"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Maggio 2025 Pagina 18 di 34

SIANO LODATI GESU’ E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA BUONA GIORNATA

Regina Coeli 

Regina del cielo, rallegrati, alleluia: 
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, 
è risorto, come aveva promesso, alleluia. 
Prega il Signore per noi, alleluia. 

V. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia. 
R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia. 

Preghiamo:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 339 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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IL DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

81. Il martirio dei testimoni della fede nel tempo dei Segreti

Gesù Cristo è morto inchiodato ad una Croce come il più infame dei malfattori. Ne hanno seguito le sue orme tutti gli apostoli e una moltitudine immensa di testimoni della fede di ogni età, lingua popolo e nazione.

“«Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Apocalisse 7, 14).

Il martirio cristiano è un atto di amore e di fedeltà a Dio. E’ un gesto supremo di testimonianza e di coraggio. Ma nel medesimo tempo è l’espressione più alta del perdono, senza il quale la potenza distruttiva del male trascinerebbe la vita in una spirale infernale senza speranza. 

Il martire cristiano non cerca la morte, ma la vita. Non è un debole che non combatte, ma dimostra la sua forza resistendo al male e vincendolo col bene.

La sua forza è quella di un amore che oppone una barriera invalicabile alle ondate della violenza e dell’odio, con le quali satana cerca di distruggere il mondo. 

Se l’icona del martire cristiano è Cristo crocifisso, si comprende la differenza abissale che lo contraddistingue da chi usa la sua vita per eliminare quella degli altri.

Solo l’amore e il perdono possono salvare il mondo dalla voragine infernale dell’auto-distruzione. Ma non vi è altro posto che la Croce dove attingere la forza divina che frena l’odio e la violenza.

I martiri cristiani rendono presente nel corso della storia il martirio salvifico di Gesù. Grazie a loro il male viene vinto col bene, la superbia con l’umiltà, la prepotenza con la mitezza, le vendetta col perdono.

 La Gospa, nel suo piano di salvezza da Fatima a Medjugorje, ha rivelato la drammatica Via Crucis che la Chiesa del nostro tempo è chiamata a percorrere, rivelando, nella terza parte del segreto, il mistero del sangue dei martiri, che gli angeli riversano sulle anime per avvicinarle a Dio.

Nel tempo dei segreti il testimonianza della fede deve essere totale, fino al  dono della vita. Il sangue dei martiri laverà il mondo dai suoi delitti e preparerà un tempo di pace per tutta l’umanità.

Libertà religiosa, giustizia e verità. Leone archivia l’èra della diplomazia frenetica

A poco più di una settimana dall’elezione, il Papa rispolvera la “diplomazia della verità” cardine del pontificato di Benedetto XVI

Matteo Matzuzzi  17 mag 2025 _ iL FOGLIO

Il discorso del Pontefice al Corpo diplomatico tenuto ieri mattina riveste un’importanza capitale per capire come si orienterà la diplomazia del pontificato, almeno nelle sue prime fasi. Intanto, il Papa ha sottolineato che lui agirà “tramite il costante e paziente lavoro della Segreteria di stato”

Roma. Non avrà l’effetto emozionale del giovanpaolino “non abbiate paura” scandito domenica scorsa al Regina Coeli, ma il discorso di Leone XIV al Corpo diplomatico tenuto ieri mattina riveste un’importanza capitale per capire come si orienterà la diplomazia del pontificato, almeno nelle sue prime fasi. Intanto, il Papa ha sottolineato che lui agirà “tramite il costante e paziente lavoro della Segreteria di stato”, cosa non affatto scontata dopo dodici anni in cui Francesco ha sovente agito lui in prima persona nel determinare le linee d’azione politica, costringendo  la diplomazia a inseguire e uniformarsi, a spiegare e dare una cornice di normalità ai gesti di Jorge Mario Bergoglio.

Ora si cambia. E lo si fa tenendo presente “tre parole-chiave che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede”, ha detto Leone XIV. Innanzitutto, la pace: “Troppe volte la consideriamo una parola ‘negativa’, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante ‘stato di conflitto’: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento”.  

Il Papa ha detto di ritenere fondamentale il dialogo interreligioso, ma è necessario “il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace”. 

La seconda parola è giustizia: “Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali”. Ancora, “è compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate.

Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, ‘società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società’. Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato”.

Infine, ed è qui la novità – o meglio, la riscoperta – l’uso della parola “verità”: “Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione.

Da parte sua – ha detto il Papa – la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche a un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione, La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra.

Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo”. A poco più di una settimana dall’elezione, Leone XIV rispolvera la “diplomazia della verità” cardine dell’azione del pontificato di Benedetto XVI: dialogo sì, sempre e con tutti. Ma con paletti ben chiari e princìpi ben saldi.

È Putin l’Attila di Leone XIV

Matteo Matzuzzi  13 maggio 2025 – IL FOGLIO

previsioni sugli orientamenti geopolitici del nuovo Papa. Una cosa però la sappiamo: la sua netta adesione alla causa ucraina. Cambio di passo in vista? 

Sapendo poco o nulla di cosa ne pensi Leone XIV delle grandi questioni geopolitiche del nostro tempo, bastano un tweet e un like, un sorriso e un sospiro, per intuire o ipotizzare che lui è pro o anti Trump, pro o anti Putin, pro o anti Xi Jinping. In questi giorni di orientamento e adattamento rispetto al nuovo Papa, inatteso e per molti insperato, si vanno a compulsare gli archivi cercando di capire cosa padre Prevost pensasse dei massimi sistemi che reggono il pianeta.

E così, dopo aver sentito il suo “mai più la guerra!” urlato dalla Loggia delle Benedizioni rievocando in un colpo solo Paolo VI e Giovanni Paolo II e preso nota dell’auspicio circa una pace “autentica, giusta e duratura” rispetto al conflitto russo-ucraino, è stato trovato un video di tre anni fa in cui il novello Pontefice diceva che “dal mio punto di vista si tratta di un’autentica invasione imperialista in cui la Russia vuole conquistare un territorio per motivi di potere e per ottenere vantaggi per sé, per ragioni legate alla posizione strategica dell’Ucraina, ma anche il suo grande valore storico o culturale, e per quello a livello produttivo”. Aggiungeva, mons. Prevost, che “bisogna essere molto chiari, perché alcuni politici non vogliono riconoscere gli orrori di questa guerra e il male che la Russia sta commettendo in Ucraina”.

Parole che più chiare non si potrebbero avere né trovare e che vanno ben oltre la prudente tradizione diplomatica della Santa Sede, che parla sì di “pace giusta” ma lì si ferma, senza insistere troppo su ragioni imperialiste e cose così. Di certo, Prevost pare non la pensasse come Francesco, che nei suoi pur encomiabili tentativi di facilitare una mediazione  se parlava di “martoriata Ucraina”, dall’altra parte chiariva che lui a Kyiv ci sarebbe andato solo se l’avessero invitato pure a Mosca.

Il punto è: Leone XIV ripeterebbe ora quanto diceva mons. Prevost allora vescovo di Chiclayo, in Perù? C’è da dubitarne. I ruoli sono diversi e un conto è governare una piccola diocesi peruviana, altra cosa è essere Papa. Però, se non altro, sappiamo come in cuor suo vede la questione: niente provocazioni occidentali, niente comprensioni per le ragioni degli “accerchiati”, ma totale adesione alla causa dell’aggredito.

Ieri mattina, Volodymyr Zelensky ha reso noto d’aver già parlato con il Papa: “È stata già molto calorosa e di grande spessore. Ho ringraziato Sua Santità per il suo sostegno all’Ucraina e a tutto il nostro popolo. Apprezziamo profondamente le sue parole sulla necessità di raggiungere una pace giusta e duratura per il nostro paese e il rilascio dei prigionieri. Abbiamo anche parlato delle migliaia di bambini ucraini deportati dalla Russia. L’Ucraina conta sull’aiuto del Vaticano per riportarli a casa dalle loro famiglie. Ho informato il Papa dell’accordo tra l’Ucraina e i nostri partner, secondo cui, a partire da oggi, deve iniziare un cessate il fuoco completo e incondizionato per almeno trenta giorni. Ho anche ribadito la disponibilità dell’Ucraina a ulteriori negoziati in qualsiasi formato, compresi colloqui diretti – una posizione che abbiamo ripetutamente sottolineato. L’Ucraina vuole porre fine a questa guerra e sta facendo tutto il possibile per riuscirci. Ora attendiamo passi analoghi dalla Russia. Ho invitato Sua Santità a compiere una visita apostolica in Ucraina. Una visita del genere porterebbe vera speranza a tutti i credenti e a tutto il nostro popolo. Abbiamo concordato di rimanere in contatto e di organizzare un incontro di persona nel prossimo futuro”.

Nei giorni scorsi, complice il carattere riservato di Leone, si è detto che nelle questioni di politica internazionale la Segreteria di stato avrebbe riacquistato centralità, dopo l’era di Francesco, che sovente giocava in prima persona le partite più delicate. Per ora, con il segretario di stato confermato donec aliter provideatur (come tutti i capidicastero curiali), il Pontefice ha preso l’iniziativa: i richiami alla pace durante la “presentazione” che ha seguìto l’habemus Papam e le sottolineature prima del Regina Coeli, in piazza San Pietro. Quindi, l’approccio telefonico con Zelensky. Il cuore sofferente per “l’amato popolo ucraino” potrebbe riservare sorprese, anche da un Papa teologo e matematico

Pensieri sui Vangeli Festivi: V Domenica di Pasqua di Padre Livio

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Vangelo

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.

Dal Vangelo secondo Giovanni
 Gv 13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
 
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
 
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

Leone XIV e la Madre del Buon Consiglio di Genazzano

di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana 14 maggio 2025

Nella sua prima uscita fuori Roma papa Leone XIV si è recato in un luogo poco noto ai più, ma molto caro ad alcuni devoti della Madonna: il Santuario della Madre del Buon Consiglio di Genazzano.

Genazzano è un borgo medievale, che fu feudo della famiglia Colonna, arroccato alle pendici dei monti Prenestini, a circa 45 km da Roma. Nel cuore di questo paesino dalle viuzze strette sorge un santuario, retto dai religiosi dell’Ordine di Sant’Agostino, dove si venera un’immagine della Vergine, la cui storia merita di essere conosciuta. 

Nel XV secolo il popolo albanese, guidato dalla leggendaria figura del principe Giorgio Castriota, detto Scanderberg (1405-1468), si difendeva con tutte le sue forze contro gli invasori musulmani. Ma dopo vent’anni di eroica resistenza contro Maometto II, il difensore della cristianità albanese, logorato dalle battaglie, morì il 17 gennaio 1468. Scanderberg era un grande devoto di un’antica icona della Madonna con il Bambino Gesù, conosciuta come “Santa Maria di Scutari”. 

 Scutari è una delle città più antiche dell’Albania, vicino al confine con il Montenegro. Il suo santuario era un centro di devozione a cui tutti ricorrevano e, grazie all’aiuto della Madonna di Scutari, Scanderberg era riuscito a trionfare su eserciti ben più forti del suo. Alla vigilia della sua morte, prima che Scutari e l’Albania cadessero nelle mani dei Turchi, accadde uno straordinario miracolo.

 La Madonna apparve in sogno a due suoi devoti soldati, a nome de Sclavis e Georgis, ai quali annunciò che la sua immagine avrebbe lasciato Scutari prima che il Paese perdesse la fede, chiedendo loro di seguirla. Mentre de Sclavis e Georgis pregavano davanti all’immagine, questa si staccò dal muro, e avvolta in una nuvola bianca si innalzò in aria e si diresse verso il mare. I due soldati, sorretti da mani angeliche, attraversarono con Lei il mare Adriatico. 

Qualche tempo prima, la Madonna era apparsa a una pia signora di Genazzano, Petruccia di Nocera, terziaria dell’ordine agostiniano, e le aveva ordinato di edificare un tempio che avrebbe dovuto accogliere una sua immagine, al momento opportuno. Petruccia, che è oggi è venerata come beata, impiegò le sue modeste sostanze per restaurare una chiesetta, dedicata alla Madre del Buon Consiglio, che versava in condizioni precarie.

Il 25 aprile del 1467, durante la festa di san Marco, all’ora del Vespro, mentre le strade brulicavano di gente, la campana della chiesa in costruzione cominciò a suonare, senza apparente motivo. Tutti corsero sul posto e videro una nuvoletta bianca discendere dal Cielo e deporre il dipinto della Madonna di Scutari su una parete della chiesa in costruzione. Poco dopo giunsero i due soldati albanesi, che dissero di aver seguito la Madonna fino a quel punto.

 La popolazione restò stupefatta, non solo per il prodigioso evento a cui assisté, ma anche per i numerosissimi miracoli realizzati dalla Beata Vergine Maria, che seguirono nello spazio di pochi anni. Tutti furono registrati da un notaio, e confermati da parte del Papa Paolo II, che inviò sul posto suoi legati ed ispettori. Negli atti notarili di Genazzano si conservano pure il nome di sei albanesi che, fra il 1468 e il 1500, si recarono nella cittadina laziale attestando che si trattava proprio della Madonna di Scutari, prodigiosamente scomparsa qualche anno prima.

L’antica cappella venne ampliata e fu edificato un Santuario, dedicato a quella che venne chiamata la Madre del Buon Consiglio. L’icona miracolosa si trova ancora oggi nella cappella laterale sinistra, protetta da una cancellata in ferro battuto del XVII secolo. Si tratta di un dipinto su di un sottile strato di intonaco, che misura 31 cm di larghezza e 42,5 cm di altezza. Oltre alla traslazione, un secondo miracolo, tuttora verificabile, lo caratterizza. Il dipinto è come sospeso a un dito dal muro, senza essere fissato su esso (Raffaele Buonanno, Memorie Storiche della Immagine de Maria, SS. Del Buon Consiglio Che si venera in Genezzano, Tipografia dell’Immacolata, Napoli 1880, 20 ed., p. 44). 

Nel corso dei secoli i Papi, da san Pio V a Leone XIII – che incluse l’invocazione Madre del Buon Consiglio nelle Litanie Lauretane – fino a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II, confermarono questa devozione, e con loro fu venerata da numerosi santi quali san Paolo della Croce, san Giovanni Bosco, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, san Luigi Orione. Uno dei più grandi devoti della Madonna del Buon Consiglio, nel XX secolo, è stato il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che da Lei ricevette una specialissima grazia: l’intima certezza di compiere la sua missione contro-rivoluzionaria.

La Madonna di Genazzano aiuta in modo speciale coloro che nei momenti critici della loro vita hanno bisogno di certezze e di orientamento. La Madre del Buon Consiglio è la Consigliera per eccellenza, per mezzo della quale noi possiamo ottenere aiuto nelle prove, nelle incertezze e nelle difficoltà della nostra vita. Pregandola, ci si sente avvolti dal suo sguardo e la concessione delle sue grazie ci è assicurata dai singolari mutamenti cromatici e di fisionomia del suo volto.

Papa Leone XIV che da cardinale, il 25 aprile 2024, ha celebrato nel Santuario la Messa in occasione della Festa della “Venuta” della Madre del Buon Consiglio, si è recato a Genazzano nel pomeriggio di sabato 10 maggio 2025 e ha ricordato di esservi stato diverse volte, da quasi 50 anni. La presenza della Madonna, ha aggiunto, è “un dono così grande” per il popolo della cittadina laziale, che da esso “deriva anche una grande responsabilità”: “come la Madre mai abbandona i suoi figli, voi dovete essere anche fedeli alla Madre”. 

Il suo richiamo vale per ogni cattolico, che in questi difficili frangenti della storia del mondo e della vita della Chiesa, si rivolge con fiducia alla Beata Vergine Maria, venerandola come Madre del Buon Consiglio.

SIANO LODATI GESU’ E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA BUONA GIORNATA

Regina Coeli 

Regina del cielo, rallegrati, alleluia: 
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, 
è risorto, come aveva promesso, alleluia. 
Prega il Signore per noi, alleluia. 

V. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia. 
R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia. 

Preghiamo:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO – Puntata 3🙏

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 338 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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