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LA PROMESSA DELLA MADONNA A MEDJUGORJE

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Volodymyr Zelensky con Papa Leone a Castel Gandolfo (foto Vatican Media Press Office via Ansa)
2014-2022-2026
Matteo Matzuzzi – 24 febbraio 2026 – IL FOGLIO
Il più autorevole oppositore alla linea filoputiniana dell’Amministrazione Trump è un americano di Chicago, il Pontefice. Che cerca di smontare, pezzo dopo pezzo, la propaganda Maga sensibile ai pianti della Chiesa russa. La svolta dopo Francesco
Da vent’anni l’Ucraina organizza la Breakfast Prayer a Washington, la “colazione di preghiera”. Dopo il 2022, con l’attacco su larga scala della Russia, l’obiettivo del momento a metà tra il conviviale e lo spirituale è quello di sensibilizzare l’establishment sulla causa per cui Kyiv lotta: la sopravvivenza.
Quest’anno i presenti erano centinaia. La pastora Paula White, consulente senior presso l’Ufficio della fede della Casa Bianca, ha detto di “comprendere quale sia la vostra battaglia e a livello personale la comprendo sia spiritualmente sia umanamente”. Steven Moore, un attivista evangelico pro Kyiv, ha detto che ciò che lega l’Ucraina e il movimento Maga è la fede. Ed è su questo che bisogna premere per portare Trump a cambiare punto di vista – eufemismo – circa il conflitto in corso. Parlare di fede, insomma, e non di democrazia: per l’universo del Make America Great Again, la democrazia da esportare è qualcosa che porta a guerra e – soprattutto – a enormi spese, come dimostrano le esperienze in Iraq e Afghanistan. Soldi che invece dovrebbero essere spesi in patria. Un deputato del Nebraska, repubblicano, ha sottolineato che “purtroppo alcuni esponenti Maga sono ingenui di fronte alla propaganda russa e non hanno idea che Mosca stia conducendo una guerra contro evangelici e cattolici ucraini”.
La campagna di sensibilizzazione punta forte sulla Bible Belt, la storica cintura cristiana dell’America, con l’obiettivo di far capire che “l’Ucraina è sempre stata un granaio di fede per l’Eurasia”. Il problema è che la Chiesa ortodossa russa agisce allo stesso modo: negli ultimi mesi, più volte rappresentanti del Patriarcato moscovita sono intervenuti per ribadire che Zelensky è responsabile di persecuzione religiosa a danno dei cristiani non allineati, nonostante il presidente della commissione Giustizia del Senato, il repubblicano vecchia scuola (vecchissima, ha novantadue anni compiuti), Chuck Grassley, abbia denunciato il tentativo di “presentarsi come vittima di persecuzioni religiose anziché come responsabile”. Davanti ai lamenti dei religiosi ortodossi circa l’impossibilità di esercitare una sana libertà religiosa, negata loro dal governo ucraino, diversi esponenti Maga hanno espresso pubblicamente la loro indignazione.
Al di là dello sconcerto di qualche deputato, però, il problema maggiore resta in ogni caso Donald Trump e la sua stretta cerchia sensibile alle sirene del Cremlino. Il tentativo allora è di partire dalla base, dal cuore cristiano d’America, movimentando gli evangelici a dare sostengo alla causa della libertà ucraina.
Sullo sfondo, molto sullo sfondo, i cattolici. Da sempre più restii a impegnarsi in battaglie di principio che non siano le marce pro life, per la prima volta dopo decenni hanno contribuito a riportare alla Casa Bianca Trump. Le gerarchie sono con Kyiv, che da un anno spiegano al presidente che la vittima è l’Ucraina. Con scarsi risultati. Lo stesso cardinale Timothy Dolan, punta di diamante del conservatorismo cattolico americano, presente all’Inauguration Day del secondo mandato trumpiano e fino a poche settimane fa arcivescovo di New York, ha detto che pur apprezzando il vicepresidente Vance per molti aspetti, non si ritiene “molto soddisfatto” dal suo punto di vista sul dossier ucraino: “Non era molto schierato a favore di Kyiv”.
In questo scenario si staglia la figura di Leone XIV, il primo Papa statunitense. Americano di Chicago, nonostante il ventennio abbondante passato in Perù. Robert “Bob” Prevost sul conflitto russo-ucraino ha le idee chiarissime e l’ha detto in più d’una circostanza. Direttamente, senza mediazioni editoriali o giornalistiche. Da cardinale, quando era vescovo di Chiclayo, ha sostenuto che quella ordinata da Vladimir Putin è “un’invasione imperialista” che pone anche il problema dei “crimini contro l’umanità”.
Dopo aver più volte incontrato Zelensky e l’arcivescovo maggiore di Kyiv, Sviatoslav Shevchuk, nell’unica telefonata intercorsa con il presidente russo gli ha chiesto di “fare un gesto che favorisca la pace”. Non l’ha chiesto al presidente ucraino, ma all’invasore. Si tratta di un cambio di passo deciso rispetto a Francesco che, pur parlando sempre di “martoriata Ucraina”, non esitò a condannare al termine di un Angelus la scelta del governo di Zelensky di bandire la Chiesa ortodossa moscovita.
In quella circostanza, Jorge Mario Bergoglio fu esplicito: “Pensando alle norme di legge adottate di recente in Ucraina, mi sorge un timore per la libertà di chi prega, perché chi prega veramente prega sempre per tutti. Non si commette il male perché si prega. Se qualcuno commette un male contro il suo popolo, sarà colpevole per questo, ma non può avere commesso il male perché ha pregato. E allora si lasci pregare chi vuole pregare in quella che considera la sua Chiesa. Per favore, non sia abolita direttamente o indirettamente nessuna Chiesa cristiana. Le Chiese non si toccano!”.
Un rapporto complicato che comportò anche la decisione di non pochi sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di evitare di pronunciare il nome di Francesco nelle liturgie. Leone ha idee diverse: non pensa che dietro la mossa di Putin ci sia la provocazione della Nato: a settembre, mentre rispondeva alle domande dei giornalisti che l’attendevano all’uscita dalla residenza di Castel Gandolfo, disse a proposito della situazione complessa sul fronte orientale che “la Nato non ha cominciato nessuna guerra”. Precisamente, il Papa commentava le ultime esternazioni del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, secondo cui l’Alleanza atlantica “è già in guerra con la Russia”.
Insomma, il più autorevole oppositore alla linea filoputiniana degli Stati Uniti è un americano: il Pontefice. Che non è mai andato allo scontro con Trump, cosa che invece fece Francesco, arrivando a dire che chi vuole muri non può dirsi cristiano, buttando giù dalla torre in ogni caso sia lui sia Kamala Harris quando improvvidamente rispose a chi gli domandò la sua preferenza in vista delle elezioni presidenziali.
Leone esercita il soft power: manda avanti i suoi rappresentanti in terra americana, cioè i vescovi. Sono loro a esternare con forza contro le misure della Casa Bianca, a ingaggiare una “resistenza”, anche se per lo più sul fronte dell’immigrazione. Prevost sa quanto di lui disse Steve Bannon all’indomani dell’elezione a Pontefice: “Per i Maga è la scelta peggiore che potesse essere fatta”.
Presentato come delfino di Francesco, l’uomo di Chicago – e cioè del peggio che possa esserci assieme a New York e San Francisco – era come percepito come “nemico” della causa trumpiana, pericolosamente in grado di influenzare anche l’opinione pubblica cattolica contro la sua visione di mondo post liberale.

32. MARIA MADRE CHE PERDONA
Quale madre non è disposta a perdonare i suoi figli? Lo fa anche quando hanno commesso le colpe più gravi e le hanno inflitto i più cocenti dispiaceri. Ciò che la addolora di più è quando i figli non tornano a casa, perché si vergognano di quello che hanno fatto o perché temono di non essere accolti. Una madre aspetta impaziente che il figlio si penta e, dopo gli sbandamenti, ritorni da lei che sempre lo aspetta a braccia aperte. La Madonna è una madre che il Salvatore ci ha donato proprio nel momento in cui sulla croce invocava dal Padre il perdono per gli uomini che non sanno quello che fanno. Gesù ha voluto che sua madre si prendesse cura di una umanità lontana per attirarla al suo cuore. Maria ha ricevuto da Gesù la missione di andare a cercare i lontani, per riportarli nella sicurezza e nella pace della casa dei figli di Dio. Il suo cuore materno trepida per ogni suo figlio che si perde nei labirinti del male e non si dà pace finché non lo abbia riportato al sicuro sotto il suo manto materno.
La Madonna è una madre esigente e non c’è da meravigliarsi se chiede ai suoi figli il massimo che possano dare. Non fanno così anche le madri terrene? Non sognano forse per i loro figli i traguardi più ambiziosi? Non era questo che la madre dei figli di Zebedeo aveva chiesto a Gesù? (cfr Mt 20,20). Maria conosce il destino di gloria che Dio ha preparato per ogni uomo ed esorta ognuno dei suoli figli a raggiungerlo, senza risparmio di sofferenze e fatiche. Nel medesimo tempo conosce la nostra fragilità esistenziale e le nostre debolezze congenite. Sa che siamo canne sbattute dal vento, che si piegano senza opporre resistenza. Sa che siamo bambini presuntuosi, che si avventurano su terreni infidi, dove il leone ruggente si aggira in cerca di chi divorare. Sa che siamo facili prede per la serpe ingannatrice, al cui sibilo siamo pronti ad accorrere e a farci inghiottire.
Maria si addolora per i nostri sbandamenti, ma non si scandalizza, neppure per i più gravi. Lei, che è senza peccato, conosce il mistero del male del quale siamo infettati. È consapevole del fascino sinistro che la seduzione esercita sul cuore umano. Trepida quando varchiamo il confine della fragilità, per camminare sul terreno della malizia e della connivenza col nemico. La Madre è al corrente di tutto ciò che noi facciamo lontano da Lei. Ci vede più di quanto noi non vediamo noi stessi. La spada del dolore la trafigge quando siamo passarti a ingrossare le file di coloro che crocifiggono il Figlio. Eppure non dispera e ci attende. Qualsiasi cosa abbiamo fatto, è pronta ad accoglierci e a perdonarci. Se Giuda si fosse rifugiato da Lei, invece di cercare l’albero della disperazione, lo avrebbe accolto come un figlio.
Il perdono della Madonna per i suoi figli che si perdono sulle vie del male è incondizionato. E’ infinitamente più grande di ogni loro colpa. Il suo cuore materno non potrebbe respingere neppure i peccatori più incalliti. Il suo sguardo compassionevole vede quelli più lontani e nascosti e intercede per loro. Nessuno si deve sentire dimenticato e tanto meno disprezzato. La Madre è pronta ad accogliere e ad abbracciare ogni peccatore che abbia il coraggio di decidere la via del ritorno. Il pentimento sincero è tutto ciò che la Madre ci chiede. Lei, ai piedi della croce, ha cooperato col Figlio all’opera della redenzione, ottenendoci il perdono dei peccati. Le sue lacrime lavano le nostre sporcizie e il suo cuore ci riscalda, comunicandoci coraggio e speranza.
L’abbraccio della Madre ci dà la sicurezza del perdono da parte di Dio. Il nemico, dopo averci trascinato nel fango, non si rassegna a perdere la preda. Insinua la diffidenza, il dubbio e la sfiducia nella divina misericordia. Stretti al cuore di Maria, noi siamo certi che ogni peccato ci è stato per davvero perdonato e che l’amore del Padre celeste è più grande delle nostre miserie.

Chiesa cattolica | CR 1938
18 Febbraio 2026
di Roberto de Mattei
Il 25 gennaio, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio per celebrare il centesimo anniversario della Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che si svolgerà il prossimo 16 ottobre. Questa giornata istituita da Papa Pio XI nel 1926, ci ricorda la vocazione missionaria della Chiesa, riassunta dalle parole di Nostro Signore ai suoi discepoli: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20).
Pochi sanno che l’istituzione di questa giornata si deve anche ad un santo che non fu mai missionario, ma che alle missioni dedicò la sua vita: san Giuseppe Allamano, la cui festa si celebra il 16 febbraio.
Giuseppe Allamano nacque a Castelnuovo d’Asti il 21 gennaio 1851, nella stessa terra benedetta che aveva dato i natali a san Giovanni Bosco e fu uno degli ultimi frutti di quello straordinario filone di spiritualità piemontese, costellato da nomi come quelli di san Giuseppe Cafasso, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Leonardo Murialdo, e, tanti altri beati e servi di Dio.
La spiritualità piemontese è sempre concreta, radicata nella fedeltà alle grazie ricevute ogni giorno, senza mai essere intellettuale o sentimentale. Ciò che la caratterizza è il primato della vita interiore, l’amore per la Chiesa, una profonda devozione mariana, una fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza.
Ordinato sacerdote nel 1873, Giuseppe Allamano, fu presto colpito dalla sofferenza: una grave malattia lo costrinse ad abbandonare l’insegnamento, ma ciò che sembrava una sconfitta diventò, nelle mani di Dio, un seme fecondo. Nominato rettore del Santuario della Consolata di Torino, Allamano trasformò quel luogo in un centro vivo di rinnovamento sacerdotale. Davanti all’immagine della Madonna Consolata, maturò in lui una chiamata decisiva: formare missionari santi per annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. Nel 1901 fondò l’Istituto Missioni Consolata (oggi Missionari della Consolata) e, pochi anni dopo, l’Istituto delle Missionarie della Consolata. Non partirà mai personalmente per le missioni, ma il suo cuore le abbraccerà tutte.
Nel 1912, si rivolse direttamente a san Pio X, per cercare di sensibilizzare il clero e i fedeli sulle attività delle missioni, chiedendo anche l’istituzione di una giornata a questo dedicata. La risposta arriverà con l’istituzione della Giornata Missionaria, poco dopo la sua morte, che avvenne a Torino, il 16 febbraio 1926. Quest’anno ne celebriamo il centenario. Fu beatificato da Giovanni Paolo II e proclamato santo da papa Francesco il 20 ottobre 2024. Oggi la sua famiglia missionaria è diffusa in molti Paesi del mondo.
Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di san Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti. Essa può essere riassunta nel suo celebre motto: «Prima santi, poi missionari».
«L’opera della missione – scrive Allamano – esige grande santità. Non basta una santità mediocre, occorrono, come missionari, santi in modo superlativo. Le anime si salvano con la santità…. Certe conversioni non si ottengono che con la santità. Non dimenticate mai che la conversione dei cuori è opera della divina grazia, e solo chi ne è ripieno, opererà prodigi di conversione…
Prima santi e poi missionari. Non bisogna scambiare i termini. Non è affatto presunzione il voler farsi santo; è presunzione il confidare nelle proprie forze. I santi non sono nati santi, ma si sono fatti santi. Quelli che vogliono farsi veramente santi, il Signore li aiuta e li fa santi.
Per essere santi occorre pregare. Bisogna pregare sempre, giorno e notte senza interruzione: il che vuol dire essere come investiti dello spirito di preghiera, come l’abito riveste il corpo. Dobbiamo formarci lo spirito della preghiera, avere l’abito della preghiera, che non consiste nel pregare sempre vocalmente, dal mattino alla sera, ma nel riferire tutto al Signore. Così il nostro lavoro sarà preghiera. Si fa più in un quarto d’ora dopo aver pregato, che in due ore senza preghiera. La preghiera deve essere perseverante. Bussiamo alla porta; se non ci viene aperto, bussiamo più forte; rompiamo la porta, se occorresse. È il Signore che ci insegna a fare così. Quando non riceviamo ciò che chiediamo, pensiamo che neppure un filo, una parola della nostra preghiera è caduta nel vuoto».
Aggiunge il nostro santo: «È per mezzo della croce che ci santifichiamo, non per mezzo delle parole e neppure solo delle preghiere; queste giovano anche, ma il più importante è portare bene la croce. La spiritualità però non deve essere triste, ma profondamente serena e fiduciosa nella Provvidenza».
«La confidenza – sottolinea il nostro santo – è la quintessenza della speranza. Confidare è speranza robusta, viva. Nella via della perfezione essa ha una grande parte. Senza confidenza in Dio non si può far nulla; d’altra parte, facciamo torto a Dio non confidando in lui. Ci vuole una confidenza da pretendere miracoli, una confidenza tale, da essere un po’ audaci, “prepotenti”. Il Signore non si offende di ciò. Iddio provvede a tutto per coloro che in lui confidano».
La devozione alla Madonna Consolata è uno dei pilastri della spiritualità di san Giuseppe Allamano, che vede nella Consolata una Madre che guida, sostiene e corregge, e a Lei affida ogni difficoltà. «Se uno non sentisse amore verso la Madonna, lo domandi: non aver amore alla Madonna è cattivo segno. Se non avete la devozione alla Madonna, e non dico solo devozione, ma una tenera devozione – dice – non vi farete santi!»
L’energia è una dote caratteristica della Madonna. «Maria nei suoi dolori non si lasciava abbattere, ma aveva energia: “stava preso la croce di Gesù” (Gv 19, 25), partecipe delle sofferenze del figlio. Generosità, coraggio – esorta – ma anche allegrezza! Dio vuole anime forti e risolute, che si mettano interamente a disposizione di lui! Guai a chi mette riserve nella santificazione! Il Paradiso non è fatto per i fiacchi
Che cos’è la nostra vita? É un’ora. Almeno in quest’ora lavoriamo con tanta intensità, con tanto spirito, di modo che un’ora sola valga tutta la giornata. Non è tanto il cadere nella debolezza che è male, ma il non sollevarsi; invece bisogna sempre cominciare di nuovo, non stancarsi.Coraggio sempre. Avanti nel Signore».

La lunga presenza della Regina della pace è finalizzata a preparare l’umanità e la Chiesa al tempo di Segreti. Fin dall’inizio delle apparizioni il tema dei Segreti è stato presente nella testimonianza dei veggenti che, forse, allora erano molto più disponibili di adesso a parlarne. Nei primi tempi la Madonna mostrava ai veggenti gli eventi dei Segreti durante le apparizioni e, di conseguenza, erano più disponibili a parlarne; successivamente ne hanno parlato soprattutto su richiesta della gente. Man mano il tema dei Segreti si è andato dissolvendo, non se n’è più parlato ma la Madonna lo ha ripreso in tanti suoi Messaggi, lo ha tenuto sempre vivo anche ai veggenti che avevano avuto le apparizioni quotidiane che poi sono cessate; Ivanka, Jakov e Mirjana nelle apparizioni annuali hanno avuto delle rivelazioni particolari sui Segreti. La Madonna ha tenuto i Segreti vivi nella memoria dei ragazzi in tutto il tempo in cui hanno avuto l’apparizione annuale.
La Madonna stessa ha tenuto viva la tematica dei Segreti, il fatto che se ne parli è positivo; i veggenti ne parlano con una certa serenità, Mirjana stessa ha elaborato una teologia dei Segreti basandosi sui Messaggi della Madonna e dicendo, appunto, che Dio ha deciso di cambiare il mondo attraverso i Segreti. I Segreti sono necessari per portare il mondo al tempo della pace e perché l’umanità si converta. Di qui l’importanza che il tema dei Segreti esca anche fuori dai piccoli gruppi di Medjugorje e che diventi un tema perlomeno ecclesiale.
Siamo di fronte a una mariofania che dura da oltre quarant’anni e che ha avuto una ricaduta straordinaria sulla vita della Chiesa in termini positivi. Eppure, fino al Nulla Osta, molti mass media cattolici hanno sempre parlato pochissimo di Medjugorje. Sarebbe auspicabile che il tema dei Segreti di Medjugorje diventi una riflessione serena all’interno della Chiesa, basandosi sui Messaggi della Madonna. La Regina della pace è stata chiara, sarà compito della Chiesa rivelare i Segreti.
I Segreti sono un tema ecclesiale su cui riflettere serenamente per affrontarlo con coraggio perché si tratterà di un tema controcorrente; i Segreti prevedono due obiettivi che al mondo opposto a Dio non piacciono: da una parte il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, dall’altra parte il crollo del mondo senza Dio.
Avendo la Madonna ripetuto che per il mondo senza Dio non c’è né futuro né salvezza eterna è chiaro che la tematica dei Segreti difficilmente passa nel dibattito pubblico. Solamente Radio Maria fa queste riflessioni sui Segreti di Medjugorje. La Madonna ne parla, i veggenti ne parlano; i Segreti di Medjugorje riguardano il prossimo futuro, riguardano soprattutto la Chiesa più ancora che il mondo.
A mio parere è importante che noi che apparteniamo alla Chiesa Cattolica ci occupiamo dei Segreti di Medjugorje. È importante capire cosa vuole la Madonna, come prepararsi, come condurre la gente nel tempo della rivelazione dei Segreti; invece siamo molto indietro in tante cose. Non si è ancora deciso chi renderà noti i Segreti.
Il tema dei Segreti è ecclesiale perché riguardano la Chiesa. Bisogna prepararsi perché i Segreti che riguardano la Chiesa saranno tempi di grande persecuzione. La Madonna, nella sua infinita bontà, ha voluto rivelare prima i Segreti ai veggenti perché sono eventi decisivi nel piano di Dio. Non parlarne certamente non è un modo di cooperare all’opera divina della Redenzione. Il tema dei Segreti riguarda la vittoria della Madonna sul tentativo di satana di distruggere il mondo e la Chiesa.
Nel tempo dei Segreti la posta in gioco e la Chiesa. Satana vuole annientare la Chiesa e, di conseguenza, il mondo.
I veggenti di Medjugorje sanno che, se anche Mirjana al compito particolare di scegliere il sacerdote che rivelerà i Segreti, nel tempo dei Segreti saranno tutti protagonisti. La Madonna ha detto ai veggenti che tutti e sei saranno protagonisti nel tempo dei Segreti perché satana farà di tutto per creare confusione, per demotivare la gente e per sviarla; per evitare questo caos la Madonna vuole che nel tempo dei Segreti noi cattolici abbiamo dei punti di riferimento ben precisi che sono i veggenti.
Sul rotolo di pergamena che la Madonna ha consegnato a Mirjana c’è l’essenziale, ma la spiegazione globale dei Segreti è nella mente di ciascun veggente perché la Madonna ha dato ampie spiegazioni a riguardo.
I Segreti sono vivi nella mente dei veggenti che nei tempi dei Segreti saranno come la luce nel buio, saranno la retta sorgente di informazione nel caos che verrà indotto per deviare. La Madonna ha previsto proprio questo compito per i veggenti e cioè tutti e sei a Medjugorje dovranno testimoniare la verità di quello che verrà rivelato, non sappiamo ancora da chi. La Madonna provvederà anche se, a mio parare, essendo i Segreti dal quarto al decimo i sette flagelli dell’Apocalisse, solamente una figura autorevole come il Papa li potrà rivelare.
Nel tempo dei Segreti i veggenti rivendicano per sé un ruolo che la Madonna certamente ha sottolineato loro. È un tempo di militanza e di testimonianza. Avendo ricevuto il Nulla Osta, significa che Medjugorje è una cosa seria. Abbiamo bisogno della Madonna per uscire vivi da questa situazione in cui l’umanità è entrata, bisogna invocarla!
La Madonna è in campo, seguiamola, preghiamola. Lei ci porterà alla vittoria.
A livello popolare il mondo ha cambiato religione. Anche la Regina della pace lo ha detto più volte che abbiamo rifiutato la fede e la Croce, che siamo diventati pagani. Stiamo facendo una tristissima esperienza, abbiamo rifiutato l’amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo, nella sua vita e soprattutto nella sua morte in Croce.
Abbiamo rifiutato l’amore di Dio e abbiamo pensato che Dio fosse un’illusione, una costruzione della mente umana; abbiamo attribuito a noi stessi la divinità e ci siamo messi al posto di Dio. L’uomo non è Dio. L’uomo è una bestia feroce senza la grazia di Dio. Dopo la caduta del peccato originale l’uomo è diventato schiavo del mentitore e dell’omicida fin dal principio. L’abbandono di Dio è ben visibile nella vita concreta quotidiana. Quando parlo di Dio mi riferisco al Dio vero, al Dio dell’amore e della pace, non a quegli idoli che noi uomini costruiamo, magari per giustificare noi stessi, il nostro potere e la nostra cattiveria. Il dio costruito con motivazioni politiche è sempre un dio della prepotenza e della guerra; non è il Dio vero, il Dio della Bibbia che si è manifestato come amore prodigo e senza confini.
Abbiamo visto che la progressiva eliminazione di Dio dall’orizzonte della nostra vita ha comportato un atteggiamento sempre più aggressivo, prepotente, egoista, supponente, nei confronti del prossimo. La nostra società ha notevoli risorse tecniche per vivere anche meglio, ma in realtà la vita quotidiana è da homo homini lupus, gli uomini sono lupi tra di loro anziché fratelli. L’abbandono dell’amore di Dio comporta la guerra fra gli uomini; non si tratta solamente della guerra fatta con le armi, è la guerra esistenziale, la guerra contro noi stessi, contro i familiari, contro i nostri cari. È un atteggiamento di rissosità quotidiana quello in cui precipitiamo, avendo abbandonato l’unica medicina che può guarire questa aggressività che l’uomo porta dentro di sé, dopo che è stato morsicato dal serpente antico che ha iniettato odio e superbia. Questo veleno scorre nelle nostre vene e ci rende aggressivi, supponenti, cattivi, prepotenti e bugiardi nei confronti degli altri.
L’unico rimedio, l’unico antidoto a questo veleno è l’amore di Dio, è la grazia dello Spirito Santo. Supplichiamo lo Spirito Santo perché discenda nei nostri cuori e li guarisca, rendendoli capaci di amare, di essere generosi, di essere altruisti. Quando manca la grazia dello Spirito Santo – perché manca la fede in Dio – in noi aumenta quel veleno che intossica la vita quotidiana. Avendo rifiutato Dio e il suo amore, diventiamo aggressivi contro noi stessi e contro gli altri.
I Vangeli ci insegnano che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo vanno sempre insieme. Non può dire di amare Dio uno che non ama il prossimo. Di qui lo sforzo di cambiare dentro noi stessi e quindi fare entrare l’amore di Dio, in modo tale che questo amore si impossessi del nostro cuore e diventi amore per il prossimo.
A coloro che si aprono all’amore di Dio, la Catechetica Cattolica ha elaborato due settenari per indicare il comportamento nei confronti del prossimo: le sette Opere di Misericordia corporale e le sette Opere di Misericordia spirituale che sintetizzano la carità cristiana.
Le sette Opere di Misericordia Corporale sono gesti caritatevoli della tradizione cattolica, basate su Matteo 25 e che rispondono alle necessità fisiche e materiali del prossimo:
Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi
Alloggiare i pellegrini
Visitare gli infermi
Visitare i carcerati
Seppellire i morti
Nella concretezza dar da mangiare agli affamati significa provvedere cibo a chi ne è privo, combattendo la povertà e la fame. Dar da bere agli assetati vuol dire offrire acqua e bevande a chi ne ha bisogno. Vestire gli ignudi, cioè provvedere indumenti a chi non ne possiede o vive in indigenza. Alloggiare i pellegrini (o accogliere i forestieri), vuol dire ospitare chi è senza tetto, immigrati o persone in viaggio. Visitare gli infermi e cioè assistere e dare conforto ai malati, sia fisicamente che spiritualmente. Visitare i carcerati vuol dire recarsi dai detenuti per offrire sostegno e umanità. Seppellire i morti significa dare degna sepoltura ai defunti, rispettando il corpo come tempio dello Spirito Santo. Questi gesti non sono solamente filantropici, ma sono dei veri e propri atti di fede volti a riconoscere Cristo nel prossimo sofferente.
Le sette Opere di Misericordia Spirituale mirano al benessere dell’anima e alla carità fraterna:
Consigliare i dubbiosi
Insegnare agli ignoranti
Ammonire i peccatori
Consolare gli afflitti
Perdonare le offese
Sopportare pazientemente le persone moleste
Pregare Dio per i vivi e per i morti
Consigliare i dubbiosi significa offrire guida e supporto morale a chi vive momenti di incertezza. Insegnare agli ignoranti significa condividere la conoscenza, in particolare quella religiosa, e i valori con chi non li conosce. Ammonire i peccatori vuol dire correggere con carità e delicatezza (e con umiltà) chi sbaglia. Consolare gli afflitti vuol dire offrire vicinanza, ascolto e conforto a chi soffre nel corpo e nello spirito. Perdonare le offese significa liberare il proprio cuore dal risentimento, dal desiderio di vendetta, imitando il perdono divino verso di noi. Sopportare pazientemente le persone moleste vuol dire accettare con pazienza i difetti altrui e le difficoltà relazionali. Pregare Dio per i vivi e per i morti, cioè intercedere presso Dio per il bene spirituale di tutti, sia di chi è in vita, sia di chi ci ha preceduto.
Queste azioni spirituali, complementari a quelle corporali, sottolineano l’importanza di nutrire lo spirito e promuovere la pace interiore e relazionale. Con questo programma la nostra vita personale diventa sicuramente migliore, migliora anche la nostra vita relazionale e soprattutto trasformiamo il mondo in un giardino. Diversamente, in preda al veleno del diavolo, facciamo della nostra vita un inferno continuo che si prolunga nell’eternità. Dobbiamo sgombrare dal nostro cuore tutte le tossine di invidia, di gelosia, di cattiveria, di rabbia, di supponenza. È una pulizia che dobbiamo fare ogni giorno, per diventare persone piacevoli, buone, siamo felici di noi stessi e diventiamo una benedizione per gli altri!
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