
Pensiero spirituale sulla preparazione dell’anima all’incontro con Dio
Cari amici, la preparazione dell’anima all’incontro con Dio è un’esortazione ascetica e mistica cristiana, che non riguarda solo la parte finale della nostra esistenza. Dobbiamo impostare la nostra vita in modo tale da preparare il nostro incontro con Dio, che avviene nel momento della morte, un passaggio dal tempo all’eternità, dalla Terra al Cielo.
La vita va intesa non come una navigazione senza meta – per venire assorbiti dall’abisso – ma un pellegrinaggio nel tempo, verso il traguardo della vita eterna. È una traversata molto pericolosa e faticosa ma che ha un porto di luce, verso il quale dobbiamo dirigere la barca della nostra vita.
L’ultimo tratto di strada della vita, quando la nostra clessidra sarà svuotata, deve essere il primo nell’intenzione. Cioè quello che è l’ultimo nell’esecuzione deve essere il primo nell’intenzione. Significa che il passaggio dal tempo all’eternità, quindi il nostro incontro con Gesù Cristo che sarà anche un giudizio (“Venite, benedetti del Padre mio […] Via, lontano da me, maledetti” Matteo 25, 31-46), deve essere stato preparato durante il corso della nostra vita. Dobbiamo fare in modo che Gesù possa dirci “Venite, benedetti del Padre mio”.
La vita qui sulla Terra deve avere questo orientamento, che è dato dalla fede in Cristo, Colui che è l’origine della nostra fede, che ha alloggiato nella nostra fede, che è l’incontro della nostra fede alla fine della nostra vita. La vita deve essere orientata in senso cristologico in un cammino con Lui, verso di Lui, per essere con Lui in tutta la vita eterna.
Una volta, nella generazione dei miei nonni, era molto sentita questa impostazione della vita come cammino verso l’eternità. Ma la guerra, la società dei consumi, il benessere qui sulla Terra, l’allungamento della vita, ha fatto sì che il traguardo dell’eternità si offuscasse. Gli obiettivi erano traguardi da conseguire nel tempo, cioè il benessere, una promozione sociale, personale, un’affermazione nel mondo, le motivazioni che prima erano molto chiare (la vita eterna, il Paradiso, l’inferno, il purgatorio, il giudizio di Dio) si sono sbiadite. Gli obiettivi della vita sono diventati umani, nei quali abbiamo messo tutto noi stessi; obiettivi che riguardano il problema del vivere, il problema dello star bene, il problema dell’affermarsi nella società. Tutto questo non è un male, ma lo diventa se gli obiettivi umani si trasformano in idoli, in qualcosa di assoluto che ci faccia dimenticare la meta eterna della nostra vita.
Dato che siamo arrivati in questa fase della secolarizzazione – nella quale perfino quelli che dicono di credere in Dio non lo fanno entrare nella prospettiva della giornata e del cammino della vita – si rimane sempre nell’orizzonte del tempo, delle cose umane e non si esce dallo stagno o dal guscio nel quale ci siamo installati. Questo è un regresso della fede e della visione cristiana della vita.
Quando una persona incomincia il cammino della vita, deve sapere dove vuole andare. Abbiamo la grazia della fede, incommensurabile, che dice che veniamo da Dio, che ci ha creati, abbiamo la grazia di avere avuto nel Battesimo il dono della Redenzione, e con essa la riposta ai problemi esistenziali ineliminabili (chi, sono, da dove vengo, dove vado, perché il dolore, il male, la morte). Abbiamo il sole di Cristo che ci illumina, le Sue parole sono parole di vita eterna, abbiamo la grazia di essere equipaggiati, per questo cammino verso l’eternità; quindi, se ci viene a mancare tutto questo diveniamo barche senza meta e senza bussola, come dice la Madonna.
Uno degli obiettivi essenziali che dobbiamo mettere a fuoco in questo tempo di Quaresima, è la vita come cammino verso Gesù Cristo, è vivere la vita in modo tale che l’incontro con Gesù sia un abbraccio, un ingresso nel regno di Dio. Questa è una decisione radicale con la quale si diventa cristiani, diversamente si ha un’infarinatura esterna di cristianesimo che non incide nel modo di pensare, di sentire, di concepire e di vivere la vita. L’obiettivo è spogliarci da una visione della vita intramondana che si ferma all’orizzonte degli obiettivi terreni, più si va avanti nel tempo questi obiettivi si sfarinano nelle mani, diventano poco significativi. La società di oggi è in una trasformazione continua, per cui tutto quello che produce diventa polvere.
Ecco l’invito in questo tempo di Quaresima: mettere per primo, nella nostra intenzione e nel nostro progetto di vita, l’incontro di Cristo nell’eternità; e invece di accumulare e raccogliere dalle cose terrene, arricchirsi dei tesori del Cielo, come dice Gesù. Cerchiamo nella fatica e nel tempo – con i doni che Dio ci ha dato – di riempire il forziere dell’eternità delle buone opere, di carità, di amore, tutto quello che costruisce che ritorna a bene nostro e degli altri. Per quanto riguarda le cose materiali, accontentiamo dello stretto necessario, perché ciò che è superfluo non serve e può essere una tentazione.
Dobbiamo vivere con questa prospettiva: arricchirci davanti a Dio e avere sempre alcuni punti di intransigenza nel nostro programma. Il primo punto è non accettare mai di vivere più di un giorno o un’ora in peccato mortale. Rimettersi in grazia di Dio con la Confessione in modo tale da vivere il tempo della vita come se fosse l’ultimo giorno, saper dire “Io sono pronto” in qualsiasi momento perché si ha il cuore libero, pulito, l’anima aperta, piena di luce e grazia. Dobbiamo riuscire ad assimilare questo atteggiamento che ha bisogno della grazia dello Spirito Santo, dato che siamo mondani, per avere il desiderio di vita eterna, del regno dei Cieli, la nostalgia di Dio, dell’eternità, deve diventare la forza che ci aiuta a superare le difficoltà, a portare le croci, ad affrontare il combattimento spirituale, a seguire i comandamenti.
Siamo in tempi in cui nessuno può scommettere uno scellino sulla sua vita oggi. Soffiano i venti dell’odio, dell’inquietudine, e come ha detto la Madonna nel messaggio del 25 ottobre 2023: «I venti del male, dell’odio e dell’inquietudine soffiano sulla terra per distruggere le vite», descrive molto bene la situazione del nostro tempo. Essere pronti per l’eternità è la cosa più saggia che possiamo fare, metterci a posto, pronti a entrare davanti al Signore che – con bontà e giustizia – ci chiederà cosa abbiamo fatto nella nostra vita e qual è il premio e il castigo secondo i meriti.
Vi invito a preparare le vostre persone malate e anziane all’eternità e al Paradiso con la Confessione e le preghiere. In questo modo farete un’opera di carità incommensurabile, di cui vi saranno eternamente grati. Lo possiamo tutti, perché l’eternità non fa paura, è un raggio di sole che illumina la persona e la vita, illumina il suo sguardo verso il futuro. Preparate voi stessi e i vostri familiari a vivere la vita come attesa del giorno in cui il Signore ci dirà: “Venite, benedetti nel regno del Padre mio”.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”