Pensiero Spirituale sul necessario pentimento per avere l’assoluzione

Cari amici, uno dei punti più importanti del cammino di conversione è la grazia del risveglio della coscienza. Nel cammino di conversione è un passo importantissimo e decisivo, ma non è sufficiente. Anche Giuda ha avuto un risveglio della coscienza quando si è reso conto di quello che aveva fatto, poi sappiamo bene che – avendo lui perso come riferimento la Divina Misericordia – il processo di presa di coscienza non è stato sufficiente.

Dio ci ha donato una voce interiore, la coscienza, che è misteriosa e attraverso di essa Dio ci fa sentire come un comando che il bene va fatto e il male va evitato. La coscienza è quella voce interiore che non si identifica totalmente con la persona perché è la persona stessa che, quando la coscienza approva perché è stati fatto il bene, è contenta; se la coscienza rimorde, è perchè la persona ha agito male.

La coscienza è un sigillo di moralità che Dio ha impresso nell’animo umano e che indica la via del bene da percorrere e la via del male da evitare.

La coscienza è anche una voce che approva quando viene fatto il bene e rimorde quando si fa il male.

Può succedere che, facendo il male e sentendo la coscienza rimordere, essa viene zittita, viene giustificato il male, si inganna se stessi. Oggi siamo di fronte a un inganno globale perché alcuni delitti vengono presentati come diritti, basti pensare all’aborto. È in atto un vero e proprio oscuramento della coscienza a livello della società civile, ecco perché Dio manda anime profetiche a svegliarla.

Quando, nonostante il monito della coscienza, proseguiamo sulla via del male, questa voce si fa sempre più debole fino a essere silenziata. Di queste persone, che fanno del male come niente fosse, diciamo che è gente senza coscienza. Ma non è così, tutti hanno la voce della coscienza insita in sé, accade però che venga silenziata per non sentirla.

Quando la coscienza è morta perché viene silenziata, si vive in una situazione di estremo pericolo per quanto riguarda la salvezza eterna dell’anima. Quando una persona commette il male e ne rimane indifferente, è in uno stato di morte spirituale, di indurimento del cuore e quindi di impenitenza finale. Da questa situazione non si può uscire a meno che non ci sia un intervento straordinario della grazia. Ecco perché la Madonna invita a pregare per i peccatori, ovvero per quelle persone che oramai hanno oscurato la coscienza, l’hanno silenziata per tutto e quindi commettono il male come se niente fosse e vanno verso la perdizione eterna.

Pregare per i peccatori vuol dire ottenere per loro delle grazie. Più una persona è depravata e corrotta, più sarà difficile che la sua coscienza si risvegli. Possiamo allora capire le parole del Vangelo di Matteo:
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». (Mt 27, 3-4) A differenza di Pietro, che si mise a piangere quando si rese conto di quello che aveva fatto, in Giuda non c’è un risveglio della coscienza tale da ritornare alla fede in Gesù Cristo.

Il risveglio della coscienza è una grazia straordinaria che è proporzionale all’abisso dal quale essa deve risollevarsi. Più una persona è immersa nel peccato, più la grazia del risveglio della coscienza sarà grande. La situazione di chi percorre la via del male da impenitente rischia di farlo affondare nell’abisso per sempre. Chi è in stato di peccato mortale e di silenziamento della coscienza non si può riscattare da solo, ci vuole una grazia speciale. Tanti sono gli esempi di grazia di conversione, fra i Santi ma anche fra le persone comuni che ci circondano.

La sola grazia basta per il risveglio della coscienza, ma per quanto riguarda il passo più importante che è quello del pentimento ci vuole la nostra cooperazione. Ci vuole il alla grazia che ha scosso il cuore a quella luce che ha mostrato la devastazione del peccato in cui l’anima era immersa. Il passo decisivo è la risposta alla chiamata della Divina Misericordia. A questo proposito è bello meditare sulle parole dell’Atto di dolore (che è bene recitare ogni giorno)

Atto di Dolore
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col Tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

In questa preghiera è racchiuso il pentimento per il male commesso e il riconoscimento dell’aver peccato davanti a Dio offendendolo. In questa preghiera ci riconosciamo umilmente peccatori, creature di Dio bisognose e desiderose del Suo perdono perché siamo pentiti del male commesso. Il passo del pentimento ha bisogno della nostra cooperazione.

Una persona che si accosta al Sacramento della Confessione compie già un passo impegnativo e importante, è una decisione presa anche sotto la spinta della grazia. Bisogna essere molto cauti prima di allontanare un’anima senza assoluzione. È chiaro che chi si confessa deve pentirsi dei propri peccati e deve proporsi di non peccare più. Nella perfezione di un pentimento ci deve essere la consapevolezza della gravità del peccato e quindi la volontà di non peccare più. Di fatto, però, ci vuole una pedagogia. Ci vuole il pentimento e il proposito di non peccare più, ma in concreto bisogna indicare al penitente un fronte in particolare sul quale impegnarsi.

Il confessionale non sia un tribunale ma sia un luogo di incontro del pastore con la pecorella smarrita. È importante che il penitente comprenda che i nostri peccati sono stati espiati da Cristo sulla Croce. È importante comprendere che il peccato è una forma di autodistruzione. La teologia ci insegna che anche l’attrizione, cioè quel pentimento che è mosso dalla paura dell’inferno, è sufficiente per rimettere i peccati con l’assoluzione del sacerdote. Perché il sacerdote dia l’assoluzione non è strettamente necessaria la contrizione perfetta, ma basta un’attrizione. Ci sono realtà esistenziali che il confessore deve analizzare bene, illuminare, esortare, approfondire. È solamente così che la Confessione diventa veramente un evento di grazia e che possiamo salvare le nostre anime dalle grinfie del demonio.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”