mano, come fosse uno scettro. Per proseguire con bestemmie e prese in giro, con una brutalità che – visto il personaggio che aveva fatto soltanto del bene – ha qualcosa di assoluto, di diabolico, di terribile.

Quando viene portato da Pilato davanti alla folla, deve subire questa umiliazione di entrare in ballottaggio con Barabba e vedere preferito un delinquente a Gesù stesso. Ma non è ancora finita, perché con la morte in Croce – insieme a coloro che avevano commesso i delitti più gravi – venne rappresentato come più di un delinquente, come uno che non è degno di stare al mondo. È stato Crocifisso con i chiodi e per essere sicuri che fosse morto, venne trafitto con la lancia.

Le pie donne hanno tirato giù dalla Croce una persona santa e buona come mai è esistita qui sulla Terra, sulla quale si è riversato tutto l’odio dell’inferno e del mondo.

Di fronte a questa umiliazione, che si è protratta durante tutto il tempo della Passione, Gesù non ha aperto bocca. Ha taciuto durante la flagellazione, durante la messa in scena dei soldati che lo schernivano, durante il referendum tra Lui e Barabba, mentre portava la Croce al Calvario – salvo quelle parole che ha detto alle pie donne – e sulla Croce ha taciuto se non per dire quelle parole sante e di incoraggiamento al ladrone pentito che stava alla Sua destra. Le ultime parole di perdono le ha dette per concludere la Sua vita “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

L’umiliazione più grande nel silenzio più totale. Tutto questo lo ha fatto per espiare la superbia con la quale abbiamo messo noi stessi al posto di Dio. La superbia della ribellione dei progenitori, degli uomini di tutti i tempi che indicano se stessi al posto di Dio, quella superbia che è il veleno del diavolo e che soltanto l’umiliazione e l’umiltà di Cristo ci può guarire.

Se vogliamo sapere se siamo umili dobbiamo saper tacere quando siamo umiliati, come ha fatto Gesù. Solo in questo modo sappiamo che stiamo entrando nella via dell’umiltà. Chiediamo a Gesù di farci questo grandissimo dono dell’umiltà, che è il terreno dove crescono tutte le virtù. Le virtù che non crescono sul terreno dell’umiltà vengono utilizzate per innalzare se stessi.

Chiediamo la grazia dell’umiltà attraverso la quale ci pentiamo dei peccati, ci professiamo peccatori, riceviamo il perdono di Dio e la grazia della vita eterna.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”