Intervista rilasciata a Don Primoz Krecic – mir Medjugorje – Capodistria
Chi è Padre Livio? Può gentilmente in poco parole presentaci la sua vita.
Sono un sacerdote e un religioso dell’Ordine dei Padri Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio. Ho fatto i miei studi di teologia alla Università Gregoriana di Roma e conseguito la Laurea in filosofia all’Università cattolica di Milano. Ho svolto il mio apostolato in una grande Parrocchia di Milano dal 1966 al 1988, salvo un anno di missione in Africa. Dal 1988, col permesso dei miei Superiori, mi sono trasferito a Erba come Direttore di Radio Maria, che allora era una piccola radio parrocchiale, per trasformarla in una Radio al servizio della Regina della pace.
Con Radio Maria siete usciti dall’Italia, raggiungendo molti Paesi e luoghi nel mondo. Siete diventati la radio cattolica più diffusa. Quale chiamata vi ha spinto a questo e quali sono i frutti? Puo’ presentarci la famiglia mondiale di Radio Maria?
Radio Maria è stata costruita su un messaggio della Madonna del 1 Gennaio 1987 dato a un gruppo di pellegrini di Erba attraverso la veggente Vicka. La Madonna li invitava ad essere annunciatori di conversione e a diffondere i Messaggi della Regina della pace. Il palinsesto, incentrato sulla preghiera, la fede cattolica e il grande patrimonio culturale cristiano, ha trovato una accoglienza favorevole in Italia e nelle varie nazioni in cui la Radio si è propagata. Dopo la prima diffusione in Europa, in America ed Asia è stato necessario organizzare una Associazione mondiale per coordinare e sostenere le vari emittenti nazionali e anche per crearne di nuove.
Siete stati i primi a portare nelle case, via radio, la Santa Messa, il Rosario, i Vespri, la Compieta e tutta la Liturgia delle Ore. Quali sono gli altri contenuti fondamentali nel programma di Radio Maria?
La preghiera è senza dubbio il programma più importante di Radio Maria e occupa circa 8 ore al giorno. Ogni giorno, al mattino e alla sera, ci colleghiamo, grazie agli studi mobili, a due parrocchie diverse per assicurare agli ascoltatori la ricchezza della preghiera liturgica. Seguono i Rosari, le preghiere del Buon Cristiano e le preghiere personali. Le altre componenti del programma sono tematiche teologiche e pastorali, argomenti di attualità in chiave cristiana e diversi programmi di promozione umana.
Radio Maria ha un’impostazione intellettuale molto elevata: trasmettete teologia, storia, vi confrontate con gli eventi culturali, commentate la politica. Perché avete scelto questo approccio, mentre molte radio cattoliche evitano di essere troppo esigenti per non perdere ascoltatori?
Radio Maria è stata definita dalla stampa laica una grande università religiosa popolare. Questa scelta riflette non solo la mia personale formazione, ma l’esigenza della gente di conoscere sempre più a fondo la propria fede e il grande patrimonio culturale del cristianesimo. Radio Maria Italia ha circa 150 conduttori di programmi, di cui oltre sessanta sono sacerdoti. L’ascolto tuttavia è piacevole, anche per la possibilità degli ascoltatori di partecipare telefonicamente.
Fin dall’inizio avete curato un contatto vivo con gli ascoltatori, soprattutto riguardo alla spiritualità e alla vita religiosa. Non vi siete rivolti soltanto alla generazione degli anziani. Continuate sempre a mantenere un’attenzione ai giovani, alle famiglie e ai bambini. Come riuscite a mantenere?
Fin dall’inizio, nonostante la serietà del programma, Radio Maria ha avuto un taglio popolare e giovanile, improntato alla semplicità. Lo staff, nella sede di Radio Maria Italia, è composto da una ventina di giovani quasi tutti al di sotto dei trenta anni. Personalmente ho portato in Radio i miei vent’anni di pastorale giovanile in parrocchia.
Non trasmettete musica profana e non avete pubblicità, vivete del sostegno e delle offerte degli ascoltatori. Come si può vivere oggi della provvidenza di Dio?
Fin dall’inizio della nostra avventura, col primo Presidente Emanuele Ferrario, che era un imprenditore, abbiamo deciso di vivere di offerte come fa una parrocchia. Su questo principio non abbiamo mai ceduto. Io personalmente mi sono incaricato di presentare agli ascoltatori i nostri bisogni per sostenere la Radio e per diffonderla. Hanno sempre risposto con generosità.
A Radio Maria i volontari svolgono un grande lavoro. Come li reclutate e come curate la loro formazione?
Tutte le persone che trasmettono a Radio Maria lo fanno a titolo di volontariato. In genere sono persone che hanno una formazione professionale e che io stesso scelgo. Poi ci sono molte attività di volontariato, la più rilevante sono gli studi mobili (73) della cui formazione si occupa un ufficio particolare.
La missione di Radio Maria è collegata alle apparizioni di Medjugorje. Avete scritto: “La nostra missione è quella di aiutare la Regina della Pace affinché le sue parole di salvezza arrivino dappertutto, anche ai più lontani”. In quale misura questo si sta realizzando?
Per noi non vi è dubbio che Radio Maria sia un dono della Regina della Pace ed è al suo servizio, in comunione con la Chiesa e i suoi Pastori. Per questo abbiamo chiesto ai nostri ascoltatori di aiutarci a portare Radio Maria in ogni parte del mondo. In sintesi, possiamo presentare questi numeri: 130 sedi di trasmissione in 85 nazioni dei cinque continenti – Programmazione in 83 lingue di cui 53 native africane. – 30.000 volontari – 615 studi mobili per i collegamenti con le parrocchie – 740 milioni di persone raggiunte dal segnale di Radio Maria – 1021 le Diocesi della Chiesa cattolica coinvolte.
Coltivate un rapporto stretto con i veggenti di Medjugorje. Come li percepite?
Personalmente ho conosciuto i Veggenti di Medjugorje fin dal 1985 e li ho frequentati mediamente un mese all’anno fino al 2018, quando è sopravvenuta una interruzione per il Covid. Posso dire di conoscerli bene e di alcuni di loro sono persino amico. Io li ho trovati degli ottimi servitori della Regina della Pace in tempi agitati e in situazioni difficili. Non si sono mai contraddetti e non hanno mai tradito la Madonna. Le critiche mi fanno sorridere. Evidentemente molti pensano che essere veggente significhi essere senza difetti e senza sbagli. Basta leggere il Vangelo per constatare come anche gli Apostoli al seguito di Gesù erano pieni di difetti.
Perché il documento vaticano su Medjugorje è in qualche modo critico verso i veggenti e la loro vita?
La Chiesa è saggia e sa che il peggior danno che può arrecare ai Veggenti è quello di esaltarli più del necessario. Dimostra invece di amarli e di proteggerli come una Madre fa con i propri figli mostrando loro i difetti di cui si devono correggere.
A Medjugorje si parla poco della rivelazione dei dieci segreti. Lei, invece, ne parla molto. Come immagina il loro compimento?
I Dieci Segreti sono il fine delle apparizioni. Sono la ragione ultima per la quale la Madonna è presente da così tanto tempo da quel 24 giugno del 1981. Il tempo dei Segreti a mio avviso è quello del primo combattimento escatologico dell’Apocalisse capitolo 12, fra la Donna vestita di sole e l’enorme drago rosso. Tutti gli eventi dei Segreti saranno resi noti tre giorni prima, come affermano concordemente i sei Veggenti. I primi due Segreti saranno una prova per Medjugorje. Il terzo sarà un segno sulla collina delle apparizioni che sarà visibile, indistruttibile, durevole, che vien dal Signore. I Segreti dal quarto al Decimo saranno “sette flagelli” che colpiranno luoghi determinati del pianeta, ma che saranno rivelati tre giorni prima per ordine della Madonna. Nel tempo dei Segreti la Santa Vergine si manifesterà come l’unica salvezza di cui l’umanità dispone per non perire e molti si convertiranno ed entreranno, con Maria e la Chiesa cattolica, in un tempo di pace.
È possibile collegare la pandemia del coronavirus con la maturazione apocalittica della storia e con le profezie di Maria nei suoi messaggi?
Certamente, perché la Madonna già in un messaggio del 2019 ci aveva avvertito che sarebbe arrivato un tempo di prove. Dopo il Coronavirus è arrivata la guerra in Europa che è una minaccia assolutamente da non sottovalutare e che evidenza il legame di Medjugorje con Fatima.
Spesso menzionate che non si è ancora compiuta una parte del terzo segreto di Fatima. Che cosa significa?
Riguardo al Segreto di Fatima, nelle sue tre parti, Benedetto XVI ha affermato che in parte si è realizzato e in parte si deve ancora realizzare. Ovviamente questo riguarda sia il ruolo della Russia sia la persecuzione alla Chiesa di cui parlano la seconda e la terza parte del Segreto di Fatima.
Come seguite la guerra in Ucraina e a Gaza? Quale ruolo ha Radio Maria tra queste popolazioni?
Radio Maria è presente in Ucraina con una Radio che trasmette eroicamente da Kiev sotto i bombardamenti. Ovviamente noi la sosteniamo nelle sue necessità. Siamo presenti in tutto il Medio Oriente con Radio Mariam in lingua araba, che è viva ed è presente, in modo particolare con la preghiera.
Ha scritto molti libri: come riesce a farlo accanto al lavoro editoriale e organizzativo? Ci stupisce come riesca, su temi simili, a offrire sempre prospettive nuove e fresche.
Effettivamente ogni tanto mi stupisco anch’io come possa fare così tante cose e ringrazio Dio. Penso che mi aiuti molto la consapevolezza che sto lavorando per la Madonna.
Qual è il suo rapporto con Maria?
Non saprei come dire. Sento il suo amore e mi sforzo di contraccambiare. E’ la creatura che amo di più.
Può presentarci i suoi stretti collaboratori?
Emanuele Ferrario è stato il primo Presidente di Radio Maria, uomo di fede e imprenditore infaticabile. Il suo successore, Vittorio Viccardi, cammina sulle sue tracce. Con ambedue ho vissuto una avventura indimenticabile. Però la mia vita quotidiana l’ho condivisa, fin dalle origini, con Roberta, una ragazza qui del posto, voce e anima di Radio Maria, che ha dedicato la sua vita alla Madonna e a Radio Maria.
Nonostante gli ottant’anni, riesce ancora a preparare discorsi teologico-spirituali e a commentare gli avvenimenti in patria e nel mondo. Come ci riesce, come mantiene questa giovinezza?
La forza viene dalla preghiera da coltivare incessantemente.
La ragazza si era presentata in classe con un crocifisso capovolto al collo, perché seguace del demonio. Il tribunale contro il docente: violati i principi di laicità. Gli esorcisti: giovani ingannati
Una chiesa profanata con i simboli del satanismo – La foto è tratta dal sito dell’Associazione internazionale esorcisti
Un “rovesciamento culturale”: chi denuncia il male rischia oggi di essere accusato di atteggiamento discriminatorio. È l’amaro commento dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie) in merito alla vicenda, avvenuta nel febbraio 2024 in una scuola superiore di Palermo, che ha portato alla sospensione di un docente di storia e filosofia, “colpevole” di aver richiamato una studentessa presentatasi in classe con un crocifisso capovolto. Quando l’insegnante ha chiesto alla ragazza se conoscesse il significato del crocifisso rovesciato, l’alunna gli ha fatto pubblicamente notare di essere una “satanista”, invitando il prof ad affrontare l’argomento dei seguaci del diavolo in una lezione.
Il professore ha prima suggerito alla ragazza di indossare quel crocifisso rovesciato sotto il maglione, come lui stesso faceva con il proprio crocifisso, in segno di rispetto verso chi non condivide la stessa fede. Poi ha messo in guardia i suoi alunni dal seguire certe pratiche pericolose, evidenziando quanto accaduto pochi giorni prima, nella vicina Altavilla Milicia, dove il muratore 54enne Giovanni Barreca aveva ucciso la moglie e due dei suoi figli (di 5 e 16 anni), durante un “rituale”, nella loro abitazione.
Da quanto si è appreso, la ragazza avrebbe contestato al docente di non essere stato in grado di confutare le sue scelte e si sarebbe spinta a pretendere la rimozione dei crocifissi presenti in classe. Arrivato alla scrivania della preside, il caso ha comportato la sospensione di tre giorni del docente, che avrebbe “violato la dignità della studentessa”, e la “riservatezza dei dati religiosi”; il provvedimento ha comportato anche la privazione della retribuzione. Oltre al danno la beffa. Rivoltosi al tribunale del Lavoro, il professore si è visto respingere il ricorso perché l’accostamento tra l’atteggiamento della ragazza e gli avvenimenti di cronaca riportati nella lezione sarebbe risultato «offensivo e discriminatorio», finendo per “turbare” la studentessa, violando i doveri professionali e i principi di laicità della scuola pubblica. Il giudice ha attribuito all’insegnante una «grave negligenza» condannandolo anche al pagamento di 3.000 euro di spese legali.
La crescente attrazione dei giovani verso pratiche sataniste e occultiste, spesso veicolate attraverso simboli e linguaggi culturali, viene definita dai sacerdoti esorcisti dell’Aie come «un inganno, una tragica illusione che nasconde l’assoluto disprezzo verso la persona umana, la sua integrità e libertà, e verso la vita stessa fin dal suo concepimento». Il satanismo, si legge in una nota diffusa dall’Associazione esorcisti, «combatte apertamente il cristianesimo, oltraggiandone i simboli e profanando l’Eucaristia», oltre a diffondere principi «lesivi della dignità della persona umana».
In ambito educativo, si citano episodi come la pubblicazione negli Stati Uniti di un volume per bambini dedicato all’evocazione dei demoni, che «sovverte il discernimento tra bene e male». Di fronte a questo scenario, l’Aie invita alla massima attenzione contro la retorica che dipinge Satana come figura positiva o liberatoria: «Nulla di tutto questo è vero».