"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2026 Pagina 18 di 38

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 17/04/2026


VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 96

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 16 Aprile 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

Senza perseveranza nella fede non si arriva alla meta

La vita è un cammino che ha un inizio e una fine

Per chi non crede la vita è un procedere verso la morte

Per chi crede è un pellegrinaggio verso la gioia del Cielo

Lungo il fluire del tempo le situazioni cambiano in meglio o in peggio

Oggi molti perdono la fede e vagano qua e là senza una meta

Ogni giorno la fede va rinnovata con la preghiera e la perseveranza

Quando cadi devi rialzarti, quando vai fuori strada devi rientrare

Alla fine non ti troverai dinanzi a un abisso, ma alla porta della vita e della gioia.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (8)

Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro

h. 9.15 – 9.35: NOTIZIE DAL MONDO

Ora Trump ha una questione cattolica (articolo di Federico Rampini)

h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (96)

h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

38. Le conversioni nel tempo dei Segreti

La Madonna ha promesso il trionfo del suo Cuore Immacolato al termine dei Segreti

Ha promesso un tempo di pace e di prosperità e la Conversione della Russia

Il tempo dei Segreti vedrà la manifestazione del Soprannaturale

In particolare col segno sulla collina e la profezia dei tre giorni prima

Tutto questo scuoterà l’incredulità di molti e cadranno molte squame dagli occhi

A ciò va aggiunto la testimonianza dei credenti e la presenza di Maria

La Chiesa vedrà le più numerose conversioni della sua storia

Il mondo potrà godere un tempo di pace prima della battaglia finale

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO

Libro di Padre Livio: Senza Dio non c’è futuro (15 puntata)

BLOG: blogdipadrelivio.it

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Papa Leone: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Chiesa – 17 Aprile 2026

Oggi Prevost andrà a Duala, la capitale economica Camerun, il settimo spostamento aereo nei primi cinque giorni del suo viaggio in Africa

DAL NOSTRO INVIATO

BAMENDA (Camerun) «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare».

Il comprensorio della cattedrale di Bamenda, delimitato da cancellate, comprende la chiesa e una serie scuole dal nido al college. Gli ingressi sono controllati, davanti e dentro la chiesa entrano gruppi selezionati, altri migliaia restano all’esterno e nelle strade della città.

E mentre il Papa interviene in inglese, la voce rimandata dagli altoparlanti, dentro e fuori la chiesa c’è un silenzio che contrasta con il calore dell’accoglienza, migliaia di persone che aspettavano il Papa e ora non si perdono una parola: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni («a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!».

Oggi Prevost andrà a Duala, la capitale economica Camerun, il settimo spostamento aereo nei primi cinque giorni del suo viaggio in Africa. Come Francesco nove anni fa, nella Repubblica centrafricana, giovedì ha passato la giornata in una regione divisa dalla guerra civile, nel Nord-Ovest del Camerun.

Per l’occasione, i ribelli indipendentisti avevano annunciato una tregua di tre giorni ma non si sa mai, l’intero percorso del Papa era sorvegliato da militari in tuta mimetica, volto coperto e armi automatiche.

Leone XIV è arrivato all’incontro per la pace su una papabile blindata e protetta da vetri antiproiettile, la stessa che nel pomeriggio lo avrebbe portato tra i ventimila fedeli arrivati per la messa celebrata nell’aeroporto.

Mentre saliva la scalinata che conduce all’ingresso della cattedrale, era protetto alle spalle dai militari. La guerra civile non fa distinzioni di credo e anzi «ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un movimento per la pace», ha ricordato Prevost: «In quanti luoghi della terra vorrei che avvenisse così! Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».

Nel mondo diviso da oltre una cinquantina di conflitti tutto si tiene, Leone parla di una delle diverse guerre dimenticate per parlare di tutte le guerre, «serviamo insieme la pace!», il tema che soprattutto dopo gli attacchi di Trump ha finito riassumere il senso del viaggio africano e dello stesso pontificato del primo Papa americano.

Bamenda sta su un altopiano a milleseicento metri d’altezza, un paesaggio di palme, campi coltivati soprattutto a mais e colline a chiudere l’orizzonte.

Dopo l’indipendenza del 1960, qui le tensioni tra la minoranza di lingua inglese e la maggioranza francofona sono cresciute fino alla dichiarazione di indipendenza degli irredentisti anglofoni, la proclamazione nel 2017 della «Repubblica di Ambazonia», da Ambas Bay, la baia del fiume Mungo che in epoca coloniale segnava il confine tra il Camerun francese e quello Sud-occidentale sotto il mandato britannico.

Ne è nata una guerra che ha causato migliaia di morti e più di settecentomila sfollati. Le postazioni militari governative sparse nella zona vengono periodicamente attaccate dai ribelli.

Nei giorni in cui si spara, scatta il coprifuoco o la fuga nei boschi o nelle case parrocchiali e le missioni del comunità religiose. La chiusura forzata e ricorrente delle scuole ha complicato la formazione di una generazione di bambini. Alcune facciate in cemento o mattoni d’argilla mostrano fori di proiettile.

«Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine», dice Papa Leone.

Del resto le guerre si somigliano, le sue considerazioni si ampliano all’intero pianeta: «È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a “U” – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana».

Nel pianeta devastato da pochi dominatori, c’è tuttavia una miriade di persone che lavora alla pace, «sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare».

Nella cattedrale c’è il rappresentante dei capi tradizionali che ringrazia perché «la maggior parte delle migliori scuole e dei migliori istituti superiori è gestita dalla Chiesa cattolica, così come ospedali, orfanotrofi e, oggi, anche università».

L’imam di Buea ricorda che la guerra non fa distinzioni di credo, da ultimo «il 14 novembre 2025 alcuni uomini armati durante la preghiera hanno assaltato la moschea di Sagba, a circa 20 chilometri da Bamenda, uccidendo tre persone e ferendone altre nove».

Il portavoce delle chiese protestanti e anglicana ricorda gli sforzi di tutti i leader religiosi per tentare una mediazione tra governativi e ribelli. «Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa», conclude il Papa: «Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme», alla fine libera fuori dalla cattedrale sette colombe bianche.

La messa del pomeriggio viene celebrata accanto alla pista dell’aeroporto per ragioni di sicurezza, l’area è chiusa e più facile da sorvegliare.

Qui Leone si concentra sul Camerun, «le numerose forme di povertà», «la corruzione», i «gravi problemi nel sistema educativo e sanitario» e «la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani», ma non basta: «Alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo».

Di rado il tono di Prevost è stato così vibrante: «Questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani! Adesso e non in futuro! È giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione».

L’ultimo richiamo è al «coraggio degli Apostoli» che nel racconto degli Atti «si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo è il primo passo per cambiare le cose».

Il Papa cita la risposta di Pietro alle minacce ricevute per la loro testimonianza: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini».

Trump ora ha una «questione cattolica»: i 3 cerchi di un errore (ben più serio di quanto lui possa immaginare)

di Federico Rampini| 17 aprile 2026 – Corriere della Sera – 17 Aprile 1016

Il patrimonio di consensi del presidente Usa è stato messo a repentaglio in pochi giorni dagli attacchi contro il primo Pontefice di origine statunitense

Il copione della guerra in Iran per adesso sta continuando com’era cominciato: il fronte esterno è più favorevole a Trump di quello interno. Sul terreno strettamente militare, ma anche su quello geoeconomico, gli ultimi sviluppi sono abbastanza favorevoli.

Il contro-blocco di Hormuz, cioè l’embargo Usa sulle navi iraniane, per quanto parziale può spingere il regime di Teheran a maggiori concessioni al tavolo del negoziato in Pakistan.

record storici delle Borse Usa, così come il buon andamento del mercato di Tokyo, e la crescita del Pil cinese al 5%, sono tutti dati che convergono a smentire le narrazioni più apocalittiche. Una schiarita sembra arrivare perfino dal Libano con l’annuncio di una tregua di dieci giorni.

Diverso è il fronte interno, quello dove Trump arranca contro un’opinione pubblica sfavorevole. L’avvio della procedura di impeachment da parte dei democratici contro il segretario alla Guerra Pete Hegseth rimarrà un gesto simbolico, fine a sé stesso. Mancano i numeri parlamentari perché l’impeachment si realizzi.

D’altronde i capi d’imputazione contro Hegseth a rigore andrebbero rivolti al Commander-in-Chief cioè il presidente stesso: se questa guerra è illegale, se nel farla sono stati commessi dei reati, la responsabilità ultima è di Trump. Questo rinvia all’importanza delle elezioni di mid-term del 3 novembre: in quel voto legislativo, se i democratici dovessero conquistare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, tra i loro ranghi affiorerà di nuovo il «partito dell’impeachment» contro il presidente.

Sulle dinamiche elettorali da qui a novembre Trump si sta rivelando il peggior nemico di sé stesso. Come non bastasse questa guerra, impopolare fin dall’inizio perché lui non l’ha mai spiegata a dovere, l’apertura di una «questione cattolica» dentro la base della destra è un problema serio.

Ricordo che i cattolici statunitensi da anni si erano spostati a destra, spesso in aperto dissenso con le posizioni del Vaticano durante il pontificato di papa Francesco. Il cattolicesimo americano era diventato uno dei bacini elettorali decisivi per riportare Trump alla Casa Bianca con l’elezione del novembre 2024.

Le ragioni sono molteplici. L’elettorato cattolico ha reagito agli eccessi della cultura «woke» nella sinistra democratica; ha visto minacciati i valori tradizionali, il ruolo della famiglia, dalle campagne più radicali per l’agenda Lgbtq+; non ha condiviso il permissivismo sul crimine o sull’immigrazione clandestina durante la presidenza Biden; né il terzomondismo antiamericano del pontificato Bergoglio.

Lo spostamento a destra dei cattolici si era sovrapposto a quello di comunità etniche: italo-americani, irlandesi, polacchi, latinos. Non era passato inosservato l’intervento di Trump in favore dei cristiani perseguitati in Nigeria dal terrorismo jihadista.

Tutto questo patrimonio di consensi è stato messo a repentaglio in pochi giorni dagli attacchi contro il primo papa di origine statunitense, un pontefice comprensibilmente molto popolare tra i suoi concittadini, del quale i cattolici americani sono orgogliosi, e che è ben diverso dal suo predecessore.

Sullo scontro fra Trump e papa Leone, vi propongo qui un’analisi illuminante. L’autore è Ross Douthat, opinionista del New York Times con alcune credenziali specifiche: è un intellettuale conservatore molto autorevole, non trumpiano (semmai anti-trumpiano, ancorché aperto a riconoscere meriti occasionali a questo presidente), e lui stesso cattolico.

Douthat è in una posizione privilegiata per darci un punto di vista autorevole che viene proprio da quella minoranza cattolica americana dove Trump in passato raccolse molti voti e nella quale ha reclutato il proprio vicepresidente JD Vance e il proprio segretario di Stato Marco Rubio.

«Analizziamo – scrive Douthat – l’ultimo scontro tra Chiesa e impero, il conflitto aperto tra il presidente Donald Trump e papa Leone XIV, attraverso tre cerchi concentrici, che ci portano dalle realtà generali della politica cattolica fino alle specificità più scottanti di questo caso. A livello generale, non c’è nulla in un conflitto tra un’autorità secolare e il pontefice romano che dovrebbe sconvolgere i cattolici. Nulla nella dottrina cattolica afferma che i papi sono immuni da errori quando parlano di politica, e la storia offre abbondanti prove del fatto che possono commettere sbagli anche gravi. Di conseguenza, quando i papi si occupano di politica, non è blasfemo che i politici dissentano da loro, e questi contrasti non sono nuovi. Sono vicende molto tradizionali, durano dal Medioevo.

Nell’attuale zona di controversia — quella che oppone il papa, il Vaticano o cardinali di primo piano al nazionalismo di destra — i conservatori hanno spesso lamentele ragionevoli. La dottrina sociale cattolica sfida sia la destra sia la sinistra, ma è un equilibrio difficile, e i leader della Chiesa tendono spesso a criticare più duramente una parte politica e a sostenere l’altra. Sotto Giovanni Paolo II, molti cattolici progressisti ritenevano legittimamente che il Vaticano fosse più vicino alla destra; sotto Francesco la dinamica si è invertita.

Pur essendo contrario all’aborto, all’eutanasia e ad altri capisaldi progressisti, Francesco ha dato priorità alle questioni economiche e ambientali. Nutriva una personale avversione per i conservatori, in particolare quelli americani, rispetto ai progressisti.

Leone ha portato maggiore stabilità alla Chiesa. Ha mostrato ai conservatori un volto più paterno, ha preso sul serio le loro preoccupazioni sulla liturgia e la chiarezza dottrinale, pur continuando a riecheggiare Francesco su temi come immigrazione e cambiamento climatico. Di conseguenza, si è vista una separazione più netta tra una minoranza di cattolici di destra molto attivi online, sempre pronti allo scontro con il papato, e una base conservatrice più ampia, disposta ad accettare un papa dai toni talvolta progressisti purché non appaia intenzionato a sconvolgere la dottrina.

E tuttavia l’inclinazione a sinistra del Vaticano nei dibattiti politici contemporanei può rivelare mancanze di carità o di chiarezza. La carità difettosa emerge soprattutto quando i leader ecclesiastici parlano di immigrazione: dovrebbe essere possibile difendere i migranti dagli abusi, e al tempo stesso riconoscere le ragioni legittime per cui i cattolici americani giudicano disastrosa la politica di frontiere aperte di Joe Biden, o per cui i cattolici europei temono una trasformazione religiosa dei loro Paesi a causa dell’immigrazione musulmana.

Il Vaticano appare più a suo agio nel dialogo con Biden o con Macron che con Trump o Marine Le Pen, ma fatica a comprendere perché una parte consistente dei suoi fedeli preferisca le destre.

La mancanza di chiarezza, invece, è un problema ricorrente nel linguaggio ecclesiastico su temi che vanno dalla ricchezza alla povertà fino alla guerra e alla pace. I commenti papali sull’economia possono apparire non solo orientati a sinistra ma anche vaghi. Le posizioni sulla politica estera rischiano di scivolare verso un pacifismo disinvolto, non sempre coerente con la tradizione cattolica. Si ha il diritto di chiedere al Vaticano di riconoscere che il potere militare talvolta svolge un ruolo moralmente legittimo.

Queste sono le ragioni del dissenso dei cattolici conservatori da Roma. Ma iniziano a incrinarsi quando si passa al secondo cerchio, quello della guerra in Iran, la questione che ha fatto esplodere il conflitto tra la Chiesa e Trump. Qui non è il papato a mostrare difficoltà con le questioni concrete; sono invece le argomentazioni della Casa Bianca a vacillare.

I sostenitori di Trump lamentano che certi cardinali americani di orientamento progressista sono faziosi, e che il Vaticano non denuncia abbastanza il regime iraniano. Ma queste sono obiezioni secondarie rispetto alla domanda fondamentale: la guerra è giusta oppure no?

Trump non ha fornito una giustificazione coerente. Si potrebbe sostenere, per esempio, che la guerra è giusta perché mira a rovesciare un governo malvagio. Ma Trump sostiene di non voler un cambio di regime e di essere disposto a un accordo che lasci al potere l’élite clericale.

Oppure si potrebbe dire che si tratta di un intervento limitato per prevenire una minaccia militare iraniana. Ma Trump ha più volte evocato una campagna molto più ampia, con bombardamenti «fino all’età della pietra» e distruzione su scala civile, ipotesi incompatibili con qualsiasi teoria della guerra giusta. O ancora, si potrebbe sostenere che la guerra americana è giusta perché colpisce obiettivi militari, a differenza delle operazioni israeliane più controverse. Ma è difficile sostenere questa distinzione: si tratta dello stesso conflitto.

Le informazioni disponibili suggeriscono che l’America sia entrata in guerra senza un obiettivo strategico chiaro né una giustificazione morale coerente, senza considerare adeguatamente i rischi e nonostante le riserve del vicepresidente cattolico e i dubbi del segretario di Stato cattolico

Ciò non esclude un esito positivo, ma spiega perché il capo della Chiesa cattolica abbia tutte le ragioni per definire questo conflitto ingiusto.

La risposta del presidente a questa critica — entriamo nel terzo cerchio — esula dal normale confronto tra Chiesa e Stato. Non è nemmeno un tipico eccesso trumpiano. Si entra invece nel terreno della profanazione e del sacrilegio: dai post pasquali sui social, con minacce e sarcasmi religiosi, fino agli attacchi al papa e a immagini generate dall’intelligenza artificiale che raffigurano Trump come Cristo.

difensori cristiani di Trump tendono a separare questi episodi, giustificandone alcuni e condannando solo l’ultimo. Ma il problema centrale, dal punto di vista religioso, non è chi si senta offeso, bensì la coerenza di un filo che lega minacce blasfeme, invettive contro il principale leader cristiano e l’auto-rappresentazione come figura divina.

Non si tratta solo di un’offesa all’identità religiosa o alla dignità papale, ma di una violazione dei primi due comandamenti, con Dio stesso come parte lesa. Per un osservatore non credente, la bestemmia può apparire come un peccato senza oggetto reale, e questa escalation può interessare solo come un segnale dello stato mentale del presidente.

Ma per un credente, l’intera traiettoria politica di Trump — il suo ruolo nella crisi della sinistra, il suo passaggio dal potere all’esilio e di nuovo al potere — si inscrive in un disegno provvidenziale. In questo quadro, la deriva blasfema rappresenta un monito per i suoi sostenitori religiosi, un avvertimento sui possibili esiti della storia e sul rischio spirituale di seguirlo fino in fondo».

DA RADIO MARIA CAMERUN

🔴LIVE🔴 L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 6: Maschio e femmina li creò – Cat. giovanile 2008-2009 di P. Livio


La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°8

───❀* “Al giorno d’oggi non si parla più di conversione, di ritorno a Dio, è un concetto scomparso persino nelle catechesi….…” ̥˚

{Tratto da “Senza Dio non c’è futuro”
Libro di P. Livio}

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🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 35


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