diMassimo Sideri| 5 gennaio 2024- Corriere della sera

Scienza e medicina: è stata autorizzata negli Stati uniti la prima terapia con la tecnica Crispr, una sorta di «taglia e incolla» del Dna sul genoma umano

Mentre tutti noi siamo distratti a giocare con ChatGPT e a seguire le sue saghe societarie come se si trattasse di una nuova edizione de «Il Signore degli anelli«, il 2023 ha calato il suo sipario con un’altra profonda rivoluzione che non solo promette di cambiarci la vita — come, certo, accadrà con l’intelligenza artificiale — ma che lo ha già fatto: la genetica. La Federal and Drug Administration Usa, la potente authority che regolamenta il mercato dei farmaci e delle molecole a scopo sanitario, ha autorizzato la prima terapia con la tecnica del Crispr, una sorta di taglia e incolla del Dna che permette di intervenire sul genoma umano. Si tratta, come sintetizzato bene in un bel libro di Anna Meldonesi, della storia delle «due donne che crearono l’uomo». Le due donne sono le scienziate Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier, entrambe premio Nobel per la Chimica 2020 per aver dato vita alla rivoluzionaria tecnologia di editing genetico Crispr Cas-9. In sostanza — gli scienziati ci perdonino per la semplificazione — una tecnica per tagliare e incollare pezzi di genoma umano come fossero un testo in word.

Le implicazioni etiche non sfuggono: intervenire su un gene malfunzionante in corso è una cosa. Decidere di cambiare a priori il Dna dei propri figli un’altra. Chi deciderà quando si starà camminando su questa sottile lama di rasoio con i piedi scalzi? Forse siamo già sul baratro, perché il solo fatto che la tecnologia lo permetta (per ora i limiti sono solo legati ai tanti misteri che non abbiamo risolto del genoma umano) è di per sé un rischio enorme. Lo dimostra il fatto che in Cina una fuga solitaria ha già portato alla nascita di due (o forse tre) bambini il cui Dna era stato modificato nella fase embrionale, nel 2018, per resistere al virus dell’Hiv. Lo scienziato He Jankui (nel frattempo entrato e uscito di prigione) aveva usato la tecnica Crispr. Di fatto si tratta dei primi esseri umani geneticamente modificati dalla nascita. Ben diverso dalle terapie geniche che intervengono per curare una malattia.

Il mondo ha già vissuto la follia degli esperimenti nazisti, la selezione della specie a priori. Il quadro è molto cambiato, lo spirito è diverso, ma la distanza che separa il santo dal folle, come scriveva Umberto Eco ne Il Nome della rosa, è talvolta invisibile: potremmo ritrovarci a fare del male pensando di fare del bene. Non è sufficiente dirci: non lo faremo. Non saremo così stupidi. Anche perché a dispetto della complessità della doppia elica del Dna la tecnica è insospettabilmente facile da applicare. Senza considerare i nuovi diritti che nascono con la tecnologia: chi decide per i bambini che devono ancora nascere? L’amore dei genitori potrebbe non bastare. Siamo già sulla frontiera della scienza. Solo pochi mesi fa era stato consegnato il Nobel a Katalin Karikó e Drew Weissman per la comprensione dei meccanismi di utilizzo dell’Rna Messaggero nei vaccini, dopo che questi studi avevano contribuito a salvare il mondo dalla pandemia. Si tratta di una strada ormai imboccata su cui l’accelerazione potrebbe superare anche quella a cui ci ha abituati il dibattito sull’AI.

D’altra parte la medicina è rimasta sostanzialmente una variante, o poco più, della magia fino all’Ottocento quando Ignác Semmelweis — un medico ungherese che ne pagò le conseguenze — introdusse l’igiene, il semplice lavaggio delle mani, nei reparti di natalità degli ospedali. Salvò in prospettiva milioni di vite. Fu una delle prime rivoluzioni sociali e culturali, anticipata solo dall’intuizione del concetto di terapia avvenuta con il dottor James Lind che nel Settecento, sulla sua nave, comprese come tenere a bada lo scorbuto. Tra i passaggi epocali non può essere dimenticata l’anestesia introdotta dal dentista Wells (il neologismo venne inventato da un poeta, Oliver Wendell Holmes, a cui sembrò la sconfitta del dolore). Arrivò nel Novecento Alexander Fleming con gli antibiotici e nel 1991 si giunse ai primi esperimenti sulle cellule staminali del sangue (fatti da Claudio Bordignon). Milano, non Boston. Se le prime tre rivoluzioni hanno cambiato per sempre la nostra vita, la quarta, quella delle biotecnologie, non solo la muterà ma, incrociandosi con l’intelligenza artificiale, ci porrà di fronte al rischio di sentirci dei. Un (vecchio) pericolo su cui iniziare a riflettere.