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Il Papa: è bello essere sacerdoti. Servono proposte “forti e liberanti” per i giovani
Leone XIV all’Auditorium Conciliazione per l’incontro internazionale “Sacerdoti Felici”, promosso dal Dicastero per il Clero. Il Pontefice chiede una formazione che sia “cammino di relazione”, parla della crisi vocazionale rassicurando sul fatto che “Dio continua a chiamare”, invita a creare “ambienti impregnati di Vangelo” per tanti giovani che sembrano lontani ma in realtà hanno “sete di infinito”. Poi ai preti assicura: “Nessuno è solo. Contate sulla mia vicinanza”
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano – 26 Giugno 2025
Amici, fratelli, figli, pastori, in alcuni casi anche martiri che “hanno donato la vita fino al sangue”, discepoli di cui ritrovare lo “slancio missionario” soprattutto per tanti giovani che “sembrano essersi allontanati dalla fede” ma che invece hanno “sete di infinito e di salvezza”. Leone XIV declina in tanti modi la figura, il ministero e la missione dei sacerdoti (“È bello essere sacerdoti”, afferma), ai quali indica l’enciclica Dilexit nos, l’ultima di Papa Francesco sul Sacro Cuore di Gesù (“dono prezioso per tutta la Chiesa”), come via da seguire per “custodire insieme la mistica e l’impegno sociale, la contemplazione e l’azione, il silenzio e l’annuncio”.
Il saluto al Papa di tutti i sacerdoti del mondo
Il Papa parla dal palco dell’Auditorium Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano. È il momento culminante dell’incontro “Sacerdoti Felici – «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15)”, evento internazionale promosso dal Dicastero per il Clero in occasione del Giubileo dedicato a seminaristi e presbiteri. Un appuntamento di dialogo, riflessione e condivisione che riunisce quanti, in diverse zone del mondo, sono impegnati nella pastorale vocazionale e nella formazione nei seminari.
Papa Leone arriva poco dopo le 17, di ritorno dalla Segreteria generale del Sinodo dove ha incontrato i membri del Consiglio ordinario. Fa il suo ingresso dalla scala centrale dell’Auditorium e viene accolto da una lunga ovazione dei circa 1700 presenti e dalle consuete grida di “Viva il Papa” e “Papa Leone!”. Prima si è svolta la sessione di apertura dell’incontro, dedicata a cinque esperienze significative e buone pratiche di pastorale vocazionale messe in atto in Messico, Italia, Argentina, Irlanda, Spagna. L’attesa del Pontefice viene occupata con canti tradizionali partiti dal palco e dalla platea composta da formatori, seminaristi, animatori vocazionali seduti in platea. Quelli che Leone XIV, nel suo discorso, chiama “amici nel Signore” e ai quali esprime “grande gioia” per questo incontro che, “nel cuore dell’Anno Santo”, offre l’opportunità di “testimoniare che è possibile essere sacerdoti felici” e, allo stesso tempo, di “valorizzare il patrimonio di esperienze già maturate” così da far diventare ciò che è seminato in tante comunità “luce e stimolo per tutti”.
L’amicizia con Cristo, sostegno nelle prove e rinnovamento della vocazione
Ringraziando il Dicastero per il Clero per il “servizio generoso e competente”, “vasto e prezioso”, svolto il più delle volte “nel silenzio e nella discrezione”, Leone XIV snoda la sua riflessione a partire dalle parole di Gesù che danno il titolo all’evento: “Vi ho chiamato amici”. Non è solo “una dichiarazione affettuosa verso i discepoli – evidenzia – ma una vera e propria chiave di comprensione del ministero sacerdotale”.
Il sacerdote, infatti, è un amico del Signore, chiamato a vivere con Lui una relazione personale e confidente, nutrita dalla Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti e dalla preghiera quotidiana. Questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita. Essa ci sostiene nei momenti di prova e ci permette di rinnovare ogni giorno il “sì” pronunciato all’inizio della vocazione
“Vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti”
Tre le “implicazioni” che il Papa indica per la formazione sacerdotale. Anzitutto quella di viverla come “cammino di relazione” e non “acquisizione di nozioni”, coinvolgendo “l’intera persona, cuore, intelligenza, libertà”. Cosa che, dice, “richiede ascolto profondo, meditazione, e una ricca e ordinata vita interiore”. Il Vescovo di Roma indica, poi, la “fraternità” come “stile essenziale di vita presbiterale”. Perché diventare amici di Cristo comporta “vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti o da individualisti”. E la formazione, allora, deve “aiutare a costruire legami solidi nel presbiterio come espressione di una Chiesa sinodale, nella quale si cresce insieme condividendo fatiche e gioie del ministero”.
Come, infatti, noi ministri potremmo essere costruttori di comunità vive, se non regnasse prima di tutto fra noi una effettiva e sincera fraternità?
Il Papa, infine, domanda di “mettere ogni cura nella preparazione dei formatori, perché l’efficacia della loro opera dipende anzitutto dall’esempio di vita e dalla comunione fra loro”. D’altronde, l’istituzione stessa dei Seminari è simbolo che “la formazione dei futuri ministri ordinati non si può svolgere in maniera isolata, ma richiede il coinvolgimento di tutti gli amici del Signore”.
La crisi delle vocazioni e la fedeltà di Dio
Non manca, inoltre, Papa Leone, di pronunciarsi sulla questione delle vocazioni, in un tempo – ormai più che prolungato – caratterizzato dal calo delle “chiamate” soprattutto in Occidente, laddove si assiste ad una grande fioritura in Africa e regioni dell’Asia. “Nonostante i segnali di crisi che attraversano la vita e la missione dei presbiteri, Dio continua a chiamare e resta fedele alle sue promesse”, afferma Papa Prevost, “occorre che ci siano spazi adeguati per ascoltare la sua voce”. Per questo, rimarca, “sono importanti ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo, dove possano manifestarsi e maturare le vocazioni al dono totale di sé”.
Ritrovare lo slancio missionario
L’invito è a “ritrovare insieme lo slancio missionario”. “Mediante la nostra azione pastorale, è il Signore stesso che si prende cura del suo gregge, raduna chi è disperso, si china su chi è ferito, sostiene chi è scoraggiato”, assicura il Papa. Imitando l’esempio di Gesù, “cresciamo nella fede e diventiamo perciò testimoni credibili della vocazione che abbiamo ricevuto”.
Quando uno crede, si vede: la felicità del ministro riflette il suo incontro con Cristo, sostenendolo nella missione e nel servizio
“È bello essere sacerdoti”
Ancora una volta Leone XIV ripete nel suo discorso la parola “grazie”, a coloro che sono “venuti da lontano” e a ciascuno “per la dedizione quotidiana, specialmente nei luoghi di formazione, nelle periferie esistenziali e nei luoghi difficili, a volte pericolosi”. “Mentre ricordiamo i sacerdoti che hanno donato la vita, anche fino al sangue – aggiunge – rinnoviamo oggi la nostra disponibilità a vivere senza riserve un apostolato di compassione e di letizia”.
Grazie per ciò che siete! Perché ricordate a tutti che è bello essere sacerdoti, e che ogni chiamata del Signore è anzitutto una chiamata alla sua gioia. Non siamo perfetti, ma siamo amici di Cristo, fratelli tra di noi e figli della sua tenera Madre Maria, e questo ci basta…
Abbracci, saluti e preghiere
Momenti di spontaneità caratterizzano l’ultima parte dell’incontro, con un sacerdote spagnolo che dalle prima fila chiede al Papa di poterlo salutare sul palco. E Leone, con il sorriso, gli risponde: “Se è uno per tutti! Perché dopo anche gli altri vogliono! Siete d’accordo?”. E tutti i sacerdoti: “Sìììì!”. “Uno per tutti! Allora, uno per tutti!”. Il Pontefice improvvisa poi un dialogo con i preti in platea domandando la loro provenienza: “How many from Africa? How many from Asia?”. E tra gli applausi e le urla, intanto il sacerdote spagnolo sale sul palco e dice a Leone XIV di essere stato nominato 23 anni fa da Giovanni Paolo II. Gli presenta poi due zucchetti bianchi, chiedendo di benedirli e indossarli. Il Papa ride, accetta la richiesta e scende dalla piccola pedana per dare un caloroso abbraccio al sacerdote. Infine alcune parole a braccio, prima della benedizione conclusiva, con la richiesta di vivere insieme un momento di preghiera e di ricordare l’importanza della vita spirituale del sacerdote.
Tante volte quando abbiamo bisogno di aiuto, cercate un buon “accompagnante”, un direttore spirituale, un buon confessore. Nessuno qui è solo. E anche se stai lavorando nella missione più lontana, non sei mai solo! Cercate di vivere quello che Papa Francesco tante volte chiamava la “vicinanza”; vicinanza con il Signore, vicinanza con il vostro vescovo, o superiore religioso e vicinanza anche fra di voi, perché voi davvero dovete essere amici, fratelli; vivere questa bellissima esperienza di camminare insieme sapendo che chiamati ad essere discepoli del Signore. Abbiamo una grande missione e tutti insieme lo possiamo fare. Contiamo sempre sulla grazia di Dio, la vicinanza anche da parte mia, e insieme possiamo essere davvero questa voce nel mondo. Grazie
L’APPARIZIONE ANNUALE DELLA MADONNA A IVANKA



Ivanka di #Medjugorje ieri 25.06.2025 (apparizione annuale)
“Rinnovate la preghiera in famiglia.
Pregate, pregate, pregate”.
La Madonna ci ha dato la sua benedizione materna.
(foto di Josip Elez)

Ricerca della frase “figli del mio cuore”
Buongiorno padre,
ho fatto un paio di ricerche sia con Google senza IA sia con IA.. per la ricerca nei messaggi della Madonna a Medjugorje della frase “figli del mio cuore”; non risulta in nessun messaggio!
La cosa interessante: sul sito di Radio Maria c’è una apposita sezione con tutti i messaggi, inoltre è possibile cercare anche solo con una parola o frase, bene anche cercando qui la risposta è stata la medesima, non presente!
Inutile dire che lei ha dedicato tutta la sua vita a Medjugorje e al Vangelo, la ringrazio ancora perché insieme a Radio Maria, alla Gospa e Gesù, siete dei fari di luce viva in queste tenebre di peccato, menzogne e odio!
Grazie ancora e forza, prego per lei.
Ave Maria
Pasquale
Grazie Pasquale,
per le tue parole di stima e di incoraggiamento e per le tue preghiere, che fanno bene al cuore.
Possiamo dunque dire che l’espressione del messaggio “figli del mio cuore” è un dono particolare che la Gospa ha voluto fare al suo popolo in occasione della festa del suo anniversario.
Un Grazie rinnovato alla Madonna perché in questo modo ha voluto mostrarci quanto ami ognuno di noi, tanto da dimorare nel suo cuore anche se non ne siamo degni.
Ave Maria
Padre Livio
PS. Il messaggio è stato dato la mattina h 5 nella apparizione sul Podbrdo alla Veggente Marija
“Cari figli, siate operatori di pace. Satana è forte e vuole guerra e irrequietezza, vuole odio, perciò vi chiamo ad essere miei figli, figli del mio cuore.”
🙏Eccoci con la nostra Croce giubilare verso la Porta Santa. Vi portiamo con noi🙏🙏
Eccoci presso la Tomba di San Pietro

Eccoci all’Altare della Cattedra di Pietro🙏🙏siete con noi🙏🙏

Gesù “non solo guarisce”, ma “risveglia anche dalla morte”, afferma il Papa nella catechesi dell’ultima udienza generale prima della pausa estiva. In un mondo spesso scoraggiato, il Pontefice esorta a credere nella potenza di Cristo che cambia le situazioni più difficili ed invita anche a rimanere vicino ai giovani
Isabella H. de Carvalho – Città del Vaticano
“Una malattia molto diffusa nel nostro tempo è la fatica di vivere: la realtà ci sembra troppo complessa, pesante, difficile da affrontare”, ma l’esistenza “va affrontata e insieme con Gesù possiamo farlo bene”. È un incoraggiamento ad avere fede nella potenza di Cristo quello di Papa Leone XIV nella catechesi pronunciata oggi, 25 giugno, durante l’udienza generale, sesta del suo pontificato e ultima prima della pausa estiva (le udienze riprenderanno poi mercoledì 30 luglio). Continuando il ciclo sulle guarigioni di Gesù come segno di speranza, il Papa osserva come spesso davanti alle tribolazioni della vita “ci spegniamo, ci addormentiamo, nell’illusione che al risveglio le cose saranno diverse” e “a volte poi ci sentiamo bloccati dal giudizio di coloro che pretendono di mettere etichette sugli altri”. Ma il Pontefice si sofferma su due episodi del Vangelo di Marco per mostrare come, entrando in relazione con Gesù e conoscendolo a fondo, si può trarre “una forza” che guarisce dalle ferite più profonde, sconvolge le situazioni più difficili e perfino risveglia le anime morte.
Le azioni di un padre e di una donna malata
“Si intrecciano due storie” nel Vangelo di Marco, “quella di una ragazza di dodici anni, che è a letto malata e sta per morire; e quella di una donna, che, proprio da dodici anni, ha perdite di sangue”, spiega Leone XIV. Sia il padre di questa giovane, che la donna malata, operano e si muovono per cercare una soluzione alle loro difficoltà. Il primo “non rimane in casa a lamentarsi per la malattia della figlia, ma esce e chiede aiuto” e non usa la sua posizione come capo della sinagoga per passare davanti ad altri. “Non perde la pazienza e aspetta”, continua il Papa. La donna emorroissa invece, “con grande coraggio”, decide di cambiare la sua vita, nonostante “tutti continuavano a dirle di rimanere a distanza, di non farsi vedere” a “l’avevano condannata a rimanere nascosta e isolata”.
A volte anche noi possiamo essere vittime del giudizio degli altri, che pretendono di metterci addosso un abito che non è il nostro. E allora stiamo male e non riusciamo a venirne fuori.
L’atto di fede della donna
Ma entrambi questi personaggi si appoggiano alle loro fede in Gesù. Il padre quando “vengono a dirgli che sua figlia è morta ed è inutile disturbare il Maestro” continua “ad avere fede e a sperare”, ribadisce il Pontefice. La donna “imbocca la via della salvezza quando germoglia in lei la fede che Gesù può guarirla”. Leone XIV si interroga su come tanti nella folla toccavano Cristo, ma solo lei viene guarita nel momento in cui sfiora la sua veste. “Dove sta la differenza?”, domanda. E risponde spiegando che “ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia”. Delle volte “non ce ne accorgiamo”, ma il Pontefice insiste che “in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro piano piano trasforma la vita”.
Forse anche oggi tante persone si accostano a Gesù in modo superficiale, senza credere veramente nella sua potenza. Calpestiamo la superficie delle nostre chiese, ma forse il cuore è altrove! Questa donna, silenziosa e anonima, vince le sue paure, toccando il cuore di Gesù con le sue mani considerate impure a causa della malattia. Ed ecco che subito si sente guarita. Gesù le dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace”
L’importanza di stare vicino ai giovani
Il Pontefice prosegue rammentando le parole che Gesù dice al padre, ovvero “non temere” e di avere fede, quando scopre che la figlia è morta. Cristo entra poi nella stanza della giovane e le dice: “Talità kum, ‘Fanciulla, alzati!’” e lei “si alza in piedi e si mette a camminare”. “Quel gesto di Gesù ci mostra che Lui non solo guarisce da ogni malattia, ma risveglia anche dalla morte”, rimarca il Papa. “Per Dio, che è Vita eterna, la morte del corpo è come un sonno”. E mette in guarda invece su “la morte vera”, ovvero “quella dell’anima: di questa dobbiamo avere paura!”. Leone XIV sottolinea anche come Gesù dice ai genitori di dare da mangiare alla bambina dopo averla risuscitata, un “altro segno molto concreto della vicinanza di Gesù alla nostra umanità” ma anche un punto di interrogazione più profondo su come parlare ai giovani di oggi, spesso i primi a sentirsi persi o scoraggiati dalla vita.
Quando i nostri ragazzi sono in crisi e hanno bisogno di un nutrimento spirituale, sappiamo darglielo? E come possiamo se noi stessi non ci nutriamo del Vangelo? Cari fratelli e sorelle, nella vita ci sono momenti di delusione e di scoraggiamento, e c’è anche l’esperienza della morte. Impariamo da quella donna, da quel padre: andiamo da Gesù: Lui può guarirci, può farci rinascere
