Pensiero Spirituale sulla preparazione al passaggio nell’Aldilà

Cari amici, la predicazione e la catechesi cristiana non trattano più il tema della brevità della vita e quindi il passaggio nell’Aldilà deve essere preparato. Un cristiano non può arrivare all’appuntamento fondamentale della sua vita, che è l’incontro con il Signore, senza che tutto il cammino della sua vita sia orientato proprio a questo. I cristiani devono avere una prospettiva radicalmente diversa della prospettiva della vita rispetto a quelli che non credono in Dio.

Tante sono le persone che vivono nell’ateismo, ancora di più quelle che non credono nell’Aldilà e che pensano che con la morte finisce tutto e hanno una visione della vita radicalmente diversa di quella che deve avere un cristiano. Nella visione atea e materialistica, la vita è un attimo fuggente che non ha né una causa, né un fine. Secondo questo modo di pensare siamo originati dal caso e dalla necessità.   

Per chi non crede la vita è l’attesa della morte, l’attesa di scomparire nel nulla. È come una clessidra che si svuota o una candela che si consuma. La cosa grave è che noi cristiani siamo scivolati in questa visione della vita e lo dimostriamo quando muoiono i nostri cari, che non prepariamo all’appuntamento con l’eternità, non ci diamo da fare per i Sacramenti del commiato (estrema Unzione, Confessione, Eucarestia). La stragrande maggioranza delle persone muore senza i Sacramenti del commiato e senza preghiera. Nel momento in cui l’anima si stacca dal corpo viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio e non pensiamo che sarebbe bastata una preghiera perché in quel momento quel cuore si aprisse alla grazia del perdono e alla luce della salvezza eterna. Questo è un segno lampante che ci fa capire che anche noi cristiani siamo entrati nella stessa dimensione dei non credenti.

L’altro modo con cui dimostriamo di aver omesso quello che essenziale della fede è il fatto di non vivere la vita come hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto e che erano piene di eternità. La vita, per queste generazioni, era piena di prospettive, era vissuta come cammino verso l’eternità e aveva come sbocco finale il Paradiso, il purgatorio o l’inferno. La prospettiva dei Novissimi si è andata spegnendo ed è qui che si vede se uno ha veramente la fede o no.

La fede cristiana è una visione della vita per cui si viene da Dio e per cui il tempo della vita è un cammino verso Dio. Questo deve essere impostato come cammino di santità.

Il fine della vita è la nostra santificazione che avviene mediante la preghiera, i sacrifici, la prassi della penitenza, la rinuncia, la mortificazione, l’unione con Dio. È questa l’impostazione di fondo che dobbiamo dare alla vita e che dobbiamo insegnare anche ai nostri bambini.

La cultura moderna ha dissolto i capisaldi della fede: l’eternità, l’anima immortale, il fatto di venire da un Padre Celeste. La cultura moderna non ci dice da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.  Non permettiamo che i nostri figli crescano in questa dimensione, come trottole o come foglie secche che il vento sbatte qua e là. Molti suicidi avvengono proprio perché non si sa che senso dare alla vita.

La vera medicina per questa desolazione spirituale è la grazia della fede e della prospettiva della vita come cammino verso l’eternità. Ogni giorno che passa noi siamo in cammino verso l’eternità, costruiamo l’eternità rispondendo alla chiamata. Ogni giorno che passa siamo sempre più vicini al momento in cui, varcando i confini del tempo, entreremo nell’istante dell’eternità dove tutto sarà diverso, sarà radicalmente cambiato; dove tutto quello che avremo sperato e costruito diventerà una realtà nella quale saremo immersi; Dio non sarà più lontano, sarà vicino e potremo vederlo e abbracciarlo. Questa visione della vita è decisamente differente rispetto a quella di chi non ha la fede e non vede le cose soprannaturali.

Chi non ha la fede non può vedere né sperimentare il soprannaturale; noi che abbiamo la fede non solo lo sperimentiamo ma ne saremo anche partecipi. Nell’Aldilà sperimenteremo da vicino ciò che nella vita terrena stiamo già sperimentando negli anticipi di quella che sarà la gloria dell’eternità.

Dobbiamo vivere in questa dimensione costruendo giorno per giorno il nostro incontro con Cristo al termine della vita. Dobbiamo vivere nella fedeltà, nella preghiera, nella purificazione, nell’amore, nella testimonianza, nell’operosità. Ogni giorno dobbiamo vivere per il Regno di Dio e far fruttare i nostri cinque talenti, valorizzare ogni istante della vita, non buttare via il tempo della vita, non perdere noi stessi sulla via del male e del peccato, non percorrere le strade senza uscita. Ogni giorno dobbiamo percorrere l’unica via che ci porta alla salvezza e alla gioia, seguendo i Comandamenti come indicatori di strada e avendo come compagni di viaggio Gesù e Maria.

Quotidianamente dobbiamo vivere preparando il nostro Aldilà.
Il Paradiso sarà un dono, ma anche una nostra conquista.      


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”