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La Madonna ha insegnato a Mirjana una preghiera legata ai segreti
Ave Maria padre Livio,
Dal libro di Mirjana “Il Mio Cuore trionferà”
“Nel 1987, durante le prime apparizioni del 2 del mese, la Madonna mi insegnò una preghiera speciale, che Lei e io recitiamo insieme ancora oggi. È una preghiera per coloro che non conoscono l’Amore di Dio. Non posso ancora rivelarne molti particolari essendo essa legata ai segreti, ma posso dire che è una preghiera continua, come il Rosario, rispetto al quale, però, presenta delle differenze. Io, infatti, non prego mai il Rosario insieme alla Madonna, poiché Lei non prega mai per se stessa. Questa preghiera speciale, invece, è diretta a Gesù, le parole sono rivolte a Lui. Un giorno il mondo potrà conoscerla tutta, ma solo se la Madre Celeste mi consentirà di rivelarla.
A differenza delle mie apparizioni annuali – che dureranno finché vivrò – non so fin quando continueranno quelle del 2 del mese. Comunque, dopo quasi trent’anni, Lei continua a venire. Talvolta, durante le apparizioni del 2 del mese, noto che Le scendono delle lacrime sul viso. Maria ama i Suoi figli più di quanto possiamo immaginare e piange per ognuno di noi che si è allontanato dalla retta via. Se La vedeste piangere anche solo una volta, sono certa che dedichereste tutta la vita a pregare per le Sue intenzioni.
La Madonna, quando ci chiede di aiutarla, non si rivolge solo a me o agli altri veggenti; si rivolge a tutti. Dice che a parole non riusciremo a cambiare chi non crede. Potremmo provocare cambiamenti solo pregando e dando il nostro esempio e solo se abbiamo amore nel cuore.
“Cari figli”, disse, “quando pregate per loro, pregate per voi stessi e per il vostro futuro”.
Tutte le cose orribili che accadono nel mondo di oggi sono dovute a quelli che non conoscono l’amore di Dio. Ma la Madonna non parla necessariamente di atei. Purtroppo anche molti altri, che si ritengono religiosi, non conoscono ancora il Suo amore. “
Ave Maria
Massimo
Caro Massimo, quante cose meravigliose ha compiuto la Madonna in questa sua lunga presenza a Medjugorje, che è ben lontana dall’essere terminata.
Una di queste sono state le apparizioni del due di Febbraio, iniziate il 2 Agosto 1987 e terminate il 2 Febbraio 2020.
Il cuore di queste apparizioni è stata la preghiera per i non credenti, cioè per tutte quelle persone che ora “vagano” nel mondo senza Dio e che nel tempo dei segreti avranno bisogno di un estremo bagliore di luce per salvare le loro anime.
Questa preghiera, composta dalla Madonna stessa per coloro che non conoscono l’amore di Di0, sta a indicare l’angoscia della Madre per la moltitudine dei suoi figli che corrono ignari verso la catastrofe spirituale: “L’uomo moderno non vuole Dio e va verso la perdizione.”
La Madonna chiede a noi di unirci alla sua intercessione, sentendo la responsabilità per tutte queste anime che dormono il sonno della morte:
“Vorrei chiedervi di pregare per i non credenti – ha detto Mirjana – perché la preghiera per i non credenti asciuga le lacrime sul viso della Madonna. Lei è nostra Madre e come ogni madre di questo mondo, ama i suoi figli. Lei è triste per uno solo dei suoi figli che si smarrisce. Lei dice che dobbiamo anzitutto amare i non credenti, prima ancora di pregare per loro, e considerarli come nostri fratelli e sorelle, che non hanno avuto la stessa nostra possibilità di conoscere Dio e il suo amore”.
Ave Maria
Padre Livio

di Stefano Caprio Asia News – 8 – Giugno 2024
Molte persone in Russia hanno cercato di onorare la sua memoria il 4 giugno, il giorno del suo compleanno. E il suo Fondo per la lotta alla corruzione rimane un’eredità importante, al di là delle capacità dei seguaci o del prestigio della moglie Julia, e potrebbe avere ancora un ruolo da svolgere anche in una Russia ormai rinchiusa nel totalitarismo neo-sovietico
Il 4 giugno è stato ricordato il 48° compleanno di Aleksej Naval’nyj, il primo senza la presenza fisica del martire della dissidenza contro la Russia putiniana. La moglie Julia, insieme a diversi amici e collaboratori del Fondo per la lotta alla corruzione, ha partecipato a una Panichida, una liturgia funebre celebrata da un prete ortodosso russo in una chiesa evangelica di Berlino dedicata alla Madonna, in un’inclusione ecumenica del “cristianesimo libero” dell’ultimo eroe della resistenza al nuovo totalitarismo. Molte persone in Russia hanno cercato di onorare la sua memoria, visitando il cimitero di Borisovo dov’è sepolto, o deponendo fiori ai monumenti alle vittime delle repressioni politiche, come a Novosibirsk, a Tomsk e a Khabarovsk, cercando di eludere i cordoni dei poliziotti davanti a questi luoghi della memoria antisovietica. A Perm, la città vicina al lager dove Naval’nyj è morto, è stata impedita qualunque manifestazione pubblica.
Naval’nyj si è consegnato volontariamente al martirio rientrando in Russia tre anni fa dopo l’avvelenamento, da cui era miracolosamente sopravvissuto grazie alle cure ricevute in Germania. Egli era convinto di potersi sacrificare in nome di un cambiamento che credeva possibile prima che iniziasse la “operazione militare speciale” in Ucraina, e che egli chiamava la “meravigliosa Russia del futuro”, nonostante tutti i segnali che già nel 2021 smentivano le speranze degli oppositori al regime del “patriottismo ortodosso”. Il leader del movimento di protesta era per natura ottimista, e continuava a esprimersi con ironia positiva anche durante il suo calvario di 37 mesi nei vari lager in cui è stato sballottato, dalla regione di Vladimir vicino a Mosca fino al grande nord gelido e mortale, sorridendo e scherzando anche nell’ultima seduta del tribunale dello scorso 15 febbraio, a poche ore dalla sua definitiva resa per una misteriosa “trombosi da detenzione”.
Oggi è facile dire che Naval’nyj abbia sbagliato a tornare, soprattutto abbia sbagliato a credere tanto nel suo popolo, che lo ha lasciato in preda all’inferno senza di fatto alcuna reazione. I suoi seguaci rimasti in libertà denunciano dall’esilio i tradimenti dei politici degli anni Novanta, senza riuscire a immaginare alcuna “Russia del futuro”, e non riescono a creare un vero movimento di opposizione dall’estero, secondo tradizione russa, in quanto i russi non riescono a unirsi senza un vero capo. Aleksej aveva iniziato a fare politica nel 2000, quando si era iscritto al partito liberale Yabloko, cercando di muoversi verso una candidatura nelle competizioni elettorali a Mosca, per essere escluso in modo inatteso nel 2007 per “tendenze nazionaliste” dallo stesso segretario Grigorij Javlinskij, un sopravvissuto dei maledetti anni Novanta che ancora oggi predica nel nulla la sua idea di una Russia democratica.
Era il tempo della conversione della Russia all’ideale di una propria specificità nazionale, dopo il decennio di apertura all’Occidente e alla globalizzazione, e in un certo senso Putin e Naval’nyj hanno rappresentato due varianti di una stessa tendenza. Non a caso Putin ha perseguitato il capo degli oppositori in modalità apparentemente tolleranti, facendolo entrare e uscire dal carcere e permettendo le sue manifestazioni di piazza senza mai esprimersi in modo eccessivamente violento nei suoi confronti, e alla sua morte ha lasciato intendere che in fondo se l’era cercata, visto che era sopravvissuto all’avvelenamento in Siberia e poteva godersi la gloria dell’esilio occidentale. Lo stesso atteggiamento riservato all’altro grande oppositore Mikhail Khodorkovskij, graziato dopo dieci anni di lager, che ora lancia proclami di rivoluzione da Berlino, senza creare alcun problema alla casta del Cremlino.
Il “nazionalismo” di Naval’nyj, che lo aveva escluso dalle opposizioni “presentabili” e gli aveva attirato critiche in patria e all’estero (per esempio, in Ucraina è sempre risultato molto indigesto), era una ricerca molto contraddittoria di un’adeguata immagine della Russia, distinguendosi dagli stereotipi di Oriente e Occidente, e in questo senso davvero Putin e Naval’nyj sono espressioni di una stessa esigenza, ora risolta in forma militare e imperiale, ma che poteva essere diversa e più conciliante. Era e rimane un’aspirazione comune del popolo russo, convinto da sempre di dover esprimere una propria “idea”, una variante alternativa capace di influire e modificare il quadro geopolitico globale, sia esso il “multipolarismo” sbandierato nei conflitti mondiali insieme alla Cina, o piuttosto una diversa “fraternità di popoli” ispirata dalla grande Russia, com’era in effetti nella visione di Naval’nyj. Nei primi anni Duemila egli tentò di creare una nuova organizzazione dal titolo Narod, “il Popolo”, insieme allo scrittore oggi ultra-putiniano Zakhar Prilepin, scampato ad un attentato degli ucraini un anno fa, sedendosi alla guida mentre la bomba nella sua auto è esplosa dalla parte del passeggero, in quel caso il suo autista.
In quella fase si cercava di comporre i nazional-bolscevichi nostalgici del passato regime, il movimento contro l’immigrazione illegale e i rappresentanti del campo democratico-liberale, compresi i giovani di Yabloko delusi dalla guida troppo morbida di Javlinskij. Lo slogan del Narod era “Basta sfamare il Caucaso!” ed è stato presto dimenticato, in quanto il tentativo non ebbe successo. Da allora Aleksej si è dedicato soltanto alle proteste di piazza e alla denuncia della corruzione della casta, attirandosi il risentimento di tutte le altre opposizioni, ciò che rende particolarmente complicato anche oggi il rapporto tra i vari esponenti della diaspora russa in Occidente. In realtà nessuno ha mostrato tanto carisma e talento organizzativo come il martire del lager di Kharp, che ha impresso sul partito putiniano Russia Unita il marchio dei “ladri e farabutti”, da cui non riesce a liberarsi in alcun modo, neanche con operazioni di pulizia come quelle attualmente in atto al ministero della Difesa di Mosca. L’ultima grande iniziativa navalnista è stata quella del “voto utile” alle elezioni, che ha creato tanti problemi in varie amministrazioni, e ora viene liquidata da sistemi sempre più controllati e fasulli di meccanismi elettorali come quelli della “presidenza unanime” del quinto mandato di Putin, un mese esatto dopo la morte di Naval’nyj.
Il massimo risultato elettorale in realtà fu ottenuto nell’ormai lontano 2013 alle elezioni comunali di Mosca, dove anche i risultati ufficiali hanno riconosciuto a Naval’nyj oltre un quarto dei voti, certamente molti di più nella realtà; se fosse stato ammesso il ballottaggio col fido putiniano Sergej Sobjanin, la storia sarebbe potuta essere molto diversa. Da allora il Fondo per la lotta alla corruzione si è dedicato alle inchieste della “buona macchina della verità”, come egli stesso la chiamava, attirando milioni di utenti fino ad oggi, quando la sua discepola Maša Pevčik ha denunciato i Predateli, i “traditori” degli anni Novanta. Oltre cento sono state le pubblicazioni e i video, superando tecnologicamente qualunque espressione partitica in Russia, perfino quella della propaganda di Stato. Il suo fondo Fbk rimane un’eredità importante, in Russia e in tutto il mondo, al di là delle capacità dei seguaci o del prestigio della moglie Julia, e potrebbe avere ancora un ruolo da svolgere anche in una Russia ormai rinchiusa nel totalitarismo neo-sovietico.
Se è vero che con il funerale di Naval’nyj è stata sepolta l’illusione della meravigliosa Russia del futuro, è altrettanto vero che la Russia del presente è talmente sprofondata nell’anti-utopia della guerra contro il mondo intero, che la coscienza popolare potrebbe prima o poi risvegliarsi. Non certo per un improbabile rigurgito pacifista, visto che il conflitto escatologico è ormai scolpito nell’anima non solo dei capi, ma di tutto il popolo russo. Allo stesso tempo l’economia di guerra, sancita dalla nomina del banchiere ortodosso Andrej Belousov come ministro della difesa e imposta dalla ghigliottina della nuova riforma fiscale, non suscita nei russi alcun entusiasmo. Si dice che il libro più letto in Russia quest’anno sia il 1984 di George Orwell, scritto nel 1949 ancora sotto l’impressione catastrofica delle guerre mondiali, che dimostra oggi la sua straordinaria attualità. Il politologo russo moscovita Denis Grekov parla di “psico-economia” in cui “il tenore di vita diventa un elemento di manipolazione delle masse”, perché è più semplice controllare chi non riesce a soddisfare tutte le sue esigenze, come avveniva nel regime sovietico che di fatto si sta restaurando in modo sempre più plateale, con una ristretta casta oligarchica sempre più ricca, e una massa di persone ridotte a una vita piuttosto ansiosa e riduttiva, soprattutto in provincia.
La “schiavitù dei crediti e delle imposte”, come la definisce Grekov, rende sempre più difficile ai russi trovare una via d’uscita che non sia la sottomissione all’ordine costituito, o magari il reclutamento volontario alla guerra, unica possibilità per ottenere lauti compensi. Eppure non siamo più ai tempi di Brežnev e neppure nella giungla degli anni Novanta, e non bastano le motivazioni ideali o religiose per tacitare la voglia dei russi di godere di un vero benessere materiale e di viaggiare liberamente per il mondo intero, non solo sulle spiagge di Bali o di Colombo, magari mandando i figli a vedere le “meraviglie” della Corea del nord, come da recenti accordi per le vacanze dalla Siberia orientale. I russi sognano ancora la meraviglia di cui parlava Naval’nyj, che anche dalla tomba può ispirare improbabili e indefinibili cambiamenti, come si addice alla vera anima russa.

DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,
Abbiamo lasciato alle spalle due grandi festività, quelle dei Sacri Cuori di Gesù di Maria, che illuminano con la loro luce i mesi di Maggio e di Giugno e che ci inondano con i fiumi di grazie che sgorgano abbondanti.
Tocca a noi credenti, in questo tempo di oscurità e di degradazione spirituale, tenere viva la testimonianza cristiana, che dà senso alla vita e la eleva alle altezze che merita.
Tuttavia non è facile, cari amici, come vediamo nel vangelo di oggi, perché il mondo è inquinato dal male e, se non si apre al sole di Dio, precipita sempre più negli abissi dell’iniquità.
Il vangelo di Marco ci presente Gesù all’inizio della sua missione che trova ascolto nel popolo semplice, impressionato dalla sapienza della sua parola e la potenza dei suoi miracoli, con i quali guarisce i malati e caccia i demoni.
Ma subito l’invidia inquina cuori e gli Scribi, scesi apposta da Gerusalemme in Galilea per controllarlo da vicino, accusano Gesù di scacciare i demoni con l’aiuto di Beelzebùl il capo dei demoni.
“Come Satana può cacciare Satana” ribatte Gesù e li stronca con una evidenza: “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi”. Ma gli oppositori non demordono e perseguiteranno Gesù fino alla fine. Se un cuore è indurito nel male non sente e non vede. C’è solo da pregare.
La giornata di Gesù non è finita: i suoi di casa, sentito quanto succedeva, vanno a prendere Gesù perché ritengono che “sia fuori di sé”. Chi sono? Sono i suoi cugini, i nipoti di Giuseppe, ci spiega Maria Valtorta, che premono sulla Madre di Gesù perché vada con loro. Allora si usava chiamare fratelli anche i cugini.
Possiamo capire quante volte, fin dall’inizio della missione pubblica di Gesù, la Madre abbia sentito la spada profetizzata da Simeone trapassarle l’anima?
Così è anche oggi, perché il “sobillatore” è più che mai all’opera. Si illude di vincere, ma ogni volta deve ricominciare da capo, finché le porte dell’inferno non saranno chiuse per sempre.
Non temiamo di schierarci con Gesù nella santa battaglia. Con Lui vince l’amore e la vita e tutto ciò che di più bello e di più santo il cuore umano desidera.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,20-35
In quel tempo Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro”.
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.
Parola del Signore
Appuntamento ogni giorno h 18.10-19.10 -Non mancate
Appuntamento ogni giorno h 18.10-19.10 -Non mancate

Cari amici di Radio Maria,
oggi è la festa del Cuore Immacolato di Maria ed è il giorno nel quale rinnovare o far per la prima volta la nostra consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Lo possiamo fare anche con parole nostre, mettendo noi stessi e la nostra vita nelle mani della Madre.
Lo possiamo fare unendo a questo atto di fiducia i nostri familiari e le persone che amiamo in modo particolare.
Questo atto deve partire dal cuore e deve essere rinnovato costantemente, mettendo nelle mani di Maria le nostre paure e i nostri fallimenti, ma anche i nostri desideri e i nostri propositi.
In questo modo Maria ci prende per mano e si incammina con noi, indicandoci la strada, proteggendoci dalle insidie del “nemico”e portando con noi i pesi le afflizioni che incontriamo.
In questi tempo di tenebre Maria sarà la nostra guida vittoriosa fin alla meta. Se noi siamo fedeli Lei ci proteggerà, se cadiamo ci alzerà, se siamo deboli ci fortificherà e mai ci abbandonerà. perché il suo amore di Madre non verrà mai meno.
Vostro Padre Livio
Il Rinnovamento quotidiano della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria può essere fatto recitando l’antica preghiera del Sub tum praesidium:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta”.

“Lucia ricorda che «davanti alla palma della mano destra della Vergine si trovava un cuore circondato di spine che vi sembravano conficcate. Comprendemmo che quello era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che chiedeva riparazione”.
5 Aprile 2023 di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana
Tra i titoli che la tradizione della Chiesa attribuisce alla Beata Vergine Maria c’è quello di Addolorata. Tutta la vita di Maria fu un continuo dolore che ebbe il suo culmine nella Passione del suo Divin Figlio, che secondo san Tommaso d’Aquino fu “il massimo di tutti i dolori” (Summa Theologica, III, q. 46, a. 6).
La devozione all’Addolorata nasce, prima ancora che dalla teologia, dal sensus fidei dei semplici fedeli nella contemplazione di Maria SS. sul Calvario, quando offrì liberamente il proprio Figlio e sé stessa in sacrificio al Padre. Due sono le feste liturgiche che richiamano questa devozione: la Festa dei Sette Dolori del venerdì di Passione e la festa della Beata Vergine Maria Addolorata del 15 settembre.
La Madonna Addolorata è presente, assieme a quella del Carmelo, nel Messaggio di Fatima. Il 13 settembre 1917 la Madonna disse ai tre pastorelli: “Continuate a recitare il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verranno anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e quella del Carmelo, san Giuseppe con Gesù Bambino, per benedire il mondo”. Il 13 ottobre 1917, alla Cova da Iria, mentre la moltitudine della folla, assisteva al miracolo del sole, si presentarono agli occhi dei veggenti tre quadri, il primo simboleggiante i misteri gaudiosi del rosario, poi quelli dolorosi e infine quelli gloriosi. Soltanto Lucia vide i tre quadri; Francesco e Giacinta videro soltanto il primo.
Apparvero prima accanto al sole, san Giuseppe con Gesù Bambino e la Madonna del Rosario. Era la Sacra Famiglia. Poi seguì la visione della Madonna Addolorata e di Nostro Signore afflitto dal dolore sulla via del Calvario. Nostro Signore fece un segno di croce per benedire il popolo. Finalmente apparve, in una visione gloriosa, la Madonna del Carmelo, incoronata regina del cielo e della terra, con in braccio Gesù Bambino.
La Madonna Addolorata è quella che soffre nell’ora della Passione, la Madonna del Carmelo è quella che trionfa nell’ora della Resurrezione. Nella drammatica situazione che oggi vive il mondo, la Madonna va venerata soprattutto come Addolorata, nell’attesa di venerarla quanto prima come Madonna del Carmelo, nell’ora del trionfo del suo Cuore Immacolato.
La causa principale dei dolori della Madonna è rappresentata dai peccati del mondo, che sottraggono gloria a Dio e portano tante anime all’infelicità eterna. Per questo la Madonna mostra ai fanciulli di Fatima l’orrore dell’inferno e affida loro un messaggio di salvezza per la Chiesa e l’umanità intera. E per questo Lucia ricorda che «davanti alla palma della mano destra della Vergine si trovava un cuore circondato di spine che vi sembravano conficcate. Comprendemmo che quello era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che chiedeva riparazione».
La Madonna, dopo Fatima, manifestò il suo dolore a Siracusa, dove lacrimò nel 1953. Il Papa allora regnante, Pio XII, così commentò il fatto: «Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre né dolore né mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi fra le schiere dei nemici di Dio? » (Discorso del 17 ottobre 1954).
In che senso, potremmo chiederci, la Madonna, che è in Cielo, dove è eternamente felice, piange ancora? Per tentare di comprendere questo mistero, dobbiamo ricordare che Dio vede le cose che passano nel tempo alla luce dell’eternità. Per Lui non c’è passato, presente e futuro, c’è solo l’istante dell’eternità, che è un eterno presente. Noi non eravamo nati nel momento storico in cui si svolse la Passione. Noi non esistevamo, ma Dio ci conosceva in tutta la concretezza della nostra realtà, perché nella scienza di Dio non vi è domani, ma tutto – il passato, il presente e il futuro – è perfettamente presente. Questa conoscenza Dio l’aveva, partecipata anche alla Madonna. Nostro Signore sul Calvario soffriva non solo per i peccati del suo tempo, ma anche per i nostri peccati e quelli del nostro tempo e la Madonna che, pur essendo una semplice creatura, partecipava della luce divina, soffriva anch’ella per i nostri peccati di oggi. Era contemporanea ai nostri peccati e in questo senso possiamo dire che soffre ancora, anche se ora è immensamente felice. Ma quell’oggi e quello ieri, non esistono per chi, come Lei, vive nell’eternità, cioè in un momento presente, che è fuori del tempo.
Noi invece, semplici creature, non viviamo nell’eternità, ma siamo immersi nel fluire del tempo e della storia, e riconduciamo tutto a un passato che non c’è più e a un futuro che non c’è ancora. Però ogni istante che passa nel tempo, nel tempo muore, ma nel suo merito o nel suo demerito, si incide nel libro della vita eterna. Ed è in quell’istante situato nel tempo, che è quello in cui, hic et nunc, oggi e ora viviamo, che noi possiamo partecipare a nostra volta al gaudio e al dolore di Gesù e di Maria. La conoscenza della Passione supera lo spazio e il tempo, come la celebrazione della Messa, che è la ripresentazione reale, in maniera incruenta del Santo Sacrificio del Calvario.
Contemplando la Passione, che è avvenuta duemila anni fa, possiamo renderla presente a noi, e la rendiamo tanto più presente quanto più la facciamo nostra, compenetrandoci nei dolori di Gesù e di Maria, che non sono solo quelli sofferti sul Calvario, ma anche quelli del nostro tempo. O meglio sul Calvario Gesù e Maria soffrirono per l’apostasia del nostro tempo e pregarono perché a questa apostasia seguisse un immenso trionfo, che per loro è già presente, mentre per noi, che siamo immersi nel tempo appartiene al futuro. Il messaggio di Fatima ci svela questo futuro ed è per questo che fa parte così intimamente della nostra vita spirituale. Il Cuore Immacolato di Maria è un Cuore addolorato, un Cuore trafitto dalla spada del dolore, ma è un Cuore che trionferà.
