Pensiero spirituale sullo Spirito Santo

Cari amici, vorrei parlarvi dell’importanza dello Spirito Santo e dei suoi doni nella vita spirituale. Nella nostra professione di fede diciamo: “Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita”, vuol dire che lo Spirito Santo è una persona della Santissima Trinità, comunemente detta la terza perché è l’amore che il Padre e il Figlio si scambiano fra di loro. Questo amore da Cristo crocifisso è stato dato a noi, è il dono della Redenzione dello Spirito Santo cioè, l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori.

È stato chiamato anche il “Dio sconosciuto” molti anni fa perché lo si invocava poco. La Liturgia della Chiesa, nella Santa Messa ha sempre avuto un’impostazione trinitaria, quindi tutto nella Liturgia viene rivolto al Padre per mezzo di Cristo nella comunione dello Spirito Santo. Nella vita personale non c’era questa attitudine ad invocare lo Spirito Santo, si parlava della grazia. Ma la grazia è dello Spirito Santo, è il suo amore che opera in noi, l’opera della santificazione, cioè la remissione dei peccati, la vita di santità e di unione con Dio.

Nel tempo, si è molto diffusa l’invocazione dello Spirito Santo e dal punto di vista catechetico-teologico si è precisato la sua grande opera. Si è affermato che le tre Persone divine operano sempre concordemente, per cui al Padre viene attribuita l’opera della Creazione, al Figlio l’opera della Redenzione e allo Spirito Santo l’opera della nostra Santificazione.

Lo Spirito Santo è un attore fondamentale nel nostro cammino di santità, siamo chiamati a corrispondere alle sue ispirazioni, illuminazioni, gemiti perché è la guida nel nostro percorso.

L’opera dello Spirito Santo nella nostra vita inizia prima di tutto con la conversione. Siamo in uno stato di morte, quando siamo nel peccato mortale. Siamo come tralci secchi e chi ci fa diventare nuovamente dei tralci verdi, uniti alla vita e che producono molti frutti, è proprio la grazia dello Spirito Santo, che crea in noi i presupposti per la conversione.

Tra questi presupposti vi è l’inquietudine: lo Spirito Santo risveglia la coscienza che è stata tacitata dal peccato commesso. Abbiamo soppresso il rimorso della coscienza che è stata silenziata o sepolta sotto una coltre di fango. Lo Spirito Santo fa sentire il disagio del peccato e crea quella santa inquietudine che fa capire il pericolo della perdizione eterna. Incomincia ad aprire il cuore a queste sollecitazioni di grazia, che sono come germi di vita in un deserto di morte nel nostro cuore. Gli occhi riprendono a vedere, lo Spirito Santo dà la forza alla nostra volontà che è indebolita dal peccato, che è incapace di volere bene e poi crea in noi i santi desideri che affiorano in un cuore dominato dai desideri della carne. Lo Spirito Santo fa nascere il desiderio di conversione, di una vita pulita, aperta al bene e retta.

Questa crescita dei santi desideri porterà alla decisione fondamentale che è quella che poi cambia la vita: la decisione della conversione. Grazie ad essa, si lascia una vita di peccato, di dispersione, di mondanità e di dipendenza dai vari vizi della carne. Si passa dalla morte alla vita, questa è la grazia dello Spirito Santo, fa di noi un ramo verde nella vigna di Cristo.

Lo Spirito Santo ci accompagna in tutto il nostro cammino spirituale. È ancora più visibile la sua azione nella seconda tappa della vita spirituale che è quella della purificazione. Una volta che noi abbiamo iniziato la conversione – ma abbiamo ancora tante debolezze della volontà, gli occhi che non vedono, le tendenze del male – riceviamo il fuoco dello Spirito Santo che ci purifica, attraverso la sofferenza, le rinunce, il combattimento spirituale quotidiano. L’opera di restaurazione della bellezza della creatura redenta, ha bisogno di tempo anche con momenti di sconfitta, è difficile dopo la conversione consolidare le conquiste, dare continuità ai nostri propositi, dare fedeltà alle nostre promesse. È un lavoro che può durare tutta la vita con la grazia dello Spirito Santo che purifica dalle scorie, attraverso la preghiera, la sequenza dello Spirito Santo che la Madonna ha raccomandato di recitare: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che è sviato” è tutta la grande opera di purificazione che compie lo Spirito Santo ed è quella fase del cammino spirituale che decide la santità. Se si riesce a uscirne vittoriosi da questa fase si entra nella fase ultima che è quella dell’unione con Dio. In quel momento lo Spirito Santo opera i suoi capolavori offrendo i sette doni. Questa collocazione all’ultima tappa del cammino spirituale ha un valore pedagogico perché molti si illudono di avere i doni dello Spirito Santo vivendo nel peccato mortale o tiepidezza spirituale. Questi doni nella loro efficacia, pienezza, evidenza e splendore, vengono nell’ultima tappa che è quella della santificazione, cioè nell’unione con Dio. Dal punto di vista catechetico sono stati sintetizzati nei sette doni e ognuno di essi ha una sua identità, una sua bellezza, riguardano aspetti della nostra vita spirituale: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. È una fase per la quale si deve sudare, faticare, cambiare vita, togliere il peccato mortale, essere stabile in grazia, portare avanti il cammino di purificazione, solo allora chiedendo i doni vengono offerti.

Nel Nuovo Testamento, San Paolo fa l’elenco dei doni dello Spirito Santo e ne mette tanti altri. Perciò si può dire che man mano che si prosegue nel cammino di santità, diventiamo un giardino fiorito, con ogni genere di fiori e con tanti doni dello Spirito Santo che non sono catalogati nello schema catechetico. Si possono quindi avere i doni dello Spirito Santo, specialmente quelli di cui abbiamo bisogno per il combattimento spirituale, in quella fase del cammino in cui ci si è stabiliti in grazia. Essere in grazia significa non commettere più peccati gravi e combattere quelli veniali. Si può essere in grazia anche con poco fervore perché il cammino spirituale prevede anche momenti di aridità e tiepidezza.

I due doni più importanti, secondo me, sono la sapienza, che è il discernimento che riguarda la mente, e la fortezza che riguarda la volontà, la fermezza nel compiere il bene. Però i doni sono tutti necessari, importanti, ne abbiamo bisogno. Mettiamoci in un atteggiamento psicologico di chi ara il terreno per renderlo recettivo. Chiediamo i doni quando abbiamo fatto piazza pulita del marciume che è in noi. Quando il terreno sarà pronto, potremo seminarli e farli crescere nell’umiltà.

Questi due doni, a parer mio, dovrebbero essere invocati ogni giorno perché viviamo in un tempo di seduzioni. Abbiamo bisogno del discernimento spirituale, dell’occhio limpido che ci fa vedere gli agguati del demonio, che ci faccia vedere la via di Dio anche in momenti di oscurità. Abbiamo bisogno del dono della fortezza, perché se non vinciamo le battaglie del combattimento spirituale veniamo travolti, questo dono ci porta alla pazienza e alla perseveranza fino alla fine.

Per prima cosa, dobbiamo creare in noi un atteggiamento di docilità all’azione dello Spirito Santo in noi. Ci guida attraverso le sue illuminazioni, ispirazioni, gemiti, tocchi d’amore, momenti di grandi elevazioni in grazia, essere molto disponibili alla sua azione dentro di noi.

La seconda cosa è che, dobbiamo invocare lo Spirito Santo come persona divina, così come invochiamo il Padre e il Figlio separatamente. Per questo la Regina della pace ci ha invitato a dire la preghiera: “Vieni, Santo Spirito” così da imparare a rivolgerci allo Spirito Santo come un “Tu” che è quello che ci guida nel cammino di santificazione fino alla vita eterna.

Per sentire la voce dello Spirito Santo ci vuole silenzio esteriore e interiore, momenti di raccoglimento riservati a se stessi, il silenzio dell’anima come lo chiama la Regina della pace. Sono questi momenti che rendono veramente presente la Santissima Trinità nel nostro cuore, cerchiamoli questi momenti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”