"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2024 Pagina 15 di 21

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌾MEDITAZIONE QUOTIDIANA DI P.LIVIO 🟢LIVE🟢 DALLA NOSTRA CAPPELLA🌾ANNUNCIAMO IN MODO SEMPLICE LA PAROLA VIVA DEL VANGELO🌾

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Meditazione Quotidiana di Padre Livio dalla nostra Cappella: annunciamo in modo semplice la Parola viva del Vangelo

Lunedì 12   Agosto 2024

 h. 9: dalla Cappella di Radio Maria: Commento del Vangelo del giorno

In diretta Radio – blogdipadelivio.it – Facebook – YouTube (In differita)

Segue Catechesi: Sguardo sull’eternità

Temi trattati: Il Giudizio particolare

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Vangelo

Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,22-27
 
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 69 – L’ONNIPOTENTE

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La guerra non prevarrà sul piano di salvezza voluto da Dio

Caro Padre Livio, ho letto l’articolo sul blog ” il nuovo apocalittismo” dello studioso russo- americano Michael Epstein e devo dire che ha fatto la scoperta dell’acqua calda, visto che lei caro padre ne aveva già parlato tempo fa perché vedeva tutto questo scenario di guerra “santa” a livello teologico della realtà.

Ben che venga anche questo articolo, insieme a quello che già noi ascoltatori di radio Maria sappiamo, perché significa che anche menti intellettuali stanno aprendo gli orizzonti di vedute. Indubbiamente questo storico è uno che crede visto che cita la Regina della Pace (può semplicemente averla ascoltata o lo Spirito Santo averlo illuminato) e non è scontato che tutti quelli che credono in Dio abbiano effettivamente una visione apocalittica della realtà.

Si parla dei risvegliati in termini di nuove visioni culturali, sicuramente questo studioso non è l’unico a vedere in termini teologici la realtà, ma i nuovi risvegliati sono proprio quelli che sanno dare il giusto giudizio degli scenari di guerra e ciò che ruota intorno, potere, bramosia di denaro, conniventi, sottomissione dei popoli e tutto per la vana gloria. 

Comunque sia, siccome Dio ha donato la libertà all’essere umano sotto tutti gli aspetti non si pensi che l’umanità intera stia con le mani in mano accettando passivamente i soprusi di taluni.  Non ho letto né sentito da nessuna parte se esiste tutt’oggi una resistenza interna a queste guerre sia in Europa che in Medio Oriente, ma proprio in virtù della libertà umana penso che avverrà e qui ci sarà il compimento delle profezie della beata Elena Aiello dove parla di molte “rivoluzioni sanguinose” ( 22 agosto 1960 e da notare anche la profezia del 8 Maggio 1960). 

La guerra con la  morte, dolore, lacrime e sofferenza procurate da persone senza scrupoli fomentati dall’odio di satana nel cuore degli uomini non prevarrà sul piano di salvezza voluto da Dio per mezzo della Regina della Pace. 

Un caro saluto!

Ave Maria!

Franca 

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Il nuovo militarismo nel sistema formativo della Russia in guerra

di Stefano Caprio – Asia News – 11 Agosto 2024

Per il filosofo Nemtsev la tendenza latente alla violenza diventa la forma decisiva per ritrovare quanto perduto. I civili diventano “quasi-militari”, con addestramento spontaneo individuale e di gruppo. Anche l’abbigliamento nel quotidiano richiama l’esperienza bellica con guanti tattici e ginocchiere di protezione. La guerra contenuto fondamentale della letteratura, arte e cultura russa.

Si è tenuta in questi giorni una grande conferenza on-line dei “Ponti Accademici”, che ha riunito ricercatori e studiosi della storia e della cultura russa da vari Paesi d’Europa sui temi di sociologia e antropologia della società russa, sottoposta a cambiamenti piuttosto radicali in questi anni di guerra. Il filosofo, storico e letterato di Novosibirsk, Mikhail Nemtsev, ha presentato una delle relazioni principali, su “Antropologia del nuovo militarismo russo”, per mostrare le specificità di un atteggiamento aggressivo peraltro molto tradizionale in Russia, sia nei secoli imperiali che nel recente passato sovietico, con l’educazione militarista che sta ora tornando in voga nell’attuale sistema formativo russo.

Nemtsev spiega che dopo una pausa negli anni Novanta, le propensioni al militarismo sono tornate a diffondersi a tutti i livelli soprattutto negli ultimi 15 anni, sia nelle catene produttive dell’industria bellica privata e di Stato, sia nella tendenza a rivedere la storia in modo “alternativo”, ciò che costituisce la base dell’ideologia ormai dominante del “mondo russo” interpretata in diverse varianti e a vari livelli. Una spinta devastante è venuta dal periodo della pandemia di Covid-19, che ha molto alimentato le concezioni cospirologiche, arrivando a considerare le misure sanitarie come vere e proprie azioni militari a cui sottomettersi o da combattere contro un nemico immaginario, ma spesso indicato in forze oscure ed estranee alla Russia, per annientarne la forza spirituale e morale.

Si arriva così a una interpretazione “estetica ed etica” dell’esperienza militare, che si distingue anche dagli archetipi del passato come la liberazione dal giogo tartaro medievale, la riunione delle terre russe contro i torbidi interni ed esterni, la santa alleanza imperiale per dominare l’Europa contro gli invasori, fino alla “lotta per la pace universale” di sapore sovietico. Il militarismo attuale è una “riscoperta dell’identità russa sotto nuova forma”, commenta il filosofo, in cui la tendenza latente alla violenza diventa la forma decisiva per ritrovare tutto quanto si credeva perduto.

In realtà, come spiega Nemtsev, il mondo contemporaneo si basa ormai da oltre tre secoli sulla divisione netta tra “civile” e “militare”: i soldati fanno il loro lavoro e i civili vivono nella loro dimensione, sostenendo e mantenendo l’esercito in modo che esso non s’intrometta negli affari privati delle persone. Questo modello ideale viene ora a cadere in Russia, con l’espansione dell’approccio militare anche nella vita civile, nella propaganda e nelle lezioni scolastiche di addestramento alla guerra, e in generale con un interesse sempre più diffuso tra la gente comune nei confronti della dimensione militare, ritenuta sempre più importante e significativa, su cui investire forze e interessi. I civili non diventano propriamente militari, ma “quasi-militari”, con addestramento spontaneo individuale e di gruppo, formando associazioni di cosacchi e combattenti, o anche solo collezionando una sempre più ampia letteratura sulla storia e sull’arte della guerra.

Questa trasformazione non è esclusiva soltanto della Russia, un fenomeno simile si verifica in modo abbastanza evidente negli Stati Uniti, per non parlare dei tanti Paesi militarizzati dell’Asia, Africa e Sudamerica, mentre l’Europa si mantiene in uno stato di “separazione” pacifica che non desidera intromissioni belliche. In Russia, come negli Usa, diventa invece sempre più attraente l’immagine di sé come combattente, dilettandosi nel tiro a segno e partecipando a corsi di sopravvivenza e di esperienze estreme, oltre alle tante espressioni violente di protesta. I russi amano molto vestirsi da soldati anche nella vita quotidiana, non solo in giacconi mimetici, ma perfino con guanti tattici e ginocchiere di protezione.

Accanto quindi alle politiche aggressive dei leader e dei governi, a livello federale e regionale, si sviluppa sempre più la sub-cultura della guerra a cui tutti aspirano a partecipare. Tutto questo è venuto alla luce in modo clamoroso nel 2014, con l’inizio del conflitto con l’Ucraina e l’annessione della Crimea, con il grido putiniano Krym Naš!, “La Crimea è nostra!” che ha reso esaltante un conflitto fratricida poi dilagato fino a dimensioni globali. Alcuni personaggi hanno identificato clamorosamente questa tendenza bellica “popolare”, come l’eroe della “guerra ibrida” in Ucraina, Strelkov (Igor Girkin, attualmente detenuto nelle prigioni russe), e il creatore della compagnia Wagner, lo scomparso “cuoco di Putin” Evgenij Prigožin, forse il protagonista più amato dalle masse negli ultimi anni. Ora tutti i gruppi di mercenari sono stati riassunti nella nuova concezione del ministero della Difesa, che con la nomina dell’economista Andrej Belousov è diventata la struttura dominante della politica e dell’economia russa, e in qualche modo perfino della religione ortodossa “militante”.

Nemtsev riassume il tutto con la constatazione che “l’interesse militare oggi è presente e sempre più imponente a tutti i livelli della società russa”, al di là dell’uso politico che ne viene fatto dalle strutture di potere. È certamente un fattore importante nel sostegno di massa al regime putiniano, che ha bisogno di contare su persone che raccontino ai loro amici e ai loro figli quanto sia eccitante correre per i boschi con armi automatiche e camuffamenti, lanciarsi col paracadute su obiettivi da assaltare o altre avventure simili, ben più attraenti delle competizioni sportive e lasciando le Olimpiadi al trastullo dei depravati occidentali.

Per almeno due generazioni, dopo le guerre mondiali, si è ragionato a partire dal principio “purché non ci sia più la guerra”, mentre ora si torna a pensare che “non c’è altra soluzione se non la guerra”. Il culto della guerra del resto viene consegnato dalla memoria dei tanti monumenti agli eroi vincitori, in Russia come negli altri Paesi, e Nemtsev ricorda che la guerra è un contenuto fondamentale della letteratura russa, non soltanto in Guerra e Pace di Lev Tolstoj, ma nell’arte e nella cultura di tanti popoli. Egli definisce la guerra come “un elemento fondamentale della vita delle società contemporanee”, a prescindere dalle vittorie o dalle sconfitte del passato; la memoria e i dibattiti sulle guerre passate sono considerati essenziali per definire l’identità nazionale. E oggi la Russia ha fuso questa memoria in un’identificazione con la Grande Guerra patriottica (come viene chiamata la seconda guerra mondiale), trasformata in “culto della Vittoria”, unendo la data del 9 maggio 1945 con quella del 24 febbraio 2022, l’ingresso a Berlino e l’invasione dell’Ucraina.

Perfino la stessa parola “guerra” è stata accantonata e proibita per legge, sostituendola con il concetto mistico di “operazione speciale”, allo stesso tempo militare, politica, economica e religiosa. Viene simbolicamente rappresentata dalla svastica Z, così che esiste ormai soltanto la Z-poesia, Z-letteratura, Z-ortodossia religiosa, e l’espressione pubblica ammessa si condensa nel verbo Zigovat, “fare la Zeta” in ogni dimensione. La società non si oppone a questa nuova dimensione, a parte i pochi dissidenti repressi, avvelenati, uccisi o scambiati con qualche eroe bellico e criminale. Si accetta di vivere in un mondo inedito di conflitti permanenti come nei film di fantascienza, con l’invasione degli alieni sulla terra: sono arrivati i marziani, impareremo a vivere su Marte (il “pianeta della guerra”, del resto).

Il fatto è, conclude Nemtsev, che “il popolo è una comunità di persone che in un territorio determinato affrontano insieme le questioni della vita e della morte”. Il popolo è composto da quelli da cui si nasce, quelli con cui si va insieme a scuola, quelli con cui si generano nuovi figli e si costruiscono le famiglie, e quelli che infine si seppelliscono. Il filosofo cita un detto russo, na miru i smert krasna, “al mondo anche la morte è meravigliosa”. Il culto della guerra è culto della morte, che deve essere dignitosa e onorevole, piena di valori positivi. La guerra è il contenuto finale dei “valori morali e spirituali tradizionali”: si vive per una morte gloriosa, difendere la Patria è la via principale verso la santità, come ripete il patriarca Kirill con i suoi metropoliti, una versione estrema dell’imitazione di Cristo e dei martiri.

Non importa chi è rimasto e chi se n’è andato, chi combatte e chi cerca di fuggire, il patriottismo bellico definisce i confini dell’anima ben prima di quelli geografici e militari. Thomas Mann, uno dei più grandi scrittori tedeschi, scriveva nel 1946 che “non ho intenzione di tornare in Germania, come farò a vivere con chi ha sostenuto per anni il nazismo?”. È una domanda che riguarda anzitutto ogni persona: come vivere nella cultura della morte, e come scegliere di riscoprire la vita, assumendosi le proprie responsabilità e chiedendo perdono, per ricostruire lo Stato, la società, la Russia e il mondo che ci aspetta dopo la guerra.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 68 – LE MISSIONI DIVINE – L’ONNIPOTENTE

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BUONA DOMENICA

DOMENICA  19.MA  DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Dobbiamo imparare a guardare la Domenica con gli occhi della fede, per scoprire la bellezza divina di questo giorno che il Signore ci ha donato, perché potessimo già pregustare  la gioia della Resurrezione e della Vita eterna.

Attraverso la Domenica  comprendiamo il percorso della vita che è un cammino nel tempo che non si esaurisce in esso, ma si apre agli orizzonti di luce dove non c’è più né la sofferenza né la morte, perché è il Regno che Cristo ha preparato per noi.

Non vi è dubbio che uno dei momenti più critici della predicazione di Gesù è quello in cui, dopo la moltiplicazione dei pani, ha rivelato nella Sinagoga di Cafarnao il mistero della sua Persona, affermando che Egli è il pane vivo disceso dal cielo perché chi ne mangia non muoia.

Per l’uomo carnale è un discorso incomprensibile, anzi scandaloso, come d’altra parte lo è l’intero Vangelo, il cui significato ultimo è l’affermazione che Gesù è il Figlio di Dio, venuto fra noi assumendo la natura umana e sacrificandosi per la nostra salvezza

Il mondo, ieri come oggi, dinanzi a questa inaudita dichiarazione si irrigidisce, mormora e  diviene ostile: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di Lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: Sono disceso dal Cielo’”.

Sono  i ragionamenti dell’uomo peccatore, sordo e accecato , che presume di vedere  e, nella sua supponenza, si indurisce nella negazione.

Per uscire fuori da questa soffocante camicia di forza è necessario  l’atteggiamento interiore dell’umiltà, con quale professare la nostra miseria e aprirsi alla luce della grazia.

Infatti l’umiltà della creatura consente al Creatore di arrivare fino a lei, bussare al suo cuore e ottenere una riposta.  Nessuno può conoscere e accogliere Gesù, se il Padre  non lo attira con la sua forza di amore.

Non voi è nessuna possibilità di salvezza per l’orgoglio umano, che si erge contro l’Inviato di Dio, lo  disprezza e lo rifiuta.

Questa è la condizione esistenziale di grande parte dell’umanità oggi, in particolare di quelli che, dopo aver avuto la grazia della fede, si è lasciata  sedurre dal maligno  sulla via della superbia e dell’empietà.

Usciamo dal pantano del peccato e della morte, col pentimento del Cuore e alziamo il nostro grido verso Colui che à la Resurrezione  e la Vita, il Figlio di Dio e di Maria, che si è fatto pane di vita eterna  per la nostra fame di eternità.

La Santa Messa domenicale sia per noi un appuntamento irrinunciabile, la conferma della nostra fedeltà e della nostra volontà di incominciare una vita nuova, perché non vi è vita cristiana senza Eucaristia.

Vostro Padre Livio

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,41-51
 
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
 
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
 
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
 
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Parola del Signore

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