"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Febbraio 2026 Pagina 21 di 33

LA PRIMA VOLTA DI BERNADETTE ALLA GROTTA

Il soprannaturale sorprende

La prima volta che arrivai a Lourdes era una giornata piovigginosa e oscura. Benché  fossimo in pieno mese di Agosto, il clima autunnale avvolgeva la cittadina con una coltre nebbia, mista a una pioggerella che penetrava nelle ossa. Venivo da Medjugorje, dove l’estate splendeva sulla grande piana della pace, infondendo nei cuori forza e allegrezza. Rimasi molto contrariato e sperduto in quella selva di viuzze fitte di ombrelli. Mi chiedevo se fosse valsa la pena di fare tanta strada, consumando i pochi giorni di vacanza, per venire in un luogo dove non riuscivo a scorgere l’impronta del soprannaturale.

         Il cuore incominciò ad aprirsi non appena entrai nella grande spianata che conduce al santuario. Le carrozzine dei malati in particolare, davano al paesaggio religioso un tocco di umanità autentico e profondo. Ma il mio cuore ebbe un sussulto di gioia celeste solo quando incominciai ad intravedere la grotta dove era apparsa la Madonna. La miravo da lontano, al di qua del Gave, che scorreva via veloce con le sue acque fresche e profonde. Lassù, nella nicchia, si stagliava la bianca statua dell’Immacolata Concezione.

         “Ecco là – mi dicevo – il cuore di Lourdes!” Quando ti avvicini alla grotta senti che il soprannaturale ti viene incontro e ti avvolge. La Madonna non vi appare più, eppure lì ha lasciato la grazia della sua presenza misteriosa ed efficace. Ripenso a quanto diceva Bernadette a Nevers, quando si augurava di essere un uccellino per poter venire di nascosto a pregare ancora una volta davanti alla “sua” grotta.

Mi fermai a guardare la fila interminabile di persone che attendeva pazientemente il proprio turno per passarvi davanti. Nessuno tralasciava di toccare con le proprie mani quelle pareti di roccia e poi, arrivati sotto la nicchia, dove Bernadette si inginocchiava, eccoli alzare gli occhi in alto, verso la statua di marmo, come se fosse una persona viva che li guardava e li ascoltava.

Riandai con l’immaginazione alla mattinata di quel fatidico undici febbraio del 1858. Notai con una certa gioia nel cuore che era una giornata umida e buia come quella del mio arrivo. La constatazione mi rese subito la pioggerella simpatica e perfino divertente. Guardai al di sopra della grotta, dove si ergono le agili architetture delle chiese sovrapposte e poi indirizzai l’occhio lungo la spianata, dove si svolgono le processioni. Una volta questa cittadella della preghiera brulicante di gente era una distesa disabitata, dove neppure Bernadette aveva mai messo piede.

Mi chiedevo come la Madonna fosse riuscita a far venire le tre ragazze fin lì, ai piedi di una grotta, alla confluenza di due corsi d’acqua e completamente fuori del paese. Mi ha sempre molto incuriosito come Dio tessa le sue trame infallibili a nostra insaputa e nel pieno rispetto dei nostri movimenti.

Il cielo predispone meticolosamente le sue mosse e nulla lascia al caso. Bernadette era stata preparata a quell’incontro da una mano piena di sapienza e di amore. Eppure è impressionante constatare come la regia divina agisca perfettamente inserita negli avvenimenti della vita quotidiana.

         Il buon papà Soubirous quella mattina è coricato e si rigira nel letto a causa del freddo che gli punge le ossa. Bernadette, la maggiore dei fratelli, ha l’occhio vigile e vede che non c’è più legna per il camino. E’ lo stesso sguardo sollecito di Maria che a Cana nota per prima la mancanza di vino. “ Dio mio, non c’è più legna! “ esclama Bernadette, rivolta alla sorella Toinette di undici anni. Eppure la madre era andata a raccoglierla il giorno prima, ma la fascina, non certo casualmente, era stata venduta. Quando il buon Dio vuole raggiungere uno scopo, trova sempre il modo di rimuovere gli ostacoli, osserverà un giorno Bernadette. Proprio in quel momento sopraggiunge un’amica, Jeanne Abadie, di tredici anni, la quale, visti i preparativi, dice con tono sbrigativo: “ Ci andremo noialtre”.

         La Madonna ha già raggiungo il suo scopo, quello di formare il gruppetto delle tre ragazze, attraverso le vicende ordinarie della vita quotidiana. La resistenza della madre, che non vuole lasciar uscire Bernardette col tempo piovoso a causa della sua asma, è subito vinta con la promessa di mettere il cappuccio, quel cappuccio bianco e rattoppato, sotto il quale in seguito la piccola veggente cercherà riparo dai curiosi.

Resta ora da stabilire quale direzione prendere. La regia di Maria prosegue tanto precisa e implacabile quanto è nascosta e imprevedibile. E’ una vecchietta che sta facendo il bucato a indirizzare le ragazze nella zona di Massabielle. Al termine del prato, il piccolo rivolo d’acqua del canale Lapacca confluisce nel Gave, mentre al di là, a una decina di metri, scavata in un costone roccioso, vi è una grotta che non hanno mai visto e lì vicino vi sono ossa e legni secchi.

La Madonna ha bisogno che Bernadette sia sola. Come fare? Ecco che Toinette e Jeanne passano senza esitazione il rivolo d’acqua del canale a piedi nudi e vanno oltre, verso la grotta, senza attendere Bernadette e neppure ascoltare i suoi richiami. La ragazza esita e poi decide di togliersi lentamente le calze, un lusso che le sue amiche non conoscono, ma che per lei sono necessarie a causa della sua asma.

Tutto si è svolto nel più naturale dei modi, ma nel medesimo tempo ogni particolare è stato guidato dal cielo. Come possiamo pensare, mi chiedo mentre scruto la grotta, che Dio ci abbandoni o non si curi di noi, quando è così intimamente presente nelle trame della nostra vita, perfino nei più piccoli particolari, senza tuttavia che in nessun modo la nostra libertà e la nostra responsabilità siano violate?

Il soprannaturale agisce di nascosto e a nostra insaputa, anche se noi a volte siamo tentati di pensare che non esista. Poi, quando si manifesta, ci coglie completamente di sorpresa. Chi avrebbe potuto supporre che la Madre di Dio apparisse in una grotta oscura, rifugio dei maiali, a una fanciulla in cerca di legna?

Il colpo di vento

         Quando il soprannaturale irrompe,  non te l’aspetti. La sua manifestazione è sempre un avvenimento di grazia che stupisce. E’ una lezione che dobbiamo imparare, specialmente in questo nostro tempo in cui il desiderio moltiplica a dismisura gli aspiranti veggenti. Vi è qualcosa di più normale dello sfilarsi di una calza? Proprio allora Bernadette avverte “un colpo di vento”. Si guarda intorno, ma i pioppi, al di là del Gave, si alzano diritti e immobili. Mentre si china per togliersi la seconda calza ecco di nuovo la stessa folata. Questa volta rivolge la testa nella direzione opposta, verso la grotta, al di là del canale.

         E’ il momento solenne scelto da Dio. Cerco di ricostruire l’avvenimento mentre sto seduto su un muretto lontano un centinaio di metri dal luogo dell’apparizione, separato dalla corrente impetuosa del Gave. La gente in preghiera si accalca intorno alla grotta. Più in là lunghe file di malati attendono il turno per entrare nelle piscine. La situazione attuale è abbastanza diversa da allora. Non c’è più il piccolo canale che separava Bernadette dalla grotta e anche il corso del Gave è stato spostato di qualche metro per ampliare lo spazio a disposizione dei pellegrini.

         Alzo gli occhi verso la nicchia, in alto a destra della grotta, dove ora biancheggia la statua dell’Immacolata. Perché mai Bernadette avrà guardato proprio là, in quel buco nero?. Che cosa aveva attirato la sua attenzione? Alla base  della nicchia un cespuglio di rovi aveva incominciato a muoversi. Bernadette fissa l’occhio attenta. Vede allora la nicchia illuminarsi e in quella luce che ricolma l’oscurità scorge una giovane donna, vestita di bianco, che sorride e apre le braccia in un gesto di accoglienza.

         Quel colpo di vento, che ha preannunciato la venuta della Madonna, è rimasto bene impresso nella memoria di Bernadette. Si tratta senza dubbio un richiamo di origine soprannaturale. Il confessore di Bernadette, l’Abbé Pomian, col quale la piccola si era confidata già il giorno dopo, ne aveva colto tutta l’importanza di segno biblico che preannuncia una manifestazione del cielo. Quando il profeta Elia salì sul monte Oreb per incontrare il Signore non sentì forse soffiare un vento “impetuoso e gagliardo” ( 1 Re, 19,11)? Allo stesso modo il giorno di Pentecoste sugli apostoli riuniti nel cenacolo non venne forse  “all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano” ( At 2,2)?

Pensavo alla predilezione della Madonna per i segni biblici in molte sue manifestazioni. Se fossimo più attenti ci renderemmo conto della continuità della storia della salvezza, che non è soltanto un avvenimento del passato, ma che si ripete qui ed ora, sempre nuova e affascinante. Mi si affacciavano alla mente le parole del Magnificat: “ Tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Comprendevo che la Madonna sarebbe stata celebrata fino alla fine dei secoli non soltanto per quello che aveva compiuto durante la sua vita terrena, ma anche per ciò che compie in ogni generazione, come Madre della Chiesa e dell’umanità.

         Quel colpo di vento era per me  un segno che la storia biblica continua e che è Maria la profetessa del tempo nuovo della grazia. Lei non viene certo per fare nuove rivelazioni, ma per risvegliare la fede assopita e per rincuorare una Chiesa dolente e affaticata. Contemplavo durante quella mattinata uggiosa la grotta nella quale la santa Vergine si era manifestata a una pastorella povera e ignorante. Non aveva forse riprodotto la Madre di Dio un avvenimento lontano nel tempo, quando lei aveva trovato rifugio proprio in una grotta per dare alla luce il Verbo incarnato? E chi era accorso intorno alla culla se non il popolo povero e umile dei pastori?

“Aquero: quella cosa”

         La descrizione che i veggenti ( parlo naturalmente di quelli autentici) fanno dell’apparizione è sempre molto sofferta. Non c’è parola umana che possa esprimere quanto hanno visto e sperimentato. “ Non è possibile su questa terra rappresentare la santa Vergine” affermava Bernadette, quando le mostravano una statua o un quadro. La medesima cosa vale per le parole umane, anch’esse insufficienti e inadeguate a rappresentare una realtà che non è di questo mondo. A chi gli chiedeva come sorridesse la Madonna, Bernadette rispondeva: “ Bisognerebbe essere del cielo per rifare quel sorriso”.

         Colpisce che Bernadette si fosse rifiutata, almeno in principio, di identificarla con la Madonna. Eppure non mancavano i segni di riconoscimento, a incominciare da quella corona del rosario che aveva al braccio. Nella sua grande prudenza soprannaturale, sostenuta e illuminata dalla grazia, Bernadette si limita a chiamare l’apparizione “ Aquero”, “Quella cosa”. Eppure non c’era dubbio che era una persona viva e vera. “ Io la vedo come vedo voi. Ella si muove, mi parla, stende le braccia” , spiega ai medici inviati dalle autorità per controllare la sua salute mentale. “ Lei mi parla come una persona parla a un’altra persona” dirà poi, con una di quelle sue tipiche espressioni degne di essere incorniciate.

         “Quella cosa” è qualcuno, ma non di questo mondo. E’ inafferrabile, inesprimibile, eppure vera e reale. Mi viene in mente il gesto disperato di Massimino a La Salette, che cerca di afferrare le vesti della Madonna, mentre si solleva in alto verso il cielo. Ma era come stringere fra le mani un fascio di luce. Maria condivide anche col suo corpo la gloria del Figlio risorto. La sua persona è già fin da ora resa partecipe della natura divina, in una misura che non sarà mai concessa a nessun altro. E tuttavia il nostro desiderio di conoscere il suo volto, la sua voce, le sue vesti e ogni particolare del suo aspetto è molto più di una curiosità fine a se stessa. In Maria che appare noi abbiamo la testimonianza di quello che sarà il nostro destino. Anche noi, se percorreremo il medesimo suo cammino, parteciperemo della sua gloria.

         “Com’è la Madonna? “ E’ la domanda che Bernadette si è sentita rivolgere il maggior numero di volte. Quanti interrogativi sono compresi in questo semplice quesito! Sono quelli che ogni cuore umano sente urgere dentro di sé quando pensa al suo destino ultimo. Chi non si interroga sulla morte e su ciò che vi oltre, dopo quel tunnel oscuro? L’essere umano si dissolve in un pugno di polvere o la vita continua? E se la morte non è la fine di tutto, quale sopravvivenza ci attende?

         Domande fondamentali, non eludibili, ma senza risposte certe per la ragione. Bisogna credere. Ma anche la fede ha i suoi dubbi e i momenti di angoscia nei quali vacilla. Quale aiuto, quale conforto e quale meraviglia quando ti senti dire da una persona degna di fede che ha visto la Madonna, viva vera, splendente e piena di gloria!  “Ma allora – dici a te stesso – la religione cristiana è vera, il cielo è reale e il futuro che ci attende è pieno di speranza e di gioia”.

         Bernadette è rapita dalla bellezza di colei che chiama “ Quella cosa” e che, dopo la rivelazione del nome, amerà chiamare “ la santa Vergine”. Le brevi frasi con cui la descrive, parole semplici ma dense, tratte dai vari interrogatori, sono un tesoro prezioso che non sarà mai dimenticato. Ad esse si ritorna volentieri, come ad una sorgente d’acqua fresca, per ristorare la nostra anima quando vacilla sul cammino della vita.

         “ Vedo – dice – una bella giovane col rosario al braccio”. “ Ha le mani giunte, palmo contro palmo”.  “La sua voce è fine e dolce”. “ Gli occhi celesti”. “ Ha un abito bianco stretto da un nastro celeste, un velo bianco sulla testa e una rosa gialla su ogni piede”. “ L’abito e le rose le nascondono i piedi eccetto le dita”. “ I capelli si vedono un po’.  “Ella era circondata da una luce simile al sole, ma dolce alla vista; apparendo aveva le mani distese e, parlando, le ha giunte. Ella portava un rosario di cui faceva scorrere i grani, ma senza muovere le labbra”. “ I piedi posavano sul muschio”. “ Le rose ai piedi erano come la catena del rosario: gialle e brillanti come l’oro”. “ Non sembrava tanto alta”. “ Era molto giovane”. “ Sorrideva”.

E’ un frammento pieno di luce, da leggere e rileggere, quello che ci ha lasciato il vescovo di Rodez, Mons Bourret, che poté interrogare Bernadette a poco meno di due anni dalla sua morte, quando i ricordi della veggente si erano affievoliti, ma l’immagine di luce di Maria era più che mai impressa nel suo cuore.

  “Vedevo una luce sfolgorante – gli disse Bernadette – ma una luce come non ce ne sono sulla terra, nemmeno quella del sole. Al centro di questa luce vedevo un volto meraviglioso, ma come non ce ne sono su questa terra. Era corporale e non lo era; udivo una voce melodiosa e guardavo senza rendermi conto di tutto ciò. Mi trovavo bene là e, quando finiva, la mia vista restava oscurata, come quando si entra in una stanza dopo aver fissato a lungo il sole. Il volto di donna che io vedevo, non assomigliava a niente di tutto quello che hanno riprodotto”.

Passando sotto la nicchia, laddove ora è collocata la statua dell’Immacolata, mi inginocchiai a pregare, richiamando alla mente la descrizione della piccola veggente. Fissai gli occhi nella cavità oscura, ma nulla è rimasto di quell’epifania di cielo. Tutto è ritornato buio, corposo, terrestre. “Quel volto di luce che sorride, dico a me stesso, lo possiamo ritrovare soltanto nel fondo del nostro cuore”. Eppure una traccia è rimasta ancora qui su questa terra.  Ma non si trova a  Lourdes, da dove Bernadette si è allontanata dopo aver esaurito la sua missione, per andare nell’oblio di Nevers. Ed è proprio là, sul suo corpo verginale rimasto intatto e su quel volto pieno di pace che mi è sembrato di scoprire il riverbero di quella luce da cui era circonfusa “Aquero”.

(Padre Livio – Sui passi di Bernadette- cap. 4 – Sugarco Edizioni)

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 68 – L’AMORE SPONSALE E’ FEDELE


IL MESSAGGIO DI PAPA LEONE AI SACERDOTI: “SIATE SANTI”

Il messaggio di Leone XIV ai sacerdoti di Madrid: «Celibato, povertà e obbedienza sono il modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio. Alla Chiesa non servono sacerdoti preti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui»

Antonio Sanfrancesco – Famiglia cristiana

10 febbraio 2026 • 11:09

Una lettera nella forma, una vera e propria esortazione apostolica nella sostanza. È il messaggio che papa Leone XIV ha inviato agli oltre 1.500 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Madrid riuniti per il “Convivium”, la grande Assemblea presbiterale in corso il 9 e 10 febbraio nella capitale spagnola. Un testo denso, pastorale e insieme profetico, nel quale il Pontefice offre una riflessione ampia sul sacerdozio oggi, sul suo ruolo nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, sul senso evangelico di celibato, povertà e obbedienza, intesi «non come negazione della vita», ma come «modo concreto» di appartenere interamente a Dio.

Convocata dal cardinale arcivescovo José Cobo Cano, l’Assemblea riunisce sacerdoti impegnati nei consigli pastorali parrocchiali, nelle congregazioni religiose, nei decanati, nei movimenti e nelle nuove realtà ecclesiali della diocesi. Quattro i grandi temi posti al centro del discernimento, emersi dal lavoro di circa 300 gruppi coinvolti in un percorso articolato in tre fasi: la stanchezza e la solitudine del sacerdote, il sovraccarico amministrativo, il rapporto con i vescovi e la revisione delle strutture che rischiano di ostacolare l’evangelizzazione.

«Figli miei», scrive il Papa nell’incipit della lettera, scegliendo un tono marcatamente paterno, «questa Assemblea è per voi un’occasione di fraternità e di unità, per sostenervi reciprocamente nella missione che condividete». Leone XIV esprime anzitutto gratitudine per il servizio quotidiano dei presbiteri, spesso vissuto «in mezzo alla fatica, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone».

Accanto alle parole di vicinanza e incoraggiamento, il Pontefice propone però anche una «riflessione serena e onesta» sulla condizione del sacerdozio nel contesto culturale attuale.

Un contesto segnato, osserva, da «processi avanzati di secolarizzazione, da una crescente polarizzazione del discorso pubblico e da una tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola attraverso ideologie o categorie parziali e insufficienti». In questo scenario, avverte Leone XIV, «la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata nell’ambito dell’irrilevante», mentre prendono forma modelli di convivenza «che prescindono da qualsiasi riferimento trascendente».

A questo si aggiunge un mutamento culturale profondo: «la progressiva scomparsa di punti di riferimento condivisi». Per secoli, ricorda il Papa, «il seme cristiano ha trovato un terreno ampiamente fertile», perché domande di senso e categorie morali fondamentali erano almeno in parte comuni. Oggi, invece, «questo terreno comune si è notevolmente indebolito» e «molti dei presupposti concettuali che per secoli hanno facilitato la trasmissione del messaggio cristiano hanno cessato di essere evidenti, e in molti casi persino comprensibili». Il Vangelo, sottolinea, incontra non solo indifferenza, ma «un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato».

Eppure, nel discernimento del Pontefice, non tutto è perduto. Anzi. «Sono convinto», scrive, «che una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani». L’assolutizzazione del benessere, osserva Leone XIV, «non ha portato la felicità attesa»; una libertà sganciata dalla verità «non ha generato il compimento promesso»; il solo progresso materiale «non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano». Da qui nasce una stanchezza diffusa, un senso di vuoto che sta però aprendo molti a «una ricerca più onesta e autentica», capace di ricondurre «all’incontro con Cristo».

Per questo, ammonisce il Papa, «non è un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e di generosa disponibilità».

La Chiesa – e Madrid in particolare – non ha bisogno di sacerdoti definiti dalla quantità di compiti o dalla pressione dei risultati, ma di uomini «configurati a Cristo», capaci di sostenere il loro ministero attraverso «una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé».

Non si tratta, chiarisce Leone XIV, di «inventare nuovi modelli» o di «ridefinire l’identità» del presbitero. La parola chiave è piuttosto «riproporre»: «Riproporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico: l’essere alter Christus», attraverso «un ministero vissuto nell’intimità con Dio» e nel «servizio concreto alle persone».

Per rendere visibile questo cammino, il Papa ricorre a un’immagine fortemente simbolica: la cattedrale dell’Almudena. La facciata, osserva, «indica, suggerisce, invita», ma non esaurisce il mistero dell’edificio. Così il sacerdote: «non vive per mettersi in mostra, ma nemmeno per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile, anche se non sempre viene compresa». E come la facciata «non esiste per se stessa», ma conduce all’interno, così «il sacerdote non è mai fine a se stesso»: tutta la sua vita «è chiamata a indicare Dio e ad accompagnare il cammino verso il Mistero, senza usurparne il posto».

La soglia della cattedrale segna poi «un passaggio, una separazione necessaria»: «Prima di entrare, qualcosa rimane fuori». È qui che il Papa colloca il senso evangelico del celibato, della povertà e dell’obbedienza: «essere nel mondo, ma non del mondo», vivendo queste scelte «non come negazione della vita, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini».

La cattedrale, ricorda ancora Leone XIV, è anche «una casa comune, dove tutti hanno un posto». Così deve essere la Chiesa, «soprattutto verso i suoi sacerdoti: una casa che accoglie, protegge e non abbandona mai». Da qui l’appello alla fraternità presbiterale come esperienza concreta: «sapersi a casa, responsabili gli uni degli altri, attenti alla vita dei fratelli e pronti a sostenersi a vicenda». E l’esortazione accorata: «Figli miei, nessuno si senta esposto o solo nell’esercizio del ministero: resistiamo insieme all’individualismo che impoverisce il cuore e indebolisce la missione».

Proseguendo nella lettura simbolica dell’edificio sacro, il Papa indica nelle colonne l’immagine di una vita che «non si sostiene da se stessa», ma poggia sulla «Tradizione viva della Chiesa» e sul «Magistero». Solo così il sacerdote evita di «costruire sulla sabbia di interpretazioni parziali o di enfasi circostanziali» e rimane ancorato «alla salda roccia che lo precede e lo supera». Al centro, poi, il fonte battesimale e il confessionale, luoghi in cui risiede «la vera forza che edifica la Chiesa». Sacramenti da celebrare con dignità, ma anche da ricevere: «Non dimenticate che non siete la sorgente, ma il canale, e che anche voi avete bisogno di bere a quell’acqua. Perciò, non trascurate la confessione, tornando sempre alla misericordia che annunciate».

Infine, guardando alle cappelle laterali – diverse per storia e provenienza artistica, ma tutte orientate nella stessa direzione – Leone XIV richiama l’armonia dei carismi nella Chiesa: «Nessuno è ripiegato su se stesso, nessuno rompe l’armonia dell’insieme». È un’immagine che vale anche per la pluralità di spiritualità e vocazioni attraverso cui «il Signore arricchisce e sostiene» il ministero sacerdotale.

Lo sguardo conclusivo è rivolto al centro di tutto: «Guardiamo al centro, figli miei», esorta il Papa, «qui si rivela ciò che dà senso a ciò che fate ogni giorno e da dove scaturisce il vostro ministero». Da qui l’invito finale, semplice ed esigente insieme: «Siate adoratori, persone di profonda preghiera, e insegnate al popolo a fare lo stesso». E la consegna che riassume l’intera lettera: «Siate santi!»

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Antonino Zichichi: Fede e Scienza

🔴LIVE🔴 LA CONFESSIONE – Puntata 27 – SETTANTA VOLTE SETTE

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Antonino Zichichi: Scienza, coscienza e fede – 10/02/2026

I Segreti di Medjugorje

11. La finalità dei Segreti è la scelta della fede

I Segreti di Medjugorje sono la parte finale del grande piano di Maria. Essi sono il tempo della grande battaglia e del suo Cuore Immacolato. Non sappiamo quando inizieranno ma sono già predisposti, infatti i veggenti conoscono la data, il luogo, dove accade e cosa succederà. È tutto nel piano di Dio.
È molto importante capire la pedagogia dei Segreti: sono azioni disastrose che Dio permette. Sono causate direttamente dagli uomini – come le persecuzioni alla Chiesa o la guerra – oppure eventi della natura, ma sempre connessi all’uso di armi da parte dell’uomo.
I Segreti, eccetto il terzo, sono opere malvagie fatte dall’uomo e non castighi divini, infatti, Vicka afferma che se gli uomini si convertissero non ci sarebbero i Segreti.    
La parola “castigo” nella sua origine etimologica deriva da “casto”, ovvero punizioni che hanno lo scopo di curare, di redimere, di purificare. Le cosiddette punizioni divine non sono mai finalizzate a distruggere, ma a redimere. Molte volte le disgrazie nella nostra vita hanno avuto il buon fine di riavvicinarci a Dio, se lette nella luce della fede.          
I Segreti di Medjugorje sono eventi provocati dagli uomini come persecuzioni alla Chiesa, guerre, eventi della natura. L’uomo ne ha la completa responsabilità ma, il fatto che vengano preannunciati tre giorni prima toglie il loro aspetto di distruzione e di morte, sottolineando la misericordia e la bontà divina. Preannunciare tre giorni prima significa dare la possibilità alle persone che si trovano in quel luogo di salvarsi.   
Questo non è l’unico fine misericordioso che si pone Dio. 
Nei tre giorni antecedenti i Segreti gli uomini possono pentirsi dei loro peccati e prepararsi agli eventi funesti, perché l’unica vera cosa importante e di valore è la salvezza eterna della propria anima. 
L’umanità ha voltato le spalle a Dio, ha rifiutato la fede nella Croce, si prende gioco di Dio, lo disprezza e lo odia. Siamo in un mondo che è sotto l’influsso del demonio. È difficile entrare in questa comprensione delle cose, ma leggendo la Sacra Scrittura – specialmente nel Nuovo Testamento – ci si rende conto di quanto gli abissi di iniquità e la potenza del male siano vasti nel mondo e di quanto pochi siano coloro che seguono e amano Dio. Quelli che sono veramente cristiani e abbracciano il Credo sono molto pochi, persino chi predica non sempre vede veramente Gesù come il Signore, il Redentore, il Salvatore del mondo.
Voltare le spalle a Dio significa essere sotto il dominio del demonio, il quale addormenta le anime e le porta dove non c’è luce: nell’inferno eterno. Questo è il dramma del tempo in cui viviamo, certificato dalla Madonna che afferma: «In questo tempo inquieto in cui il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (Messaggio del 25 luglio 2020). È la visione del Cielo di un mondo che non vuole saperne di Dio, non vuole parlare dei Comandamenti o di essere cristiani. 
Di fronte a questa diserzione di massa e scristianizzazione in Occidente, che porterà il mondo verso l’autodistruzione, Dio dà la possibilità a tutti di salvarsi. I diretti interessati che si trovano nel luogo in cui avverrà il Segreto si troveranno nella condizione di credere o ignorare l’avvertimento della Madonna. È l’ultimo appello tremendo; chi crede si mette in salvo, si converte, ringrazia; chi si ostina a non credere con disprezzo, rabbia e sfida, si mette in una situazione di estremo pericolo. Questa rivelazione è un’autoselezione, la gente si mette da sola sulla via della salvezza o della rovina.           
Le cose decise da Dio accadono e chi conosce le apparizioni sa che non c’è mai stata una volta in cui il veggente ha aspettato la Gospa senza che si presentasse. Questo significa che Maria è fedele. Pertanto, nel tempo dei Segreti, non c’è nessun dubbio che la profezia si realizzi esattamente come preannunciato tre giorni prima. In modo tale che riusciremo a compiere il nostro atto di fede e rimanere nell’assoluta serenità e certezza di quello che accade. Bisogna credere e abbandonarsi in Dio, chi non lo fa rimane sospeso nel vuoto, cade nel nulla e vaga finché non viene divorato dal male.  
La verità dei Segreti è la scelta della fede, bisogna decidere di credere per salvarsi.

L’ALMANACCO DELLA FEDE di P. Livio: Le profezie sulla Chiesa della Beata Caterina Emmerick – 10/02/2026

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 11 – La finalità dei Segreti di Medjugorje è la scelta della fede

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