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Martedì 24 dicembre 2024
H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
Cari amici, il programma nei prossimi giorni prevede in apertura una meditazione in preparazione al Natale
Seguirà un Editoriale di Padre Livio
7. LA STRAGE DEGLI INNOCENTI E LA FUGA IN EGITTO
Con la venuta di Gesù nel mondo l’impero delle tenebre ha perso il suo potere
Satana userà tutti i mezzi per impedire l’opera della Redenzione, ma alla fine sarà Cristo a giudicare il mondo
LA MADONNA SALVERA L’EUROPA DALLA CATASTROFE
Editoriale di Padre Livio ( 50m)
BLOG:
Il Fantasioso presepio di Crevenna (Erba alta)
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🎄🕊💫Tra guerre e tragedie, i bambini del Libano illuminano il Natale di speranza e di gioia. 🌟 #NataleInLibano #RadioMaria
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Sergio Belardinelli 21 dic 2024-IL FOGLIO
L’implorazione dell’aiuto di noi, esseri mai autosufficienti, manifesta questa nostra specialissima costituzione ontologica ed esistenziale
Una delle caratteristiche specifiche degli uomini è quella di pregare. Preghiamo i nostri simili, il destino, gli dei, Dio. Nessun altro animale lo fa. Pregando manifestiamo la nostra fondamentale fragilità, la nostra dipendenza, l’impossibilità di una assoluta autonomia, se si vuole, i tratti caratteristici di una natura lapsa, segnata dal male e dall’imperfezione. Riconoscere tutto questo è però anche il segno della nostra grandezza, ci costringe a pensare, ci sottrae per certi versi alla nostra autoreferenzialità, mostrandoci un altro lato del nostro essere, una relazione costitutiva con l’altro, comunque venga inteso, che tale resta anche quando la solidarietà che ne consegue non viene percepita né praticata.
L’implorazione dell’aiuto di un “altro” manifesta questa nostra specialissima costituzione ontologica ed esistenziale. Preghiamo perché siamo esseri bisognosi, mai completamente autosufficienti. Su questo credo che non ci siano dubbi. Basta guardare un bambino, un ammalato e chiunque si trovi in una qualsiasi difficoltà. Considerato però che il significato della preghiera varia a seconda dell’“altro” a cui ci rivolgiamo – un conto è pregare, poniamo, un nostro simile, altro conto è pregare Dio –, giova forse spendere in proposito qualche considerazione.
Quando, ad esempio, un affamato chiede a qualcuno di dargli da mangiare, non può avere alcuna certezza che la sua richiesta verrà esaudita; può sperarlo; e comunque non tarderà molto a verificare se lo sarà o meno; deve solo attendere che l’altro prenda la sua decisione. Qui l’effetto della preghiera è facilmente verificabile. Nel caso in cui ci rivolgiamo a Dio, invece, la situazione è del tutto diversa e persino paradossale. Un affamato che prega Dio affinché lo aiuti a procurarsi un tozzo di pane ha la certezza che la sua preghiera non cadrà nel vuoto, giacché Dio, almeno il Dio dei cristiani, ascolta sempre i suoi figli. Ma l’effetto di questa preghiera non è altrettanto facile da verificare come lo sono gli effetti delle preghiere che rivolgiamo ai nostri simili. Iddio ci ascolta e sicuramente vuole il nostro bene, ma le sue vie non sono le nostre vie. Spesso i suoi disegni sono così imperscrutabili che non possiamo nemmeno escludere che molti tra coloro che muoiono di fame muoiano pregando Dio di dar loro da mangiare. Uno scandalo che dai tempi di Giobbe riempie di sdegno il cuore degli uomini, suscitando altresì il dubbio che abbia il minimo senso rivolgere a Dio una qualsiasi preghiera.
Che sia forse meglio confidare negli uomini piuttosto che in Dio? Non credo, ma ci vuole fede. Di certo le preghiere che rivolgiamo agli uomini hanno criteri di verifica immediati e indiscutibili: avevo fame e quel tizio mi ha dato da mangiare. Con Dio le cose stanno diversamente. Soltanto la fede conferisce il giusto senso alla preghiera che rivolgiamo all’Onnipotente. Soltanto la fede ci dice che non possiamo chiedere a Dio di esaudire le nostre preghiere senza metterci nelle sue mani, senza riconoscere che la sua volontà è più importante della nostra. Ogni preghiera è in fondo un confidare in qualcuno. Lo è quando ci rivolgiamo a un nostro simile e lo è quando ci rivolgiamo a Dio. Se chiediamo a qualcuno di aiutarci e questi non lo fa, possiamo dire con buone ragioni che sia un egoista o comunque uno che non ha alcuna voglia di farlo. Avevamo riposto la nostra fiducia nella persona sbagliata. Con Dio questo errore non è neanche immaginabile. Dobbiamo fidarci a tal punto di lui che, rispetto alla sua imperscrutabile volontà, siamo persino disposti ad accettare che sia per il nostro bene che egli non realizza ciò che gli chiediamo.
In quest’ottica, restano ovviamente le tragedie della vita; restano le ingiustizie, il dolore, la guerra con il suo orrendo seguito di morte, ma, a differenza degli uomini, Dio per principio non delude mai. In compenso chiede a noi di esaudire le preghiere dei nostri simili e di collaborare in questo modo ai suoi piani imperscrutabili, volti a sanare tutte le ferite che da sempre ci procuriamo gli uni con gli altri. Ci chiede perseveranza nella preghiera, non in una logica di scambio, né come ostinata volontà di ottenere ciò che vorremmo, bensì come docile apertura di credito nei confronti della possibilità che ciò che gli chiediamo corrisponda a ciò che egli vuole. Una sorta di accettazione preventiva di ciò che accade e che accadrà. In quest’ottica, ripeto, Dio non delude mai. Soprattutto non delude gli umili, coloro che soffrono, i perseguitati. Pare che siano le loro preghiere a essere più potenti. Non a caso sono loro, non certo i sapienti, diciamo pure, gli intellettuali, a essere chiamati beati.



