Pensiero Spirituale sulla vita come tempo di fatica e di prova

Cari amici,
la vita dell’uomo sulla Terra è veramente un tempo di prova. Il 25 luglio 2019 la Regina della pace ha detto: «verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà». Effettivamente dopo è arrivata la pandemia, cui sono seguite la guerra, la siccità e la carestia.
È chiaro che se la vita fosse solamente questa terrena e con la morte finisse tutto avremmo ragione di lamentarci per la situazione in cui ci troviamo. Il nostro tempo è caratterizzato da una visione atea e materialistica della vita, intramondana. Nella visione cristiana la vita è un tempo di prova e non finisce con la morte.
Quando accadono tragedie come quello che sta succedendo alla cara popolazione dell’Emilia-Romagna non c’è parola umana che possa consolare, che possa dare serenità. Davanti alla morte, solamente la fede nell’immortalità dell’anima, nel Paradiso, nella vita eterna possono dare speranza e consolazione.
La vita è un pellegrinaggio con tutte le difficoltà, le asperità, le insidie, i pericoli. Con questa visione della vita possiamo inquadrare anche gli eventi negativi, gli eventi funesti, perfino la morte. Per chi crede, la morte è un “arrivederci” in Cielo. Alla fine del mondo i corpi risorgeranno e coloro che sono entrati nella vita eterna avranno i loro corpi gloriosi. È questa la visione della vita cristiana, che certamente è fatica, è lotta, è perseveranza, è fedeltà. La visione cristiana della vita ha come mèta il Cielo; in quest’ottica viviamo coltivando le virtù, la fede, la speranza e la carità. Bisogna coltivare le virtù morali nell’ottica cristiana di una vita come pellegrinaggio e come missione da compiere nel tempo, in vista della salvezza dell’anima.
La vita va vissuta proprio come una missione da compiere a partire proprio dalle cose quotidiane, dalla famiglia, dal lavoro. Ogni giorno dobbiamo essere capaci di soffrire, di resistere, di dire di no alle seduzioni e agli inganni del mondo. In questa visione coltiviamo noi stessi e quindi ci fortifichiamo in questa visione della vita come pellegrinaggio verso l’eternità. Fortificati nella fede, allora, quando siamo toccati da vicino dalla morte, i nostri occhi non guardano al nulla, guardiamo al di là del tempo che passa, all’eternità che resta.
Purtroppo, questa visione della vita è andata sfaldandosi perché il mondo ha perso la fede. In una visione della vita dove non c’è una prospettiva oltre la morte, quando sopraggiunge la vecchiaia e ci si avvicina alla fine dei propri giorni, si certifica il proprio fallimento.
Per chi avrà creduto ci saranno Cieli e Terra nuovi. Chi avrà scelto di rimanere rinchiuso nella caverna, lì perirà.
Non rendiamo allora tutto facile. Coltiviamo le virtù morali, il coraggio, la fortezza, la rinuncia, il digiuno, l’astinenza, tutto quello che serve per non farci diventare canne mosse dal vento. Fortifichiamoci. Soprattutto tramandiamo (con l’esempio) questa visione della vita alle nuove generazioni perché con il passare del tempo le prove si intensificheranno. Bisogna avere coraggio e non lasciarsi intimorire.
Alziamo gli occhi al Cielo, guardiamo alla presenza della Madonna, invochiamo la protezione degli Angeli e dei Santi. La prospettiva che abbiamo davanti è costellata di prove, dobbiamo addestrarci con la fede, con la preghiera, con la fortificazione di noi stessi.
Costruiamo la nostra quotidianità sulla roccia della Verità di Dio e non sulla sabbia delle parole umane che crollano. Edifichiamo le nostre vite su fondamenta resistenti. Le parole di Gesù non passano.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”,
entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio,
che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto,
che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa cadde e la sua rovina fu grande»
(Mt 7,21-27)
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”