Pensiero Spirituale sulla grazia della fede

Cari amici,
la grazia della fede attecchisce soltanto in un cuore dove c’è umiltà. Senza questo terreno dell’umiltà, il germoglio della fede è come il seme di cui parla Gesù nel Vangelo: cade sull’asfalto, non attecchisce e non produce frutto.
Molte volte ci chiediamo per quale motivo molte persone credono e molte altre no. Eppure, non c’è dubbio che Dio offre a tutti la grazia della fede. Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e conoscano la Verità.
Ci sono certamente le argomentazioni dell’intelletto con le quali l’anima viene disposta a credere. Ad esempio, ci sono degli scienziati che arrivano a superare l’ambito visibile delle loro ricerche e si aprono al mistero della presenza di Dio e altri che, pur facendo il medesimo percorso, arrivano a conclusioni totalmente opposte.
C’è una cosa che dobbiamo tenere bene presente soprattutto oggi che la profondità dell’uomo è tenuta molto in considerazione: gli orientamenti di fondo condizionano molto il modo di pensare e di agire. Il fatto di credere o di non credere dipende proprio dagli orientamenti di fondo che noi ci siamo dati.
Dentro di noi abbiamo degli orientamenti che governiamo noi, siamo noi a decidere in che direzione andare. Nel nostro intimo abbiamo come un giardino da coltivare: possiamo scegliere se coltivare virtù o vizi, ciò che è buono o ciò che è cattivo.
In base a questi orientamenti di fondo, anche i nostri ragionamenti sono condizionati. Se una persona è riuscita a dare a se stessa un orientamento di persona umile, non prepotente, consapevole dei propri limiti, ne consegue che le sarà molto più facile credere. La grazia della fede cade su un orientamento della natura umana che è indispensabile per avere la fede stessa: l’umiltà, la consapevolezza dei propri limiti.
Un atteggiamento creaturale, ovvero il rendersi conto di essere limitati e di essere stati creati, favorisce l’attecchimento della fede. Il terreno dell’umiltà è sicuramente favorevole per la crescita del seme della fede. Questo tipo di condotta morale è tipica di chi si apre a Dio, lo adora, lo rispetta, gli è grato. Queste persone non hanno vergogna di mettersi in ginocchio a pregare, si aprono al soprannaturale e riconoscono in Dio la salvezza.
In tutti, fin dalla nascita, c’è la possibilità del duplice orientamento. Si può diventare una persona umile e rispettosa, aperta al soprannaturale che fa fiorire tutte le virtù oppure, al contrario, coltivare un atteggiamento inquieto e arrabbiato che non si apre a Dio e fa trasparire nei comportamenti questi sentimenti di agitazione e turbamento.
Un orientamento di umiltà e “creaturalità” si manifesta nei confronti degli altri con un modo di porsi gentile, un linguaggio di pace e di rispetto, un atteggiamento di ascolto.
Al contrario, l’atteggiamento dell’io che si vuole imporre, che diventa arrogante, che diventa superbo, inevitabilmente sfocia in chiusura alla fede.
Per queste persone possiamo solamente pregare perché discutere e ragionare sulla fede non è di loro interesse.
In questo modo si spiega perché, anche nel tempo dei Segreti quando si manifesterà la potenza e la gloria di Dio soprattutto attraverso il segno sulla collina delle Apparizioni, esso sarà motivo di esultanza e di rafforzamento per tutti gli umili che hanno aperto il cuore a Dio, ma per gli altri sarà motivo di rabbia e in loro aumenterà aggressività perché il loro io si troverà di fronte a qualcosa che li metterà in discussione.
Se siamo orientati sulla strada dell’io orgoglioso che adora se stesso dobbiamo fin da subito invertire la rotta.
Purtroppo, la cultura del nostro tempo è caratterizzata da questo atteggiamento di egoismo e chiusura che rispecchia totalmente l’io di Lucifero: menzognero, omicida, ingannatore, prevaricatore, ribelle a Dio, arrogante e superbo. I cuori che volutamente non si aprono alla grazia della fede sono dominati dall’io, si credono Dio.
Ricordiamoci sempre le parole della Madonna: per il mondo senza Dio non c’è pace, non c’è futuro, non c’è salvezza eterna.
Mettiamoci in ginocchio davanti a Dio, riconosciamoci creature bisognose del Suo amore, apriamo il cuore alla grazia della fede.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”