Pensiero Spirituale sull’anima immortale

Cari amici, Dio si è riservato nella nostra anima un luogo sacro. In quel luogo dobbiamo incontrare Dio nella preghiera perché è una vera e propria cella di spiritualità. L’anima umana ha una parte particolare che viene chiamata “spirito” dalla tradizione, alcuni mistici la chiamano “la punta dell’anima”, altri “il fondo dell’anima”; si tratta della parte aperta alla trascendenza.

C’è un luogo dentro di noi che trascende il mondo e fa sì che la nostra anima rifletta l’immagine di Dio e sia capace di Dio, sia capace di orientarsi a Dio, di cercarlo, di incontrarlo, di ascoltarlo. Questa è una dote, è una caratteristica dell’anima umana che è strutturalmente orientata a Dio, capace di Dio, capace di ospitare Dio. Questo è il mistero dell’uomo che ci è dato come caratteristica dell’anima ma nel medesimo tempo deve essere conquistato perché la ferita del peccato originale ha fatto in modo che questo luogo sacro venga inquinato dalle conseguenze stesse del peccato originale, come l’indebolimento della volontà e di tutte le facoltà dell’anima.

Con l’aiuto della grazia di Dio che riceviamo nel Sacramento del Battesimo e con l’aiuto della preghiera dobbiamo riportare questo luogo al suo originario splendore e soprattutto deve diventare per noi il luogo in cui incontriamo Dio, ci apriamo al suo amore, lo amiamo. La conquista di questo interiore dell’anima è ovviamente un lungo cammino perché chi è in uno stato di peccato grave deve purificare l’anima altrimenti non può sentire la presenza di Dio e nemmeno le grazie che la Madonna ci concede. Questa è la conseguenza di un depositarsi del male originario ma anche dei nostri peccati.

La grazia della conversione fa in modo che questo luogo dell’anima che è sepolto dalla coltre del male e dell’effimero si faccia sentire la voce di Dio, il rimorso del male commesso. Dio cerca di espugnare questa fortezza in cui il male si è insediato proprio facendo risvegliare la coscienza che rimorde per il peccato che abbiamo commesso e ridandoci la luce della grazia, attraverso la quale le tenebre si illuminano e vediamo la nostra condizione esistenziale di lontananza da Dio, di infelicità ma anche di pervertimento e depravazione. Il peccato è un veleno, è una forza che distrugge. Quando la grazia di Dio filtra nella caverna oscura, la illumina con i suoi raggi e ci fa rendere conto della nostra situazione di lontananza da Dio, questo è il primo passo del cammino di conversione, è il risveglio della coscienza che prima era assopita e rassegnata nel peccato.

Dopo questo dono di grazia che è il risveglio della coscienza, bisogna fare i passi nella direzione verso la quale Dio ci chiama, cioè verso la luce che illumina il cammino, la luce della grazia, la voce che ci chiama, il cuore misericordioso che scioglie la durezza del nostro cuore.

I passi della conversione sono certamente dolorosi, difficili, impegnativi.

Dopo la grazia del risveglio della coscienza c’è quella della disintossicazione della cella interiore che Dio si è riservato per sé. È un processo faticoso e doloroso perché bisogna dapprima tagliare i legami con il male e poi estirparne le radici. Bisogna, allora, avere il coraggio di procedere e di non lasciarsi prendere dallo sconforto; bisogna pregare, proporsi di non peccare più, accostarsi ai Sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, leggere opere di spiritualità e la Sacra Scrittura, lasciarsi affascinare dagli esempi di vita dei Santi.   

Passo dopo passo, conquista dopo conquista, si può raggiungere uno stato di stabilità nel bene e man mano si cade meno nel peccato, si rafforza la preghiera, si rafforza il desiderio di piacere a Dio. Se si procede con umiltà le conquiste accelerano; vincendo una battaglia si prende forza per combattere e vincere tutte le altre.

È bene, allora, ambire a questo stato di stabilità nella grazia. Dobbiamo essere vigilanti e tenere questa cella ben illuminata dalla luce di Dio, pregare costantemente per ravvivare il dialogo con Lui, in questo modo la Sua presenza si irradia in tutto il nostro essere, in tutta l’anima, in tutta la psiche e perfino nel corpo.

Vigiliamo sulla porta della nostra cella interiore, facciamo in modo che sia abitata unicamente da Dio.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”