"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 27 di 29

«Disumano», «centinaia di morti sulla coscienza di Trump»: la disperazione degli ucraini dopo lo stop Usa alle armi

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 3 Luglio 2025

Le conseguenze: «L’assenza di Patriot porterà a un aumento delle vittime civili»

«È una situazione molto spiacevole». Fedir Venislavskyi è un deputato di Servitore del Popolo, partito del presidente Zelensky, e come chiunque si trovi vicino al potere ucraino sa di non dover usare toni allarmanti quando commenta questioni che riguardano il complicato rapporto con l’alleato statunitense. Ma già che commenti la decisione statunitense di sospendere le forniture militari, tema al di fuori della sua competenza, è molto. Può permettersi un po’ di più il primo consigliere del presidente Mikhailo Podolyak che prova a tranquillizzare: le consegne continuano ma se la fornitura dovesse essere sospesa sarebbe «disumano». Più libera di parlare la deputata dell’opposizione Inna Sovsun, che su X si toglie i guanti e scrive: «Centinaia di morti causati da obiettivi civili saranno sulla coscienza non solo di Putin, ma anche di Trump».

Certo, Washington aveva staccato la spina già a inizio anno dopo la sfuriata tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale salvo poi tornare sui suoi passi. Inoltre nessuno sa quanto durerà lo stop e nemmeno se Trump, come ha lasciato intendere lui stesso all’ultimo vertice Nato dell’Aja parlando a una giornalista ucraina della Bbc preoccupata, permetterà a Kiev di acquistare dei Patriot o meno. Ma nell’ultimo anno e mezzo il Paese ha vissuto solo due giorni senza attacchi missilistici e con droni russi con un incremento nel solo mese di giugno del 38 per cento.

L’umore è basso. «Qui ormai nessuno fa più programmi, se ti svegli la mattina e sei ancora vivo vai a lavorare se non lo sei non ci vai», recitava un meme circolato su Instagram settimana scorsa. Concedersi una notte di sonno è diventato un lusso. «Ormai ho imparato a distinguere il boato degli Iskander dallo schianto dei droni. Sta imparando anche mia figlia di tre anni Viola. Ho deciso di trasferirmi in campagna da mia madre per dormire altrimenti do fuori di matto», confida Liuba che racconta anche come trovare tranquillanti e sonniferi nelle farmacie della capitale sia ormai praticamente impossibile.

Ieri il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha convocato il vice capo della missione dell’ambasciata statunitense in Ucraina, John Ginkel. «Qualsiasi ritardo o esitazione nel sostenere le capacità di difesa dell’Ucraina non fa che incoraggiare l’aggressore a continuare la guerra e gli atti di terrore, anziché cercare la pace», è il commento ufficiale. Tra le armi interessate dallo stop figurano decine di intercettori PAC-3 per i sistemi di difesa aerea Patriot. Ma anche Stinger, Hellfire, F-16 ucraini, sistemi anticarro come il lanciagranate AT4 così come i Gmlrs, utilizzati per bersagli terrestri a lunga distanza. Tutte armi senza le quali tirare giù gli Iskander e gli Shahed che tengono sveglie la piccola Viola e Liuba è praticamente impossibile.

Ma perché Washington abbia chiuso i rubinetti proprio ora, è la domanda che rimbalza tra i corridoi della Bankova, la via del potere ucraino. La decisione di Trump — che arriva tre giorni dopo il più grande bombardamento combinato di missili e droni — è stata presa all’inizio di giugno, spiegano fonti della Difesa al Financial Times. Ma alcune spedizioni erano già in viaggio verso l’Ucraina quando sono state bloccate. Il tutto mentre il ministero della Difesa ucraino Rustem Umerov dice di non essere nemmeno stato informato ufficialmente delle sospensioni alle forniture. E se la prima domanda non trova risposta, ce l’ha molto chiaramente la seconda: a chi giova tutto ciò? Il Cremlino sostiene che ridurre il flusso di armi verso Kiev contribuirà a porre fine al conflitto più rapidamente.

Ma a crederci sono davvero pochi. «L’assenza di Patriot porterà a un aumento degli attacchi missilistici russi contro le città ucraine, con un conseguente aumento delle vittime civili», commenta Viktor Kevlyuk, esperto militare del Centro per le Strategie di Difesa di Kiev. E di conseguenza, sintetizza George Barros analista dell’Institute for the Study of War, think tank con sede a Washington, «è improbabile che la decisione di sospendere gli aiuti militari porti al cessate il fuoco auspicato dal presidente Trump».

L’incubo dei «droni supposta», perno della strategia russa in Ucraina: «Mille lanci a settimana, uccideranno più bambini»

di Marta Serafini – Corriere della Sera 3 Luglio 2025

Economici e sgraziati («Sembrano delle supposte»), i droni kamikaze Shahed sono di origine iraniana ma ora vengono prodotti in casa

«Moriranno ancora più bambini». Gheorgy è un ingegnere di Kiev ed è capitano della 59esima brigata dell’esercito. Alla fine dell’estate scorsa è stato ferito al fronte da un drone vicino a Pokrovsk e ora sta seguendo un programma di riabilitazione psicofisica. «Che un militare resti ferito o ucciso, lo posso accettare. Ma che Putin possa colpire civili innocenti mentre dormono nei loro letti, no».

Gheorgy è arrabbiato: come tutti ha letto la notizia della sospensione degli aiuti militari statunitensi. Ma meglio di altri è consapevole del rischio che il numero di attacchi coi droni russi aumenti sia sul fronte che nelle città, tanto più che i suoi colleghi, nell’arco di pochi, mesi troveranno senza armi per abbattere gli Shahed. «Tre quattro o mesi al massimo e poi diventa davvero complicato difendersi», sospira. Inoltre, come chiunque sia sopravvissuto ad un drone di «fabbricazione iraniana», il capitano sa che dopo l’impatto devi guardarti dalle fiamme perché tra i vari materiali con cui vengono caricate le testate ci sono potenti sostanze incendiarie. 

Infine, da ingegnere ha notato come i «modelli» di Shahed siano ormai molti. «Uno è il Geran (il geranio) di fabbricazione russa l’altro è Garpiya (l’arpia), poi il Gerbera che è un’esca per distrarre i sistemi anti missile». Bianchi i primi modelli prodotti da Teheran, nella loro forma attuale gli Shahed misurano circa 3,3 metri, e nonostante il loro peso di 180 chili si muovono quasi invisibili nei cieli notturni avvolti in scafi in fibra di carbonio nero per evitare i radar.

Nell’ultimo anno i tecnici ucraini hanno identificato almeno cinque tipi di testate, tra cui cariche termobariche, incendiarie e ad alto esplosivo in contenitori d’acciaio frammentati di vario peso. Alcuni campioni analizzati questa primavera raggiungevano i 90 chili. E ora i droni dello zar sono dotati di modem e schede Sim ucraine, che si collegano alle reti cellulari; i modelli più recenti ne hanno più di una, per passare a un nuovo numero di telefono in caso di interruzione della connessione. Disturbarli con le tecniche di jamming è diventato dunque sempre più difficile.

Economici e sgraziati («sembrano delle supposte», scherza Gheorgy), gli Shahed sono il perno della strategia spietata e nemmeno troppo raffinata che il Cremlino applica all’Ucraina.

Dal 2022 gli attacchi con droni si sono quasi quintuplicati, raggiungendo una media di 1.048 lanci a settimana dopo metà febbraio, quando Trump ha iniziato a fare pressione per il cessate il fuoco. L’8 giugno, Mosca ne ha lanciati 479 in una sola notte. Questo — dice Gheorghy — significa solo una cosa: più morti civili. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani conferma che le vittime civili in Ucraina sono aumentate del 37 per cento nel periodo compreso tra dicembre 2024 e maggio 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 968 civili uccisi e 4.807 feriti.

La produzione dei droni russi è ormai tutt’altro che solo iraniana. In collaborazione con aziende cinesi, la Russia ha anche ampliato la linea con la produzione in uno stabilimento di Izhevsk della Kupol che proprio nei giorni scorsi è stato bombardato e fermato. E non solo. Secondo diverse inchieste, compresa una dell’Afp, il bacino di manodopera di Alabuga, in Tatarstan, comprende studenti di appena 15 anni provenienti da una scuola professionale reclutati con l’inganno e giovani donne africane fatte arrivare con la promessa di formazione e impiego nel settore alberghiero, poi tenute sotto sorveglianza e costrette a lavorare senza adeguati indumenti protettiva.

E questo è solo quello che riguarda i droni. Mosca sta attaccando target civili ucraini con missili balistici e bombe a grappolo, oltre ad aver rapito, stuprato e ucciso centinaia di civili nei territori occupati. Dolore e rabbia che per Gheorgy non si cancelleranno mai, come la cicatrice che gli attraversa la faccia. 

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 3  Luglio  2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

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+h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA

Gli USA sospendono le armi all’Ucraina

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+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

12. Perché la Madonna richiede  la preghiera giorno e notte

+ Mai la Madonna nelle sue numerose  apparizioni ha richiesto una preghiera così intensa come a Medjugorje.

+ Questo dipende dal fatto che satana è “sciolto dalle catene”

+ Satana è forte come mai lo è stato prima, ha rivelato la Madonna

+ Satana vuole distruggere l’intera  umanità e lo stesso pianeta

+ Satana vuole cancellare  tutto ciò che è buono, bello e santo

+ Satana “miete le anime” e porta l’umanità alla perdizione

+ Mediante la preghiera incessante chiamiamo Dio in nostro aiuto

+ Per questo nulla è più importante della preghiera.

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h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (13)

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BLOG- blogdipadrelivio.it

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MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV PER LA X GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO 2025

[1° settembre 2025]

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Semi di Pace e di Speranza

Cari fratelli e sorelle!

Il tema di questa Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, scelto dal nostro amato Papa Francesco, è “Semi di Pace e di Speranza”. Nel 10° anniversario dell’istituzione della Giornata, avvenuta in concomitanza con la pubblicazione dell’Enciclica Laudato si’, ci troviamo nel vivo del Giubileo, “pellegrini di Speranza”. E proprio in questo contesto il tema acquista il suo pieno significato.

Molte volte Gesù, nella sua predicazione, usa l’immagine del seme per parlare del Regno di Dio, e alla vigilia della Passione la applica a sé stesso, paragonandosi al chicco di grano, che per dare frutto deve morire (cfr Gv 12,24). Il seme si consegna interamente alla terra e lì, con la forza dirompente del suo dono, la vita germoglia, anche nei luoghi più impensati, in una sorprendente capacità di generare futuro. Pensiamo, ad esempio, ai fiori che crescono ai bordi delle strade: nessuno li ha piantati, eppure crescono grazie a semi finiti lì quasi per caso e riescono a decorare il grigio dell’asfalto e persino a intaccarne la dura superficie.

Dunque, in Cristo siamo semi. Non solo, ma “semi di Pace e di Speranza”. Come dice il profeta Isaia, lo Spirito di Dio è in grado di trasformare il deserto, arido e riarso, in un giardino, luogo di riposo e serenità: «In noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri» (Is 32,15-18).

Queste parole profetiche, che dal 1° settembre al 4 ottobre accompagneranno l’iniziativa ecumenica del “Tempo del Creato”, affermano con forza che, insieme alla preghiera, sono necessarie la volontà e le azioni concrete che rendono percepibile questa “carezza di Dio” sul mondo (cfr Laudato si’, 84).La giustizia e il diritto, infatti, sembrano rimediare all’inospitalità del deserto. Si tratta di un annuncio di straordinaria attualità. In diverse parti del mondo è ormai evidente che la nostra terra sta cadendo in rovina. Ovunque l’ingiustizia, la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei popoli, le diseguaglianze e l’avidità da cui scaturiscono producono deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità. Aumentano in intensità e frequenza fenomeni naturali estremi causati dal cambiamento climatico indotto da attività antropiche (cfr Esort. ap. Laudate Deum, 5), senza considerare gli effetti a medio e lungo termine della devastazione umana ed ecologica portata dai conflitti armati.

Sembra che manchi ancora la consapevolezza che distruggere la natura non colpisce tutti nello stesso modo: calpestare la giustizia e la pace significa colpire maggiormente i più poveri, gli emarginati, gli esclusi. È emblematica in tale ambito la sofferenza delle comunità indigene.

E non basta: la natura stessa talvolta diventa strumento di scambio, un bene da negoziare per ottenere vantaggi economici o politici. In queste dinamiche, il creato viene trasformato in un campo di battaglia per il controllo delle risorse vitali, come testimoniano le zone agricole e le foreste divenute pericolose a causa delle mine, la politica della “terra bruciata” [1], i conflitti che scoppiano attorno alle fonti d’acqua, la distribuzione iniqua delle materie prime, penalizzando le popolazioni più deboli e minando la stessa stabilità sociale.

Queste diverse ferite sono dovute al peccato. Di certo non è questo ciò che aveva in mente Dio quando affidò la Terra all’uomo creato a sua immagine (Gen 1,24-29). La Bibbia non promuove «il dominio dispotico dell’essere umano sul creato» (Laudato si’, 200). Anzi, è «importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre “coltivare” significa arare o lavorare un terreno, “custodire” vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura» (ivi, 67).

La giustizia ambientale – implicitamente annunciata dai profeti – non può più essere considerata un concetto astratto o un obiettivo lontano. Essa rappresenta una necessità urgente, che va oltre la semplice tutela dell’ambiente. Si tratta, in realtà, di una questione di giustizia sociale, economica e antropologica. Per i credenti, in più, è un’esigenza teologica, che per i cristiani ha il volto di Gesù Cristo, nel quale tutto è stato creato e redento. In un mondo dove i più fragili sono i primi a subire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione, e dell’inquinamento, la cura del creato diventa una questione di fede e di umanità.

È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti. «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana» (ivi, 217). Lavorando con dedizione e con tenerezza si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza. Ci vogliono talvolta anni prima che l’albero dia i suoi primi frutti, anni che coinvolgono un intero ecosistema nella continuità, nella fedeltà, nella collaborazione e nell’amore, soprattutto se quest’amore diventa specchio dell’Amore oblativo di Dio.

Tra le iniziative della Chiesa che sono come semi gettati in questo campo, desidero ricordare il progetto “Borgo Laudato Si’”, che Papa Francesco ci ha lasciato in eredità a Castel Gandolfo, come seme che può portare frutti di giustizia e di pace. Si tratta di un progetto di educazione all’ecologia integrale che vuole essere un esempio di come si può vivere, lavorare e fare comunità applicando i principi dell’Enciclica Laudato si’.

Prego l’Onnipotente di mandarci in abbondanza il suo «spirito dall’alto» (Is 32,15), affinché questi semi e altri simili portino abbondanti frutti di pace e di speranza.

L’Enciclica Laudato si’  ha accompagnato la Chiesa Cattolica e molte persone di buona volontà per dieci anni: essa continui ad ispirarci e l’ecologia integrale sia sempre più scelta e condivisa come rotta da seguire. Così si moltiplicheranno i semi di speranza, da “custodire e coltivare” con la grazia della nostra grande e indefettibile Speranza, Cristo Risorto. Nel suo nome invio a tutti voi la mia benedizione.

Dal Vaticano, 30 giugno 2025, Memoria dei Santi Protomartiri della Chiesa Romana
 

LEONE PP. XIV

Essere cristiani nello spirito di Nicea

2 Luglio 2025 ore 09:41

di Roberto de Mattei – CR 1905

E’ ricorso quest’anno, nel mese di maggio, il 1700 anniversario del Concilio di Nicea, il primo Concilio ecumenico della Chiesa e Papa Leone XIV ha annunciato di voler andare in Turchia, dove oggi Nicea si trova, per commemorare questo grande evento.

Nicea ci può apparire come un luogo e come un tempo lontani, distante dalle preoccupazioni di ogni giorno, eppure tutto ciò che riguarda la storia della Chiesa deve essere per noi sempre attuale, perché è carico di insegnamenti che non si perdono nel tempo. Internet talvolta ci assorbe, leggiamo di tutto, crediamo di sapere tutto, ma dobbiamo chiederci quale posto ha nelle nostre occupazioni lo studio della storia della Chiesa, lo studio della teologia e della filosofia cristiana. Senza questo studio la vita spirituale di un cristiano non potrà mai svilupparsi, sarà solo superficiale e sentimentale, destinata ad inaridirsi.

 Cristiani significa essere discepoli di Gesù Cristo, ma come si può essere discepoli di Gesù Cristo, senza approfondirne la conoscenza? Nel suo primo discorso, alla Cappella Sistina, il 9 maggio 2025, il Papa ha detto: «Gesù va annunciato a tutti. Non come superuomo, come talvolta è considerato, ma come il Cristo, Figlio del Dio vivente». 

Fu il Concilio di Nicea, furono i primi quattro Concili della Chiesa, a chiarire la vera natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, promulgando le prime grandi verità di fede. San Gregorio Magno ha paragonato i primi quattro Concili ecumenici della Chiesa ai quattro Vangeli: «Confesso che vennero con devozione i primi quattro Concili come i quattro libri del santo Vangelo» (Epistola I, 24: PL 77, col. 478).I quattro Concili a cui si riferisce sono Nicea (325); Costantinopoli I(381);Efeso(431)e Calcedonia (451). Essi formularono quelli che sono i dogmi fondamentali della Chiesa: il dogma trinitario e quello cristologico, assieme a quello, altrettanto importante, della Maternità divina di Maria.

Gli antitrinitari del IV secolo, seguaci del prete Ario, negavano la divinità di Cristo. Essi sostenevano che solo il Padre sarebbe l’unico e vero Dio. Il Verbo, intermediario tra Dio e il mondo, sarebbe invece di una sostanza diversa da quella divina. Nicea definì, contro gli ariani, che il Verbo è vero Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre e perciò veramente Dio. Il termine consustanziale esprime la perfetta uguaglianza del Verbo e del Padre. Il Concilio di Costantinopoli confermò il simbolo niceno, stabilendo che lo Spirito Santo è veramente Dio come il Figlio e il Padre. 

Il Concilio di Efeso affermò, contro l’eretico Nestorio, la maternità divina di Maria e l’unità vera e sostanziale dell’elemento divino e umano di Cristo nell’unità della Persona del Verbo, unico soggetto a cui dobbiamo attribuire la proprietà e le operazioni dell’una e dell’altra natura. Quando, in opposizione a Nestorio, un altro eretico, Eutiche, volle difendere l’unità sostanziale di Cristo, fino al punto di porre in essa non solo una Persona, ma anche una sola natura, il Concilio di Calcedonia stabilì che le due nature in Cristo sono unite in una sola persona. ma distinte, non confuse, né mutate o comunque alterate.

I primi quattro Concili della Chiesa stabilirono dunque che c’è un unico Dio, in tre persone e che Gesù Cristo, Verbo Incarnato, ha due nature, la divina e la umana, ma una sola Persona divina. 

Da questi misteri scaturiscono quattro grandi verità :

1) Innanzitutto la divinità di Gesù Cristo. Egli è Dio, la seconda delle persone divine. E’ Dio dall’eternità ed è tale per tutta l’eternità. 

2) Dio però è anche uomo, e come ogni uomo ha anima e corpo, ha mente, volontà e sensi.  Gesù Cristo ha tutte le facoltà e le qualità umane, perché, accanto a una natura divina, ha una natura umana.  

3) In terzo luogo, le due nature di Gesù Cristo, la natura divina e la natura umane sono in Lui unite, ma non confuse. Gesù Cristo è nel medesimo tempo perfetto Dio e perfetto uomo. 

4) Infine, è nell’unità della persona del Verbo che sussiste l’unione di Dio e dell’uomo. Ciò significa che la natura umana è in Gesù Cristo assorbita nella persona divina. La natura umana può essere mossa solo da quella divina, così come il corpo di ogni uomo è incapace di alcuna attività che non provenga dall’anima. 

Chi ignora queste verità non può dirsi cristiano. Essere cristiani significa essere fatti ad immagine di Gesù Cristo, essere formati e trasformati da Cristo, ricevere la vita da lui e per mezzo di Lui crescere nella vita divina.

Dom Francesco Pollien, nel suo aureo libro Cristianesimo vissuto (tr. it. Edizioni Fiducia, Roma 2023), ci spiega che non può esistere vita cristiana se non si trovano riuniti i quattro caratteri che costituiscono Cristo: il perfetto elemento divino; il perfetto elemento umano; l’unione del divino con l’umano; l’annientamento dell’indipendenza umana di fronte a Dio.

Il primo elemento è quello divino: il primato di Dio nella nostra vita. Se crediamo in Dio e comprendiamo chi è Dio, dobbiamo indirizzare tutta la nostra vita a Lui e alla sua gloria, cercando di ingrandire continuamente in noi la gloria di Dio. 

Il secondo elemento è quello umano: dobbiamo sviluppare il corpo, il cuore, la mente, orientandoli al loro fine, che è Dio. Questo elemento ha come modello la natura umana di Gesù Cristo, in cui però tutto era perfetto fin dal principio. Per noi, al contrario, la perfezione è un punto di arrivo a cui dobbiamo tendere con tutte le nostre forze.

Il terzo elemento è l’unione del divino e dell’umano, attraverso l’azione della grazia, che porta alla nostra anima la vita divina. Non possiamo fare nulla di buono senza l’azione della grazia divina che vivifica le nostre facoltà umane. Questo elemento corrisponde all’unione, senza confusione, delle due nature in Cristo, quella umana e quella divina.

Infine, il quarto elemento è la completa sottomissione dell’umano al divino, della nostra volontà alla volontà di Dio, in modo che, per così dire, ci sia una sola Persona, che non è la nostra, ma quella di Gesù Cristo che vive in noi. E’ quanto avviene in Cristo, in cui l’unica Persona divina, assorbe le due nature.

La nostra vita di cristiani è un germe che deve svilupparsi, tendendo verso la perfezione dei quattro caratteri che abbiamo ritrovato in Cristo. Questo è il grande orizzonte, la grande meta dell’anima cristiana: un Cristianesimo vissuto, forte e virile, carico di grande passione, ma senza nulla di languido e di mellifluo. In tal modo alla domanda di Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia?»,potremmo rispondere, con le nostre parole e con la nostra vita, come rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 13-20). 

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