"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 8 di 367

Natale, Papa Leone XIV: “Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona”

Il Papa nell’omelia della Messa delle Notte di Natale: “La luce divina che si irradia da questo Bambino ci aiuta a vedere l’uomo in ogni vita nascente”

Papa Leone XIV |  | Daniel Ibanez EWTN

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, mercoledì 24 dicembre 2025, 22:55 (ACI Stampa).

Papa Leone XIV ha presieduto questa sera nella Basilica Vaticana, per la prima volta nel suo pontificato, la Messa della Notte di Natale.

“In questa notte – ha esordito il Papa nell’omelia, citando la Scrittura -il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”.  Oggi – ha aggiunto Papa Leone – “viene Colui senza il quale non saremmo stati mai. Vive con noi chi per noi dà la sua vita, illuminando di salvezza la nostra notte. Non esiste tenebra che questa stella non rischiari, perché alla sua luce l’intera umanità vede l’aurora di una esistenza nuova ed eterna. È il Natale di Gesù, l’Emmanuele”.

“Nel Figlio fatto uomo – ha osservato – Dio non ci dona qualcosa, ma Sé stesso. Nasce nella notte Colui che dalla notte ci riscatta: la traccia del giorno che albeggia non è più da cercare lontano, negli spazi siderali, ma chinando il capo, nella stalla accanto. Il chiaro segno dato al mondo buio è infatti un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.  

Per trovare il Salvatore, non bisogna guardare in alto, ma contemplare in basso: l’onnipotenza di Dio rifulge nell’impotenza di un neonato; l’eloquenza del Verbo eterno risuona nel primo vagito di un infante; la santità dello Spirito brilla in quel corpicino appena lavato e avvolto in fasce. È divino il bisogno di cura e di calore, che il Figlio del Padre condivide nella storia con tutti i suoi fratelli. 

La luce divina che si irradia da questo Bambino ci aiuta a vedere l’uomo in ogni vita nascente. Per illuminare la nostra cecità, il Signore ha voluto rivelarsi da uomo all’uomo, sua vera immagine, secondo un progetto d’amore iniziato con la creazione del mondo”.

“Finché la notte dell’errore oscura questa provvidenziale verità, allora – ha detto ancora il Papa citando Benedetto XVI -non c’è neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri. Così attuali, le parole di Papa Benedetto XVI ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro. Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza”.

“Ammiriamo- è l’invito di Leone XIV-, la sapienza del Natale. Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge. Davanti alle attese dei popoli Egli manda un infante, perché sia parola di speranza; davanti al dolore dei miseri.

Egli manda un inerme, perché sia forza per rialzarsi; davanti alla violenza e alla sopraffazione Egli accende una luce gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo.

“Mentre un’economia distorta – ha ammonito il Papa nell’omelia – induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia? La risposta viene appena ci destiamo, come i pastori, da una notte mortale alla luce della vita nascente, contemplando il bambino Gesù.

Sopra la stalla di Betlemme, dove Maria e Giuseppe, pieni di stupore, vegliano il Neonato, il cielo stellato diventa «una moltitudine dell’esercito celeste». Sono schiere disarmate e disarmanti, perché cantano la gloria di Dio, della quale la pace è manifestazione in terra: nel cuore di Cristo, infatti, palpita il legame che unisce nell’amore il cielo e la terra, il Creatore e le creature”.

“Ora che il Giubileo – ha concluso il Pontefice – si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo. La contemplazione del Verbo fatto carne suscita in tutta la Chiesa una parola nuova e vera: proclamiamo allora la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza.

 È festa della fede, perché Dio diventa uomo, nascendo dalla Vergine. È festa della carità, perché il dono del Figlio redentore si avvera nella dedizione fraterna. È festa della speranza, perché il bambino Gesù la accende in noi, facendoci messaggeri di pace. Con queste virtù nel cuore, senza temere la notte, possiamo andare incontro all’alba del giorno nuovo”.

Prima di iniziare la Messa, Papa Leone – che per la prima volta dall’inizio del pontificato ha indossato la fascia bianca con il suo stemma papale ricamato – si era recato sul sagrato della Basilica per salutare e benedire i fedeli che non sono potuti entrare all’interno per seguire la Messa.

“La Basilica di San Pietro – ha detto il Papa – è molto grande, ma purtroppo non è abbastanza grande da accogliere tutti voi. Tante grazie per essere venuti qui questa sera. Vogliamo celebrare insieme la festa di Natale. Gesù Cristo che è nato per noi ci porta la pace, ci porti l’amore di Dio”.

Pensieri sui Vangeli Festivi: Natale del Signore – di Padre Livio

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-5.9-14

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Parola del Signore

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 14

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

Il Natale di Papa Leone

Gesù Bambino nel presepio di Radio Maria

Giuseppe e Maria arrivano a Betlemme

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 20 – LA SUPERSTIZIONE

Loading the player...

LA VIGILIA DI NATALE A BETLEMME

La Basilica della Natività – radiomaria #nazareth #betlemme

BUON NATALE DA CAPOVERDE E DA ALCUNE RADIO MARIA AFRICANE

Capoverde è un arcipelago di isole che si trova a 5005km dalla costa africana

Il Santo Natale e il Paradiso

24 Dicembre 2025 

di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana 1930

I sacerdoti oggi parlano raramente dell’inferno e del Paradiso, quasi temendo che il richiamo ai novissimi possa apparire fuori tempo o inadatto alla sensibilità contemporanea. Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all’uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata. 

Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell’esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l’eternità. Ma l’eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità. San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell’eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant’Alfonso Maria de’ Liguori, «l’eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l’eternità.

Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l’inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.

 Per avere un’idea dell’inferno non occorre sforzare l’immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l’inganno elevato a norma, l’infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L’inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell’inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l’uomo, rifiutando la verità e l’amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.

Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell’inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.  Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.

Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.

Il Natale, con il calore e l’affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l’ambiente soprannaturale per eccellenza è il Cielo; che il Cielo è la nostra vera patria e il luogo di eterna felicità al quale ogni uomo è chiamato e, se corrisponde alla Grazia, è destinato ad arrivare. La pace e la gioia spirituale che il Natale accende nei cuori sono una prefigurazione della felicità eterna del Paradiso, dove l’anima sarà completamente immersa nel possesso e nel godimento di Dio.

Il Paradiso è una realtà che supera ogni immaginazione: è la pienezza di tutti i beni desiderabili, l’estasi eterna della visione beatifica. I secoli si succederanno ai secoli senza diminuire la felicità degli eletti; anzi, la certezza di possedere eternamente il Bene supremo ne accrescerà senza fine la dolcezza. I beni spirituali sono inesauribili, come dimostrano le amicizie spirituali che nascono sulla terra. Quando queste amicizie durano nel tempo e rimangono sempre nuove, senza sazietà, è segno che sono di origine divina. E in Paradiso queste amicizie saranno riannodate, così come i legami familiari con i nostri cari, ritrovati alla luce di Dio, per non più separarci da loro. I Beati vivono nella gioia inesauribile di amare e di essere amati, in una vita che fiorisce continuamente senza conoscere noia né stanchezza.

Ma dopo la visione intuitiva di Dio, ciò che accrescerà maggiormente la gioia dei Beati sarà la contemplazione dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo, Verbo Incarnato, e della sua Santissima Madre, la Beatissima Vergine Maria, Regina degli angeli, dei santi e del Paradiso stesso. Le melodie del Paradiso saranno quelle intonate dagli Angeli a Betlemme per cantare la gloria di Dio e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma coloro che in terra furono uomini di buona volontà, perché amarono Dio, oggi ascolteranno con commozione queste melodie in Cielo. 

Così, mentre il mondo mostra ogni giorno le ferite dell’inferno che l’uomo costruisce quando si allontana da Dio, il Natale ci ricorda che il paradiso comincia ogni volta che Dio viene accolto. Tra queste due anticipazioni – una di luce e una di tenebra – l’uomo è chiamato a scegliere. La scelta dell’eternità si gioca nel tempo, nelle decisioni quotidiane, nel modo in cui crediamo, adoriamo, speriamo ed amiamo, come la Madonna a Fatima ci ha invitato a fare.  

Natale è l’anticipo storico di ciò che il Paradiso è in modo eterno: la comunione piena tra Dio e l’uomo. San Gregorio di Nissa insegna che l’anima è stata creata con un desiderio infinito, capace di essere colmato solo da Dio (De vita Moysis, II, 232-239). Il Natale accende nel cuore una pace fragile e ancora esposta alle ferite; il Paradiso è quella stessa pace portata a compimento, senza più dolori né separazioni.

San Tommaso d’Aquino afferma che la felicità suprema dell’uomo consiste nella visione di Dio (Summa Theologiae, I-II, q.3). A Natale, Dio si lascia vedere in un volto umano; in Paradiso l’uomo vedrà Dio senza veli. Il Natale è la prima visione di Dio concessa all’uomo; il Paradiso sarà l’ultima, definitiva ed eterna. 

Pagina 8 di 367

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy