
Pensiero Spirituale sulla visione teologica del male
Cari amici, viviamo in un’epoca in cui il diavolo sta mostrando il suo volto vergognoso perché il male è dilagante e dobbiamo lottare perché il bene prevalga. Bisogna guardare in faccia il male e avere una visione teologica perché quando il male è così inarrestabile e la maggior parte della gente è spaventata e quasi arresa, satana si gonfia e mostra una forza che non ha. La Madonna, infatti, più di una volta ha detto che quella di satana è una falsa forza.
Una volta che si ha una visione teologica del bene e del male si è più sereni, non si ha paura perché il male è la produzione limitata di una creatura, intelligente e libera come sono gli angeli e gli uomini. Il male viene da esseri, per quanto intelligenti e liberi, ma limitati in quanto creature.
Come i grandi pensatori hanno ben esplicato, il male è un deficienza di bene. Il male non è un’entità che può gareggiare con Dio, ma è nell’ambito della creaturalità e quindi della finitezza. Ecco cosa diceva Sant’Agostino a proposito del male:
“Ogni creatura è buona per il solo fatto di esistere, perché voluta da Dio, ma alcune creature sono migliori di altre. Perciò nessuna creatura è malvagia, ma alcune sono meno buone, presentano una mancanza di bontà, proprio perché il male è una mancanza di bene”.
Il diavolo, infatti, non è stato creato malvagio anzi, Dio l’ha creato più luminoso di tutti e ha pervertito se stesso. Il male non è in sé una forza capace di imporsi, ha bisogno del bene su cui radicarsi per deturparlo.
Nella nostra vita dobbiamo saper cogliere la grande sapienza di Dio nell’opera della Creazione: il male in se stesso non trionfa mai, ha un suo percorso. Si radica, si estende e poi scoppia. Il male perde tutte le sue battaglie. L’uomo, con l’aiuto della grazia, ha la possibilità di far perdere al male tutte le sue battaglie. Il male è sempre perdente, è una falsa forza. Possiamo anche dire che il male fa male ed è per questo motivo che ha bisogno di ornamentarsi, proprio per diventare attraente all’apparenza.
Nella situazione esistenziale nella quale ci troviamo dobbiamo andare controcorrente. Il mondo moderno ha rifiutato Dio, noi cristiani dobbiamo vivere radicati in Lui; il mondo di oggi ha cancellato i Comandamenti, noi dobbiamo invece seguirli come indicatori di strada sulla via della vera Salvezza. L’impostazione della vita al giorno d’oggi rappresenta un combattimento spirituale quotidiano perché bisogna andare controcorrente.
La via che porta al Cielo è in salita, è difficile; la via che porta alla perdizione è ampia e molti camminano per essa. Dobbiamo impegnarci sulla via del bene anche quando ci costa fatica proprio perché il bene fa bene. Se viviamo la nostra giornata nella luce di Dio e quindi la programmiamo come compimento della Sua volontà e a servizio del bene diffondiamo intorno a noi quel bene, quell’amore e quella luce che Dio ci dona nella fede e nella preghiera. Vivendo la giornata dedicando noi stessi, anche nelle cose più umili e quotidiane, a fare il bene, a sera andiamo a letto contenti, in pace e grati a Dio per averci dato la possibilità di vivere la giornata a servizio del Suo regno.
Di giorno in giorno, diventando un percorso, questo ci porta a vivere serenamente il tempo che passa e l’avanzare dell’età. In questo modo, al termine della nostra vita ringraziamo Dio per come abbiamo vissuto al suo servizio e guardiamo con serenità, gioia e desiderio alla Porta del Paradiso che verrà aperta a tutti quelli che lo hanno desiderato e hanno fatto il necessario per arrivarci.
Il bene fa bene non solo nell’immediato, ma ci accorgiamo che quando arriva il momento di fare il bilancio della propria vita ci rendiamo conto di averla realizzata, di non aver vissuto invano.
Il male è l’opzione di una visione della vita dove non c’è Dio che è la fonte del bene. Chi vive saziando le fami del male, arriva alla fine della vita disprezzando se stesso perché il male deturpa, abbruttisce, degrada, porta all’annientamento di se stessi. Più andiamo avanti e ci rendiamo conto che la clessidra si svuota, più capiamo che non abbiamo raggiunto né la felicità né la gioia. Magari avremo accumulato beni materiali, ma interiormente non avremmo né pace, né gioia, né speranza. Cosa porteremo nell’Aldilà? Quel bene che abbiamo fatto crescere nelle nostre anime e nelle anime degli altri.
Chi ha vissuto nel bene è come un albero che è cresciuto rigoglioso e ha prodotto fiori bellissimi e frutti abbondanti. Il nostro sguardo sul mondo e sulla vita sia illuminato dalla luce di Dio e direzionato dai suoi Comandamenti.
La scelta è libera e personale: la strada larga e comoda senza Dio e senza i Comandamenti; la via stretta, erta e faticosa illuminata da Dio.
La prima strada porta al tormento eterno. L’altra è certamente faticosa ma man mano che si avanza aumenta la motivazione, la felicità, la voglia di arrivare alla vetta.
A noi la scelta.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”