Caro amico la potenza del male che distrugge la nostra vita è stata annientata da Gesù sulla croce. Prendi in mano il Crocifisso e guarda la malvagità umana fino a che punto è arrivata e l’amore infinito del Figlio di Dio che ci ha ottenuto il perdono e la vita eterna.

Vostro Padre Livio

Se Gesù fosse soltanto un uomo e non il Figlio di Dio che ha assunto una natura umana, l’umanità sarebbe rimasta nella sua situazione di perdizione. Ciò che stupisce è il modo col quale l’Onnipotente, nella sua infinita misericordia, ha realizzato l’opera della nostra salvezza. Lo professiamo ogni domenica recitando il “Credo”, ma forse senza avvertire la portata delle parole: “ Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”.  Il cuore della fede cristiana è il mistero dell’incarnazione. E’ cioè l’affermazione che Gesù è Dio, il Figlio eternamente generato dal Padre. Tuttavia viene spontaneo chiederci perché mai Dio abbia voluto diventare uomo. Era necessario? Non poteva salvarci diversamente? Interrogativi leciti per un intelletto  che voglia sondare gli abissi della divina misericordia. Dio per liberarci dal male ha scelto il modo umanamente più inverosimile, a riprova che le sue vie sono imperscrutabili (Rm 11,33). Tuttavia che cosa più dell’incarnazione e della croce potrebbe rivelarci l’infinito amore di Dio per l’umanità peccatrice? Dio ha scelto di realizzare l’opera della redenzione in modo tale che noi comprendessimo quanto ci ama.

Gli stessi apostoli, che pure hanno creduto in Gesù professandolo il “Figlio del Dio vivente” (Mt 16,  16), rimanevano ottusi di fronte all’annuncio della Croce. La loro intelligenza carnale non poteva comprendere perché il Figlio di Dio dovesse essere consegnato in mano ai peccatori per essere crocifisso. Che bisogno c’era di tanta sofferenza e abiezione? Essi hanno compreso il perché della morte di Gesù in Croce, quando il Risorto l’ha spiegato loro e dopo che lo Spirito Santo li ha illuminati. Allora si è aperta la loro mente e hanno capito che la Croce era la via che Dio ha scelto per redimere il mondo dai suoi peccati. Pietro infatti, parlando alla folla, dopo aver testimoniato che il Crocifisso era Risorto, la invita a pentirsi e a chiedere il perdono dei peccati. “ Che cosa dobbiamo fare?”, chiede la gente. Pietro risponde: “ Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati” (At 2,37). Alla luce della fede gli apostoli avevano compreso il significato della Croce. Su di essa Gesù aveva patito al nostro posto e a nostro favore, per liberare l’umanità dalla maledizione del peccato e della morte.

Tuttavia assai prima degli apostoli, Giovanni il Battista, illuminato dallo Spirito, aveva proclamato Gesù l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo” (Gv 1,29). Che cosa significa questa inaudita designazione profetica? Il Precursore indica in Gesù colui che si carica sulle sue spalle i peccati di tutti gli uomini e li espia, accettando di essere sacrificato come un agnello per la salvezza del genere umano. Gesù stesso, entrando nel fiume Giordano insieme ai peccatori, manifesta la sua volontà di immergersi nell’oceano del male, per trarci fuori con la sua morte redentrice. Si tratta in un certo senso di una anticipazione della  “discesa agli inferi”, come spiega Benedetto XVI : ” L’icona del battesimo di Gesù riproduce l’acqua come un sepolcro liquido, dalla forma di cavità oscura, che a sua volta è l’immagine dell’Ade, gli inferi, l’inferno” (Gesù di Nazareth, Rizzoli, pag 39). Gesù non è sceso nell’inferno dei dannati, ma col suo immergersi nelle acqua del Giordano ha indicato la sua volontà di scendere nelle acque torbide del male “per legare il forte (satana)” (Cirillo di Gerusalemme).

L’oceano di iniquità è così vasto che nessun uomo lo potrebbe svuotare.  Il peccato, in quanto offesa fatta a Dio, non può essere riparato dall’umanità peccatrice. L’uomo, nella sua situazione di accecamento, è incapace persino di rendersi conto del male che ha fatto. E’ infatti proprio dei santi considerarsi peccatori ed è tipico dei peccatori ritenersi senza peccato. Il Figlio di Dio, divenendo uomo, ha assunto una natura umana esente dal male. Egli è senza peccato e la sua eccelsa santità  ha stupito i suoi contemporanei, i quali non potevano accusarlo di nulla (Gv 8,46). Egli, il Santo, ha preso su di sé i peccati degli uomini di tutti i tempi. Chi potrebbe valutare la vastità del male a partire dalla ribellione dei progenitori fino ai nostri giorni? Chi potrebbe esplorare l’oceano sconfinato dell’empietà, della ribellione, dell’orgoglio, del disamore, della cupidigia e della violenza? Tutti gli uomini, anche i santi, hanno contribuito, ognuno secondo la sua misura, ad alimentare le acque torbide dell’iniquità. Solo la santa umanità di Gesù e di Maria non è stata sfiorata dal veleno mortale del serpente antico.

Perché Gesù ha preso sulle sue spalle la maledizione che pesava sull’umanità? Lo ha fatto per ridonarci la libertà e la vita dei figli di Dio. Il Padre ha inviato il Figlio sulla terra perché con la sua vita, passione e morte ci liberasse dal potere delle tenebre e dalla morte eterna e ci introducesse nel regno della luce e della pace. Se Dio per amore non avesse preso questa iniziativa, l’umanità sarebbe stata per sempre schiava del diavolo. Poteva un uomo prendere su di sé i peccati dell’intera umanità ed espiarli? Non poteva, se non fosse stato il Figlio di Dio. Egli nella suo Cuore umano e divino ha espresso per il Padre un’obbedienza e un amore così grandi da bruciare e distruggere l’orgoglio e il disamore presenti in tutti i  peccati dell’umanità. Mentre Egli muore in croce, colpito dalla malvagità umana, implora dal Padre quel perdono che lava il mondo fino alla fine dei secoli.

Il Sacramento della confessione prende forza dalla Croce. Attraverso di esso ci viene concesso quel perdono che Gesù ci ha ottenuto col suo sacrificio. In ogni peccato commesso vi è una miscela mortale di egoismo e di rifiuto di Dio. Puoi immaginare quale forza negativa sia la somma dei peccati degli uomini di tutti i tempi? Ebbene, essi sono stati tutti distrutti nella fiamma ardente del Cuore di Gesù. La sua umiltà, la sua obbedienza e il suo amore sono il braciere  ove ogni iniquità viene bruciata . Non puoi comprendere la grandezza e la bellezza della confessione se non guardi il Crocifisso.  Da quel Cuore trafitto scaturisce la grazia del perdono che ristabilisce l’uomo nell’amicizia con Dio.

Ora comprendi perché Gesù abbia rivendicato per sé il potere di rimettere i peccati ( Mt 9,6). Questa potestà gli è stato dato dal Padre, perché Egli è l’Agnello di Dio che ha espiato i peccati del mondo. Solo Lui ha la capacità di perdonare e di riconciliare. E’ un potere di misericordia e di amore che proviene dal sacrifico della Croce. Nel medesimo tempo ti rendi conto di quanto sia grande l’amore di Dio per gli uomini.  Dio infatti non solo è l’offeso, ma è anche colui che ripara l’offesa. Il male che tu ti sei fatto peccando, Lui l’ha preso su di sé. Con le ferite che gli abbiamo arrecato siamo stati guariti (Is 53,5).  Ha preso su di sé la nostra morte per donarci la vita eterna. Grazie alla Croce la maledizione del peccato è divenuta la benedizione della grazia.

Non ti sei mai chiesto per quale motivo, quando ti confessi, vieni assolto da ogni peccato di cui ti sei pentito? Anche se avessi compiuto i delitti più abominevoli, se ti presenti con un cuore contrito, ricevi un’assoluzione completa. Non avviene così nei tribunali umani, i quali infliggono sempre una pena proporzionata, anche in presenza dell’ammissione di colpa e del pentimento.  La ragione per cui il sacerdote assolve sempre chi si pente dei suoi peccati è da ricercare nel sacrificio della Croce, dove Gesù ha già espiato al nostro posto e a nostro favore. Per essere liberati dal male spirituale che ci affligge, basta accogliere il perdono che il Crocifisso ci offre attraverso la persona del sacerdote. La migliore preparazione alla confessione è quella di pregare ogni giorno davanti alla Croce, sulla quale l’Agnello di Dio si è offerto in sacrificio per distruggere col suo amore tutte  le iniquità del mondo, e quelle di ognuno di noi in particolare.