La marcia di Prigozhin: i 3 motivi per i quali la Wagner ha scelto Rostov per sfidare Putin

di Daniele Raineri-La Repubblica – 24 Giugno 2023

Una scelta strategica ma anche un messaggio politico: cosa si nasconde dietro la strategia del capo dei mercenari

24 GIUGNO 2023 ALLE 07:36 3 MINUTI DI LETTURA

PerchĂŠ il capo del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin, ha marciato su Rostov, cittĂ  da un milione di abitanti nel sud della Russia, e non verso Mosca? Ci sono almeno tre motivi.

Il primo si può descrivere cosĂŹ: legittima difesa. La marcia su Rostov è una risposta emergenziale agli attacchi dell’esercito russo, perchĂŠ Prigozhin sostiene che il ministro della Difesa di Mosca e suo principale nemico, Sergei Shoigu, da lĂŹ coordinasse le operazioni cominciate ieri sera contro il Gruppo Wagner.

A Rostov c’è il quartier generale del Distretto militare meridionale, una delle gigantesche sottodivisioni delle forze armate della Russia. Con l’occupazione – quasi senza sparare un colpo – della città i mercenari bloccano i raid con elicotteri e razzi ordinati da Shoigu contro di loro, guadagnano giorni di tempo, prendono l’iniziativa e si dice abbiano costretto il ministro a una rapidissima fuga in elicottero a Mosca. Inoltre con questo spostamento notturno i combattenti del gruppo Wagner si sono piazzati fra le strade e gli edifici di una città russa: un conto è bombardare i loro acquartieramenti isolati nel Donbass, un altro sarebbe ordinare bombardamenti aerei contro Rostov. Il primo ordine era accettabile, il secondo potrebbe creare problemi enormi dal punto di vista politico e del controllo dell’opinione pubblica.

Il secondo motivo si può riassumere così: scacco militare. L’area di Rostov è a ridosso del confine con l’Ucraina, è lo scalo da dove passa la maggior parte della logistica dell’esercito russo, l’invasione ordinata da Putin nel febbraio 2022 non può essere sostenuta per molto – e figurarsi essere vinta – senza il controllo pieno di quel territorio nella Russia meridionale. Con in mano Rostov e venticinquemila combattenti disposti a tutto – come ha dichiarato Prigozhin – può permettersi di negoziare quello che vuole. Il ministero della Difesa russo non ha le risorse pronte e la voglia per una battaglia urbana fratricida nelle strade di una città russa contro migliaia di veterani che hanno appena vinto la battaglia urbana violentissima di Bakhmut e sono sopravvissuti a nove mesi di combattimenti strada per strada. Quello della Wagner potrebbe essere un bluff, ma scoprirlo sarebbe troppo costoso.

La Difesa russa non avrebbe al momento neanche reparti all’altezza del compito, perché in questo momento il meglio delle forze armate è impegnato a tenere le posizioni e ad affrontare la controffensiva ucraina rafforzata da migliaia di mezzi Nato – a soltanto tre ore di automobile da Rostov. Cominciare a combattere contro il gruppo Wagner vorrebbe dire voltare le spalle ai soldati ucraini, un lusso che Shoigu oggi non può permettersi.

Anche su questo si basa l’azzardo di Prigozhin, che è arrivato così in alto anche perché è un calcolatore: il ministero della Difesa russa non può gestire due fronti, uno esterno e uno interno, e rischia una implosione in tempi rapidi in Ucraina. Se non ci sarà un compromesso, i soldati russi potrebbero essere travolti. È possibile che Prigozhin sia stato ispirato in questo suo affondo dalle recenti operazioni dei gruppi di combattenti russi anti-Putin che in questi mesi hanno compiuto incursioni prolungate nelle regioni di confine di Bryansk e Belgorod e che hanno dimostrato quanto è tenue il controllo dei soldati di Mosca in quelle zone. Se ci riescono loro con poche decine di volontari, deve avere pensato il capo della Wagner, cosa potrei fare io con migliaia di veterani armati e veicoli corazzati?

Il terzo motivo è questo: la marcia su Rostov e non verso Mosca, anche dopo avere considerato le evidenti difficoltà logistiche, è un messaggio politico. Prigozhin ha dichiarato guerra ai generali di Putin – che lui incolpa per la decisione catastrofica di cominciare l’invasione dell’Ucraina – ma non al presidente russo. Per ora il capo della Wagner vuole eliminare i generali e prendere il loro posto in un sistema che comunque sarebbe ancora governato da Putin. La sua è una rivolta contro un pezzo del potere moscovita, quello militare, non contro l’insieme. Si tratterebbe di un rozzo cambio della guardia vicino al fronte e non di un attacco al potere principale. In questo mezza rivolta e non rivolta intera c’è tutta la scommessa di Prigozhin: addossare al ministro della Difesa Shoigu e il capo di Stato maggiore, Valery Gerasimov, la responsabilità del fallimento dell’invasione, spazzarli via dalla scena ma non minacciare in via diretta Putin, negoziare una tregua con Kiev (ieri il suo discorso era pieno di allusioni a un compromesso possibile con l’Ucraina). I generali cattivi che hanno messo nei guai la Federazione russa con un conflitto inutile e poco saggio sparirebbero dalla scena, la vita potrebbe ricominciare. Si tratta, come si vede, di un azzardo inaudito