Pensiero Spirituale sull’affidamento a Dio nei momenti di crisi della fede

Cari amici,

la fede è un grande dono di Dio, è una luce che illumina la vita. Tuttavia, la fede ha una caratteristica: è oscura. Dio ci rivela la sua potenza, la sua sapienza, il suo amore. Anche la Storia umana ci rivela il governo di Dio nella Storia. La fede entra in campo proprio in questo: nonostante la rivelazione sia velata, noi crediamo che Dio esiste.

Dio c’è, ma in un certo senso si vela. È la fede che supera questo velo ed è nella fede che affermiamo che Dio esiste.

La fede nella sua grande luce ha un’oscurità che fa sì che la fede stessa sia libera e meritoria. La fede esige uno sforzo di affidamento da rinnovare ogni giorno e questo comporta che la fede abbia i suoi momenti di crisi.

La crisi della fede irrompe facilmente nella vita di una persona. Talvolta la crisi della fede irrompe anche nella vita di una persona pia, credente, praticante. Questo accade quando c’è un imprevisto, un dolore inaspettato, una perdita improvvisa di una persona cara, una malattia. Siamo presi alla sprovvista, preghiamo, vediamo che Dio non dà risposte evidenti ma aspetta il nostro affidamento e noi, di conseguenza entriamo in crisi. La crisi della fede significa mettere in dubbio che Dio ci sia, che ascolti le nostre preghiere. Si mormora contro Dio o ci arrabbiamo con Lui.

Le arrabbiature con Dio fanno parte del nostro essere creature e sono un’espressione di fede: ci arrabbiamo con una Persona in cui crediamo, a cui teniamo.

Ben diverso, e più grave, è il mormorare contro Dio, accusarlo. Dalle mormorazioni scaturisce la crisi del nostro affidamento e poi il rancore. Quando questo rancore verso Dio si deposita nel fondo dell’anima, può diventare pericoloso per la salvezza eterna.

Leggendo un romanzo di Georges Bernanos (Francia 1888 – 1948), Diario di un prete di campagna, mi sono imbattuto nel racconto di un episodio che riguarda il curato di campagna e la contessa che, pur essendo formalmente rispettosa del sacerdote e del galateo liturgico, in un colloquio con il curato stesso svela la sua anima manifestando un rancore con Dio che si concretizza in una decisione di fargliela pagare dannando se stessa, facendo così soffrire Dio per la perdita di un’anima. Questa vicenda mi ha molto colpito, mi sono chiesto perché la contessa era arrivata alla decisione di giurare a Dio odio e dannando la sua anima per farlo soffrire. La contessa aveva perso un bambino, aveva tanto pregato Dio perché non morisse e invece è successo. Invece di fare un atto di fede eroico, come quello di Giobbe o di Abramo, ha deciso di chiudersi a Dio, di fargliela pagare.

Ci sono delle situazioni in cui credere a Dio, fidarsi dei suoi progetti che sono più grandi di quello che pensiamo, e non dare spazio al principe di questo mondo che sibila rancore, odio, cattiveria nei confronti di Dio.

Se apriamo la porta al rancore, al dubbio, alla vendetta, rischiamo di perderci eternamente. La contessa del romanzo di Bernanos, davanti al dolore immenso per la perdita del bambino, ha dato la colpa a Dio per non aver ascoltato le sue preghiere e ha deciso di fargliela pagare causandogli a sua volta sofferenza negandogli la sua anima.

Tante sono le vicende che possono accadere a una persona e che mettono alla prova la fede.

La strada della vendetta e del rancore porta alla perdizione. Molte forme di ateismo hanno una radice emozionale, vengono dall’incontro con il dolore e con la morte gestito con risentimento. La dimensione della fede, invece, dovrebbe portarci al disegno di Dio che è pace e amore anche quando c’è la morte o la malattia di una persona cara. Quella persona la troveremo in Cielo, c’è un disegno per ciascuno di noi e con fede dobbiamo accettare che sia così.

In queste situazioni di prova dobbiamo reagire con la preghiera e l’affidamento.

Pensiamo a Maria ai piedi della Croce. Davanti alla sofferenza più immane che una madre possa provare non ha vacillato. È rimasta lì, fedele a Dio, Ancella del Signore, ha offerto il suo dolore piangendo e pregando umilmente, affidandosi a Dio in maniera esemplare.

Fidiamoci sempre di Dio e nei momenti di crisi preghiamo, alziamo gli occhi e le grida al Cielo in cerca di risposte, senza mai abbandonarci al rancore, affidandoci invece totalmente al Suo disegno d’amore.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”