"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2025 Pagina 3 di 29

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

– 42 – Ritagli di pagine inedite dal #bestseller di P. Livio: Il segno di #MEDJUGORJE scuoterà il mondo [a cura di Roberta]
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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 290 – ORIGINE, FONDAZIONE E MISSIONE DELLA CHIESA

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⭐SEDE DI RADIO MARIA IN IRAQ-PIANA DI NINIVE – ERBIL

NELLA PIANA DI NINIVE SONO CONCENTRATI BUONA PARTE DEI CRISTIANI DELL’IRAQ, DOVE E’ ANCORA VIVO L’ARAMAICO, LA LINGUA PARLATA IN PALESTINA AI TEMPI DI GESU’ E CON LA QUALE LA MADONNA SPESSO PREGA A MEDJUGORJE.

LE PERSECUZIONI IN AFRICA

Hic sunt leones
Una riflessione sulla complessità del fenomeno degli attacchi alle comunità cristiane

di Giulio Albanese – L’Osservatore Romano, 28/03/2025

Ogni volta che in Africa o nel vicino Medio Oriente viene perpetrata un’azione terroristica ai danni di una comunità cristiana, la notizia riscuote solitamente una notevole risonanza sulla stampa occidentale. Tuttavia, dietro il clamore mediatico, rimane spesso inesplorata la complessità del fenomeno. Le persecuzioni, e in particolare i loro retroscena, hanno da sempre costituito una materia ostica, difficile da comporre in una visione d’insieme coerente. Per affrontare correttamente una realtà tanto articolata, è bene rammentarlo, occorre conoscerla nei dettagli, negli effetti, nelle cause, e non ridurla a una semplice analisi per compartimenti: il risultato finale, infatti, non coincide con la mera somma delle singole componenti.

Ciò significa, in sostanza, guardando ad esempio alla questione delle persecuzioni in senso lato, che queste, se opportunamente valutate, non possono prescindere dalle cause e concause che oggi le generano, sia nei Paesi dove esse si manifestano (ideologie dominanti, politiche perverse, legislazioni arcaiche…), sia nel contesto più generale della globalizzazione, al cui interno certe dinamiche trovano terreno fertile. Tutti questi fattori interagiscono tra loro, a volte rendendo la matassa estremamente intricata. Per tali motivi occorre operare un sano discernimento sulle scelte da praticare, se vogliamo davvero segnare la svolta, quella del riscatto, dell’affermazione dei diritti e dunque dell’agognato cambiamento.

Ma procediamo con ordine. È bene rammentare che il termine persecuzione, dal latino persequi, nel lessico italiano si applica prevalentemente all’ambito religioso, in riferimento all’azione di un determinato potere costituito, allorché esso configura come un delitto e punisce conseguentemente l’adesione a una determinata credenza religiosa e tutti gli atti che ne conseguono.

In questa prospettiva, la fenomenologia persecutoria — in particolare quella di matrice islamista — è riscontrabile in diverse aree dell’Africa. Tuttavia, nel tentativo di comprenderla appieno, non è sufficiente individuare esclusivamente le parti in causa — vittime e carnefici — ma occorre anche analizzare le ragioni profonde che alimentano tali azioni criminali, responsabili ancora oggi di sofferenze indicibili.

La posta in gioco è alta perché occorre evitare la perniciosa deriva del cosiddetto «scontro delle civiltà» fortemente voluto dagli estremisti. Infatti, è evidente che l’intento dei gruppi jihadisti è quello di strumentalizzare la religione per fini eversivi, eliminando chiunque si opponga al loro delirio di onnipotenza. Ridurre, dunque, la galassia delle forze d’ispirazione jihadista esclusivamente nella prospettiva di una lotta globale contro l’Occidente, sotto una struttura di comando centralizzata indicata come al-Qaida o Isis, significa non cogliere la complessità del fenomeno in cui entrano in gioco spesso questioni locali, proprie dei singoli Stati in cui operano le suddette cellule eversive. Basti pensare, ad esempio, al movimento al-Shabaab in Somalia o Boko Haram in Nigeria che hanno trovato ispirazione nei conflitti in atto nei rispettivi territori tra le oligarchie locali per il controllo del territorio e del potere.

Queste formazioni hanno sempre colpito chiunque osteggiasse il loro progetto d’imporre la Sharìa, la legge islamica: musulmani, cristiani, animisti… Peraltro, da un punto di vista numerico, i terroristi hanno ucciso in questi anni più musulmani che cristiani e ogni volta che hanno perpetrato attentati contro chiese e istituzioni cristiane (al-Shabaab in Kenya dopo che il governo di Nairobi era intervenuto militarmente in Somalia e i Boko Haram in Nigeria e nel vicino Camerun) e l’hanno fatto perché queste azioni sarebbero state riprese dalle testate giornalistiche internazionali, avendo così risonanza a livello mondiale. Messaggi mortiferi, dunque, ispirati da un’ideologia in netto contrasto con il sentimento religioso e spirituale dei grandi monoteismi.

Rimane il fatto che queste formazioni criminali operano in diversi settori del continente africano. Sono, ad esempio, molto attive nel triangolo geografico compreso tra Niger, Mali e Burkina Faso, dentro il vasto perimetro della regione saheliana. Per non parlare del settore orientale della Repubblica Democratica del Congo (Nord Kivu) o del Mozambico Settentrionale, dove a pagare il prezzo più alto è la stremata popolazione civile.

È comunque importante precisare che vi sono altri Paesi islamici in Africa in cui i cristiani si trovano spesso ad affrontare situazioni difficili, determinate, ad esempio, dalle limitazioni imposte dai vari sistemi giurisprudenziali, che riducono fortemente le facoltà dei cristiani nell’ambito lavorativo e più in generale del «diritto civile». Questo indirizzo, con varie accentuazioni e sfumature, si riscontra dal Marocco, dove la presenza cristiana è ridotta ad un «piccolo resto» senza pretesa alcuna di proselitismo, tassativamente proibito dall’ordinamento vigente nel Paese, all’Algeria, terra di martiri, dove, in questi anni, la comunità cristiana ha pagato a caro prezzo con il sangue il suo tributo contro il terrorismo accanto alla popolazione inerme. Basti pensare all’eroico sacrificio dei sette monaci trappisti di Nostra Signora dell’Atlante a Tibhirine, trucidati nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996. Anche in Egitto, il Cristianesimo copto è soggetto ai condizionamenti giuridici sanciti dalla Costituzione che, pur garantendo la libertà religiosa, proclama l’Islam come principale fonte legislativa, condannando l’apostasia alla pari di un reato per alto tradimento. Sempre in questo Paese, dove il dissenso politico viene represso, la costruzione di un luogo di culto per i cristiani necessita di un lungo e spossante iter burocratico.

Una cosa è certa: c’è una differenza abissale tra parlare di persecuzioni e viverne da vicino il dramma, guardando negli occhi chi, giorno dopo giorno, sopravvive in quella condizione estrema. Per capire davvero, bisogna esserci, vedere, ascoltare e toccare con mano. Alcuni anni fa, grazie al supporto di un’organizzazione umanitaria, mi fu possibile entrare in un Paese africano, a stragrande maggioranza musulmana, sconvolto dalla guerra e retto dalla Sharìa, la legge islamica. Per tutelare la piccola e coraggiosa comunità cristiana ancora presente, non posso tuttora rivelare nomi né luoghi. Ma non dimenticherò mai ciò che vidi. Chiesi quasi subito di poter visitare i resti di alcune chiese. La prima tappa fu la cattedrale locale: un cumulo di rovine. Più tardi, in clandestinità, raggiunsi un vecchio sacrestano in un villaggio a una settantina di chilometri dalla capitale. L’edificio della parrocchia era stato brutalmente sventrato così come il campanile. Ma fu l’altare a lasciarmi senza fiato: la mensa sacra spezzata in due, come se si volesse infrangere, simbolicamente, il cuore stesso della fede. Con dignità composta, il vecchio mi raccontò di essere riuscito a salvare i registri dei battesimi. Li custodiva gelosamente in casa, nascosti come reliquie. Gli chiesi se fosse in contatto con una piccola comunità di religiose che operava nella capitale. Mi rispose che una volta al mese riceveva da loro flaconi di medicine in cui erano celate le particole. Prima di andarmene, gli donai una coroncina del rosario. Scoppiò a piangere come un bambino che ritrova qualcosa di perduto, e mi chiese di benedirla. Poi la nascose con cura in una bisaccia, su cui spiccava la scritta Allāh Akbar. A bassa voce, quasi temesse che qualcuno potesse udirlo, mi sussurrò che, per lui, quelle parole erano dedicate al Dio dei cristiani. Nessuno lo sapeva.

E proprio per questo, non si può restare in silenzio. Le parole si fanno responsabilità. Come ammonì Papa Francesco durante la sua visita a Tirana, «nessuno può permettersi di prendere a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita e alla libertà religiosa di tutti».

Pensieri sui Vangeli Festivi: 4° domenica di Quaresima – di Padre Livio

Vangelo

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32
 
In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
 
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
 
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
 
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

 

Con la sua voce debole il messaggio è ancora più forte

Caro Padre Livio,
ho appena ascoltato il commento al messaggio del 25 marzo e ne sono stata commossa.
La sua voce “sofferente” rendeva ancora più vibranti le sue parole e quel “vi voglio bene” alla fine mi ha toccato il cuore.
Chissà come deve essere sentire quel “vi amo” detto da Maria! 
Vorrei anche dirle che sono stupita dalla sua tenacia nel continuare a invitare il suo gregge alla conversione: lei é davvero un collaboratore instancabile di Maria 🙂
In questi giorni vivo una grande difficoltà interiore, ho fatto qualche passo indietro nel cammino e ora faticosamente cerco di tornare al passo…
Ho tanto bisogno delle sue preghiere per me e per i miei cari lontani da Dio…
Ci conto tanto Padre Livio e anch’io la penso con affetto e prego per lei!
Gabry


Cara Gabry,

il cammino spirituale, come ci testimonia il Vangelo e la vita dei Santi, è impegnativo e bisogna ricominciarlo ogni mattino.

Dobbiamo lottare contro nemici formidabili: la nostra natura umana indebolita dal peccato, il mondo con le sue seduzioni e la sua ostilità, il demonio con i suoi inganni e i suoi assalti.

Solo lottando ogni giorno e perseverando fino alla fine ne usciamo vincitori, con l’aiuto indispensabile della grazia di Dio.

Per questo dobbiamo ogni giorno coltivare la preghiera e la unione con Gesù e Maria, perché solo il loro amore ci rende capaci di resistere alle insidie del male.

Dobbiamo anche essere consapevoli che il nostro esempio ha un ripercussione silenziosa sulle anime che entrano in contatto con noi e che si rialzano o cadono a seconda di come noi camminiamo.

Questo ci deve spronare a lottare ogni giorno sorretti dall’amore gioioso che Gesù e Maria riversano nei nostri per invigorirli e portali alla vittoria.

Grazie per le sue preghiere. Anch’io prego volentieri per lei e la sua famiglia e chiedo ogni giorno a Gesù e a Maria di benedire in modo speciale la grande famiglia di Radio Maria.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: LA VITA E’ UNA MISSIONE – Puntata 9🙏

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 289 – ORIGINE, FONDAZIONE E MISSIONE DELLA CHIESA

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DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

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40. Prepararsi al tempo dei Segreti vivendo in grazia di Dio

Ciò che alla Madonna sta più a cuore è la salvezza eterna delle nostre anime. ”Io verso lacrime di sangue per ogni mio figlio che si perde nel peccato” ha confidato la Madre col cuore spezzato.

A noi suoi poveri figli immersi nella mondanità interessa in primo luogo la vita qui sulla terra, che cerchiamo di prolungare il più a lungo possibile. Per quanto riguarda la salvezza eterna dell’anima non ci preoccupiamo più di tanto e ci tranquillizziamo con la falsa misericordia di chi dice, ingannando se stesso, che andremo tutti in paradiso.

Questa è una delle ragioni per cui “satana miete le anime”, come ci ha svelato la Madre in un suo messaggio, perché si vive nel peccato e si muore nel peccato. Senza fede, senza preghiera e senza comandamenti come illudersi di entrare nel Regno dei Cieli?

La Madonna nei suoi Messaggi si ispira al Vangelo, così come suo Figlio lo ha rivelato al mondo, e per questo è infaticabile nel chiamare alla Conversione e alla santità della vita. Non c’è una sola parola nei suoi numerosi messaggi che scusi il peccato, che attenui o cambi i comandamenti e che cerci di sminuire o di abolire la realtà tremenda dell’inferno eterno dove vanno le anime impenitenti.

Non c’è da meravigliarsi che le apparizioni di Medjugorje siano così aspramente osteggiate dal Modernismo, i cui adepti non esiterebbero a fare un falò di tutti i Messaggi della Regina della pace.

Oggi una della verità più difficili da accogliere nel Vangelo è proprio l’inferno eterno, che la Madonna ha ribadito come in nessun altra apparizione prima avvenuta, arrivando a portare col loro corpo nell’aldilà due Veggenti, Vicka e Jakov, per vedere con i loro occhi il Paradiso, l’inferno e il Purgatorio.

Proprio perché la possibilità della perdizione eterna è per molte anime una triste realtà, la Madonna è instancabile nel chiamarci alla Conversione, alla Confessione, dalla santità della vita.

Questa chiamata si intensifica sempre di più man mano che si avvicina il tempo sei Segreti, nel quale il mondo sta entrando con una velocità inarrestabile, mentre pende sul collo del genere umano la catastrofe dell’autodistruzione.

L’Armageddon globale, come sostiene chi vede le cose come vanno,  potrebbe accadere da un momento all’altro, se Il Cielo non vegliasse sulle nequizie umane.

Per questo la Madonna, man mano che ci avviciniamo al tempo dei Segreti, ci esorta alla Conversione, alla Confessione e a vivere in grazia di Dio perché, qualunque cosa accada, gli angeli ci porteranno in Paradiso.

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