
La mia esperienza sul Podbrdo il giorno della chiamata di Maria
Caro Padre Livio,
sono una assidua ascoltatrice e sostenitrice di Radio Maria e vorrei ringraziarLa per il suo editoriale di ieri 3 gennaio 2023.
Le spiego subito, anche se non brevemente, il perché
Io e mio marito siamo partiti da Arezzo per Medjugorje lo scorso sabato 30 dicembre con l’intenzione di trascorrervi un fine anno dedicato alla preghiera e all’Adorazione. Siamo partiti con grande fatica perché molto provati fisicamente da un’influenza che ci aveva costretti a casa nei giorni di Natale, addirittura io accusavo un forte mal di schiena che mi aveva fatto balenare l’idea di restare a casa anziché affrontare un lungo viaggio in automobile.
Fatto sta che, imputando siffatti timori alle solite tentazioni pre-Grazia del maligno, siamo comunque partiti.
E come al solito (siamo stati più volte a Medjugorje) una volta arrivati alla Chiesetta parrocchiale, tutti i dolori e i malesseri si sono attenuati per poi addirittura dissolversi nella Pace del luogo.
Far parte di quelle migliaia di persone devotamente inginocchiate dinanzi al Santissimo Sacramento, sia in Chiesa che all’aperto che nella sala San Giovanni Paolo II, partecipare ai canti dolcissimi dedicati al Bambin Gesù e a Sua Madre, per noi ha rappresentato, come rappresenta ogni volta, una vera anticipazione della gioia del Paradiso.
Abbiamo accolto con grande riconoscenza il dono di poter partecipare finalmente ad un’Apparizione della Gospa e con grande entusiasmo, il pomeriggio di lunedì 1 gennaio, già alle 14,30 eravamo saliti al Podrobo e ci eravamo piazzati in una buona posizione a circa dieci metri dalla statua della Madonna.
Ma, trovandoci ancora su questa terra, la prova e la tentazione erano in agguato.
Alle 15.00 sono iniziati i canti e le preghiere a Maria… e via via arrivava sempre più gente.
Avevamo un solo ombrello e dei giubbotti non così impermeabili come promettevano: quando alle 15,30 ha iniziato a piovere abbiamo cominciato a sentire freddo… e continuava ad arrivare sempre più gente.
Mio marito a un certo punto è rimasto un po’ indietro con l’ombrello perché era intenzionato, in caso di eccessiva pioggia, a tornare giù al paese, io invece, imperterrita, non mi sono spostata di un centimetro dal posto in cui avevo piazzato i piedi, senza ombrello.
E continuava ad arrivare gente.
Alle 16.00 ho iniziato a sentire brividi di freddo, la pioggia aumentava, le persone accanto a me avevano gli ombrelli aperti che grondavano ancora più acqua di quella che pioveva dal Cielo. Le persone continuavano ad affluire e pretendevano di avanzare sempre più avanti, qualcuno sgomitando, senza alcun riguardo di noi altri che eravamo lì in attesa già da due ore. Avevo tanto freddo e ho avuto paura, la mia schiena e il mio mal di gola non ne avrebbero certo beneficiato!
E’ cominciata una grande tentazione, soffrivo fisicamente e mi chiedevo: “possibile che la Mamma del Cielo pretenda da noi questa sofferenza, che utilità potrà avere stare qui ammassati come animali da allevamento intensivo con questa pioggia a dirotto? Ma tutto questo e’ un incubo non certo un Dono! Maria per favore, fai cessare almeno la pioggia, non posso resistere ancora molto in queste condizioni !“
A questi pensieri ne seguivano altri che mi spronavano a pregare, ad tenere duro, a fare un vero e proprio Atto di Fede, quella penitenza così preziosa che la Gospa ci chiede continuamente. Così mi concentravo nuovamente sulla preghiera e sui canti, finché non venivo nuovamente urtata da qualche maleducato che sgomitava e mi superava per piazzarsi ancora più avanti, accrescendo in me un senso di rabbia. Senza contare che non sapevo più che fine avesse fatto mio marito !
E così è stato fino alle 17,30 quando, improvvisamente, la pioggia è cessata ed ho potuto udire ancor più distintamente la preghiera a Maria in tutte le lingue del mondo, poi il silenzio assoluto durante l’Apparizione, la commozione del momento, la speranza (non lo nego) di vedere qualche segno dal Cielo che ripagasse di tutto quel patire, ed infine, la traduzione del bellissimo messaggio della Gospa: “Grazie perché avete riposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli!”
Questo meraviglioso messaggio lì per lì non mi ha dato però la consolazione e la gioia che mi da’ adesso.
Sul Podbrdo ero ancora preoccupata per il freddo, per le mie condizioni di salute, per mio marito che non sapevo dove fosse, per la discesa insidiosa che mi aspettava! Continuava ad insinuarsi in me il pensiero che forse tutto era stato inutile, che una Mamma del Cielo non può esigere tanto patire dai Suoi figli, che non aveva grande senso quel radunarsi tutti lassù sotto la pioggia scrosciante per recitare delle preghiere che avremmo potuto recitare in Chiesa al calduccio.
E già mi ero proposta di scrivere a Lei, caro Padre Livio, per chiedere spiegazione di tanta tentazione e di tanta incredulità da parte mia: in cosa ho sbagliato? Perché ho scoperto una parte di me che non credevo venisse allo scoperto proprio a Medjugorje?
Sono restata un po’ delusa dalla Gospa (me ne vergogno adesso, ma lì per lì è stato proprio così) e molto più delusa di me stessa che non sentivo più nel cuore quella Pace e quella Grazia che di solito mi pervade quando sono a Medjugorje.
La discesa giù dal Podbrdo è stata lunga e ancor più faticosa della salita: la delusione, la stanchezza, il buio, l’incertezza. Eravamo tantissimi, c’era chi scivolava accanto a me, chi mi offriva il braccio, chi si appoggiava a me.
Mentre scendevo pensavo che in fondo quella esperienza era esattamente la metafora della Vita: la Speranza, la Sofferenza, la Tentazione, la Carità ricevuta e quella donata, la Grazia, la necessità della Perseveranza nella Fede, infine la Salvezza, giù al paese una volta terminata la discesa.
In questi giorni che seguono quella esperienza, non proprio edificante per me sotto il profilo psicologico e spirituale, ascoltando i Suoi editoriali, in particolare quello di ieri 3 gennaio, sto maturando invece la consapevolezza che la Madonna mi ha fatto più di un Dono sul Podbrdo: ha risaltato le mie enormi lacune nella Fede, ha portato a galla i miei limiti, mi ha fatto scoprire la mia tiepidezza, la mia miseria, la mia presunzione. E’ stato un canto del gallo.
E voglio sperare che nonostante tutto ciò , la Madonna ha promesso anche a me che non mi pentirò per tutti i giorni della mia vita e per quelli a venire di essere stata lassù con Lei a pregare sul Podbrdo quel pomeriggio.
Mi scuso per la lunga lettera, mi scuso anche per la sincerità dei miei sentimenti, di alcuni dei quali mi vergogno, ma era indispensabile per me renderla partecipe di questa mia esperienza e se crede che possa essere utile per qualche altra persona, la pubblichi pure, l’autorizzo sin da ora.
Le sarei però tanto grata se volesse darmi, con comodo, se e quando potrà, una Sua interpretazione di quanto accadutomi.
E vorrei anche ringraziarLa infinitamente per l’incrollabile Fede con cui porta avanti la Sua missione con Radio Maria, non immagina quanto sia preziosa per noi ascoltatori !
Un caro saluto e, se posso, un abbraccio fraterno
Elisabetta