"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Febbraio 2026 Pagina 23 di 33

La Beata Anna Caterina Emmerich e le profezie sul futuro della Chiesa

di Don Marcello Stanzione


pubblicato sul sito Milizia di San Michele Arcangelo



Per molti cattolici, la figura di Anna Katharina Emmerick (1774-1824) beatificata dal papa Giovanni Paolo II nel 2004, è essenzialmente legata al famosissimo film dell’attore regista australiano Mel Gibson “La Passione di Cristo”, la cui sceneggiatura è in buona parte, per gli aspetti non tratti ovviamente dai Vangeli canonici, basata sulle visioni attribuite alla monaca agostiniana tedesca.

La beata nacque l’8 settembre 1774 da una famiglia di contadini e non poté frequentare regolarmente la scuola, dovendo lavorare nei campi e aiutare in casa. Sin dalla più tenera età ebbe un profondo desiderio di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Come accadeva a quell’epoca, diverse congregazioni di suore la rifiutarono perché non  aveva a disposizione la necessaria dote economica per entrare in monastero. Solo nel 1802 venne finalmente accolta nel monastero delle Agostiniane di Agnetenberg presso Dulmen e l’anno seguente prese i voti religiosi.
Quando nel 1811, il monastero venne soppresso, la Emmerick fu accolta a Dolmen come domestica del sacerdote Lambert che era fuggito dai terrori della Francia rivoluzionaria.
Dopo poco tempo, ella cominciò a sperimentare i dolori della Passione di Cristo e ricevette le stimmate. Presto si diffuse la voce dei suoi doni soprannaturali: assenza di alimentazione, conoscenza dei cuori umani, riconoscimento delle reliquie dei santi, conoscenza delle erbe medicinali, dei misteri biblici della fede, partecipazione con lo spirito nell’aldilà, comunione con le povere anime del purgatorio e molte persone cominciarono a farle visita, ricevendone insegnamenti e gesti di benevolenza.

Dal 1819 fino al giorno del suo trapasso, nel 1824, le visioni della Emmerick furono dettate da lei stessa al poeta romanticista Clemens Brentano, che poi si convertì sinceramente al Cattolicesimo, il quale sedette quasi interrottamente al capezzale dell’estatica e annotò attentamente in sedicimila grandi fogli i suoi racconti biblici e le contemplazioni mistiche, paragonabili in qualche modo a quelle di Maria De Agreda (1602-1655) o della più recente Teresa Neumann (1898-1962).

L’enorme materiale raccolto e poi ordinato dal poeta, fu pubblicato, in parte postumo, tra il 1858 e 1860, in tre opere principali. Complessivamente l’opera completa curata dal poeta, consta di sei volumi, di cui quattro sulla vita e la passione di Cristo, uno sulla vita della Madonna e uno sull’Antico Testamento.

Riguardo ai tempi finali la monaca agostiniana ha lasciato diverse sconcertanti dichiarazioni. Già più di due secoli fa la beata Caterina Emmerich  preannunciava che  la liberazione di satana sarebbe avvenuta poco prima dell’anno 2000 dichiarando:

«Mi è stato anche detto che Lucifero verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della giustizia divina».

«Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda…» (12 settembre 1820).

«Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza» (27 settembre 1820).

«Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza» (27 settembre 1820).

«Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre» (1820)

«Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione» (22 aprile 1823).

«Ho visto di nuovo la strana grande chiesa. Non c’era niente di santo in essa.

Ho visto anche un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. [Nella strana chiesa] C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un  popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra”» (12 settembre 1820).

«Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne» (1 giugno 1820).

«La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine» (12 luglio 1820).

(Fino alla riforma liturgica del 1967, la Santa Messa si concludeva con la lettura del Prologo del Vangelo di Giovanni. Le profezie della santa si riferiscono quindi al periodo successivo al 1967).

«Vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione – ma nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri. Gesù mi dice che la Chiesa sembrerà in completo declino. Ma sarebbe risorta» (4 ottobre 1820).

«Vidi ancora una volta la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando… Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo /…/ Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si liberava in alto nel cielo».

«La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione»
(1 ottobre 1820).

«Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, ma mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona: era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare. Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose… Era molto prospero a lasciare Roma e veniva esortato insistentemente a farlo. La Chiesa è completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione, e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!» (7 ottobre 1820).

«Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente»
(10 agosto 1820).

«Il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo. Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene».

«Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma].
Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità… Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo» (13 maggio 1820).

«Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri (e i tiepidi erano fra questi) facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni»
(12 aprile 1820).

«Vidi un’apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente… Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma» (25 agosto 1820).

«Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale» (10 settembre 1820).

«Vedo altri martiri, non ora ma in futuro… Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare. (Ap 13,1 ?). In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il  clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno. Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò, con la testa che toccava il suolo. Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione» (Agosto – ottobre 1820).

«Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro»
(22 ottobre 1822).

«Vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco [Ap 19,11-21?]. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima» (Agosto – ottobre 1820).

«Vidi un nuovo Papa che sarà  molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni» (27 gennaio 1822).

«Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rocco. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro».

«Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo

Beata Anna Katharina Emmerick


Nome: Beata Anna Katharina Emmerick

Titolo: Mistica, religiosa

Nome di battesimo: Anna Katharina Emmerick

Nascita: 8 settembre 1774, Flamske, Germania

Morte: 9 febbraio 1824, Dülmen, Germania

Ricorrenza: 9 febbraio

Beatificazione:
3 ottobre 2004, Roma, papa Giovanni Paolo II

Nacque a Flamske, vicino a Münster, in Germania. Figlia di una famiglia umile, la sua vita non fu caratterizzata da fatti eclatanti. Entrata nel monastero agostiniano di Agnetenberg, emise la professione religiosa all’età di 30 anni nel 1803. Fu immobilizzata in un letto a causa di varie malattie, e la sua situazione peggiorò a causa di uno sfortunato incidente che subì in giovane età per uscire dalla stanza.

Nove anni dopo dovette lasciare il chiostro, poiché Girolamo Bonaparte decretò la secolarizzazione degli Ordini religiosi. Da allora visse in pensione nella casa di una vedova, a Dülmen, continuando a seguire la sua vita come sempre: una continua meditazione sulla Passione della Croce, concentrando costantemente tutti i suoi pensieri e tutti i suoi desideri. Pregò il suo mistico marito di darle un segno tangibile del suo amore. Dal suo letto, rinchiusa, cominciò a prendere le malattie degli altri nel suo corpo, e servì di consolazione per tutti coloro che la visitarono, che furono confortati e scoprirono il senso della loro vita alla luce del Vangelo, che spiegò loro in modo semplice.


Si ammalò quando vide che una grande luce l’avvolgeva, le cinque piaghe furono stigmatizzate e la sua vita fu un’autentica esperienza della Passione del Golgota, e che sanguinavano copiosamente al tempo della Pasqua. Fu indagato da medici e autorità ecclesiastiche, che non hanno saputo spiegare questi fenomeni. Non si difese quando fu accusata di falsificazione e simulazione.

Si narra che un giorno, mentre pregava, nel 1798, Caterina ebbe una visione di Gesù che le presentava due corone: una di fiori e l’altra di spine, e lei senza esitazione scelse quella di spine. La sua vita e le sue visioni sono state raccolte e scritte da Clemens Brentano, e in esse si racconta come ha raccontato in dettaglio storico la vita degli Esseni, prima che i rotoli del Mar Morto fossero scoperti, o la menzione dell’esatta ubicazione della casa di Maria ad Efeso e che grazie ad essa gli archeologi hanno potuto scoprirla.

Esclamava continuamente: “Ti ringrazio, o Signore, per tutto il tempo della mia vita, che non è come lo voglio io, ma come lo vuoi tu”. È stata beatificata il 3 ottobre 2004 dalla SS. Giovanni Paolo II.


MARTIROLOGIO ROMANO. A Dülmen, Germania, Beata Anna Katharina Emmerick, Vergine delle Canoniche Regolari di Sant’Agostino.

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Papa Leone XIV: “È la gioia vera a dare un sapore alla vita”. E “la pace comincia con la dignità”

L’Angelus del Papa in Piazza San Pietro

Papa Leone XIV, Angelus | | Vatican Media / EWTN

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano, domenica 8 febbraio 2026, 12:18 (ACI Stampa).

“Dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio”, così Papa Leone XIV avvia l’Angelus di questa V Domenica del Tempo ordinario in Piazza San Pietro.

“È infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto. È la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione”, commenta il Papa prima della preghiera mariana.

“Quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo”, mette in guardia il Pontefice.

“Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente. Gesù stesso fu tentato, nel deserto, da altre strade: far valere la sua identità, esibirla, avere il mondo ai propri piedi. Respinse, però, le vie in cui si sarebbe perso il suo vero sapore, quello che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore.

Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace.”, dice Papa Leone.

Subito dopo la preghiera mariana il Papa passa ai consueti saluti. Il Pontefice ricorda la beatificazione di Salvador Valera Parra avvenuta ieri in Spagna, del “parroco pienamente aderito al suo popolo”, “umile e premuroso nella verità pastorale”, “il suo esempio di prete sia di stimolo ai sacerdoti di oggi, una quotidianità vissuta nella semplicità”, si augura il Papa.


“Ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità Nigeria che hanno causato perdite di vite umane”, continua il Papa che assicura la sua vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo. “Le autorità continuino ad operarsi per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino”, questo l’appello di Papa Leone XIV.

Poi il ricordo della Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone. La preghiera in particolare per “le religiose che si impegnano ad eliminare ogni forma di schiavitù”. “Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità”.

Assicuro la mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, Marocco, Spagna e l’Italia meridionale, specialmente Niscemi in Sicilia, colpite da inondazioni e frane, incoraggio le comunità a rimanere uniti e solidali con la materna protezione Vergine Maria”, aggiunge Papa Leone XIV subito dopo l’Angelus.

“Strategia di potenze economiche e militare non danno futuro all’umanità, il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”, conclude infine il Papa dalla finestra del Palazzo Apostolico.

PENSIERO QUOTIDIANO

Appetitus excellentiae- Il desiderio di eccellere

La superbia e la vanagloria sono i vizi attraverso i quali satana riesce ad espugnare molte anime, anche quello che sono avanti nel cammino di santità e nella pratica delle virtù cristiane.

Non c’è da meravigliarsi, perché il principe dei demoni ha introdotto il peccato nel mondo con un atto di superbia, o meglio con uno sguardo di sfida, con quale nel suo primo istante si è paragonato al suo Creatore, desiderando di essergli superiore.

Sembra persino ridicolo che una creatura si senta superiore a Colui che, con la sua sapienza e il suo amore, l’ha tratta dal nulla e la sostenga nell’essere.

Tuttavia questo avviene perché la superbia è un movimento dell’anima che distoglie lo sguardo da Dio e si fissa su sé stessa rimanendone accecata.

Solo mantenendo lo sguardo fisso in Dio la creatura, angelo o uomo che sia, vede sé stessa nella verità, cioè nel suo limite, nella sua dipendenza e nella sua nullità.

Da qui nasce l’umiltà, il fondamento di tutte le virtù, grazie alla quale la creatura vede la sua grandezza e la sua miseria e apre il cuore alla lode, al ringraziamento e all’adorazione.

Noi viviamo in un mondo in cui l’umanità, nel suo insieme, non riconosce più il suo Creatore e Salvatore e attribuisce a sé stessa tutto ciò che appartiene solo a Dio.

Di qui lo spettacolo grottesco degli umani che fanno a gara a innalzarsi e a gonfiarsi, fino a cozzare e a distruggersi fra di loro per stabilire che è il più grande.

Se incontri una persona umile inginocchiati dinanzi a Lei, perché in essa dimora la gloria di Dio e ti indica la strada per conseguire la vera grandezza, come quella di Maria, umile ed alta più che creatura” (Dante).

La superbia ha dato origine alla guerra degli uomini contro Dio. L’umiltà apre alla pace con Dio e degli uomini fra di loro.

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 66 – SESSUALITA’ E MATRIMONIO

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