
Pensiero spirituale sulla virtù della perseveranza
Cari amici, senza la perseveranza non si arriva alla meta. È uno dei temi molto ricorrenti nel Nuovo Testamento, tra cui Paolo che ha un brano bellissimo nelle sue Lettere, nel quale dice che dopo aver tanto corso non arrivano al traguardo. Anche Gesù richiama il tema della perseveranza in molte occasioni, la più celebre è quella dove fa riferimento all’agricoltore che mette mano all’aratro, ma dopo aver arato un pezzo di terreno, si volta indietro e inizia a considerare di non portare a termine il suo lavoro. Queste immagini riguardano la vita di ogni giorno, vale per tutte le cose della vita le cui realizzazioni hanno bisogno di tempo. Questo riguarda proprio nella sua totalità, il tempo della vita che ci viene dato e in cui dobbiamo raggiungere la meta, che è la salvezza eterna della nostra anima.
La perseveranza è una virtù diversa dalla pazienza, anche se molte volte vengono messe insieme. La pazienza è quella virtù grazie alla quale sopportiamo i pesi, il male, la sofferenza, le tribolazioni, le tentazioni, le persecuzioni. Non c’è dubbio che la pazienza – cioè la capacità di sopportare, il non arrendersi alla potenza del male e anche alle fatiche della vita – sia una virtù fondamentale per poter uscire vittoriosi dalla grande battaglia della vita.
L’altra virtù, diversa da questa ma ugualmente necessaria, è quella della perseveranza. Nella prospettiva cristiana, la vita è come un cammino, un pellegrinaggio, un viaggio (temi frequenti per illustrare il mistero della vita), dal tempo all’eternità che riceviamo fin dal Battesimo. Questo lungo viaggio nel tempo lo decide Dio e ognuno ha il suo. È un tempo che può avere delle accelerazioni, delle stagnazioni, delle pause, ci si volta indietro, e alla fine vince chi arriva meta. Arrivare alla meta – che è la salvezza dell’anima – è il traguardo al quale bisogna tendere con tutte le proprie forze, subordinando tutto il resto.
All’interno di questa impostazione, possiamo introdurre il nostro cammino di santità che va percorso in tutte le sue tappe, che sono la conversione, la purificazione, l’unione con Dio. Nella nostra vita abbiamo anche i nostri impegni che sono molte volte di carattere etico e morale, e in tutte queste cose dobbiamo tendere a completarle, arrivare alla fine. Questo è il concetto: le tappe della vita le devo completare, non lasciarle a metà.
Quello che è vero nelle piccole cose quotidiane, che hanno un inizio e una fine, è ancora più vero nelle cose spirituali. A tale proposito, vorrei soffermarmi su una riflessione che ci ha invitato a fare la Regina della pace. Come sappiamo la Madonna in tutti questi anni, ha chiamato tante persone da ogni parte del mondo, Lei stessa ha detto di andare a Medjugorje. È una chiamata, è l’inizio di un cammino di conversione anche per coloro che sono già avanti, perché la conversione finisce con la morte.
La Gospa si è lamentata più volte che molti hanno incominciato questo cammino di conversione per poi abbandonarlo. Non solo i pellegrini dal mondo, ma anche coloro che vivono a Medjugorje e che hanno avuto questa grazia iniziale come popolo eletto, nel quale la Madonna potesse deporre la sua fiducia e avere la corrispondenza di cui ha bisogno per vincere le battaglie. Anche a Medjugorje dopo quarantadue anni, la perseveranza non è ancora terminata dopo tutti questi anni, dove c’è stata una fedeltà straordinaria, con alti e bassi. Mi ha colpito molto quello che ha detto il 25 gennaio 1991 quando si è rivolta alla Parrocchia dicendo: «Cari figli, oggi, come mai prima, vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete. Perciò, cari figli, pregate per poter essere protetti attraverso la preghiera con la benedizione della pace di Dio. Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi. Se volete, afferrate il Rosario; già il solo Rosario può fare miracoli nel mondo e nella vostra vita. Io vi benedico e rimango con voi finché Dio lo vuole. Grazie perché voi non tradirete la mia presenza qui. Grazie perché la vostra risposta serve al bene e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata»
È una chiamata fiduciaria, alla collaborazione, all’amicizia, alla condivisione di un piano divino. In tutti coloro che hanno risposto alla chiamata – fuori e dentro Medjugorje, creando questa Parrocchia ideale – è fondamentale che ci sia la fiducia che non viene mai tradita.
Per quanto riguarda la prospettiva della vita è fondamentale una perseveranza tale da poter arrivare al termine della nostra vita e sentire le parole di Gesù: “Vieni, servo buono e fedele”, una benedizione che ci invita nel Regno di Dio.
All’interno di questo, vorrei collocare la nostra chiamata ad essere servi della Madonna, essere parte delle sue schiere. È importante la risposta alla chiamata, perseverare nella risposta e stare attenti ai nemici potenti che dobbiamo affrontare che sono: prima di tutto la nostra carne, le nostre stanchezze, la nostra fame di mondo, le nostre debolezze i nostri vizi, che poi alla fine, ci attorcigliano e ci fermano; l’altra remora che può frenarci nel cammino è il mondo stesso, tale per cui per perseverare nel servizio alla Madonna bisogna andare controcorrente e esser pronti a sopportare prese in giro, vari tipi di persecuzioni, di ostilità.
Ultimamente la Madonna è preoccupata nei nostri confronti, oltre che per il mondo. Nel marzo 2023 non ha concluso dicendo: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” ed era il giorno dell’Annunciazione. Specialmente nei messaggi del 25 febbraio 2024 e del 25 settembre 2023 la Regina della pace esprime una preoccupazione verso coloro che hanno risposto alla chiamata e che si fanno deviare, sia fanno prendere dalla stanchezza, si fanno prendere dal demonio e dal mondo, si fanno indebolire, per cui abbandonano l’aratro. Questa è un punto su cui meditare.
In più messaggi degli ultimi tempi la Madonna ha manifestato la sua inquietudine, non dicendo “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” oppure con affermazioni molto gravi come: “Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù.” (23 settembre 2023), oppure: “La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili” (25 febbraio 2024), è come se le schiere che la Gospa ha formato in tanti anni si stiano assottigliando, stiamo sbandando, stiano disperdendosi.
Nei messaggi appare una preoccupazione della Madonna che è chiarissima. Quindi, se non perseveriamo fino alla fine, nel servizio alla Regina della pace, abbiamo perso tutto. Stiamo attenti, facciamo un esame di coscienza e prendiamo le nostre decisioni.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”