
Pensiero Spirituale sulla mortificazione della lingua
Oggi, cari amici, vorrei proporre un fioretto quaresimale fra i più ardui da realizzare. Questo fioretto ha dietro di sé una notevole letteratura spirituale, riguarda la nostra esperienza di vita e anche di cammino spirituale: si tratta della mortificazione della lingua.
Se cerchiamo la parola “lingua” nella Sacra Scrittura, specialmente nell’Antico Testamento e nei Salmi, vediamo l’importanza della lingua umana. Innanzitutto, la lingua che Dio ha creato è un grandissimo dono per lodarlo, per ringraziarlo, per annunciare la Sua Buona Novella, per essere annunciatori di pace, di misericordia, di amore. Non c’è dubbio che questo dono Dio lo ha dato a noi perché conoscendolo e amandolo potessimo con la nostra lingua benedirlo, farlo conoscere, testimoniare il Suo amore per noi. Attraverso la lingua possiamo raccontare agli altri attraverso l’evangelizzazione, i canti o la letteratura, la bellezza e grandezza del Creato, cioè dell’opera divina della Creazione e della Redenzione.
Per lingua intendiamo oltre che a quella parlata, anche quella scritta. La lingua scritta è stata resa degna in un libro di ospitare la Parola di Dio. Non si potrà mai parlare abbastanza di questo dono che Dio ha fatto all’uomo.
Questo dono si è pervertito dopo la caduta nel peccato originale, nel momento in cui Eva ha aperto le orecchie al sibilo del serpente antico, alla lingua biforcuta, alla lingua menzognera che l’ha tratta in inganno. Lei ha aperto l’orecchio per ascoltare queste parole sibilanti («Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male») che le hanno trafitto mortalmente il cuore.
Questo è il sibilo velenoso che attraversa la storia umana e che ha infettato molti uomini del nostro tempo che hanno presunto di mettere se stessi al posto di Dio.
Il Signore nella Sua provvidenza, in una lettera di un grande Apostolo che si chiama San Giacomo, ha voluto dedicare un piccolo paragrafo alle malefatte della lingua. Non esistono brani di letteratura mondiale così efficaci e così aderenti alla realtà come la lettera di San Giacomo Apostolo al capitolo terzo, vi riporto i versi:
«Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose.»
Mette in guardia sul fatto di insegnare cose che poi non si mettono in pratica, perché così facendo si riceve un giudizio più severo dal Signore. Dire e insegnare ma non fare è il rimprovero che Gesù ha fatto agli scribi e ai farisei.
«Se uno non pecca nel parlare,»
San Giacomo ne approfitta per fare un’omelia brevissima sulle malefatte della lingua nella vita umana di una persona.
«costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.»
Chi è in grado di tenere ferma la lingua, tiene fermo tutto il corpo e quindi tutte le altre parti del corpo e tutti i sensi che provocano la lussuria, l’invidia, la gola e gli altri vizi.
«Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose.»
Come diceva Hegel, un grande filosofo tedesco, che là dove passano le parole dopo cinquant’anni passano i cannoni.
«Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geènna.»
La lingua crea molti danni agli altri ma crea molti danni anche a se stessi quando non la si sa dominare.
«Infatti, ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall’uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale.»
È vero anche relativamente alla nostra lingua personale.
«Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei!»
Quindi, questo grande dono di Dio che è la lingua – che dovremmo usare per raccontare le sue opere, per benedire, per confortare e incoraggiare – la usiamo per diffamare perché alimentata dalla gelosia, dall’invidia che diventa omicida, serve per mentire, per deviare gli altri con la menzogna, per coprire se stessi, per mettere la maschera da pecora quando invece abbiamo la faccia da lupi. Di questa menzogna di satana, Gesù dice che è omicida fin dal principio.
La menzogna di cui la lingua è esperta è un tratto satanico particolare che ci rende particolarmente simili a satana. I bugiardi, i mentitori, i falsi sono figli del maligno. La lingua serve per ingannare gli altri, per trarli in inganno, per portarli alla morte, alla sventura, a farsi del male. Tante volte l’inganno diventa una trappola di parole, di falsi consigli con i quali rinchiudiamo le persone come fossero animali.
La lingua può avvelenare, sono i morsi del serpente che possono uccidere una persona, la mette in una situazione di sconvolgimento interiore come è avvenuto per Eva quando il serpente ha sibilato la sua sentenza dando del bugiardo a Dio e lei ha ascoltato. La lingua avvelena e seduce come quella dei venditori che vendono le patacche o gli orologi di ottone come fossero d’oro, ti presentano il male come fosse il bene. Serve per tutto ciò che è del mondo, per incensare, per applaudire, per vanagloriare gli altri, è un membro che si bava veleno da mattina a sera.
Giacomo tocca un punto di cui abbiamo fatto esperienza, dominarla è difficilissimo, quasi impossibile, però bisogna provarci. Ecco perché nella storia, non solo del Cristianesimo, abbiamo iniziative per frenare la lingua il più possibile e utilizzarla solo per lodare Dio come il monachesimo, l’eremitismo (che vivono da soli) oppure i padri del deserto in modo tale che se dovevano parlare lo facevano per lodare Dio e per benedirlo.
La fatica che si fa a dominare la lingua e a vincerla è la pratica del silenzio. La Madonna disse a proposito dei Pastori della Chiesa: «Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni giudizio» (2 agosto 2012). È importante esercitarsi in questa virtù del silenzio durante la quaresima, pesare le parole che si dicono, però per questo bisogna purificare il cuore, perché sia nella pace di Dio e nella sua gioia. Se il cuore è inquinato, è arrabbiato, è pieno di odio, tali saranno le parole. È importante l’esercizio di usare la lingua per Dio, quello di lavorare sul cuore perché venga purificato, perché c’è questa connessione molto profonda per cui la lingua tira fuori dal cuore il male e il bene, per questo dobbiamo avere nel cuore il bene.
Dobbiamo pregare con Dio, parlare, chiedere, lodare, implorare il Signore e aprire il cuore alle parole del Suo amore.
Taci e fai silenzio con il mondo e parla con Dio, così sarai pronto per usare la lingua per edificare, per educare, per incoraggiare, per illuminare e per benedire.
È un’impresa difficile, ma se c’è un digiuno da fare è anche questo: il digiuno della lingua. Il digiuno a pane e acqua ci rende forti e purificati nel cuore per fare il digiuno della lingua.
Le vostre labbra siano chiuse ad ogni critica, ad ogni parola vana, ad ogni parola insinuante, ad ogni parola diffamante, ad ogni parola di minaccia, ad ogni parola di eduzione e vana gloria.
Coraggio, cari amici, abbiamo a disposizione tante parole per aiutare noi stessi e diciamo: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.”
Cioè chiediamo al Signore di parlare con la Sua saggezza e il Suo amore e di riempirne il nostro cuore in modo da poter parlare agli altri come Dio parla a noi.
Se noi siamo deboli su questo fronte, dobbiamo praticare l’esercizio spirituale ascetico durante questa Quaresima.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”