Pensiero spirituale sulla sofferenza di Gesù nella Passione

Cari amici, nei giorni della Settimana Santa seguiamo il consiglio della Regina della pace: «Pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

La parola Passione indica di per sé una sofferenza, nel quale è stato immerso Gesù in quelle ore che vanno dall’ultima cena al momento della su morte in Croce. Una sofferenza totale: spirituale, prima di tutto, poi psicologica e anche fisica.

La sofferenza fisica è forse quella che capiamo più di tutte. Nel film di Mel Gibson “The Passion”, ci sono state persone che hanno pensato che la riproduzione di quello che storicamente è accaduto a Gesù sia stato eccessivo. Una sofferenza fisica immane che vorrei mettere davanti ai nostri occhi, perché è una grande realtà della vita umana. Una delle croci che tutti dobbiamo portare, ognuno in modo diverso. Se guardiamo alla Storia umana proprio perché si è staccata dalla fonte dell’amore che è Dio, è diventata una “macelleria” fin dalle origini. Infatti, dopo il peccato originale è avvenuta l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Questo è il fiume di sangue che ha inondato la Terra da allora fino ad oggi. La Croce di Cristo non poteva non portare questa sofferenza, non poteva non elevarla perché diventasse un atto di amore verso Dio per la conversione delle anime.

Gesù nella Passione, così come viene raccontata e testimoniata dalla Sindone, ha patito dolori inenarrabili, che non si possono verbalizzare. Sono dolori che Cristo ha sopportato con una dignità, una forza, un coraggio e con un silenzio che lasciano stupefatti. Li ha subiti anche con serenità d’animo, perché tutte le parole che Gesù ha detto, in mezzo a questo mare di dolore, erano parole di mitezza, di perdono e di aiuto alle anime.

La sofferenza morale di Gesù è stata certamente più grande di quella fisica, che è stata comunque spaventosa. Lui solo l’ha avuta e poche anime mistiche hanno avuto questa grazia inestimabile di partecipare alla Sua sofferenza morale. È quella che ha provocato il sudore di sangue nel Getsemani, cioè Gesù che offre se stesso in sacrificio di amore per la salvezza delle anime. Cristo si trova di fronte a questa visione che la Sua scienza divina poteva donargli, di tante anime che si salvano ma di tante anime che si perdono, ma per le quali Lui ha versato il Suo sangue. Come ci ha fatto capire la Madonna in un suo Messaggio che possiamo trasportare per analogia a Gesù: «Non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato» (24 maggio 1984).

Pensiamo a Cristo nel Getsemani e alla Sua sofferenza che non era solamente una reazione umana a quello che sarebbe dovuto accadere in quelle prossime ore. La Sua agonia si è manifestata per tutte le anime per cui ha sofferto, ma per le quali sarebbe stato inutile. Quanto più sono le anime che si perdono tanto è più grande la sofferenza di Cristo. Nel Getsemani, la sofferenza era onnicomprensiva, riguarda tutti i rifiuti di tutte le anime che nella Sua scienza di visione Gesù ha potuto vedere. In concreto a questa sofferenza immane globale, ha dovuto aggiungere le sofferenze che noi potremmo spigolare rileggendo la Passione. Una delle più terribili è stata quando ha sentito Giuda che si avvicinava, guidando quelli che avrebbero dovuto arrestarlo. Pensiamo al dramma con cui l’ha annunciato durante l’ultima cena: “Uno di voi mi tradirà”. Dobbiamo pensare con che trafittura d’animo Gesù ha detto queste parole e fino all’ultimo istante abbia tentato di convertire Giuda, di farlo riflettere. Forse un po’ ci è riuscito, quando nel passaggio del Vangelo Matteo c’è l’espressione: “Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani” (Matteo 27: 3-10), era già l’inizio di una conversione che poi non è proseguita.

Gesù ha pregato per l’anima di Giuda e ha voluto fare un gesto di amore di fronte a quello sacrilego di Giuda che lo baciava, un bacio falso e Lui ha detto: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo». Ha cercato anche in quel momento di salvare l’Apostolo, ma lui non è retrocesso dal suo intento. Il tradimento di Giuda è una spada che ha trafitto l’anima di Gesù.

Sempre nelle sofferenze morali vorrei ricordare quando Pilato ha presentato Gesù alla folla dopo la flagellazione; quindi, pur vedendolo così “ridotto a un verme, a un uomo sfigurato, di fronte al sorteggio tra Lui e Barabba la gente ha votato per Barabba. Pilato allora chiese cosa avrebbero dovuto farne di “questo Gesù” e la folla ha gridato “Sia crocifisso”. Quello che è successo è molto più delle parole della Madonna «La croce e la fede sono rifiutate» (25 luglio 2020) cioè la volontà di eliminare e distruggere l’amore di Dio che si è manifestato allora contro Gesù Cristo. In questa prospettiva, il mondo che lo disprezza, lo rifiuta, non sa che farsene, lo calpesta e forse un domani lo perseguita: questo è l’amore di Dio rifiutato, la grande sofferenza di Gesù e anche la grande sofferenza di Maria “Questo Bambino è qui per la morte e la resurrezione di molti”.

La Madonna a Kibeho ha chiamato quelli che rifiutano Dio e vanno all’inferno “ribelli”, noi li chiamiamo “dannati”. Ribelli a Dio, odiano il Suo amore, non lo tollerano, non lo vogliono. Questa è la sofferenza divina che si manifesta in Gesù Cristo durante la sua Passione, in tante Sue apparizioni come a Santa Maria Alacoque «Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini. Eppure, dalla maggior parte di essi e spesso anche dai suoi prediletti non riceve che freddezza indifferenza e ingratitudine».

A questo va aggiunto il dolore fisico che è stato immane, tutti conosciamo la flagellazione che ha lacerato il Signore. L’altro dolore unito al disprezzo è l’incoronazione di spine che hanno trafitto il cranio, la pelle e poi la salita al Calvario portando il peso della Croce. Le cadute, le scivolate, la crocifissione con i chiodi nelle mani e nei piedi i cui segni li ha mantenuti anche nel Suo corpo glorificato, perché non ci dimenticassimo del dolore che ha dovuto patire per noi. Questa sofferenza non è stata solo il momento in cui è stato inchiodato alla Croce, ma anche nelle tre ore in cui è rimasto appeso alla Croce con sofferenze immane finché è spirato. E per concludere una lancia gli ha trafitto il cuore, dal quale uscì sangue e acqua, cioè i Sacramenti attraverso i quali l’amore di Dio si comunica alle nostre anime. Tutto questo perché la nostra vita è contrassegnata dalla sofferenza e dalla morte, fisiche, morali, psicologiche, di ogni tipo che noi chiamiamo croci – usando un’espressione religiosa e spirituale. Gesù ha voluto prendere tutto questo su di sé.

Sappiamo che la sofferenza fisica la si può attutire con la medicina, che fa quello che può. Le sofferenze causate dalla vita stessa, dalla violenza degli uomini, dalle guerre, è una realtà che gli uomini non riescono ad eliminare. Scaricare la Croce dalle proprie spalle non è possibile. È possibile fare ciò che ci ha detto la Madonna: «Pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024), cioè tutte le nostre sofferenze fisiche, psicologiche, spirituali, morali, questo cumulo che portiamo sulle nostre spalle e che potrebbe inacidirci, portarci alla ribellione nei confronti di Dio e distruggerci, Gesù le ha riscattate. Possiamo dare tutte le nostre sofferenze a Gesù, possiamo unirci a Lui. Se ci uniamo a Lui, soffriamo con Lui, sopportiamo con Lui e offriamo con Lui queste sofferenze per amore e per la salvezza delle anime, la nostra sofferenza diventa più leggera, diventa una potenza di grazia e di salvezza. Questo vale anche per chi è sano e sta bene, perché nella vita camminiamo sulle spine, sui vetri, non dobbiamo farci illusioni di felicità che durano come una bolla di sapone. Dobbiamo riscattare la sofferenza e farla nostra, soffrire con Cristo. Questa è la salvezza cristiana per la quale ci vuole la fede, la preghiera, la buona volontà. È quella sofferenza che è compatibile con la pace e la gioia interiori, per cui si è felici anche se si soffre. Questo è il grande dono che Dio ci ha fatto, la grande medicina della sofferenza che dobbiamo meditare, farla nostra, imparare a portare la Croce con Gesù e a soffrire con Lui, affrontare le difficoltà della vita con Gesù.

La Madonna ci ha invitato nel Messaggio del 25 marzo 2024 a unirci a suo Figlio lungo la via del Calvario, della Croce e così restare uniti intimamente nel tempo delle prove che dobbiamo affrontare. Disponiamoci ad affrontare con la stessa fermezza e serenità con cui Cristo le ha affrontate e peseranno di meno, saranno molto fruttuose.

«In modo speciale, figlioli, pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”