"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2026 Pagina 4 di 38

La “persona” non “l’individuo” è un lascito cristiano

Sudefuturi.it – 28-6-2026

LA RISPOSTA DEL VESCOVO ANTONIO STAGLIANO’ AL FILOSOFO GALIMBERTI

Antonio Staglianò

28/06/2026

Perché un filosofo che critica il cristianesimo dovrebbe almeno studiare il lessico che usa

«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe». Questi celebri versi di Eugenio Montale, tratti da Ossi di seppia, ci mettono in guardia contro una delle tentazioni più antiche e pericolose dell’intelletto umano: quella di credere di poter imprigionare la complessità della vita – e dell’animo umano – in una definizione unica, netta, geometrica. La realtà, soprattutto quella spirituale e culturale, è informe, sfuggente, contraddittoria. Eppure, guardando i video di Umberto Galimberti che impazzano sui social e sui reel dei festival filosofici, viene spontaneo chiedersi: il filosofo ha forse dimenticato questo monito?

Con la consueta sicurezza che lo rende amatissimo dal pubblico, Galimberti sentenzia, in una di queste apparizioni pubbliche: «Tutti pensiamo all’individuo prima che alla comunità. Questo è un lascito cristiano». La frase è perfetta per diventare virale: è breve, è provocatoria, e sembra smascherare una presunta ipocrisia di duemila anni di storia. Peccato che dal punto di vista storico, filosofico e teologico, sia vero esattamente l’opposto. Non si tratta di una disputa da sacrestia o di una difesa d’ufficio del cristianesimo. Si tratta, molto più semplicemente, di onestà filologica. Se un intellettuale pubblico critica una cultura millenaria che ha plasmato l’Occidente, ha il dovere deontologico di conoscerne il lessico. Altrimenti, come in questo caso, non fa critica: costruisce un fantoccio di cartapesta per poi abbatterlo con facilità, raccogliendo l’applauso di chi quel lessico non lo conosce.

Vediamo, punto per punto, perché l’affermazione di Galimberti regge solo se si ignorano le fonti.

L’anacronismo di partenza:
l’“individuo” non è un concetto cristiano

Partiamo dal lessico. La parola individuum, in latino, è il neutro sostantivato di individuus, che significa letteralmente «ciò che non può essere diviso», «ciò che è uno e chiuso in sé». Nell’antropologia filosofica moderna, questo termine indica un’entità atomizzata, autosufficiente, titolare di diritti e di doveri in quanto soggetto separato dagli altri. È il protagonista del contrattualismo di Hobbes, del giusnaturalismo di Locke, dell’autocoscienza di Cartesio e, infine, dell’individualismo possessivo del liberalismo borghese e del capitalismo.

Ora, questa accezione – che Galimberti dà per scontata e universalmente valida – è un prodotto storicamente tardivo della cultura occidentale. Nasce con il nominalismo di Guglielmo di Ockham nel XIV secolo, che dissolve le essenze universali in singolarità separate, e viene consacrata dall’Illuminismo. Ma non appartiene né alla Bibbia, né ai Padri della Chiesa, né alla grande Scolastica medievale. Quando Galimberti afferma che il cristianesimo ci ha lasciato in eredità l’individuo, compie un clamoroso anacronismo: proietta sul mondo giudaico-ellenistico del I secolo una categoria che è tutta moderna e borghese. È come se uno storico della scienza attribuisse a Galileo le teorie della relatività di Einstein: non è un’interpretazione, è un errore di datazione.

Il lessico autentico del cristianesimo:
la “persona” come relazione

Se Galimberti avesse aperto i testi dei grandi Concili ecumenici o le opere dei Padri della Chiesa, avrebbe scoperto che il cristianesimo delle origini non parla affatto di individui, ma di persone. E la persona, nella riflessione cristiana, è l’esatto opposto dell’individuo autocentrato.

Il termine persona (dal greco pròsopon, che indicava la maschera dell’attore ma anche il volto che si mostra nella relazione) viene forgiato nei dibattiti cristologici e trinitari del IV e V secolo. I Padri Cappadoci – Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno – lo utilizzano per parlare della Trinità: le tre Persone divine non sono tre individui separati e isolati, ma tre modi di essere-in-relazione (il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito che procede). L’essere persona, per il cristianesimo, è ontologicamente legato all’essere-con e all’essere-per. Non esiste persona senza relazione.

Tommaso d’Aquino, nel Medioevo, definirà la persona come «ciò che è più perfetto in tutta la natura», proprio perché capace di aprirsi all’altro e a Dio, superando la chiusura della mera sostanza individuale. Rosmini ne parlava come “relazione amativa capace di inaltrarsi”, cioè di immedesimazione ed empatia. E il Concilio Vaticano II, nel secolo scorso, ha ribadito con forza un principio che dovrebbe far riflettere il filosofo: «L’uomo, sola creatura sulla terra che Dio abbia voluto per sé stesso, non può ritrovare pienamente sé stesso se non attraverso un dono sincero di sé» (Gaudium et Spes, 24). Tradotto: l’umano si realizza non chiudendosi nella propria individualità, ma donandosi. Non c’è traccia, qui, dell’individuo solipsista e autocentrato descritto da Galimberti. La persona cristiana è, per sua natura, comunione.

Una salvezza che non è mai privata

Dal primo equivoco lessicale deriva il secondo, altrettanto grave. Galimberti, nei suoi interventi, dipinge il cristiano come un egoista spirituale: uno che pensa unicamente alla salvezza della propria anima, disinteressandosi totalmente della comunità. Chiunque però abbia una minima conoscenza del cattolicesimo sa che la salvezza, in questa tradizione, non è mai una faccenda “fai da te”.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo

Il Battesimo non è un atto privato: è l’ingresso in un Corpo Mistico, come insegna san Paolo nella lettera ai Romani (12,5): «Molti siamo un solo corpo in Cristo». L’Eucaristia è il sacramento della communio – comunione – che è, per definizione, un fatto ecclesiale, comunitario e pubblico. Se un cristiano si disinteressasse del prossimo e della comunità, non sarebbe un buon fedele, ma un peccatore, perché verrebbe meno al comandamento dell’amore che è il cuore stesso del Vangelo.

Gesù, nel celebre passo del giudizio finale (Matteo 25), non chiede quante preghiere abbiamo recitato, ma se abbiamo dato da mangiare all’affamato, se abbiamo visitato il carcerato, se abbiamo accolto lo straniero. La salvezza si costruisce qui, nelle relazioni concrete, ma non è mai privata: è, al contrario, l’antidoto più radicale contro l’isolamento individualista.

Il meccanismo del “fantoccio” (o straw man)

L’operazione retorica di Galimberti è, dunque, piuttosto trasparente, e corrisponde perfettamente a quella che in logica si chiama la fallacia dello straw man, ovvero dell’uomo di paglia. Il filosofo compie tre passaggi: prende un concetto – l’individuo – che appartiene alla filosofia moderna (da Hobbes al contrattualismo illuminista, fino al neoliberalismo); lo attribuisce abusivamente al cristianesimo, spacciandolo per un «lascito» di duemila anni; lo accusa di essere autoreferenziale, egoista e anti-comunitario, e conclude trionfante: «Vedete? Il cristianesimo è individualista!».

Il trucco però è sotto gli occhi di tutti: il cristianesimo cattolico storico e dottrinale non ha mai difeso l’individuo atomizzato. Lo ha sempre combattuto, in nome della persona e della comunità. Galimberti demolisce un bersaglio che non esiste nella tradizione che dice di voler criticare. È una semplificazione comoda, certo, e funziona benissimo sui social, dove la complessità non ha diritto di cittadinanza. Ma è intellettualmente disonesta.

Un invito al dialogo, non alla polemica

Il pubblico che segue Galimberti sui social, che condivide i suoi reel e lo applaude nei festival, ha diritto a una critica del cristianesimo che sia accurata, leale, informata. Non a una caricatura costruita su una parola fraintesa. Perché la verità, anche quando scomoda o spiazzante, merita rispetto. E il cristianesimo – checché se ne dica – è un fenomeno storico, culturale e antropologico di tale complessità che liquidarlo con un equivoco lessicale non è coraggio intellettuale. È, con tutto il rispetto, pigrizia.

Galimberti cerca la «parola che squadri da ogni lato» l’animo cristiano, come scriveva Montale. Ma forse, se riaprisse i testi con più attenzione e meno fretta, scoprirebbe che quella parola non è individuo. È persona.

🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 103

Radio Maria Venezuela: clessidra missionaria d’emergenza

“Fratelli e sorelle della famiglia di Radio Maria in Italia ,non siamo più in grado di trasmettere su radiofrequenza perché l’impianto elettrico della postazione AM che copre tutta la regione di Caracas è gravemente danneggiato.

Non abbiamo energia elettrica e ci servono il prima possibile generatori per tornare in trasmissione con il nostro popolo che ha bisogno di conforto preghiera vicinanza e aiuto spirituale.

La nostra torre tecnica che era già in precarie condizioni va sostituita ma in un secondo momento perché ora non e’ di primaria esigenza .

La nostra sede sembra non avere subito danni infrastrutturali. Stiamo facendo le verifiche.

Abbiamo necessità di essere accompagnati nel far funzionare tutte le attività quotidiane perché con l’emergenza nazionale non siamo più in grado di farci aiutare dalla nostra gente che ha perso tutto.

Dobbiamo tornare adesso più che mai, a comunicare la speranza cristiana.
Dobbiamo darci da fare e ripristinare tutto il più presto possibile

Grazie per quanto potrete fare per noi.
Preghiamo insieme, pregate per noi
Che il Signore con la sua e nostra santissima Madre ci benedicano.

Radio Maria Venezuela
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Il Papa: “L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli”

“Grazie perché siete venuti con questo caldo!”, dice il Papa

Papa Leone XIV |  | Vatican Media /EWTNPapa Leone XIV | | Vatican Media /EWTN

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano, domenica 28 giugno 2026, 12:10 (ACI Stampa).

Anche oggi alle ore 12, XIII Domenica del Tempo Ordinario, nonostante il grande caldo di questi giorni a Roma e in Italia, Papa Leone XIV si affaccia alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l’Angelus con tutti i fedeli riuniti a Piazza San Pietro. A Roma oggi si arriverà a 38 gradi, ma questo non ha fermato i tanti che si sono radunati per ascoltare le parole del Papa. Il Pontefice ricorda subito che nel Vangelo di oggi “ascoltiamo alcune esortazioni di Gesù per vivere la sequela ed essere testimoni del suo Regno”. “Non si tratta di qualche atto esteriore, ma di impegnare tutto noi stessi in una relazione d’amore con Lui”.

Il Papa inizia dal “distacco”, tema del Vangelo di oggi. Gesù dice: Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. “Nel momento in cui inizia a inviare in missione i suoi apostoli, il Signore li vuole liberi da qualsiasi legame.

Ma per tutti vale il fatto che anche gli affetti più importanti trovano la loro pienezza grazie all’amore che Cristo ci dona. Pensiamo, ad esempio, alla vita matrimoniale: si può viverla pienamente solo “lasciando” la casa dei genitori per impegnarsi nella relazione coniugale”.

Oppure il Papa fa l’esempio dei figli: saranno felici solo educandoli a “camminare con le loro gambe”. “Solo perdendo quel seme, gettato nel terreno, potrà vederlo fiorire. In questo senso, l’amore è anche perdita. Ci riesce difficile comprenderlo, specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere.

L’amore, però, porta frutto solo nel donarsi: quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di tempo per ascoltare un amico, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio”, commenta il Pontefice.

“Per questo Gesù ci invita ad abbracciare la Croce: Egli si è offerto, ha perduto sé stesso e, proprio così, noi abbiamo potuto ricevere la sua vita in abbondanza. Allo stesso modo, se viviamo nella logica del dono, anche noi saremo capaci di generare vita nuova nelle nostre relazioni”, dice il Papa.

“Infine, l’accoglienza. L’amore, infatti, si esprime in scelte e azioni concrete, in un impegno fatto di piccoli gesti quotidiani, come quello di offrire un bicchiere d’acqua a chi ha sete. Gesù, inviando i suoi discepoli davanti a sé, chiede loro di andare senza provviste, cioè di essere bisognosi, perché in questo modo potranno suscitare accoglienza in coloro che incontreranno. E così, accogliendo chi viene nel nome di Gesù, si accoglie Lui e il Padre celeste che lo ha mandato. L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli”, conclude infine il Papa la meditazione dell’Angelus di oggi.

Subito dopo la recita della preghiera mariana il Pontefice passa ai consueti saluti.  Il primo saluto è in lingua spagnola. Il Papa ricorda la popolazione venezuelana, colpita da un violento terremoto che ha provocato numerose vittime, quasi mille morti, danni materiali incalcolabili ecc. Il Pontefice rinnova, in lingua spagnola, la sua vicinanza spirituale a chi è stato colpito da questa tragedia. E ringrazia chi sta aiutando e offrendo assistenza

Milano e l’ondata di caldo record, Bertolaso: «Ospedali sotto stress. La prima regola è idratarsi. Troppi bimbi al sole»

di Gianni Santucci – Corriere della Sera – 28 Giugno 2026

L’assessore al Welfare e sanità di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, chiede un piano per gli anziani soli: «Solo nell’area dell’Ats di Milano ci sono quasi 450 mila over 75. Servono monitoraggio continuo, assistenza, capacità di intercettarli tutti, anche nei periodi di ferie

Guido Bertolaso, assessore al Welfare e sanità in Regione Lombardia

Guido Bertolaso, assessore al Welfare e sanità in Regione Lombardia, qual è la situazione negli ospedali?
«Con dieci giorni di temperature largamente sopra la media abbiamo tutte le strutture sotto sforzo. Man mano che passano i giorni le criticità aumentano, soprattutto nei pronto soccorso: c’è un incremento degli accessi, a seconda delle zone, anche del 15-20 per cento. Con queste temperature, protratte così a lungo, i colpi di calore sono un problema e, soprattutto, tutte le fragilità e le patologie croniche si aggravano».

Quali sono le città più calde del mondo? Il confronto

I reparti sono attrezzati?
«Questo periodo di maggiore stress coincide con i legittimi periodi di ferie del personale sanitario. Ovviamente gli ospedali avevano organizzato i turni e ogni struttura, come sta avvenendo, può sostenere situazioni di carico superiore alla media, ma ripeto, soprattutto i pronto soccorso ne risentono, con un aggravio di fatica e responsabilità».

Cosa si potrà modificare nelle strategie future?
«L’emergenza non è più estemporanea, ma cronica, e come tale andrà affrontata. Ci dobbiamo abituare al cambiamento climatico e impostare una gestione su questo scenario. Significa che le strategie per affrontare le ondate di calore andranno organizzate in modo stabile. I piani caldo, oltre a quello che stiamo già facendo come Regione Lombardia da fine maggio, dovranno diventare qualcosa di un po’ più strutturato: non da definire a seconda della stagione e delle previsioni, ma in campo a prescindere».

Vale solo in estate?
«Lo scorso inverno abbiamo avuto inondazioni, alluvioni, frane, eventi di freddo severo. Sono gli estremi che si accentuano e in qualche modo si stabilizzano, non sono più fenomeni improvvisi. Se ogni anno si ripetono le stesse cose, dobbiamo adattare le nostre risposte».

Il tema riguarda esclusivamente gli ospedali?

«No. Pensiamo al sacrosanto consiglio che diamo agli anziani: state per quanto possibile con aria condizionata o cercate luoghi più freschi. Ecco, per il futuro le strutture in grado di garantire una temperatura idonea alle persone fragili saranno da organizzare. Non bisogna pensare solo al refrigerio dei supermercati o dei centri commerciali: bisognerà individuare edifici e zone dove accogliere al fresco chi è più a rischio».

Le persone seguono le raccomandazioni?
«Purtroppo vediamo ancora molti che non si idratano come dovrebbero. Altro punto importante: non voglio andare contro le multinazionali, ma si deve bere acqua, non bibite gassate. La medicina migliore è l’acqua, e non troppo fredda. L’idratazione è di gran lunga il primo punto sul quale insistere. Poi anche per l’alimentazione bisogna avere cautela».

In che termini?
«Mangiare più frutta e verdura è fondamentale. Ma attenzione specifica alla conservazione: con il caldo alcuni cibi non sono consigliabili, e c’è maggior rischio che si alterino e vadano a male. Le nostre Ats hanno molti ispettori per la sicurezza alimentare che stanno facendo controlli sulla conservazione».

Altre raccomandazioni?
«Vedo troppi bambini al sole. Fino a 11-12 anni, meno stanno al sole e meglio è. Devono avere cappellini, creme, devono essere davvero protetti. Con le alte temperature bisogna stare il meno possibile al sole. Non vedo gran preoccupazione da parte delle famiglie su questo punto».

Il tema degli anziani soli è l’altra emergenza cronica, e si aggraverà anno dopo anno. Come intervenire?
«Abbiamo ormai un numero di anziani soli impressionante, direi quasi inaccettabile, alcuni non del tutto autosufficienti. Abbiamo moltissima assistenza domiciliare, è vero, ma anche lì bisogna trovare nuovi paradigmi, perché così non si può andare avanti. Solo nell’area dell’Ats di Milano (che comprende anche Lodi, ndr) ci sono quasi 450 mila over 75. Servono monitoraggio continuo, assistenza, capacità di intercettarli tutti, anche nei periodi di ferie. È un altro tema che non si può affrontare ogni volta a maggio. La strategia andrà pianificata per anni, e organizzata a livello nazionale.

🌾🍇BENEDIZIONE DI P.LIVIO ➕ tredicesima DOMENICA del Tempo Ordinario 🔔

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 39


HO INCONTRATO SATANA A MEDJUGORJE

IL RACCONTO DI EUSEBIO CICCOTTI – formiche.net

Chiesa di San Giacomo, 23 giugno 2026. Messa in italiano. Dopo la benedizione finale, nella celebrazione presieduta da sua Eminenza Ernesto Simoni, lo stesso inizia una preghiera di esorcismo, quella di Leone XIII. Non passa un minuto che grida di una donna partono dal fondo della chiesa. Poi altre grida, da un’altra voce femminile, si alternano. La cronaca di Eusebio Ciccotti

27/06/2026

Medjugorje. No, non è cinema. No, non è finzione letteraria. Sono fatti. E quando sei testimone oculare non puoi tacere. Te lo impone la tua coscienza etica. Prima che il tuo stato di credente, di semi-credente, di cattolico praticante, di cattolico non praticante, di cattolico della “messa solo a Natale”, o del tipo “non faccio del male a nessuno, mi faccio i fatti miei”, con la massima già confezionata, “Gesù era un bravo uomo ma la Chiesa non la seguo”. Mi piacerebbe che tutte queste tipologie di brave persone, per carità, abili nel ritagliarsi il passaporto personale di “credente” (“io credo nell’uomo!”: perché nel Vangelo è scritto il contrario?), magari fossero state non solo nella chiesa di San Giacono, ma soprattutto nel piazzale antistante la stessa. Quando? Subito dopo la fine della celebrazione. Il 23 giugno, intorno alle12.30. Perché è avvenuto un fatto che i presenti – circa una ventina – ricorderanno per tutta la vita. Incluso chi scrive questa nota.

Sì, perché, lì ha preso vita una pagina del Vangelo di duemila anni fa. Si è verificato quello che accadeva durante la vita di Gesù. Ieri, abbiamo visto che la possessione demoniaca è vera. Che Satana esiste. Che l’esorcismo, un rituale sacro, somministrato da esorcisti autorizzati dalla Chiesa, è l’unica via per salvarsi dal dominio del diavolo. Ieri, abbiamo avuto la conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, come le guarigioni di indemoniati ad opera di Gesù fossero autentiche. Non abbellimenti letterari aggiunti nei secoli. Che i casi raccontati da don Grabriele Amorth, in due noti best seller (Un esorcista racconta 2000, Racconti di un esorcista 2015) e prima ascoltati dalla voce dello stesso a Radio Maria (grazie ad un programma, subito seguitissimo), hanno ricevuto una ulteriore validazione, sempre qualora ve ne fosse stato bisogno, sotto i nostri occhi. A Medjugorje.

La preghiera di liberazione di sua Eminenza Ernesto Simoni in chiesa

Ma partiamo dall’inizio. Terminata la celebrazione (quella in lingua italiana), delle ore 11.00, presieduta da sua Eminenza Ernesto Simoni, lo stesso inizia la preghiera di liberazione di Leone XIII, in latino. Dopo neanche un minuto si sentono delle grida, di donna, in fondo alla chiesa. Forti, terribili, acute, strazianti, prolungate. Sembrano provenire da due punti diversi. I fedeli mantengono la calma. Finita la preghiera di liberazione, i fedeli lasciano la chiesa. Alcuni dei presenti si girano cercando di vedere, ma la chiesa è ancora zeppa di fedeli. Qualcun altro, incuriosito dal fenomeno, va verso quell’area. So che in questi casi è meglio non andare a curiosare. Meglio pregare mentalmente per quelle persone che stanno soffrendo.

Uscito dalla chiesa mi dirigo sul piazzale antistante l’entrata, per tornare verso il mio alloggio. Da lontano vedo il cardinale vestito di rosso, circondato da alcuni fedeli, oltre al piccolo gruppo di collaboratori che lo accompagna. Il gruppo è appartato, accanto alla siepe che costeggia il vialetto. Mi avvicino. Penso si stia intrattenendo con dei pellegrini, vorrei salutarlo di nuovo. Invece, raggiunto il punto, il suo segretario personale, Vieri Lascialfari (ci siamo conosciuti il giorno prima a Radio Maria Medjugorje, per la intervista in diretta di Padre Livio Fanzaga con sua Eminenza), mi dice, “il Cardinale sta facendo un esorcismo”. Vedo una donna, con degli occhiali da sole, ferma, provata, e, di spalle, il cardinale, un sacerdote, due diaconi, e due laici che aiutano. Capisco che è la donna delle grida.

Mi sposto, saluto Vieri, non mi va di curiosare. Riprendo il mio cammino e passo davanti all’entrata della chiesa di San Giacomo. Sulla porta centrale, quella chiusa, una seconda donna, grida, e quattro persone, la tengono. Ora è chiaro perché in chiesa le grida provenivano da due punti diversi. Si trattava di due persone. Questa volta mi fermo. Non mi metto a fissare la scena, basta qualche secondo per capire. Dopo alcuni minuti il gruppetto che accompagna sua Eminenza, lasciata la prima donna, raggiunge quella sul portone della chiesa.

Accade l’incredibile

Sono di spalle. Ma appena le grida aumentano, automaticamente, mi volto in direzione del portone. Delle persone hanno cinto un cordone di protezione, intorno alla donna, a coloro che la stanno aiutando, a sua Eminenza e ai suoi collaboratori. Le grida aumentano, continuo a pregare mentalmente la Vergine Maria. La donna si agita forsennatamente ed emette grida strazianti, quasi disumani, non appena il Cardinale le è di fronte. Egli con calma inizia la preghiera di liberazione. La donna grida: “Vai via, vai via! Non ti avvicinare! Non mi toccare! Ti conosco! Vai via bastardo! Mi hai tolto troppe anime! Bastardo!”

Si agita con una forza terribile, si vuole abbattere sul 98enne Cardinale: se non la tenessero gli amici lo colpirebbe violentemente. Sbatte contro il massiccio portone di legno, poi eccola contro la spalletta di pietra dei muri, fa tutto per divincolarsi da coloro che la tengono, intende scagliarsi contro padre Ernesto; agita la testa e sgrana gli occhi quasi fuori dalle orbite; gli amici/parenti sudano per tenerla ferma pur essendo lei di media statura. Padre Ernesto Simoni, calmissimo e senza timore, procede con il rituale dell’esorcismo di Leone XIII in latino, accanto a lui don Christian Meriggi, un uomo forte, anch’egli esorcista. Sento chiaramente la voce del Cardinale, piana e distinta. Poi, si fa portare da un assistente, dalla loro auto, lì parcheggiata, dell’acqua santa, la spruzza verso l’indemoniata. Reazione terribile! Dopo lunghi minuti di esorcismo, cui ella oppone grida e imprecazioni, finalmente si calma. La voce terribile che le usciva non si sente più. È spossata, il demonio se ne è andato. Ha riacquistato le sembianze di una bella e serena donna. Sicuramente non si ricorda di quello che le è successo. Parenti e amici la accompagnano via, dopo aver ringraziato il Cardinale.

Semplicemente “padre Ernesto”

Padre Ernesto Simoni (“chiamatemi Padre; Eminenza è solo Gesù”, ci aveva detto in mattinata quando lo abbiamo incontrato nella sede di radio Maria Medjugorje, in collegamento per una intervista con Padre Livio Fanzaga, dall’Italia), a passi piccoli ma sicuri torna in auto. Il finestrino è abbassato. Mi avvicino e gli dico: “Grazie padre Ernesto, per tutto quello che fa per noi”. Mi risponde con un cenno della testa. Non è stanco. È ancora in contatto con l’Altissimo che lo ha sostenuto in questa lotta contro Satana. Anche io lascio il piazzale, e mi meraviglio della forza di questo santo uomo. Ha 98 anni: dalle 7.30 alle 11.00 era salito sul Podbrdo, parte a piedi, parte in lettiga. Poi aveva recitato un lungo rosario sotto il cocente sole. Successivamente, alle 11.00, in parrocchia, a San Giacomo, per la messa. Dopo la messa, due esorcismi fuori programma. Ancora, da pomeriggio a sera, visite: all’Istituto San Giovanni Paolo II e al Cenacolo, quello fondato dalla mitica suor Elvira, per il recupero dei giovani caduti nella dipendenza.

La forza di Padre Ernesto Simoni

Dopo 28 anni di prigione nelle terribili celle albanesi, padre Ernesto ha la forza incredibile di un trentenne. Tutti abbiamo notato che quando dice messa, o impartisce le preghiere di liberazione e durante gli esorcismi, la sua voce diventa più forte, il suo vigore aumenta. Non c’è dubbio che egli sia in collegamento con l’Altissimo e la Vergine Maria. In mattinata, in un momento di attesa, nella sede di Radio Maria Medjugorje, ci aveva detto, “pregate sempre la Vergine Santissima”. Poi, parlando di santi, a una mia domanda su Padre Pio, mi ha risposto: “Ricordati che Padre Pio è il santo più importante del Novecento. Pregatelo”.

🟢LIVE IN RADIOVISIONE: <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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Radio Maria Venezuela non ha avuto gravi danni ed è mobilitata per aiutare la popolazione

NOTIZIE SULLA TRAGICA SITUAZIONE DAL PRESIDENTE DI RADIO MARIA VENEZUELA

ABBIAMO APERTO UNA CLESSIDRA SPECIALE PER DARE LA POSSIBILITA’ AI NOSTRI ASCOLTATORI DI DARE IL LORO AIUTO.

FRA LE COSE ASSOLUTAMENTE PIU’ URGENTI C’E’L’INVIO DI GENERATORI DI CORRENTE

PARTECIPATE NUMEROSI ATTRAVERSO RADIO MARIA ITALIA

🔴DA RADIO MARIA VENEZUELA

Un saluto molto affettuoso e pieno di fede a tutti i nostri fratelli di Radio Maria. Vi parla Luis Guerrero, presidente di Radio Maria Venezuela. Desidero trasmettere queste informazioni anche a nome di tutto il consiglio direttivo e di tutti i collaboratori che operano in Radio Maria Venezuela.
Per portare un po’ di tranquillità a tutta Radio Maria, desidero comunicarvi che il personale di Radio Maria Venezuela, i nostri volontari e le loro famiglie stanno bene e sono al sicuro. Ringraziamo Dio e la protezione della nostra Madre.
Per quanto riguarda le infrastrutture, la nostra sede principale non ha subito danni strutturali. Tuttavia, registriamo alcuni danni minori nel sito in cui si trova il nostro trasmettitore, motivo per cui siamo attualmente fuori onda con il segnale in chiaro. Ciò è dovuto alla mancanza di energia elettrica, poiché il trasformatore che alimenta direttamente il trasmettitore ha subito gravi danni.
Trattandosi di un intervento specializzato, dipendiamo esclusivamente dai tecnici della corporazione elettrica statale per la riparazione. Tuttavia, data la forte commozione nazionale e l’emergenza generale in cui si trova il Paese, sappiamo che potrebbe volerci del tempo prima che questa richiesta venga soddisfatta. Nel frattempo, continuiamo a trasmettere e ad accompagnare il nostro popolo unicamente attraverso la nostra pagina web e l’applicazione per telefoni cellulari.

Come saprete, il nostro Paese è stato colpito da un evento sismico storico e devastante: un doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 ha scosso con estrema violenza il territorio nazionale. La situazione generale è delicata. Si registrano centinaia di vittime, migliaia di feriti e diversi dispersi a livello nazionale, e le repliche continuano a farsi sentire. La parte peggiore di questa tragedia si concentra nella regione costiera, nello Stato di La Guaira. Molte zone residenziali e turistiche vicino al mare sono state totalmente distrutte. È stato dichiarato lo stato di emergenza, poiché ci sono più di cento edifici crollati.
Al momento l’accesso allo Paese è limitato; si stanno ricevendo gli aiuti internazionali, i corpi di soccorso e i volontari sono all’opera. Anche la Chiesa è presente sul campo, attiva nelle operazioni di ricerca dei sopravvissuti.
In mezzo al dolore di migliaia di famiglie che hanno perso tutto o che piangono i propri cari, noi continuiamo a offrire una vicinanza intensa attraverso la preghiera. Per questo chiediamo a tutti voi, cari fratelli, di includerci nelle vostre preghiere. Preghiamo per il riposo eterno di chi ha perso la vita, per dare forza ai familiari, per i feriti e per il conforto di quanti hanno perso la casa e i propri beni.
Speriamo di poter ripristinare presto il nostro segnale. Da Radio Maria Venezuela inviamo un abbraccio fraterno a tutti voi nel nostro Signore Gesù Cristo e nella nostra Santissima Madre.

Andiamo avanti, confidando sempre nella Divina Provvidenza. Ci affidiamo alle vostre preghiere e vi terremo informati su qualsiasi sviluppo. Grazie a tutti e Dio vi benedica!


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